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Incorrendo sul vostro sito https://www.leucensia.it/index.php/attualita/item/1087-rilevazioni-cna-sugli-effetti-del-coronavirus, ho avuto modo di vedere che avete trattato di argomenti quali bollette e/o smart working.

A tal riguardo, vi segnalo che gli utenti nell'ultimo periodo si sono chiesti se le loro bollette subiranno un aumento per via del lavoro da casa.

Pertanto, vi invito a copiare sul vostro sito il seguente aggiornamento, al fine di fornire al vostro pubblico un contenuto esaustivo ed aggiornato.

Ecco di seguito l'aggiornamento (da copiare sul vostro sito):

Lo smart working, tradotto in italiano con il termine lavoro agile, nelle ultime settimane è diventata una parola molto utilizzata.
La domanda che tanti utenti si pongono è: lo smart working farà aumentare la bolletta? Quanto costa in più utilizzare PC, Wifi?
La risposta fortunatamente è positiva: per tutti coloro già dotati di router, la bolletta aumenterà di soli pochi euro!
Altre buone notizie: l'Autorità dell'Energia, ARERA, ha comunicato che per questo trimestre sono previsti cali nelle bollette di tutti gli italiani, dovuti all'emergenza.

Per maggiori informazioni, consulta il seguente sito.

La ringrazio e Le porgo Cordiali Saluti,

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Annalisa Reggio
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Mercoledì, 01 Aprile 2020 07:20

Tempo di gestazione

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E’ questo la definizione che Doretta ci ha suggerito; spalanca uno sguardo misterioso di vita che senti ma della quale non conosci le fattezze e il tempo. Nell’opinione pubblica sentiamo parlare di guerra, di peste, di virus. Sono tutte definizioni che ci colpiscono e che raccogliamo come ovvie.

Vogliamo invece esplorare questo tempo nella logica della gestazione.

Gestire il ri-diventare popolo, comunità, persona.

Le regole ci impongono i limiti della prossimità, della fisicità che si tocca, dell’abbraccio. Siamo anche “costretti” a morire soli, senza una mano che sorregga la nostra, come aveva desiderato Carlo Maria Martini.

Non abbiamo il tempo del lutto e del congedo, del nostro nome richiamato nelle litanie dei Santi, dello sfiorare la bara mentre in fi la si va per la comunione e ci si segna, carovana di donne e uomini commossi.

Siamo su questo limite tremendo del nostro essere creature fragili, misteriose. Ci metteremo anni a svelare i nostri involucri, a tradurre qualche sogno, a resistere alle tempeste e alle gelate. Custodiamo un piccolo seme per trasmettere vita.

Sono i pensieri di questa giornata, l’ultima del mese di marzo. Avrei voluto scrivere la lettera mensile dalla casa ma ho pensato che siamo ancora in un giorno lunghissimo che non ha senso chiuderlo nel numero dei giorni da calendario. Stiamo camminando verso la pasqua, ma che non sarà certamente il 12 aprile, sarà quando tutti potremo uscire da questo incubo e vivere con Cristo la vita piena, fraterna, comunitaria.

Chiedo a me e a tutti voi di ripartire dai più fragili con i quali siamo a contatto quotidianamente (non sono gli unici e quelli messi peggio): gli adolescenti di crossing, gli adulti con traumi che ospitavamo il giovedì, i giovani con fatiche psichiche del venerdì, i giovani immigrati del mercoledì mattina; alcuni papà che venivano sistematicamente a chiedere il cibo per sostenere le loro famiglie.

Penso a Zaki per il quale avevamo chiesto e ottenuto di esporre sul palazzo del Comune di Lecco il nome e la richiesta di libertà che si vede allontanare una data di dibattimento e rimane nel carcere del Cairo con un’udienza rinviata per la terza volta.

Penso ai giovani autistici che il sabato si ritrovavano alla casa. Loro, che hanno bisogno di uno sguardo e di una fisicità rassicurante, come potranno sostenere le distanze ?

Penso alle donne e uomini che nella settimana arrivavano alla casa rimboccandosi le maniche con allegria o con mugugno, per preparare il pranzo o per accompagnare gli adolescenti a diventare adulti ed autonomi.

E’ solo un indicatore il mio; dice da dove dobbiamo partire per questa esplorazione. Cominciando dai propri figli e andando avanti con altri nomi che ognuno porta nel cuore.

Se c’è un richiamo in questi giorni che, credo, tutti sentiamo forte, è quello della comunità, degli altri, dell’umanità.

Come si fa a portare dentro di noi il diventare popolo, fuggendo la tentazione dell’élite – anche clericale –per sentirci della stessa pasta di umanità che anche Dio ha assunto.

Ritorna insistente il motivo che ci aveva suggerito Carlo Maria Martini: il primo pensiero è l’umanità dell’altro, il suo essere maschio o femmina, e non tanto l’origine etnica o l’appartenenza confessionale.

Che sia un buon riposo per ognuna/o.

angelo

31 marzo 2020

 

Mercoledì, 01 Aprile 2020 07:15

LETTERA AGLI AMICI TEDESCHI

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Cari amici tedeschi,

con il Coronavirus la storia è tornata in Occidente. Dopo trent’anni in cui l’unica cosa rilevante è stata l’economia, oggi la sfida torna ad essere, come in passato, politica, culturale e umana.La prima sfida riguarda l’esistenza stessa dell’Unione Europea. Oggi l’Unione europea non ha i mezzi per reagire alla crisi in modo unitario. E se non dimostrerà di esistere, cesserà di esistere.

Per questo 9 stati europei (tra cui Italia, Francia, Spagna e Belgio) hanno proposto l’emissione di Eurobond per far fronte alla crisi. Non si chiede la mutualizzazione dei debiti pubblici pregressi, ma di dotare l’Unione Europea di risorse sufficienti per un grande “rescue plan” europeo, sanitario, economico e sociale, gestito dalle istituzioni europee.

L’Olanda capeggia un gruppo di Paesi che si oppone a questa strategia e la Germania sembra volerla seguire. L’Olanda è il Paese che attraverso un regime fiscale “agevolato”, sta sottraendo da anni risorse fiscali da tutti i grandi Paesi Europei. A farne le spese sono i nostri sistemi di welfare e dunque i nostri cittadini più deboli. Quelli che oggi sono più colpiti dalla crisi. L’atteggiamento dell’Olanda è a tutti gli effetti un esempio di mancanza di etica e solidarietà. Solidarietà che molti Paesi europei vi hanno dimostrato dopo la guerra e fino alla riunificazione.

Il debito della Germania dopo il 1945, era di 29,7 miliardi di marchi di allora. La Germania non avrebbe mai potuto pagare. Nel 1953 a Londra, ventuno Paesi (tra cui Francia, Italia, Spagna e Belgio) consentirono alla Germania di dimezzare il debito e di dilazionare i pagamenti del debito restante. In questo modo, la Germania poté evitare il default.

Di quella decisione dell’Italia, siamo ancora oggi convinti e orgogliosi. Lo ripetiamo: in questo caso, con gli “Eurobond” dedicati al Coronavirus, non si cancelleranno o mutualizzeranno i debiti pregressi.

Cari amici tedeschi, la memoria aiuta a prendere le decisioni giuste.

Il vostro posto è con i grandi paesi europei. Il vostro posto è con l’Europa delle Istituzioni, dei valori di libertà e solidarietà. Non al seguito di piccoli egoismi nazionali.

Dimostriamo insieme che l’Europa è più forte di chi la vuole debole.

 

Carlo Calenda, eurodeputato - Stefano Bonaccini, Governatore dell'Emilia-Romagna - Giovanni Toti, Governatore della Liguria - Luigi Brugnaro, Sindaco di Venezia - Marco Bucci, Sindaco di Genova - Valeria Mancinelli, sindaca di Ancona - Virginio Merola, Sindaco di Bologna - Giuseppe Sala, Sindaco di Milano - Emilio del Bono, sindaco di Brescia - Sergio Giordani, Sindaco di Padova - Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo - Francesco Italia, Sindaco di Siracusa.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

A MARIO DRAGHI: NESSUN GIOCO DELLE TRE CARTE

Pochi giorni fa il banchiere Mario Draghi ha avanzato la proposta di spendere, spendere, di fare più debito pubblico per sostenere la ripresa economica e i redditi abbattuti dallo tsunami coronavirus.   Noi che ci siamo sempre opposti al Trattato di Maastricht, chiedendo a gran voce che fosse stracciato, che siamo stati e siamo contrarissimi al fatto che nel 2012, su proposta del Ministro Giulio Tremonti, sia stato inserito in Costituzione il “pareggio di bilancio” di cui  chiediamo da subito l’abrogazione, che continuiamo ad opporci agli abusi finanziari (Occupy Wall Street) non possiamo che, con la dovuta cautela e guardandoci alle spalle, essere d’accordo con questa idea.

Con sana diffidenza però ci domandiamo cosa c’è sotto l’invito  del banchiere Mario Draghi ad allargare la borsa.
Ce lo domandiamo quanto meno perché nel magma della sua gestione a capo della Banca Centrale Europea, fra le altre cose, “super Mario” ha perseguito lo smantellamento del modello sociale europeo; ha spinto al massimo con le sue lettere gli inviti al taglio pensionistico portato poi avanti dalla Fornero, ai tagli alla sanità, all’abolizione dell’art 18, alle  privatizzazioni; ha messo a disposizione delle banche dell’eurozona  una ingente quantità di miliardi, pressoché a zero interessi, per spingere all’insù i profitti delle banche, che però stiamo pagando noi; ha proposto pesanti misure contro la crisi economico-finanziaria della Grecia; ha dato il suo sostegno progettuale al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) che va ad inasprire ulteriormente le politiche economiche per l’Italia e gli altri Paesi europei più deboli economicamente, ecc.. ecc.

Ora, se “super” Mario ha avuto un “ravvedimento ” rispetto alla centralità del suo impianto finanziario e liberista, va benissimo. Lo dica con obiettivi chiari da perseguire:
 -annullamento del debito pubblico italiano. Ciò non è un tabù, la storia ne è piena. La Germania ad esempio dopo la seconda guerra mondiale ha azzerato nel 1952 il suo debito esponenziale.

-abrogazione immediata del Trattato di Maastricht e dell’art. 81 recentemente inserito nella nostra Costituzione che sancisce il “pareggio di bilancio”

-accantonamento definitivo delle “norme taglia gola” che si vorrebbero nel Meccanismo Europeo di Stabilità (MES)

-un forte intervento pubblico in economia con la creazione, a mo’ di esempio, di una “nuova IRI” da "finanziarsi con una caccia vera all’evasione fiscale, con una patrimoniale, con una maggiore progressività fiscale e con i fondi disponibili della   Cassa Depositi e Prestiti
                                           per coordinamento provinciale
                                                                                             G.Carlo Bandinelli

Sabato, 28 Marzo 2020 07:36

Dentro la pandemia

Scritto da in Opinioni

Cari Amici,

ho nel cuore la preghiera e la benedizione urbi et orbi di Papa Francesco delle ore 18 di fronte alla basilica di san Pietro. Questo uomo anziano, solo con nel cuore l’umanità di tutte le fedi, mi sembra il parroco del mondo. Abita tra di noi, dice le cose più normali e fa gesti imprevisti che ridicono un alfabeto di umanità: corpo, spirito, cibo, malati, bambini, passato, futuro, oggi.  Rivela se stesso con naturalezza quando, come alla messa di questa mattina, ha parlato dell’accanimento del male e la risposta affidata al silenzio.

Nella giornata Mino Cerezo invia un messaggio con la notizia della morte di suo fratello Gonzalo di 94 anni. Con todos los que estos días mueren en el mundo he pasado por estados de espíritu --del dolor compartido con la humanidad, a la confianza en el Dios-Padre de Jesús y de todos y todas--. Como huellas y posos de estas experiencias han surgido estos dos "momentos"  que comparto contigo los amigos y amigas de Italia

Un gran abrazo Angelo. Allego i due disegni fatti in questi giorni come impronte del passaggio.

'Solo l'eco' è la videolettera che ci ha fatto pervenire Carlo Limonta e che potete vedere a questi due indirizzi: su youtube  https://youtu.be/QizcZWldYvk

e nella sezione Media del sito http://www.comunitagaggio.it/media/

Sabato, 28 Marzo 2020 07:28

IL TURISMO E LA CRISI DA CORONAVIRUS

Scritto da in Opinioni

Crisis Management nell’Industria del Turismo
Cosa fare a livello locale per un’industria devastata dalla pandemia?

So bene che parlare di economia in questi giorni può sembrare quanto meno fuori tema, ma credo che ognuno debba contribuire per alleviare le difficoltà del coronavirus in funzione delle proprie competenze, del resto salvaguardare la struttura produttiva è importante per quello che accadrà nei prossimi mesi.

La mia competenza è il Destination Management e su questo tema propongo il mio contributo.

Quando accade un evento traumatico è necessario agire ed agire correttamente sia per limitare i danni; sia per prepararsi ad un futuro che sarà comunque diverso da quello che abbiamo lasciato pochi mesi prima.
Non mi lascio suggestionare più di tanto da analisti che hanno già la risposta su “cio che sarà”, interventi spesso condizionati da “cio che mi piace”. La questione è che gli effetti di una crisi o di un disastro si presentano giorno per giorno, quindi non trovo utile fare gli indovini ma attrezzarsi per gestire l’evoluzione.

Cosa ci possiamo aspettare? Cosa possiamo fare a livello di destinazione?

Gli studi sugli effetti delle crisi e dei disastri nel turismo ci dicono che abbiamo 4 momenti da gestire:

1) La risposta alla crisi. La natura della nostra crisi per fortuna non intacca le strutture dell’accoglienza, come ad esempio i terremoti o le guerre, quindi, dato per assodato che tutti si saranno attrezzati per limitare il danno economico riducendo i costi di gestione, la parte attiva è curare una relazione empatica con il mercato evitando di parlare di vacanze (argomento decisamente fuori luogo con le colonne di vittime riprese da tutte le TV del mondo) quanto piuttosto di “attesa”, “tempo condiviso”, “invito a rimanere in contatto”;

2) La fase successiva alla crisi. Le conseguenze psicologiche di questa crisi sui visitatori non sono perfettamente conoscibili. Si dovrà quindi predisporre una proposta flessibile che tenga conto almeno di due fattori: distanza e nazione. Sono infatti due fattori che avranno una notevole influenza nelle decisioni di viaggio.

3) La fase di consolidamento. Probabilmente non sarà tutto uguale: le proposte di vacanza e i mercati di riferimento saranno diversi. A questo punto la nuova situazione dovrà essere consolidata con una adeguata azione di loyalty.

4) Nuova situazione precrisi. Sarebbe opportuno non farsi cogliere impreparati la prossima volta defininendo le strategie per prevenire e mitigare le crisi stesse.

Questa impostazione ha un suo valore per le aziende e per le reti di imprese, ma è molto più efficace in presenza di una DMO che possa coordinare gli operatori perchè agiscano in sinergia.

Carlo Montisci – Destination Manager

 Coronavirus STRANIERO (PD): “URGENTE METTERE IN SICUREZZA IL PERSONALE DELLA SANITÀ. REGIONE SI ATTIVI CON AZIONI CONCORDATE”

“Per vincere la guerra contro il Covid19 è assolutamente urgente e necessario mettere in sicurezza il personale sanitario con dispositivi di protezione, controlli e tamponi”, lo ribadisce Raffaele Straniero, consigliere regionale del Pd, dopo che già sul tema aveva sottoscritto, assieme ai colleghi del Gruppo regionale, una lettera alla Giunta Fontana. “Condividiamo le preoccupazioni dei sindacati di categoria: la nostra priorità deve essere la tutela degli uomini e delle donne impegnati in prima linea – insiste Straniero –. Inutile considerarli eroi se poi non li proteggiamo adeguatamente dal rischio di contrarre l’infezione. Regione Lombardia deve mettere in campo azioni più concrete, più incisive, concordando con tutte le forze politiche e le categorie il da farsi”.

Di fronte alla terribile emergenza il Partito democratico, fin da subito, e nella massima collaborazione, ha sollecitato più volte presidente e Giunta regionale perché si dessero risposte serie alle richieste legittime del personale sanitario, ricorda il consigliere dem: “Sembra quasi che non si capiscano le priorità, ma mettere al sicuro medici, infermieri e volontari non significa scrivere una delibera, bensì predisporre misure vere. Il bollettino di guerra quotidiano, che purtroppo comprende anche i casi positivi e i decessi del nostro personale sanitario, non lascia più spazio alle decisioni in solitaria e richiede interventi immediati, oggi stesso. Non c’è più tempo da perdere se non vogliamo che a curare i malati restino in pochissimi”.

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Venerdì, 27 Marzo 2020 07:00

IL SEGRETARIO DELLA FIOM RISPONDE A CONFINDUSTRIA

Scritto da in Opinioni

In risposta alle affermazioni del Presidente di Confindustria Lorenzo Riva, diciamo che noi non riteniamo comprensibile chi ha continuato a produrre quando a milioni di persone veniva stravolta la vita, infischiandosene dei problemi e delle paure dei propri dipendenti.

Insieme a molte aziende, dove si è compresa la situazione, non si sono aspettati decreti per intervenire, si sono condivisi rallentamenti e chiusure, e sottolineo, senza dover dichiarare nemmeno un’ora di sciopero. Per molti purtroppo nemmeno i decreti sono sufficienti.

Quindi riteniamo ancora più incomprensibile chi ancora oggi tenta di proseguire nonostante il Dpcm indichi in maniera chiara la lista delle attività essenziali, pur non facendone parte.

Ragionevolmente potrebbe essere comprensibile qualche caso di deroga, ma centinaia solo nella nostra provincia ci lasciano a dir poco perplessi.

Attività non indispensabili che lavorano sottraggono Dpi (dispositivi di protezione individuale) per esempio le mascherine, a quei lavoratori e lavoratrici che in prima linea tentano di salvare la vita a più persone possibili...

Se vogliamo davvero essere uniti nella lotta a questo maledettissimo virus, noi siamo convinti che le indicazioni degli esperti (Oms, Ministero della Salute, Protezione Civile, ecc.) vadano seguite e rispettate il più possibile alla lettera.

Purtroppo rammarica riscontrare una disponibilità che a volte si limita alle belle parole. Per quanto riguarda la responsabilità, ancora una volta assistiamo ad atteggiamenti di chi cerca sempre di scaricarle sugli altri: una volta ai lavoratori che scioperano, una volta al governo, evitando così le proprie.

Le iniziative, e gli scioperi delle lavoratrici e dei lavoratori di questi giorni, hanno permesso non solo di modificare il Dpcm ma di ridurre le occasioni di possibili contagi e così di non gravare ulteriormente sul sistema sanitario già troppo provato e oramai al limite del collasso, quindi di salvare vite, altro che chiacchiere.

Fare la nostra parte in un contesto come questo non è certo facile, ponderare e tarare l'iniziativa sindacale altrettanto. Spesso è sufficente il merito unitamente al dialogo, purtroppo non sempre lo è.

Scioperare è un sacrificio, oltre che un dovere. E perciò, lo dico serenamente, con la nostra coscienza siamo tranquilli.



Maurizio Oreggia

Segretario Generale Fiom Cgil Lecco

OGGI CI FERMIAMO PER DIFENDERE LA VITA E LA SALUTE, PER
RIPARTIRE POI INSIEME PER UN FUTURO MIGLIORE

Sarebbe troppo facile dire “l’avevamo detto”, ma finalmente ha prevalso PRIMA LA
VITA E LA SALUTE dell’economia.
In queste settimane abbiamo continuato a ripetere alle istituzioni e alle associazioni
datoriali ad ogni livello che era necessario fermarsi, che per tutelare il lavoro
prezioso e insostituibile di coloro che sono in prima linea a garantire salute,
sicurezza e alimenti alle persone, era necessario uno stop alle produzioni non
indispensabili.

Adesso, ancora con più determinazione, dobbiamo difendere le condizioni del
personale impegnato nelle attività che non si fermeranno: sistemi di protezione,
controlli sanitari e sicurezza sono le priorità e l’impegno dei prossimi giorni per CGIL
CISL UIL lombarde.

Lo stop di oggi serve a ripartire domani, con ancor più determinazione e con la
convinzione che ci viene dall’insegnamento di questi drammatici giorni: la
imprescindibile necessità di un efficace sistema sanitario universale di qualità,
garantito a tutte e tutti, un bene essenziale che il sindacato confederale continuerà a
difendere.

Domenica, 22 Marzo 2020 07:23

RIFLESSIONI TRA IL CORONAVIRUS

Scritto da in Opinioni

21 marzo 2020

Oggi è il primo giorno di primavera.  Edo Lavelli ci ha inviato al primo mattino una poesia di Walt Whitman come auspicio

As Adam Early in the Morning
As Adam early in the morning,  - Walking forth tram the bower refresh'd with sleep, - Behold me where I pass, hear my voice, approach, - Touch me, touch thepalm of your hand to my body as I pass, - Be not afraid of my body.

Come Adamo di prima mattina - Usciva all'aperto ristorato dal sonno, - Guardate dove passo, ascoltate la voce, avvicinatevi, Toccatemi, posate la palma della mano sul mio corpo - mentre passo - Non abbiate paura del mio corpo.

E Rosanna una citazione di K. Gibran.... I fiori della primavera sono i sogni dell'inverno raccontati la mattina al tavolo degli angeli...... Nonostante tutto, la primavera non si è fermata....

E Adriana Ratti ha raccontato come lei e suo marito vivono la giornata:

io e mio marito in questo momento  difficile  ci  affidiamo  alla  preghiera,  iniziamo  al  mattino  con  la  santa  messa  del  papa  e gli  esercizi spirituali.

Nel tardo pomeriggio Elisabetta ha inviato una prima nota su Crossingonline che riporto di seguito.

- è stata organizzata una classe virtuale “Classroom” che permetterà ai volontari e ai ragazzi di vedersi, parlarsi e scambiare compiti svolti e corretti

- è stato predisposto un calendario degli incontri virtuali, i volontari si sono resi disponibili per un tempo mediamente superiore a quello di Crossing in presenza.

- ad oggi sono in calendario 33 ore suddivise nelle materie più richieste (italiano, matematica, inglese, diritto, economia, scienze umane, scienze naturali, chimica)

- nell’aula virtuale di Crossing sono presenti tante micro-aule, ciascuna per una materia, in cui i ragazzi possono incontrare i volontari al giorno e all’ora stabilita in calendario

- 10 volontari in videoconferenza sono stati formati sull’uso di Classroom.

- Un decina di ragazzi hanno avuto un primo incontro virtuale con Giovanni per riflettere sulla situazione che stiamo vivendo, personalmente e come comunità

- Renata ha incontrato in videoconferenza alcuni ragazzi

- è stata fatta richiesta per poter avere come Comunità uno spazio virtuale, come molte scuole italiane, su GoogleDrive. Lo spazio ci ha permesso di avere la possibilità di realizzare videoincontri con i ragazzi e con i volontari senza limiti di numero di persone invitate.

Sono molto contento di questo avvio.

Domani è la quarta domenica di digiuno eucaristico; lo vivremo nella solidarietà con il mondo. Un solo pensiero: noi immaginiamo di essere al vertice della creazione, no, il vertice è il settimo giorno; è il tempo che va oltre noi.

Mentre stavo per chiudere il messaggio è arrivato questo testo di Franco Aromatisi e sua moglie Silvana: oggi 21 marzo primo giorno di primavera, clima gradevole e sole caldo.. ma dobbiamo stare in casa, a combattere contro il nemico invisibile. Questa mattina ero nel giardino di casa a sistemare i miei amici "bonsai" , il silenzio era rotto dalle voci gioiose di due sorelline che abitano  vicino; mentre rinvasavo una pianta di faggio, e la ripulivo dalle foglie rinsecchite durante l'inverno, ho immaginato che le piante come attenti genitori,  dopo averci reso possibile la vita sul pianeta Terra, in questo cruciale momento, possano correre  in nostro soccorso, regalandoci delle regole da seguire per la sopravvivenza della nostra specie.  Scompaiono le voci gioiose di Aurora e Alessia, e anche oggi… quello che resta di tanto parlare, sono i silenzi che fanno pensare.

Un pensiero di bene per ognuna/o. Buona domenica. angelo

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