Opinioni

Opinioni (239)

Venerdì, 15 Gennaio 2021 06:24

Fisco CNA: “Prorogare stop a invio cartelle”

Scritto da in Opinioni

Vaccarino: “E’ necessario sostenere le imprese”

Il perdurare della crisi pandemica e le nuove restrizioni varate dal Consiglio dei Ministri rendono indispensabile un ulteriore intervento di tregua fiscale. CNA sollecita il Governo a prorogare la sospensione dei termini di pagamento delle cartelle esattoriali e degli avvisi bonari per scongiurare un’ulteriore tegola su milioni di attività già stremate dalla profonda crisi economica.

La Confederazione, inoltre, chiede che al finire del periodo di sospensione sia prevista la possibilità di versare le somme dovute tramite una congrua rateizzazione.

“Davanti a noi ci sono ancora mesi molto difficili – afferma il presidente della CNA, Daniele Vaccarino – è necessario, tanto più alla luce della crisi di Governo, sostenere il tessuto produttivo con misure efficaci per evitare di cancellare migliaia di imprese che stanno facendo sforzi straordinari”.

Etichettato sotto:
Venerdì, 15 Gennaio 2021 06:13

LA CGIL SUI VACCINI

Scritto da in Opinioni

Sui vaccini è importante fare presto e bene. Serve massima capillarità e trasparenza una campagna vaccinale che veda il coinvolgimento consapevole delle cittadine e dei cittadini, attraverso un'informazione adeguata e diffusa che renda omogeneo su tutto il territorio nazionale il diritto alla corretta informazione e alla tutela della salute.

La Cgil, così come ha fatto in tutte le fasi dell’emergenza sanitaria sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, si è impegnata ai vari livelli a svolgere una campagna capillare di sensibilizzazione affinché tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori siano adeguatamente informati e consapevoli della necessità di vaccinarsi per la salute propria e di tutta la collettività.

Nella giornata di mercoledì 13 gennaio abbiamo incontrato in videoconferenza, insieme a Cisl e Uil, l’Ats e le Asst di Lecco e della Brianza per conoscere e confrontarsi sul piano vaccinale che si intende mettere in atto per fronteggiare l’emergenza Covid 19.

Allo stato risulta già ampiamento coinvolto il personale e gli operatori delle Rsa con modalità e disponibilità diverse il personale ospedaliero delle diverse Asst, così come il personale delle Croci.

La partenza reale è avvenuta il 4 gennaio, circa 300 vaccini al giorno su Lecco e Merate, fino ad arrivare a somministrare 825 vaccini al giorno.

Altre categorie che saranno interessate nell’immediato gli ultraottantenni, i soggetti con patologie croniche, i cittadini tra i 70 e 79 anni.

Nella seconda fase entreranno in gioco i medici di Medicina generale, che hanno già dato ampia disponibilità attraverso le associazioni di categoria utilizzando semmai, così come è avvenuto per la vaccinazione antinfluenzale, spazi messi a disposizione dalle Amministrazioni comunali.

Ad oggi alcune aree sono rimaste fuori, in particolare la restante parte del mondo sanitario, gli ospiti delle Rsa, comunità psichiche, comunità per le dipendenze, le strutture penitenziarie, il personale della scuola.

La vaccinazione è un atto di responsabilità del singolo nei confronti della propria salute e di quella dei propri cari. Ed è un atto di responsabilità di ciascuno nei confronti della collettività.

Abbiamo ribadito che è necessario che nel minor tempo possibile venga sottoposto a vaccinazione il maggior numero possibile di cittadine e cittadini, senza escludere nessuno.

L’incontro si è concluso con l’impegno da parte della Direzione Generale dell’Ats, coadiuvata dai direttori generali delle Asst della Brianza e del Lecchese di riconvocarsi per aggiornarsi in maniera adeguata sullo sviluppo del piano vaccinale in maniera capillare e mirata anche in funzione della progressiva disponibilità dei vaccini.

 

Ernesto Messere

Dipartimento Welfare Cgil Lecco

 

Etichettato sotto:

Ignorare l’emergenza educativa non è più tollerabile

Lunedi 11 gennaio, avrebbe dovuto essere la data di ripartenza in presenza per le scuole secondarie di secondo grado di tutto il Paese. Nonostante il via libera del Governo a un graduale ritorno in classe per il 50% degli studenti, la quasi totalità delle Regioni, ad eccezione di Abruzzo, Toscana, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, ha deciso di tenere ancora una volta chiuse le porte degli istituti a quasi 4 milioni di studenti e studentesse.

Crediamo che non sia più tollerabile che gli studenti vengano presi in giro in questo modo: rassicurati prima di un ritorno in classe per il 7 gennaio, poi spostato all’11 e ora, in Regione Lombardia, al 24, ma senza alcuna garanzia che questo termine sarà rispettato.
Anche in Provincia di Lecco, i nostri studenti e le nostre studentesse hanno aspettato a lungo di avere notizie certe e, insieme agli insegnanti, ai dirigenti scolastici e alle istituzioni locali, si sono preparati a un rientro in classe in sicurezza, con tanto di implementazione del trasporto pubblico locale. Tutto ciò però si è rivelato inutile.

Questa mattina alcuni studenti e studentesse del liceo Manzoni di Lecco si sono trovati a manifestare seguendo le proprie lezioni in Didattica a Distanza davanti alla propria scuola. Vogliamo sostenere il più possibile queste iniziative, anche rilanciando sui social l’account @disagioadistanza per far sentire il più possibile la loro voce.
La DAD si è rivelata un valido strumento durante le prime fasi dell’emergenza COVID, ma ora risulta essere assolutamente insufficiente per i bisogni fisiologici dei ragazzi. Secondo uno studio Ipsos per Save The Children, stiamo attraversando insieme a un’emergenza sanitaria anche un’emergenza educativa. Il 45% di chi frequenta le lezioni online accusa una maggiore fatica a concentrarsi, il 40% ha problemi a seguire a causa della connessione non ottimale propria o del docente e il 33% ha problemi tecnici dovuti al fatto che alcuni docenti non abbiano un alto tasso di digitalizzazione.

Inoltre, dopo tanti mesi a distanza, a risentirne sono anche le relazioni sociali tra i compagni, che spesso si rivelano fondamentali per l'apprendimento, oltre che per la maturazione e lo sviluppo del senso critico dell'individuo.

È venuto il momento per la nostra società di farsi carico di alcuni rischi e siamo convinti che la riapertura delle scuole rientri in questo ambito. I giovani si sono già sacrificati fin troppo ed è demenziale che i ragazzi e le ragazze possano ritrovarsi a socializzare nei centri commerciali e non nelle aule scolastiche. 

Chiediamo al Governo, a Regione Lombardia e a tutte le istituzioni competenti di risolvere questa imbarazzante situazione. Chi decide oggi di tenere chiusa la scuola è complice dell’abbattimento di un’intera generazione. Una generazione che si prenderà cura dell’attuale classe dirigente, quando sarà vecchia. Una generazione che non si merita di scontare gli errori dei propri genitori.
Perché non dare voce al futuro equivale a non avere futuro.

Manuel Tropenscovino, Segretario dei Giovani Democratici di Lecco
Pietro Radaelli, Responsabile Scuola e Università

Etichettato sotto:
Lunedì, 11 Gennaio 2021 10:38

Riaperture scuole: basta caos!

Scritto da in Opinioni

Il governo si assuma le proprie responsabilità
prima che la situazione precipiti

Il caos istituzionale e organizzativo sulla riapertura delle attività didattiche nelle scuole aggravato dai venti di crisi del governo in carica, non è più tollerabile.

Constatiamo che la richiesta di interventi decisi su trasporti e sanità territoriale non ha prodotto conseguenti misure. Si naviga su tutto a vista, ma una vista brevissima. Si cambiamo provvedimenti nazionali quasi giorno per giorno, si moltiplicano le ordinanze regionali, i prefetti assumono decisioni che mettono in discussione l’autonomia scolastica, mentre aumentano a dismisura anche le ordinanze dei sindaci.
Quanto sta avvenendo sui territori sommato all’incapacità di coordinamento del governo sta conducendo verso concrete forme di autonomia differenziata, di cui la scuola a la carte praticata in Puglia è attualmente l’esempio più eclatante, che la FLC CGIL considera il pericolo più grave per l’unità del nostro Paese e per il nostro sistema di istruzione.

Le scelte politiche sulla scuola sono entrate ormai nel tritacarne della crisi di governo e antepongono alle attività educative finalizzate crescita umana e culturale di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, l’apertura di quasi tutte le attività economiche.

Il tutto si scarica sulle scuole creando un contesto di profondo disorientamento tra tutti i lavoratori e tra le famiglie, mentre aumentano le situazioni di grave conflittualità.

L’apertura delle attività in presenza non è un orpello ideologico o un oggetto di scambio politico, ma il risultato di precise scelte politiche ed organizzative in primo luogo a livello nazionale. Le scelte sul rinvio dell’apertura delle attività didattiche erano e devono essere del governo. Non si può modificare ogni quattro giorni l’organizzazione didattica per ragioni di posizionamento politico.

Per questo chiediamo che il governo, a fronte del fallimento delle misure che andavano adottate, si assuma la responsabilità del rinvio dell’apertura delle attività didattiche in presenza. Si riporti il confronto a livello territoriale coinvolgendo le scuole. Si faccia chiarezza sui dati o si dica che non è possibile farlo. Si anticipi il rischio della terza ondata su infanzia e primaria rafforzando da subito i protocolli di sicurezza sottoscritti con i sindacati. Non si deleghi più nulla alle Regioni a causa dell’incapacità del governo a decidere. Il governo si concentri sui vaccini e sulla costruzione di dati veri sulla diffusione della pandemia nelle scuole, se vuole che le istituzioni scolastiche riaprano davvero.

Venga valorizzata l’autonomia delle singole istituzioni scolastiche, ciò significa attribuire alle scuole la massima facoltà di scaglionare ingressi/uscite e di decidere la riduzione fino all’azzeramento, sia pure temporaneo, della frequenza di alunne e alunni in presenza, a causa della pandemia in corso.

La confusione in atto sta alimentando pericolose derive demagogiche facilmente manipolabili da forze sovraniste e populiste. Non si può andare oltre.

In mancanza di risposte credibili e in tempi brevi la FLC CGIL metterà in campo tutte le iniziative di mobilitazione consentite dalla situazione che stiamo vivendo.

Etichettato sotto:
Mercoledì, 06 Gennaio 2021 07:06

Salvini prende atto del fallimento della Giunta Fontana ?

Scritto da in Opinioni

Salvini su Lombardia, +Europa Lombardia: “Salvini con le sue dichiarazioni commissaria de facto Regione Lombardia, finalmente prende atto del fallimento della Giunta Fontana?”

“Matteo Salvini si accorge solo ora che la Giunta Fontana non è mai stata all'altezza della situazione e promette di far correre la Lombardia? Se la situazione che nella nostra regione si è venuta a creare a causa del COVID-19 non fosse tanto grave, il primo istinto che le parole del segretario della Lega susciterebbero sarebbe quello del più amaro disgusto” dichiarano Vincenzo Giannico e Luca Perego, portavoce di +Europa Lombardia.

Salvini sembra essersi accorto solo ora che la Giunta Fontana non è mai stata della partita, che non ha mai rappresentato un punto di riferimento per i lombardi e che non è stata in grado di svolgere i propri compiti neppure lontanamente. Nessuno mette in dubbio la difficoltà che la gestione dell'emergenza Coronavirus abbia rappresentato e che tutt'ora rappresenta, ma una cosa è far fronte alle difficoltà che possono sorgere nei primi momenti di fenomeni come quello che ha investito l'intero mondo, ma altra cosa è non riuscire a far fronte a quanto accade nemmeno a più di un anno dallo scoppio della medesima.

“Salvini”, proseguono i due esponenti di +Europa, “con il suo annuncio di voler “formattare” la giunta Fontana, inserendo elementi che provengano da esperienze governative di più alto livello, ha di fatto, commissariato la giunta guidata da Attilio Fontana, con buona pace di quanto affermato negli ultimi mesi a sostegno della giunta regionale stessa”.

La situazione che si è venuta a creare è chiaramente indicata, oramai da mesi, dai “dati” relativi alla pandemia e che dipingono Regione Lombardia come una delle aree dove la presenza del virus è maggiormente diffusa con i suoi effetti più nefasti. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, non si può sperare in meglio rispetto alla gestione della campagna di vaccinazione anti-Covid, in relazione alla quale sta emergendo un quadro sconfortante e drammatico: i dati odierni parlano dell’11,4% di somministrazione dei vaccini consegnati alla Lombardia, quartultimo posto in Italia dopo Molise, calabria e Sardegna.

Concludono Giannico e Perego: “Il fatto che il “capitano” si sia accorto solamente ora di quale fosse la situazione maturata nella “sua” regione la dice lunga su quelle che sono le attenzioni che il medesimo ha destinato ai destini dei “lumbard”. Quelle di Salvini, alle orecchie dei cittadini lombardi più attenti non possono che suonare come l'eco di una propaganda stanca usurata ed ormai non più in grado di suscitare alcun fermento. Il leader della Lega, commissariando de facto Regione Lombardia, si comporta come il fattore che chiude le porte della stalla solo dopo che i buoi sono fuggiti e di tanto in tanto dovrebbe ricordare ciò che ripeteva il suo idolo Trump in una nota trasmissione: “Sei licenziato!”. Ecco, ciò valga per Fontana e la sua Giunta, drammaticamente inadeguata.”

Etichettato sotto:
Giovedì, 31 Dicembre 2020 07:10

PAPA FRANCESCO SUGLI "SCARTATI"

Scritto da in Opinioni

SEPOLCRI IMBIANCATI

Me ne stavo in disparte, nelle ultime file della Chiesa, perché volevo ascoltare un po’ di silenzio senza rumore, quando poco distante da me, alcune persone stavano parlottando del Papa, di come a volte, “secondo loro”, Francesco usi toni ricattatori, di rimprovero, nei riguardi di chi invece “come loro” non meritano di essere tirati per la giacchetta. Si riferivano alle parole pronunciate dal Pontefice durante la Messa della Notte di Natale: Gesù è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio”. Non riesco a trovare una sola prevaricazione alla coscienza di chicchessia nelle parole pronunciate da Francesco, se non l’intenzione di fare convergere la testa al cuore e magari anche alla pancia, affinché l’azione morale di ognuno sia sinonimo di libertà di ciascuno.

Mentre quel Bimbo nasce, significando una ri-nascita per tutti e non certamente il passaggio di una mera ricorrenza, ebbene, poco più in là da quella mangiatoia, qualcuno s’accalorava per fare emergere la propria ineccepibile condotta sociale e fede cattolica profonda. Al punto da ribadire che Francesco non può rivolgersi in quella maniera alle persone per bene, dunque sarebbe più consono che rivolgesse tali giudizi verso i soli malfattori e delinquenti all’intorno.

Insomma una notte di Natale dei lunghi coltelli, una notte di parole buttate lì come cluster bombs, come a volere nascondere da una parte il proprio analfabetismo emotivo, dall’altra il proprio domicilio coatto con ben conosciuti sepolcri imbiancati. Personalmente nelle parole di Francesco sento il cuore della speranza e della rinascita, per chi è autorevole a sufficienza per non ritenersi coinvolto in piroette intellettuali di così poco conto, ma anche nei riguardi di chi ha sbagliato, di quanti hanno tradito il patto sociale, di coloro che in galera o nella vita pagano il proprio debito con la collettività, tentando di riparare con dignità al male fatto, anche da dentro una cella, dove Dio c’è, e non è morto come qualcuno vorrebbe che sia.

Papa Francesco non ha mai inteso confondere il giusto dallo sbagliato, il male dal bene, perché questo discernere è il respiro indistruttibile della fede che sorregge la nostra esistenza. Forse come ha ben detto qualcuno, dimentichiamo troppo velocemente che per sperare occorre avere fatto un grande incontro, quel Bimbo spogliato di tutto. La Messa volgeva al termine, con profondo rammarico non sono riuscito a trovare quel silenzio che cercavo, in questa notte di passi in avanti, di orme digitali, di quiete e di amore, la sensazione è di essere sempre più inadeguati, di non farcela a scavalcare le intemperie delle commiserazioni, mentre Dio con la nascita di quel bambino ci dice: “Coraggio, sono con te”.

Etichettato sotto:

Chiedo scusa per questo messaggio affrettato, ma i tempi si susseguono con ritmo convulso e quasi non c’è il tempo di mettere a punto un discorso approfondito e completo come l’argomento richiede. Invio poche righe sul Recovery Plan su un tema che pare sia sfuggito a chi ha messo a punto la preliminare lista delle idee.

Problema Giovani (verso i quali dovremmo mostrare la massima riconoscenza, avendo trasferito loro, in toto, le passività del debito pubblico):
E fra questi includo anche chi ha solo qualche anno meno di 50, in Italia sono stati negli ultimi 20 anni dimenticati o peggio impediti nel poter contribuire allo sviluppo del Paese con il loro impegno ed il loro entusiasmo, e costretti a emigrare all’estero o vivacchiare frustrati in posizioni di precariato subalterno. Quanto perde l’Italia nel rinunciare al loro contributo di entusiasmo e di innovazione per il futuro sviluppo del Paese, dopo che tutti noi abbiamo speso una grande quantità di denaro per la loro crescita ed educazione? Risposta: trovare il modo di recuperare queste energie e investirle nel nostro futuro.

Problema Pubblica Amministrazione:
Ne conosciamo tutti le gravi carenze. L’incapacità di gestire i fondi Europei assegnati all’Italia, le infinite difficoltà burocratiche che si oppongono al portare avanti qualunque iniziativa e qualunque progetto. Risposta: necessità di iniziare il completo rinnovo della P.A., operando un trapianto di nuove energie che, imparando in corso d’opera, servano per la gestione, su basi più attuali e moderne, dei programmi dello sviluppo futuro. Come farlo? Non c’è il tempo di far crescere una nuova generazione digitalizzata di burocrati, le scuole di P.A. sono troppo poche e non esiste una cultura napoleonica di Scuole Normali per l’Amministrazione come in Francia.

L’Italia possiede, però, un esercito di precari di alto livello creati in questi anni nei Dottorati di Ricerca nelle più svariate discipline, sottoutilizzati, frustrati, asserviti, emigrati, in attesa che arrivi il momento della loro stabilizzazione nelle Università. Sono costati al Paese un mucchio di denaro, ma stanno umiliati in un angolo, in attesa di qualcosa che non arriverà mai. Hanno però, tra loro, qualcosa in comune. Hanno studiato con passione, si sono impegnati in ricerche in ogni campo del sapere, sono digitalizzati, hanno avuto esperienze all’estero, conoscono la lingua inglese ed altre ancora, hanno imparato un metodo scientifico di lavoro. Naturalmente dovrebbero essere prima addestrati per un lavoro di gestione nella pubblica amministrazione.

I Dottori precari sono oltre 20.000, se ben remunerati e assorbiti nella P. A., con la prospettiva di contribuire al futuro sviluppo del Paese, potrebbero essere finalmente inseriti stabilmente in un lavoro profondamente utile, per gestire la realizzazione dei programmi del Recovery Fund e portarli a compimento, innervando di nuove energie la nostra burocrazia. Come fare? Finanziare con i fondi europei lo straordinario reclutamento di queste energie sprecate nel momento in cui è necessario voltare pagina col passato. Fare una Call dei giovani dottori anche espatriati, disposti a rientrare per dare una mano.

Fare un reclutamento semplificato avendo i Dottori superato già numerosi esami e concorsi. Addestrarli solo per un breve periodo con gli attuali burocrati della pubblica amministrazione e con gli esperti reclutati per un breve periodo di indirizzo. Individuate le direzioni strategiche, consentire loro di organizzarsi con il loro entusiasmo, la loro preparazione ad affrontare problemi, gestendo questi ultimi in modo completamente nuovo. L’esperienza nascerebbe sul campo con un grandissimo beneficio per il Paese. In ultimo, aspetto non secondario, si darebbe un sostanziale e concreto contributo alla parità di genere: il maggior numero dei Dottori di Ricerca soprattutto nel mezzogiorno è donna.

 

Palermo,28/12/2020 Prof. Ing. Marcello Arici

Etichettato sotto:

I 151 milioni da Regione Lombardia, +Europa: “Ciò che viene spacciato per dono è in realtà l’ennesimo debito per le generazioni a venire, si chiamino le cose con il proprio nome anziché fare propaganda”

Nei giorni cosi il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha fatto una visita dal sapore meramente politico sul territorio della nostra provincia.

È venuto, sostenuto dai sui fidi, per portarci in dono ben 151 milioni, destinati alla realizzazione di opere utili al rilancio del territorio e che sono inserite in una operazione di ben maggiore portata e che prevede una spesa totale pari a 3,5 miliardi.

Presentando agli Amministratori locali e alle varie autorità intervenute, tutte le opere che si andranno a finanziare con i soldi “donati” dalla Giunta Fontana, ci si è dimenticato di far rilevare che questo “dono”, invece, non sarà una “regalia”, ma un “a buon rendere” e con tanto di interessi.

La Giunta Fontana, infatti, ha recuperato i fondi per finanziare quanto promesso, non prelevando da accantonamenti di bilancio, bensì andando ad accendere un mutuo pari all’intera cifra, della durata di 30 anni, con una spesa di soli interessi che supera il miliardo, cifra questa che resterà sul “gobbo” delle future generazioni.

Tra i 151 milioni che la Giunta Fontana regala ai cittadini della provincia di Lecco ci sono ben 70,2 milioni, poco meno della metà quindi, destinati all’acquisto di nuovi treni che andranno a potenziare la linea Milano/Lecco/Sondrio, facendo passare in tal modo una spesa che dovrebbe essere imputata al bilancio di una controllata da Regione Lombardia, Trenord srl, come un investimento specifico per il territorio.

Dobbiamo credere, a questo punto, che come per gli ormai tristemente noti 8 milioni di baionette di Mussolini, quei 70,2 milioni saranno spesi anche nel corso delle futuribili visite politiche che il Presidente Fontana effettuerà nelle provincie di Sondrio, Monza e Milano, facendo apparire che i milioni destinati ad opere di acquisto dei nuovi treni siano quasi 241?

Un’ultima osservazione; il Presidente Fontana nelle varie interviste rilasciate ai media, ha ringraziato il personale sanitario per lo straordinario lavoro svolto in questi mesi di pandemia. Peccato, però, che il Presidente non abbia trovato il tempo per scambiare anche solo qualche battuta con medici, infermieri e paramedici informati dalla stampa locale, della presenza di Fontana presso l’Ospedale Manzoni.

E poco vale, in un tale momento, la giustificazione addotta e secondo la quale non sia stato lo stesso Fontana ad organizzare il tour in provincia di Lecco.

Luca Perego e Luca Maggioni

coordinatore e tesoriere +Europa Lario

Una presa di posizione trasversale tra consiglieri comunali di maggioranza e minoranza ha portato ieri
sera, appena dopo un anno e mezzo dalla sua elezione, al dimissionamento del Sindaco Piergiovanni
Montanelli.
Fatte salve alcune perplessità sulla intrecciata composizione politico-amministrativa dei 7 consiglieri
che hanno fatto decadere il Sindaco, noi che abbiamo sempre fatto opposizione costruttiva, benché
sempre ignorati dal primo cittadino Montanelli, non ci sentiamo di andare oltre la presa d’atto.
Certo è che il Sindaco defenestrato non è vittima di una congiura di palazzo, ma solo un Sindaco che
ha perso,secondo noi, contatto con molte problematiche che attengono ai cittadini galbiatesi.
Ora però bisogna abbozzare quelle risposte che Montanelli non ha saputo dare, a partire da un
coinvolgimento di partecipazione diretta, prima di ogni decisione importante, dei cittadini e delle loro
organizzazioni.

Galbiate ha bisogno di una amministrazione comunale e della guida che merita, perché è una
comunità che per il suo civismo merita moltissimo.
Per questo, ferma restante la nostra precondizione di ogni stop alle forze e soggettività di destra, noi
cercheremo di dare il nostro contributo per costruire una proposta politico-programmatica per le
elezioni necessarie al rinnovo del Consiglio Comunale e per una candidatura a Sindaco.
In sostanza oltre alla gestione pubblica dei” beni comuni” ed in particolare di Villa Serena, quello che
proponiamo, senza chiedere a nessuno di lasciare la propria storia, è un lavoro a rete, una pluralità di
pensieri e proposte di cose concrete da fare, per riprendere il filo dei bisogni della gente e andare loro
incontro, avendo anche il coraggio di proporre cose nuove e diverse dal passato, per rendere più
vivibile, più giusta ed equa la Galbiate di oggi e del futuro.

per Sinistra Lavoro di Galbiate
Francesco Coniglione

Etichettato sotto:
Sabato, 19 Dicembre 2020 08:02

IL SINDACO GATTINONI SULLA SCOMPARSA DI MARAI

Scritto da in Opinioni

Lecco piange la scomparsa di Mario Marai, storico fotografo capace d'immortalare la vita della nostra comunità: dalle manifestazioni sportive agli eventi, dalla montagna alla politica, passando per le imprese della Calcio Lecco. Mario era un grande professionista, una persona educata e spiritosa, un uomo perbene.

Conservo un ricordo particolarmente affettuoso per Mario, un ricordo che si accompagna ai 4 anni in cui ho avuto il piacere di lavorare con lui nella redazione del Giornale di Lecco apprezzandone la lealtà, la puntualità e anche il perenne senso critico che usava accompagnare con un'innata ironia.
Con Mario se ne va quel volto simpatico e "popolare" del Giornale di Lecco, quell'uomo capace di mettere in fila tutti quanti per una bella foto: che siano i politici della città, o i chierichetti della Basilica, la squadra del Lecco o la mangiata dei coscritti. Quando c'era Marai c'era la notizia. Ha raccontato decenni di fatti e di cronaca della nostra città, dai grandi eventi alle piccole storie quotidiane, sempre presente sul campo, infaticabile, fino all'ultimo "click".

A nome dell'Amministrazione comunale e di tutta la comunità lecchese, esprimo il mio sincero cordoglio per la scomparsa di Mario Marai e la mia vicinanza alla sua famiglia, in particolare ai figli Anna e Marco e agli amati nipoti e bisnipoti".

Etichettato sotto:
Pagina 1 di 18