Si dice, forse a ragione o forse per consolarsi, che dopo una grande crisi c'e' un momento di grande rinascita. E' stato così dopo la Peste del 1348, in seguito alla quale è nato il Rinascimento , così dopo le distruzioni della II Guerra Mondiale, seguite dalla "Ricostruzione" che ha portato l'Italia a diventare la quinta potenza industriale nel mondo.

La crisi causata dalla pandemia del coronavirus è sicuramente una crisi storica, abbattutasi come una frusta su un paese che lentamente e faticosamente stava per risollevarsi dalla crisi economica del 2008, ma ci ha insegnato alcune cose che vorrei qui ricordare.

1) Il fallimento della sanità basata su criteri privatistici, in sostanza il fallimento del tanto celebrato "Modello Lombardo". Di "eccellenza", termine tanto abusato dall'ex Governatore Roberto Formigoni, e ancora oggi sempre più ridicolmente utilizzato dai suo tristi epigoni ("vengono dalle altre Regioni a curarsi in Lombardia", ripete con uno stanco mantra Salvini ), di "eccellenza" c'erano solo le tangenti e i favori che il "Celeste" ( e non solo lui) si prendeva da Maugeri e che gli sono costati in secondo grado una condanna a sette anni e sei mesi di galera (poi naturalmente ridotti).

Il "modello lombardo" è scoppiato come un palloncino gonfiato alla prima prova veramente seria: le "prestigiose" cliniche private, tanto attive quando c'era da incassare soldi, si sono improvvisamente defilate, lasciando il carico da cento sulla Sanità pubblica (questa sì che sarebbe da potenziare, altro che chiudere gli Ospedali periferici come quello di Bellano !) e diventando improvvisamente avare di posti-letto, deviando i degenti infettivi nelle RSA, dove sono diventati una bomba esplosiva contro i poveri vecchietti, mandati al Creatore prima del tempo !

La Sanità deve tornare a essere prevalentemente pubblica, punto e basta : questo ci ha insegnato la crisi del coronavirus.

2) La Scuola. Anche qui una contrapposizione tra pubblico e privato su cui ci sarebbe da discutere: mi riferisco al fatto, secondo me abbastanza scandaloso, per cui molte scuole private (quelle aderenti alla FISM, soprattutto le materne) hanno chiesto a genitori già provati da disoccupazione, cassa integrazione (che non arriva), problemi economici di ogni tipo, e che in più si devono gestire i figli a casa, hanno chiesto di pagare lo stesso le rette, o almeno il 35% di queste, per servizi che non erogano, come se i bambini fossero ancora a scuola !

Ma a parte questo , su cui dovrebbero riflettere molti Comuni che non si sono ancora dotati di Scuole Materne pubbliche, come ad esempio quello dove abito io, la domanda è:  come ha reagito il mondo della Scuola a questo ciclone che le è capitato addosso, dopo il 23 Febbraio 2020, giorno della chiusura almeno in Lombardia ?

In modo vario, frastagliato, con Decreti provvisori che rimandavano sempre di più la riapertura, sottovalutando il pericolo: prima si doveva tornare a scuola il 5 Marzo, poi il 27, poi in Aprile dopo Pasqua, poi il 4 Maggio, adesso arriveremo al 1 Settembre. La didattica online ha completamente sostituito quella in presenza, con i problemi relativi, ma non possiamo qui dilungarci, l'obiettivo, tutto politico ma non pedagogico, era quello di non far perdere l'anno agli alunni, nonostante un quadrimestre completamente saltato, e il secondo obiettivo era quello di non avere ricorsi legali : perciò tutti promossi in anticipo, anche con voti gravemente insufficienti, e ci rivediamo a Settembre.

Valutazioni politiche hanno sostituito valutazioni pedagogiche, Azzolina non voleva assolutamente farsi ricordare come "il Ministro che ha bocciato tutti", come sarebbe stato logico aspettarsi, data la scarsa validità di un anno scolastico così particolare, molti insegnanti si sono volenterosamente prestati all'occasione, inventandosi "lezioni online" di ogni genere e con risultati variabili : dopo i primi entusiasmi da neofiti cominciano adesso ad arrivare le critiche, come quelle di alcuni insegnanti fiorentini che hanno fortemente criticato questa didattica che non puo' assolutamente essere sostitutiva, ormai l'abbiamo capito tutti, chi prima o chi dopo, di quella in presenza.

Comunque in generale la Scuola a mio parere ha reagito bene, dimostrandosi un asse portante di questa società, speriamo che qualcuno se lo ricordi in futuro.

3) L'unica cosa certa è che la società che verrà fuori dal coronavirus non potrà essere più uguale a quella di prima: ceti medi andati in forte crisi, soprattutto quelli legati al Turismo, albergatori, ristoratori, baristi ecc., una mancata redistribuzione della ricchezza e una nuova povertà molto preoccupante, in particolare per i giovani e per le donne, i ceti tradizionalmente più deboli, una Economia che in Italia perderà almeno il 9-10% del suo PIL e uno Stato che l'anno prossimo avrà molti meno fondi da gestire, con un disavanzo sempre più da brividi, pensate solo ai mancati introiti in questi mesi da benzina, tasse, biglietti ferroviari e autostradali.
Chi pagherà l'anno prossimo pensioni e stipendi ai funzionari pubblici ? Ci aspetta una "cura" come la Grecia nel 2015, aldilà del MES o non MES, una grande discussione per "solo" 35 miliardi di euro, quando qui ce ne vorranno diverse centinaia per recuperare il tutto ?

La mobilità dovrà essere cambiata, sui bus, treni, metropolitane dovranno salire se va bene il 15% dei trasportati attuali, gli altri dovranno essere molto scaglionati con lunghe attese o con mezzi pubblici molto più numerosi (ma chi paga se non ci sono più soldi ?). Si pensa di favorire la mobilità su due ruote, bici elettriche e motociclette o scooter, sono d'accordissimo, poichè non è pensabile di saturare ancora di più il traffico metropolitano, quando ci sarà la ripresa, con le automobili private, vorrebbe dire bloccare definitivamente le strade urbane e non solo.

Insomma, nulla potrà essere più come prima. Nel frattempo le beghe dei nostri politicanti che ogni giorno minacciano crisi o colpi di mano, diventano misera cosa a paragone di questi problemi: occorrerebbe una visione da statista, da veri statisti, per risolvere problemi sempre più giganteschi, che avranno seri riflessi sulle prossime generazioni.