Pubblicato in Editoriali

ANCORA TRUMP, QUALCUNO GLI DICA DI SMETTERLA !

Mercoledì, 11 Novembre 2020 15:01 Scritto da  ENRICO BARONCELLI

Che Trump non si sarebbe facilmente rassegnato all'esito delle ultime elezioni ameriane lo si dava per scontato, dato il carattere (pessimo) dell'uomo.
Lontanissimo dalla signorilità di un Mc Cain, che nel 2008 non esitò un istante a riconoscere la vittoria di Obama, una volta conosciuto l'esito delle urne, ma da qualsiasi altro Presidente Americano della Storia, le cui fondamenta costituzionali stanno nel lontano 1787.

Perchè è proprio questo l'aspetto più drammatico soprattutto dal punto di vista del Paese a stelle e strisce, ancora oggi la prima potenza economica e militare del Pianeta: gettare fango su quelle istituzioni che Trump stesso ha diretto , e pur malamente rappresentato per quattro interminabili anni, vuol dire gettare fango non sul vincente candidato Democratico Joe Biden, regolarmente eletto dal popolo, ma affossare il decoro e la dignità della Federazione Statunitense, ridotta nell'immaginazione dell'iroso ex Presidente a un pietoso "Stato delle Banane", come un qualsiasi Bokassa (dittatore dello Stato Centrafricano), o altri dittatori del Burundi, della Corea del Nord ( con cui Trump andava tanto d'accordo !), e molti altri esempi si potrebbero fare.

Inventarsi trucchi inesistenti su una macchina amministrativa di cui per quattro anni è stato lo "Chef in Officer" (possibile che non si sia premunito per ogni eventuale broglio elettorale ? difficile da credersi) vuol dire spargere inutili veleni e deleteria sfiducia sullo stesso funzionamento della democrazia in America.

Gli Americani possono tollerare ancora a lungo questo ? Io credo proprio di no, e naturalmente me lo auguro.
Mi auguro cioè che qualcuno di buon senso, soprattutto nel Partito Repubblicano, gli imponga di smetterla, per il buon nome dell'America, prima che la bandiera a stelle e strisce caschi nella vergogna piu' assoluta (già qualche bandiera ha cominciato a essere bruciata, come in Palestina durante l'Intifada)

Quando si sarà placato l'inutile polverone che l'ex Presidente ha sollevato, qualcuno dovrebbe chiedergli conto di questo: tra le tante cause assurde che Pompeo e Giuliani stanno per cominciare a trattare, ce n'e' una che i Democratici dovrebbero rivolgere loro contro. "Attentato alla Democrazia", "Sfregio alle istituzioni e vilipendio alla dignità del Senato e del Popolo Americano". In altre parole, visto che l'insulto viene dalla sia pur momentaneamente piu' alta carica dello Stato : "Tradimento" !

E' un consiglio che, se fossi un avvocato, darei volentieri ai Democratici : Trump stia più cauto e faccia attenzione, le cause potrebbero rivolgerglisi contro !

Enrico Baroncelli

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Novembre 2020 15:11
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1 commento

  • elio spada inviato da elio spada
    Giovedì, 12 Novembre 2020 13:22

    "...il presidente in carica è assorbito dalla cura di difendersi, egli non governa più nell'interese dello stato, ma in quello della sua rielezione..." E ancora: "È impossibile considerare il cammino ordinario degli affari negli Stati Uniti senza accorgersi che il desiderio della rielezione domina i pensieri del presidente, che tutta la la sua azione politica è rivolta a questo scopo...". L'estrema, preveggente lucidità di Alexis de Tocqueville, punta diritto al cuore del problema. L'autore del celeberrimo "La nascita della democrazia in America", quasi due secoli dopo, è ancora attualissimo e descrive bene la frenetica e democraticamente dirompente iperattività dell'uomo che occupa (in senso quasi militare) la Casa Bianca. Trump non bada alle conseguenze delle sue sconsiderate azioni. Vuole solo essere rieletto. O, meglio, continuare a fingere di essere stato rieletto. L'ego smisurato del tycoon non gli consente di accettare la sconfitta. Per questo parla, anzi urla, alle pance dei suoi elettori chiamandoli a sostenere con ogni mezzo la farneticante tesi dei brogli elettorali ai suoi danni.
    Sono giorni bui per la democrazia negli States. Anche perché il parossimo trumpiano proviene da una personalità da molti definita paranoide che si rivela in mafestazioni di delirante onnipotenza: “Abbiamo vinto alla grande”. C’era da aspettarselo viste le minacciose premesse. Un paio di settimane prima del voto, con la consueta esasperata protrusione delle labbra, the Donald aveva tenuto il suo “discorso del bivacco” avvertendo: “Non potrò garantire una transizione pacifica in caso di mancata rielezione.” E oggi, dopo la sconfitta, procede stolidamente lungo questo percorso di guerra. Come un bambino che distrugge i giocattoli appena se ne stanca. Con parkinsoniana instabilità, durante i quattro anni di “regno”, dal 20 gennaio 2017 ad oggi, il Presidente ha fatto cadere una trentina di teste ai vertici dell’amministrazione e dello Stato. Dal direttore dell’FBI, a tre o quattro capi del suo stesso staff; dai direttori delle Comunicazioni (5 caduti sul campo) all’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’ONU; dal Segretario di Stato al Segretario alla Difesa, al Segretario agli Interni, al direttore dei Servizi segreti. Ultima vittima delle esecuzioni trumpiane, il capo del Pentagono, Mark Esper, rimosso qualche giorno fa. L’elenco potrebbe continuare a lungo.
    La radicalizzazione dello scontro sociale nella quale il biondocrinito inquilino della Casa Bianca tenta di far precipitare il Paese, rappresenta un pericolo gravissimo. Non solo perché infanga le istituzioni ma soprattutto perché, in un paese politicamente e socialmente spaccato in due parti quasi equivalenti, un ulteriore innalzamento dell’asticella dei tentativi destabilizzanti, come la ripetuta richiesta dell’intervento dell’esercito contro le manifestazioni antigovernative, può produrre esiti letali per la struttura democratica della massima potenza globale del pianeta. Non va infatti sottovalutata, nelle manifestazioni di piazza pro Trump, la presenza pressoché costante di individui armati con fucili d’assalto e altre armi da fuoco in ossequio a un presidente che ogni giorno da mesi aggredisce scompostamente tutto ciò che non coincide con la sua visione del mondo. L’augurio è che il sistema di contrappesi previsti dalla Costituzione USA sia in grado di spezzare il chiodo asburgico sovranista dell’egocrate che non vuole lasciare la Casa Bianca. L’America vivrà altri lunghi mesi di incertezza.

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