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Cultura

Cultura (54)

Domenica, 28 Aprile 2019 07:31

APPELLO: LA STORIA E' UN BENE COMUNE

Scritto da in Cultura

Appello: la storia è un bene comune, salviamola

Molti intellettuali e  professori di Storia approvano il manifesto lanciato dallo storico Andrea Giardina, dalla senatrice a vita Liliana Segre e dallo scrittore Andrea Camilleri per ridare dignità nelle scuole alla materia

Dopo quelle, per citarne alcune, di Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Roberto Saviano, Michela Murgia, Guido Crainz, Gad Lerner, Benedetta Tobagi, Michele Mari, Giovanni De Luna, Stefano Massini, Eva Cantarella, Gustavo Zagrebelsky e Antonio Scurati, si aggiungono, tra le altre, le adesioni di Ezio Bosso, Enzo Bianchi, Giordano Bruno Guerri, Carlo Petrini e Maurizio Landini, Carlo Feltrinelli, Carla Nespolo, Sandra Ferri e Stefano Mauri.  Storici, scrittori, cattedratici, editori, archeologi, artisti, fumettisti: la lista con cui il mondo della cultura si mobilita è lunga. E aumenta di ora in ora.

La storia è un bene comune. La sua conoscenza è un principio di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini. È un sapere critico non uniforme, non omogeneo, che rifiuta il conformismo e vive nel dialogo. Lo storico ha le proprie idee politiche ma deve sottoporle alle prove dei documenti e del dibattito, confrontandole con le idee altrui e impegnandosi nella loro diffusione.

Ci appelliamo a tutti i cittadini e alle loro rappresentanze politiche e istituzionali per la difesa e il progresso della ricerca storica in un momento di grave pericolo per la sopravvivenza stessa della conoscenza critica del passato e delle esperienze che la storia fornisce al presente e al futuro del nostro Paese.

Sono diffusi, in molte società contemporanee, sentimenti di rifiuto e diffidenza nei confronti degli “esperti”, a qualunque settore appartengano, la medicina come l’astronomia, l’economia come la storia. La comunicazione semplificata tipica dei social media fa nascere la figura del contro-esperto che rappresenta una presunta opinione del popolo, una sorta di sapienza mistica che attinge a giacimenti di verità che i professori, i maestri e i competenti occulterebbero per proteggere interessi e privilegi.

I pericoli sono sotto gli occhi di tutti: si negano fatti ampiamente documentati; si costruiscono fantasiose contro-storie; si resuscitano ideologie funeste in nome della deideologizzazione. Ciò nonostante, queste stesse distorsioni celano un bisogno di storia e nascono anche da sensibilità autentiche, curiosità, desideri di esplorazione che non trovano appagamento altrove. È necessario quindi rafforzare l’impegno, rinnovare le parole, trovare vie di contatto, moltiplicare i luoghi di incontro per la trasmissione della conoscen

Ma nulla di questo può farsi se la storia, come sta avvenendo precipitosamente, viene soffocata già nelle scuole e nelle università, esautorata dal suo ruolo essenziale, rappresentata come una conoscenza residuale, dove reperire al massimo qualche passatempo. I ragazzi europei che giocano sui binari di Auschwitz offendono certo le vittime, ma sono al tempo stesso vittime dell’incuria e dei fallimenti educativi.

Il ridimensionamento della prova di storia nell’esame di maturità, l’avvenuta riduzione delle ore di insegnamento nelle scuole, il vertiginoso decremento delle cattedre universitarie, il blocco del reclutamento degli studiosi più giovani, la situazione precaria degli archivi e delle biblioteche, rappresentano un attentato alla vita culturale e civile del nostro Paese.

Ignorare la nostra storia vuol dire smarrire noi stessi, la nostra nazione, l’Europa e il mondo. Vuol dire vivere ignari in uno spazio fittizio, proprio nel momento in cui i fenomeni di globalizzazione impongono panorami sconfinati alla coscienza e all’azione dei singoli e delle comunità.

Per questo cittadini di vario orientamento politico ma uniti da un condiviso sentimento di allarme si rivolgono al governo e ai partiti, alle istituzioni pubbliche e alle associazioni private perché si protegga e si faccia progredire quel bene comune che si chiama storia
e chiedono

che la prova di storia venga ripristinata negli scritti dell’esame di Stato delle scuole superiori.

che le ore dedicate alla disciplina nelle scuole vengano incrementate e non ulteriormente ridotte.

che dentro l’università sia favorita la ricerca storica, ampliando l’accesso agli studiosi più giovani.

Andrea Giardina
Liliana Segre
Andrea Camilleri

Sabato, 27 Aprile 2019 09:03

A OGGIONO PREMIAZIONE GIOVANI LETTORI

Scritto da in Cultura

Serata di premiazione dei vincitori del gioco “Una pagina tira l’altra” – Anno scolastico 2018-2019 – 6° edizione
Venerdi 3 maggio 2019 – ore 20:30
Presso l’Aula Magna della Scuola secondaria di primo grado “Marco di Oggiono”
 
Dopo tre mesi di letture, da mercoledì 2 gennaio a sabato 30 marzo, i vincitori della sesta edizione di “Una pagina tira l’altra” verranno premiati nella serata di venerdì 3 maggio, presso l’Aula Magna della Scuola secondaria di primo grado “Marco d’Oggiono”.
 
Per garantire la sorpresa ai  giovani lettori, si anticipano solamente alcune informazioni generali:

    Nr. dei lettori: 178 (edizione precedente: 192)
    Nr. dei libri letti: 1156 (edizione precedente: 1173)
    Totale delle pagine lette: 155.832 (edizione precedente 151.988).

L’iniziativa consiste in un gioco-concorso sulla lettura indirizzato alle classi terze, quarte e quinte delle scuole primarie del territorio  (“Armando Diaz”, “Madonnina del Duomo” e “Salvo D’Acquisto”); lo scopo è accumulare il maggior numero di pagine lette, sia come classe che individualmente.
Infatti i premi in palio, che consistono in buoni-libro per un valore complessivo di euro 450,00, sono sei: 3 premi  per i lettori individuali e 3 per le classi più forti.
Nel regolamento in allegato è possibile reperire ulteriori informazioni sul funzionamento della competizione, così come ai due seguenti link:
http://www.comune.oggiono.lc.it/hh/www.halleyweb.com/c097057/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/655
http://lecco.biblioteche.it/library/oggiono/una-pagina-tira-l-altra-2018-2019
 

PASQUETTA AL MUSEO LA FORNACE CON 270 PRESENZE.

SI e' replicato IL 25 APRILE

Una partecipazione inaspettata e lusinghiera con oltre 270 visitatori durante il giorno di Pasquetta, segno evidente di una proposta didattica di assoluto interesse per il Museo La Fornace, per la prima volta non accoppiato ai tradizionali appuntamenti della Sagra delle Sagre e delle Manifestazioni Zootecniche Valsassinesi.

La caccia alle uova organizzata tra le diverse sezioni del museo ha destato notevole interesse e divertimento.

Sono state le famiglie, ma soprattutto i bambini, gli indiscussi protagonisti di questa riuscita iniziativa che aprirà le sue porte anche giovedì 25 aprile, con attività di educazione ambientale per grandi e piccini, laboratori didattici naturalistici, filmati, fotografie, esposizione di oggetti antichi e molto altro ancora.

Il Museo sarà visitabile dalle 10:00 alle 18:00, mentre le attività verranno svolte nelle seguenti fasce orarie: la mattina dalle 10:30 alle 12:00, il pomeriggio dalle 15:00 alle 17:00, con merenda a base di pane, burro e zucchero per tutti alle ore 16:00. L'ingresso e la partecipazione alle attività sono gratuite.

Giovedì, 11 Aprile 2019 09:16

RODO DENTRO

Scritto da in Cultura

Rieccomi a casa, dopo quasi 8 otto ore passate in ospedale, disteso sul lettino, flebo della chemio in vena. Oggi mi è stato consegnato un formulario redatto dal settore pepsicologia, tre pagine che dopo averle lette ho così commentato: “mi rifiuto di rispondere a domande così banali, insulse”. L’infermiera mi ha guardato strano, rispondendo: “la SUA opinione è importante per i medici”. La MIA? Ho sorvolato e l’ho messa sul ridere: “numero 17: Ho bisogno di parlare con un assistente spirituale. - Corre forse voce che sono arrivato alla fine del mio pellegrinaggio?”

Gli ultimi episodi di pratica del contrabbando si sono verificati negli anni ’70, in generale sigarette dalla Svizzera all’Italia, anche se negli anni dell’ultima guerra il fenomeno vedeva il trasferimento di determinate merci, in particolare generi alimentari, dall’Italia alla Svizzera. I fatti accaduti, le persone implicate, ormai sono diventati oggetto di studio, ricerche, romanzi, mostre: insomma il contrabbando diventa un segmento della storia locale, vissuta e narrata oralmente da tanti attori.

Venerdì, 29 Marzo 2019 09:43

IL PROGRAMMA ATTIVITA' DEL MEAB DI GALBIATE

Scritto da in Cultura

Voci, gesti, culture  16^ edizione
Tra locale e globale

Sede degli incontri, salvo diversa indicazione:
MEAB
Località CAMPORESO
GALBIATE   (LC)

La rassegna annuale del Museo Etnografico dell’Alta Brianza propone una serie di incontri e di eventi che permettono di accostarsi alle differenze delle culture umane, ma pure di comprendere che i bisogni e i problemi delle persone e delle società sono simili. L’antropologia, insieme alla storia e più di altre discipline,  mostra e aiuta a comprendere queste differenze e queste somiglianze.
 Nel museo, non a caso, si propongono i risultati - e anche esempi dal vivo - di quel dialogo che avviene sul terreno nella ricerca etnografica: gli studiosi, infatti, incontrano i portatori di altre esperienze e di altri modi di vita. Persone di altre generazioni, di un altro genere, di altra provenienza, di professioni altre. Ogni volta c’è bisogno di conoscere e di comprendere “uomini diversi da noi”. Il  museo lo fa in molti modi: attraverso una mostra che illustra  un mestiere, una comunità,  un fenomeno sociale. Per questo i musei etnografici risultano essere musei delle differenze più che delle identità.

Giovedì, 28 Marzo 2019 09:02

IL 1 APRILE ANTEPRIMA DI PORTAVAMO IL SACCO

Scritto da in Cultura

Il documentario “Portavamo il sacco”, uscito nel Gennaio 2019, a cura di Riccardo Maffioli,  riguardante una storia di contrabbandieri tra il confine italiano e quello svizzero, ambientata negli anni '60 e oltre, è stato girato ispirandosi al libro “Lungo i sentieri del Contrabbando…” di Stefano Cassinelli e Pierfranco Mastalli.

Con piacere ti invito alla "PRIMA"  proiezione del documentario PORTAVAMO IL SACCO, nella sala cinema di MENAGGIO in data 1 APRILE alle ore 21,00.

Capitolato 1763

Nel 1726 gli Asburgo confermarono il capitolato di Milano e nel 1762 conclusero un nuovo capitolato con le Tre Leghe che, in cambio del passaggio attraverso i passi alpini per i collegamenti con il Tirolo, concedeva alle Leghe il lago di Mezzola e, con un articolo segreto, la possibilità di non espellere più i protestanti che si erano insediati nelle valli dell’Adda e della Mera. In Val Codera intanto la popolazione fruiva del periodo di pace: nel 1763 nella parrocchia di Codera risiedevano 477 anime, di cui 154 nel capoluogo, 73 a Cola, 56 a Montagnola, 40 a Mezzalpiano, 39 a Cii, 21 alla Motta dei Corvi, 15 ad Avedèe e 15 alla Foppa! Venne in quel tempo migliorata la viabilità locale, soprattutto alla Riva, dove l’osteria migliorò le sue prestazioni e al secolare compito della riscossione dei pedaggi aggiunse quello di un accogliente albergo, ove, fra gli altri, il 29 maggio 1788, pernottò anche Johann Wolfgang Goethe, sulla via del ritorno verso Weimar dopo un soggiorno in Italia durato due anni.Il 25 luglio 1793 lo strapotere dell’Austria in terra grigione, con la complicità di maggiorenti locali, aveva portato alla proditorio sequestro alla Locanda dell’Angelo di Novate, da parte di agenti della polizia austriaca, dei generali Semonville e Maret, ambasciatori francesi in viaggio verso la Turchia.


Dopo il passaggio all'Austria del ducato di Milano (1714), le Tre Leghe cercarono di modificare a loro favore (1726 e 1763) il capitolato di Milano del 1639. Tali revisioni apportarono pochi vantaggi in campo economico e rafforzarono soprattutto la posizione dell'influente fam. von Salis. Il ministro Ulysses von Salis e altri capi del partito aristocratico, che deteneva il potere nello Stato delle Tre Leghe, agivano ormai esclusivamente per conto dell'Austria. Il disappunto di Venezia fu tale, che nel 1764 denunciò l'alleanza del 1706: migliaia di imprenditori grigionesi, privati dei loro privilegi, furono così costretti a emigrare dai territori della Serenissima. I von Salis osteggiarono tutti i tentativi di dare una risposta alle riforme richieste dal popolo valtellinese. I sudditi si videro respingere sia i 15 punti di doglianze del 1786 sia il Progetto finale del 1792, che miravano soltanto a una parziale estensione dell'autonomia locale.

L'incapacità delle autorità grigionesi di riformare l'apparato statale e il partito dei von Salis indussero gli ab. della Valtellina a pronunciarsi per l'annessione alla Repubblica Cisalpina(marzo 1797). Napoleone concesse ai Grigionesi ancora due proroghe per trovare un accordo con i Valtellinesi su un piano di parità. I G. lasciarono decorrere i due termini senza arrivare ad alcuna conclusione: persero così definitivamente la Valtellina, una regione con una notevole importanza economica e politica (Confisca). (Martin Bundi)

La linea di confine venne concordata nel capitolato nel 1763 con un decreto dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria allora Duchessa di Milano ed è rappresentata con una retta che ha origine vicino  a Dascio (N.B il 31 LUGLIO 2014 grazie ad un anziano pescatore di Dascio, siamo riusciti ad identificare il segno confinario Milano-Grigioni ( croce e data 1763-vedi sopra Trattato) che sta inciso sulla rupe dell'Alzaschino o Sass de la Cruseta, poco oltre il Sasso Alzasco ( o Sasso Dagio-Dascio) e corre in direzione della vetta del Monte Legnone (cippo n.1 vicino a cascina Poncetta nella Riserva) passando per Pontaccio;

verso Nord  prosegue lungo la sponda ovest del Lago di Mezzola sino a San Fedelino, si spinge per due chilometri in Valchiavenna costeggiando la sponda destra del fiume Mera per poi risalire in vetta al Monte Berlinghera.
La demarcazione utile per il completamento del Catasto Teresiano (in tedesco Mailänder Kataster) non solo risolse il problema della delimitazione terrestre tra i due stati ma andò a sancire importanti diritti di pesca nel lago di Mezzola diviso anch'esso tra il Ducato di Milano passato sotto la corona Austriaca dopo la Guerra di successione spagnola e i Grigioni (dal 1706 al 1797).

 L'ufficialità di confine tra stati venne meno con l'annessione della Valtellina e del Valchiavennasco alla Repubblica Cisalpina, con l'arretramento sullo spartiacque Italo-Svizzero dei possedimenti dei Grigioni e con la formazione nello stesso anno della Repubblica Elvetica. Oggi la linea è ancora valida per la confinazione catastale del tratto delle Provincie di Como e Sondrio tra i comuni di Sorico, di Dubino e Samolaco ed anche per i confini fra Colico (Provincia di Lecco) e Piantedo (Provincia di Sondrio).

M A N I F E S T O
Il messaggio augurale del Presidente della Repubblica per il 2019 è stato centrato sul senso di comunità e amalgama nazionale; senso che deve essere riproposto ad ogni generazione di cittadini attraverso la conoscenza della nostra storia e di come in passato si sono superati i momenti più impegnativi anche grazie alla coesione identitaria mostrata da tutti gli strati della società nazionale.

Niente si regge se non sulla base di un sano orgoglio della propria identità. Il periodo in cui questo senso d’appartenenza e d’identità maturò affermandosi fu di certo il Risorgimento Nazionale che si concluse con la Prima Guerra Mondiale. E fu soprattutto negli anni e nelle terribili prove di quella guerra, l’ultima combattuta e vinta per l’unità di tutti gli Italiani, che i nostri Avi acquisirono la coscienza della loro coesione identitaria coniugando l’idea di nazione con quelle di libertà e di emancipazione sociale e maturando un senso civico e nazionale diffuso, rafforzato dall’enorme sacrificio collettivo pagato dalle famiglie di tutte le regioni d’Italia.

E’ dunque proprio quel momento storico ad essere fondante dell’orgoglio di essere e sentirsi Italiani. Ma come si può pensare di riproporre il senso di appartenenza alla nostra comunità nazionale se l’insegnamento di quella storia nelle scuole della Repubblica è quello che viene oggi impartito, basato su testi scolastici che si rifanno ad una storiografia vecchia di oltre mezzo secolo e che perpetuano leggende non tenendo conto di fatti storici accertati e descritti in non pochi volumi pubblicati soprattutto negli ultimi venti anni.

Testi e insegnamenti quindi che, essendo la risultante di un processo di destorificazione tuttora in atto, appena mitigato in questi ultimi anni di celebrazione del centenario, hanno progressivamente svuotato il Risorgimento, e in particolare appunto la Prima Guerra Mondiale, dei significati formativi dell’etica civile e della consapevolezza storica del percorso unitario e identitario compiuto dagli Italiani. Oltre al processo di destorificazione e di impoverimento culturale dei nostri giovani, cioè del principale “capitale umano” nazionale, si assiste di fatto ad uno sfilacciamento del sapere fondante dell’identità. Non si riesce più infatti a trovare nella nostra esperienza storica quei valori culturali ed etici che riescano a dare linfa per rinforzare il sentimento di comunità nazionale, in un mondo che cambia in modo drammatico. Ciò è anche dipeso dalla marginalizzazione della storia come insegnamento base per la costruzione di un sentimento di patria e del senso autentico del proprio divenire.

Venendo a mancare la conoscenza delle proprie radici e della propria storia, si affievolisce nei nostri giovani il senso di sé e vengono meno la difesa e la conservazione dei valori fondanti della nostra stessa civiltà , minacciati da ideologie e fondamentalismi aggressivi. Cicerone ebbe a dire che “ignorare ciò che è avvenuto prima che tu nascessi, è come non vivere”, nel senso che solo i bambini ignorano ciò che è accaduto prima di loro, e non si può fondare una rinascita italiana senza la piena coscienza storica propria di una cultura da adulti e non da un popolo bambino, senza memoria e senza identità.

Niente libri o libri senza fatti né verità storiche, niente storia. Niente storia, niente coscienza storica. Niente coscienza storica niente consapevolezza di sé. Niente consapevolezza niente religione civile su cui fondare l’identità italiana integrando quella spirituale cristiana. In conclusione, l’insegnamento della storia e in particolare di quella italiana degli ultimi 200 anni dovrebbe tornare ad essere l’insegnamento più importante per formare cittadini consapevoli e partecipi dei mutamenti epocali che stiamo vivendo. Il capitale umano e sociale che l’Italia ha non può andare distrutto perché manca un forte impegno culturale diffuso e basato sull’insegnamento della storia. Al contrario, e ripetiamo, tale insegnamento va aggiornato nei testi e nell’impostazione e reso decisamente centrale nella formazione del cittadino. E’ proprio la nostra storia in fondo il legame che lega tutti noi alle nostre radici, che ci accomuna l’un l’altro quali membri della nostra comunità nazionale alimentando l’orgoglio di essere Italiani e che lega la nostra comunità al resto del mondo che ancora ci ammira.

Manifesto propugnato da Gaspari Editore Udine
sottoscrivibile via web

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