Pubblicato in Cultura

10 e 25 Luglio 1943: la fine del Fascismo

Lunedì, 06 Luglio 2020 08:37 Scritto da  Enrico Baroncelli

Tra pochi giorni si celebrano due date molto importanti dal punto di vista storico per comprendere la fine del ventennio fascista in Italia.
Cominciamo dal 10 Luglio, il giorno dello sbarco degli Anglo Americani in Sicilia, sulle spiagge di Gela.

Uno sbarco che in realtà era atteso da molto tempo: fin dagli inizi del '43 si erano concluse due battaglie molto importanti per la svolta data alla II Guerra Mondiale. Quella di Stalingrado, iniziata nel Settembre del 1942 con un terribile assedio e conclusasi nel Febbraio del 1943, con la resa del FeldMaresciallo Von Paulus (che piu' tardi collaborerà con i Sovietici) e la Guerra d'Africa, praticamente conclusasi con la sconfitta di El Alamein, nell'Ottobre 1942, a cui seguì una lunga ritirata di Rommel fino alla Tunisia.

In entrambi i casi Hitler commise un errore strategico imperdonabile: con il suo reiterato rifiuto di retrocedere e di ritenere persa la battaglia, fece cadere prigioniero tutto il corpo d'Armata tedesco: 200.000 soldati tedeschi fatti prigionieri a Stalingrado, e quasi altrettanti in Tunisia (Rommel si salvò prendendo un aereo per la Germania). Soldati che invece avrebbero potuto essere utilizzati in successive operazioni militari.

Tra i prigionieri dell'Africa Korps, per inciso, c'era Horst Tappert, l'attore che poi impersonerà il simpaticissimo "Commissario Derrick" in una fortunata serie televisiva degli anni Ottanta, e che per tutta la vita fu molto legato all'Italia.

Dopo questi due eventi, e il ritorno alla chetichella degli Alpini dell'Armir tornati in condizioni disastrose, cosa che distrusse il residuo consenso dato al Fascismo dagli Italiani, la primavera del '43 fu caratterizzata da un inedito "mutismo" del Duce, che si giustificava con frequenti "coliche renali", e da trame, congiure e preparativi sotto banco per un cambio di Governo.
L'"Italia dell'Impero sui Colli di Roma" ormai non c'era più, la politica fallimentare del Regime era ormai evidente a tutti.

Da parte loro gli Alleati avevano tre possibilità di scelta, per sbarcare nella nostra penisola: o in Liguria, l'ipotesi più ambiziosa, che avrebbe tagliato in due l'Italia dividendola dai collegamenti con la Germania. Ipotesi ambiziosa ma difficile da reggere militarmente, con un fronte a Nord e uno a Sud.
O in Sardegna, ipotesi anche questa data per probabile, ma poi si sarebbe dovuto fare un altro sbarco sul continente.

Oppure in Sicilia, dove Mussolini aveva stanziato alcune truppe italo-tedesche di difesa, che però si rivelarono poco efficaci.
Quando il Generale Patton sbarcò infine a Gela, sulle spiagge dove in anni più recenti sono state ambientate le scene dei film sul "Commissario Montalbano", la sua parola d'ordine molto aggressiva era una sola: "Voglio vedere il sangue" (degli Italiani) !

Per rendere più esplicito il suo atteggiamento, organizzò una cosa non molto citata nei libri di storia, e scoperta solo in anni recenti, cioè la "strage di Acate": 76 soldati italiani e tedeschi (tra cui un campione olimpionico di Berlino 1936) vennero fucilati il 14 luglio 1943 per aver osato resistere all'invasione anglo-americana.
Una strage in completa inosservanza del Trattato di Ginevra: i soldati nemici si catturano ma si lasciano vivi, di certo non si fucilano !
L'episodio però dimostra che una certa resistenza all'invasione ci fu, anche se i generali fascisti dettero come sempre la colpa alla scarsa combattività dei soldati per giustificare la loro gestione disastrosa della guerra, anche in questo caso.

La fotografia di Robert Capa di cui sopra è una delle più famose della II Guerra Mondiale: mostra un soldato americano, accovacciato , che appena sbarcato chiede spiegazioni sulle strade a un contadino siciliano, ben lieto di illustragliele con il suo bastone.
L'episodio emblematico però purtroppo non fu notato solo dal grande fotografo al seguito dell'"US Army", ma anche da una pattuglia tedesca nascosta nei pressi: il contadino venne poco dopo prelevato e fucilato per "collaborazionismo". Potremmo considerarlo il primo martire della "Resistenza" italiana ?

Alla notizia dello sbarco Mussolini rispose col famoso "discorso del bagnasciuga": "Li ricacceremo sul bagnasciuga", disse.
Il piu' famoso bagnante di Riccione (durante la battaglia di El Alamein si era comprato la sua terza villa a Riccione !) aveva però fatto un errore marchiano, che provocò ulteriori ironie e discredito sul Duce: il "bagnasciuga" infatti non rappresenta affatto la spiaggia, ma quella linea di galleggiamento della nave tra il mare e lo scafo emergente.

La crisi del Regime era comunque ormai arrivata alle sue battute finali, impossibile da fermare.

 

Ultima modifica il Lunedì, 06 Luglio 2020 08:39
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