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A 100 ANNI DALL'INFLUENZA "SPAGNOLA"

Mercoledì, 03 Giugno 2020 14:58 Scritto da  Enrico Baroncelli

In Europa non si era ancora conclusa la I Guerra Mondiale, quando arrivo' la tragica pandemia che costo' in tutto il mondo ancora più morti della Grande Guerra, si calcola circa 50 milioni di persone.
Perche' chiamarono questa terribile epidemia influenzale come "Spagnola" ? Perche' all'inizio venne diagnosticata proprio in Spagna, che era rimasta fuori dal conflitto mondiale.

Il virus infatti aveva fatto la sua comparsa nel febbraio 1918 quando l’Agenzia di stampa spagnola FABRA aveva trasmesso un dispaccio informativo nel quale segnalava “una strana forma di malattia a carattere epidemico” a Madrid.

Il virus però in realtà si era già diffuso molto rapidamente in molti altri paesi europei, complici anche le scarse condizioni igieniche dell'epoca - molti soldati erano ancora chiusi nelle trincee, dove vivevano in condizioni terribili, insieme ai topi, scarafaggi e altri animaletti vari - e la scarsa disponibilità di alimentazione: dopo quattro anni di guerra le scorte stavano finendo, e soprattutto nell'Impero Austro-Ungarico e in Germania c'era un forte problema di sottoalimentazione, persino i soldati e gli ufficiali erano molto dimagriti, figuriamoci la popolazione civile e i numerosi prigionieri di guerra.

La pandemia si diffuse quindi rapidamente, ma come ha ricordato piu' volte Corrado Augias su Repubblica essa si svolse in tre fasi: la prima piuttosto grave ma non gravissima , diciamo 40 su 100, la seconda fase di ritorno nel Settembre 1918 molto più grave (potenza 80/100) , la terza agli inizi del 1919 come la prima (40/100).

Ad aggravare il contagio fu il ricovero nelle retrovie dei soldati ammalati: questo contribuì ad espandere il morbo anche fra i civili. A differenza del Coronavirus odierno, il virus all'epoca colpiva soprattutto giovani tra i 18 ed i 40 anni e la medicina si dimostrava impotente a fermarlo (per fortuna oggi gli Ospedali e la Medicina sono molto piu' attrezzati di come erano agli inizi del Novecento).

E' interessante notare, come si vede dalle foto, che gli unici modi con cui la popolazione poteva all'epoca difendersi erano esattamente quelli attuali: utilizzare mascherine, di garza o tessuto, e non avvicinarsi troppo l'uno all'altro.

Anche a livello locale qualche giornale comincio' a parlare di questa pandemia.

Nel comasco, così come in Lombardia, i primi modesti effetti del virus vennero registrati nel mese di Maggio 1918. Al fronte, infatti, il virus fu diffuso soprattutto dai militari statunitensi (negli USA, infatti, si manifestarono i più importanti focolai) che coinvolsero anche i soldati italiani (alcuni reparti, infatti, erano impiegati in Francia).

Interessante risulta rileggere cosa, ad esempio, pubblicò il settimanale “L’Araldo” (settimanale informativo di ispirazione cristiana che si pubblicava a Cernobbio). Nell’edizione del 12 ottobre 1918, venne pubblicato il contenuto di una circolare del Prefetto di Como, Dott. Muffone, con alcune misure igieniche da adottare in tutta la provincia per mitigare il diffondersi dell’epidemia.

Tra gli obblighi imposti alla popolazione segnaliamo il divieto di dar vita ad “assembramenti non necessari, specie in locali chiusi; curare la scrupolosa igiene delle bevande e degli alimenti” vigilando sulla qualità dell’acqua potabile e dei cibi in vendita affinché “siano efficacemente riparati dagli insetti; curare le nettezza e l’igiene del suolo e dell’abitato; esercitare una speciale vigilanza sulle collettività particolarmente esposte a diventare focolai dell’infezione: caserme, convitti, scuole, chiese, officine, teatri, cinematografi; ridurre al minimo le visite dei parenti negli ospedali ed aver disponibile una buona quantità di calce viva, da conservarsi in luogo asciutto. In caso compaia l’infezione disinfettare con abbondantissime e frequenti irrorazioni di latte di calce le corti dove vi sono ammalati e le case degli ammalati stessi”.

La calce e il "Latte di calce", strumenti preziosi di disinfestazione, quindi al posto dei gel alcolici che usiamo oggi.

Anche le scuole, esattamente come oggi, vennero chiuse, ma per troppo poco tempo. Per paura del contagio infatti a Como e in provincia, contrariamente al solito, le scuole nel 1918 non iniziarono il 1° ottobre, festa di San Remigio, bensì il successivo 4 novembre. Una decisione che fu ritenuta però insufficiente.

Sempre sull’Araldo era possibile leggere: “Poiché l’apertura delle scuole è subordinata alla scomparsa della epidemia di influenza sarebbe forse stato meglio annunciare una proroga “sine die”" cioè molto più lunga, fino alla scomparsa o quasi dell'epidemia.

"Auguriamoci che le condizioni sanitarie della città e della provincia possano migliorare nel volgere di pochi giorni, nessuno però in precedenza può asserire con certa scienza quando cesserà questa influenza delle quale finora non è bene chiarita la natura”. Infatti l’epidemia non sparì affatto. Anzi, continuò a mietere vittime anche a Como e dintorni per ancora tanti mesi.

A livello locale le uniche statistiche disponibili sono quelle che, per brevi periodi, pubblicarono i due quotidiani locali, “La Provincia” e “L’Ordine”. Il primo rilevò, ad esempio,come a Como dal 5 al 12 ottobre 1918, di fronte a 160 morti complessivi, 81 erano provocati dall’influenza (di questi 35 militari) con il picco massimo raggiunto il 10 ottobre (27 morti per influenza, 12 soldati). A livello provinciale, invece, dobbiamo far riferimento ad una parziale statistica de L’Ordine che, nei primi 14 giorni dell’ottobre ‘18, parlò di 276 decessi distribuiti negli allora 308 Comuni di appartenenza.

L’influenza spagnola ebbe conseguenze molto negative anche in Provincia di Como: però ebbe anche il merito di incentivare la pratica delle attività all’aria aperta e dello sport, che fecero registrare un grande incremento negli anni successivi, nonostante le difficoltà economiche del periodo, con la fondazione di numerose società dedite a diverse discipline, oltre che di contribuire alla diffusione dell’assistenza sanitaria.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Giugno 2020 14:59
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