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Cultura

Cultura (61)

Venerdì, 17 Gennaio 2020 08:33

TRE INCONTRI SU GIOVANI E MUSEI DA LIBERI SOGNI

Scritto da in Cultura

Giovani e Musei
Due mondi lontani?
Liberi Sogni propone 3 momenti di confronto sul tema
al Monastero del Lavello

Se i giovani non fossero uno stagno morto e senza valori, ma un magma di flussi ed energie vive, pronto ad emergere? Siamo veramente disposti ad ascoltarli e accoglierne la creatività?
Dopo il percorso di formazione “Oltre la polvere” del 2018, la Coop Soc Liberi Sogni Onlus presenta un ciclo di 3 incontri dal titolo “Giovani Flussi nei Musei” in cui si affronteranno due tematiche centrali per la governance di tutte le realtà museali: le nuove funzioni comunitarie dei musei e il coinvolgimento attivo dei giovani nella produzione culturale delle comunità.

Sempre più spesso i musei, specialmente se legati alla storia dei territori in cui si trovano, devono far fronte alla difficoltà crescente di attrarre pubblico e coinvolgere le comunità di riferimento, col rischio di andare incontro ad un progressivo annichilimento delle proprie potenzialità attrattive, ricreative e culturali.
Questo ciclo di incontri promuove quindi un confronto e una riflessione sulle possibili leve a disposizione per sbloccare queste situazioni di stallo, offrendo nuovi punti di vista sul ruolo anche sociale che i musei possono rivestire all’interno di una comunità e
immaginando possibilità alternative di interazione tra offerta culturale, cittadini e identità locale.

Le comunità hanno bisogno di spazi in cui attivare scambi culturali e tenere vivo il dialogo tra i cittadini: le biblioteche da tempo hanno saputo intercettare questa richiesta e trasformare creativamente la propria funzione sociale modellando l’offerta culturale sulla base delle esigenze espressive e culturali delle comunità, mantenendosi così vive.

Nei giovani questi bisogni espressivi e di confronto sono ancora più dirompenti e necessitano di spazi liberi disposti ad accoglierli e sostenerli, affinché si trasformino in una risorsa per tutta la collettività.

Come possono i musei attrarre questa risorsa preziosa?
È un obiettivo sentito e condiviso da istituzioni, direttori, comitati scientifici, associazioni attive nella governance dei Musei?
Qual è il modo migliore per stimolare l’interesse dei giovani e accoglierne la creatività?
E i giovani, come vedono i musei?
Come immaginano un possibile coinvolgimento al loro interno?

Queste le domande fondamentali cui si cercherà di dare risposta, accompagnati da Stefano Laffi, sociologo esperto del mondo giovanile (docente universitario e cofondatore dell’agenzia indipendente di ricerca sociale “Codici”) e assieme ai ragazzi stessi, in un dialogo che apra gli orizzonti verso la sperimentazione di pratiche innovative, orizzontali, ancora tutte da scoprire.

Il ciclo di incontri è rivolto agli addetti ai lavori in ambito museale come come direttori, curatori, operatori o volontari e a tutti coloro che siano interessati a partecipare attivamente alla definizione dell’offerta culturale del territorio di appartenenza, senza limiti di età.
Programma

Sabato 8 febbraio (9-13)
Come ingaggiare i giovani?
Incontro di riflessione sulle modalità per il coinvolgimento dei giovani e sull’impatto che questo ha sulla concezione stessa di museo.

Sabato 22 febbraio (9-13)
Cosa ci dicono i giovani?
Incontro di ascolto e di conversazione aperta con i giovani sul loro possibile coinvolgimento nei musei, con la partecipazione di una classe III del Liceo Scientifico L.Rota

Sabato 14 marzo (9-13)
Esercizio di immaginazione: idee e sperimentazioni per far dialogare i nostri musei con i giovani
Incontro in cui i partecipanti restituiscono una possibile declinazione nei propri contesti di quanto emerso nei due incontri precedenti.


Contributo
L’iscrizione al ciclo è per tutti e tre gli incontri e i posti sono limitati.
100 € a partecipante.
80 €per studenti universitari, giovani fino a 29 anni e volontari e operatori museali previa lettera di presentazione dell’ente inviante.
Gratuito under 22 anni.


Info e iscrizioni
Entro sabato 1 febbraio
museodicomunità@liberisogni.org - 335 1989017


La Cooperativa Sociale Liberi Sogni Onlus
Siamo una cooperativa sociale specializzata nella rigenerazione di luoghi attraverso il dialogo con le nuove generazioni e insieme alle comunità locali.
Gestiamo diversi progetti e servizi educativi, culturali e sociali tra cui Museo di Comunità, la Libera Università del Bosco, il Crazy-bosco.
Siamo convinti che il sogno sia il più potente e irriducibile motore di cambiamento e di crescita.


Il progetto Museo di Comunità
L’iniziativa rientra nel progetto “Il Museo di Comunità: cultura e comunità per crescere insieme” che mette in connessione le istituzioni con i territori, rilanciando il ruolo sociale e culturale dei musei locali nella direzione della partecipazione allargata, del coinvolgimento diretto dei cittadini, del dialogo interculturale e tra le generazioni, reinterpretando creativamente e collettivamente le storie, i sogni e i bisogni delle comunità locali.

Il progetto, avviato nel 2018 grazie al cofinanziamento di Fondazione Cariplo, ha già coinvolto diverse realtà museali tra le province di Lecco e Bergamo (Collezione museale "Luigi Torri" di Caprino Bg, Piccolo Museo della Tradizione Contadina di Bulciago, Museo La Fornace di Barzio, e le realtà museali di Tremenico, Premana e Carenno) in connessione con le quali sono stati avviati percorsi per la realizzazione di mappe di comunità, attività di formazione e attivazione culturale territoriale.


Per info e materiale fotografico
Teresa Paolicchio, referente di progetto
museodicomunità@liberisogni.org - 335 1989017




Domenica, 12 Gennaio 2020 07:02

FLAVIO OREGLIO A ZELIG

Scritto da in Cultura

Prima assoluta quella andata in scena allo Zelig, noto cabaret milanse, con mattatore il noto cabarettista Flavio Oreglio che ha presentato il suo spettacolo “Cabaret Perduto”.

Oreglio, con toni umoristici, sarcastici e con molti cenni storici di riferimento utili a collocare il contesto della narrazione, ha spiegato e raccontato come e dove è nato il cabaret e cioè a Parigi nel novembre 1881 da Rodolphe Salis, con il famoso locale fondato nel novembre 1881 da Rodolphe Salis.

Siamo in piena Belle Époque e l’idea di Salis era quella di dar vita ad un caffè che ospitasse musici, poeti, pittore che dessero vita ad una forma di arte in contrapposizione, al café-chantant, in voga in quel momento.

Oreglio tocca vari temi quali la differenza tra cabarettista e comico, di come questa nuova forme di arte si espande poi in tutta Europa, Spagna, Svizzera, Germania e Russia arrivando anche in Italia.

Nel nostro paese il precursore di questo nuovo stile fu Ettore Pasquale Antonio Petrolini, attore, comico artista completo romano, che diede vita al cabaret in Italia.

Il cabaret trova però la sua sede principale e forse unica in Italia a Milano, con Franco Nebbia che all'inizio degli anni cinquanta, grazie all'incontro con il trio teatrale de I Gobbi (Alberto Bonucci, Vittorio Caprioli e Franca Valeri) iniziò la carriera di cabarettista musicale.

La narrazione di Oreglio, si sviluppa nel racconto degli successivi fino all’avvento dell’ultima generazione di cabarettisti che ancor oggi calcano i palcoscenici.

La raccolta fondi contribuisce a sostenere la mostra “Manzoni nel cuore” organizzata dall’Associazione Bovara di Lecco in occasione del 40° di fondazione e attività della rivista "Archivi di Lecco e della Provincia".

Fino al 20 gennaio 2020 sarà possibile prendere parte all’iniziativa "Una buona... azione per Manzoni", che ha lo scopo di raccogliere fondi a sostegno della mostra “Manzoni nel cuore” (8 febbraio - 13 aprile 2020 Palazzo delle Paure, Lecco) organizzata dall’Associazione Bovara di Lecco in occasione del 40° di fondazione e attività della rivista "Archivi di Lecco e della Provincia". L'iniziativa, riprendendo una pratica che nel corso dell'Ottocento permise la pubblicazione di testi storici locali, vuole coinvolgere come simbolici “azionisti” cittadini, aziende e imprenditori appassionati della cultura manzoniana. Chi aderirà all'iniziativa potrà sostenere concretamente la mostra, che si avvale inoltre della collaborazione del Comune di Lecco, del Si.M.U.L. (Sistema Museale Urbano di Lecco) e di Casa Manzoni di Milano.

“Manzoni nel cuore” porterà a Palazzo delle Paure testimonianze artistiche e documentarie sulla figura e sull’opera del grande scrittore, mediante opere in gran parte inedite e mai esposte in pubblico, conservate in collezioni private di Lecco e del territorio. Tra esse quadri di autori quali Gaetano Previati, Carlo Pizzi, Giuseppe Canella e Giovanni Migliara e ritratti della famiglia Manzoni. Sarà presente in mostra anche il pianoforte sul quale il compositore Errico Petrella compose nel 1869 l'opera "I Promessi Sposi", restaurato per l’occasione. La sezione musicale verrà affiancata dall'iniziativa "Letteratura in scena. I Promessi Sposi dal romanzo all'opera", promossa da ResMusica con la collaborazione della Provincia di Lecco e della Delegazione FAI di Lecco.  

La mostra, e in particolare l’iniziativa "Una buona... azione per Manzoni", vogliono quindi offrire ai cittadini e alle imprese del territorio l'occasione di intervenire come parte attiva di un evento unico (gran parte dei pezzi esposti non saranno in futuro più visibili al pubblico), che confluirà in un corposo catalogo. Tre sono le possibilità di partecipazione: con 20 euro di donazione sarà rilasciata una simbolica "azione" cartacea che darà diritto a una copia della rivista "Archivi di Lecco e della Provincia" e a visite esclusive con i curatori della mostra in date che verranno comunicate. Il nome del donatore comparirà nell’Albo degli azionisti che sarà esposto in mostra e pubblicato nel catalogo. Con 50 euro di donazione sarà rilasciata una simbolica "azione" cartacea che darà diritto agli stessi vantaggi con in più una copia omaggio del catalogo. Infine per le donazioni superiori a 500 euro sarà rilasciato un attestato di "sostenitore speciale" che darà diritto a dieci copie omaggio del catalogo, a una visita esclusiva personale valida per dieci persone con i curatori della mostra in data che verrà concordata. Inoltre il nome del donatore comparirà non solo nell’albo d’oro dei donatori che sarà esposto in mostra e pubblicato nel catalogo ma anche accanto a una delle opere esposte.

Le donazioni possono essere effettuate tramite bonifico bancario intestato a Fondazione comunitaria del Lecchese Onlus - Banca Intesa SanPaolo – IBAN: IT28 Z030 6909 6061 0000 0003 286 indicando come causale: “Fondo Mostra manzoniana 2020”. Le donazioni sul fondo sono detraibili secondo le norme fiscali vigenti (per le persone fisiche: attualmente 30% dell’importo donato - per le aziende: in base alla loro natura giuridica). Contestualmente alla donazione va inviato un messaggio all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando un recapito al quale spedire le azioni o i certificati.


La mostra “Manzoni nel cuore” è un progetto promosso dall'Associazione Bovara insieme al Comune di Lecco e al Si.M.U.L. (Sistema Museale Urbano di Lecco), in collaborazione con Casa Manzoni di Milano. La mostra, che vanta il patrocinio della Delegazione FAI di Lecco e della Fondazione comunitaria del Lecchese, è partner del festival Leggermente.

Mercoledì, 18 Dicembre 2019 06:44

PRESENTATO IL LIBRO "I RIFORMISTI"

Scritto da in Cultura

Le storie sindacali degli ultimi anni raccontate da Franco Giuffrida. Si è parlato di questo alla presentazione del suo ultimo libro Riformisti – Un sindacato moderno che trae forza dalle sue origini lunedì pomeriggio alla Camera del lavoro di Lecco. L’incontro, organizzato dalla Filt Cgil Lecco, ha visto partecipare Diego Riva (segretario generale Cgil Lecco), Luca Stanzione (segretario generale Filt Cgil Lombardia), Giorgio Carnicella (segretario Fillea Cgil Lecco, con un passato nella Filt nazionale e regionale) e Rocco Ungaro (già segretario generale Filt Cgil Lombardia).

“Abbiamo deciso di presentare questo libro due anni dopo il primo lavoro di Giuffrida, ex sindacalista attivissimo nella nostra categoria a livello regionale e nazionale – spiega Salvatore Campisi, segretario generale della Filt Cgil Lecco -. Vengono raccontati numerosi aneddoti sul lavoro sindacale ed è un interessantissimo spaccato della nostra storia. Lo consiglio davvero a tutti coloro che vogliono conoscere il nostro mondo”.

“Ho avuto la fortuna di fare il dirigente sindacale in Lombardia: questa regione è un laboratorio e ha fatto sì che sia riuscito a conoscere processi in anticipo – afferma Giuffrida, che prosegue con un consiglio ai sindacalisti -. La nostra stella polare deve essere sempre il contratto. Ricordiamoci sempre che attraverso la contrattazione si possono risolvere davvero i problemi dei lavoratori”. L’autore ha dedicato due capitoli a due grandi dirigenti della Cgil: Luciano Lama e Lucio De Carlini, segretario della Filt quando nacque nel 1980. “Si tratta di due persone molto importanti per la nostra storia”.

Sabato, 14 Dicembre 2019 07:15

LA CLASSE NON E' ACQUA, MA ACQUERELLO

Scritto da in Cultura

MOSTRA DI ACQUERELLI A INTROBIO

LA CLASSE NON E' ACQUA, MA ACQUERELLO

Da Giovedi 19 Dicembre in esposizione presso la Sala Comunale di Villa Migliavacca a Introbio, dalle ore 15 alle ore 17, gli acquerelli creati dai ragazzi delle Scuole Medie di Introbio e di Cremeno sotto la guida del pittore Vittorio Doniselli, oltre alle insegnanti di Educazione Artistica Brunella Spinelli e Natascia Bova.

L'inaugurazione e' prevista per Giovedi 19 Dicembre alle ore 11, in presenza delle classi coinvolte, e la Mostra rimarra' aperta dal 19 al 23 Dicembre e dal 27 al 30 Dicembre.

Martedì, 10 Dicembre 2019 08:44

INAUGURATA LA MOSTRA SULL'AUTUNNO CALDO

Scritto da in Cultura

Il leit motiv è ricordare il passato per lavorare meglio in futuro. Si è aperta lunedì pomeriggio l’esposizione dal titolo #Autunnocaldo – Una nuova stagione di diritti e solidarietà al Municipio di Lecco, organizzata da Cgil Lecco, Comune di Lecco e Associazione Pio Galli. La mostra sugli scioperi del 1969 – realizzata da Cgil Lombardia, Cgil Milano e Archivio del Lavoro, in collaborazione con alcune camere del lavoro territoriali, tra cui quella lecchese – sarà visitabile fino a giovedì 2 gennaio a ingresso libero, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18 e il sabato dalle 8.30 alle 11.30.

“Spesso molti chiedono cosa ha fatto il sindacato per i lavoratori – spiega in apertura Diego Riva, segretario generale della Cgil Lecco -. Molte sono le conquiste ottenute: si parte con la creazione dello Statuto dei Lavoratori (la famosa Legge 300), fondamentale per regolamentare il lavoro con tutele e diritti per tutti. Ma non solo. Si ottiene l’assemblea nella fabbrica come simbolo di democrazia. Il cambiamento culturale nei riguardi delle donne nella sfera dei diritti e per una parità diffusa non è più una chimera. Molto importante fu la discussione protesa alla riforma delle pensioni. Per l’ambiente e la sicurezza viene ribadito il diritto alla salute. Questo ha contribuito a svuotare la cultura della monetizzazione del posto di lavoro insalubre. Purtroppo, in questo ambito, le cose non sono cambiate: anche oggi si continua a morire proprio come cinquant’anni fa e le tipologie degli incidenti sono simili a ciò che accadeva nel 1910″.


Durante la mostra si ricorderanno altre ricorrenze, come la Strage di piazza Fontana o la morte del sindacalista Pio Galli, nell 2011. “Figura di primo piano del movimento sindacale lecchese e durante la Resistenza, benemerito del Comune di Lecco, quando era nella segreteria della Fiom nazionale, assieme a Bruno Trentin, fu tra i protagonisti dell’autunno caldo”.

Simona Piazza, assessore alla Cultura del Comune di Lecco: “Questa mostra deve dare consapevolezza. C’è poca memoria di ciò che siamo e che siamo stati. Credo fortemente nei movimenti nati dal basso”.

Giuseppe Voltolini, segretario generale della Cgil lecchese nel 1969, ha omaggiato la platea con un saluto, mentre Tino Magni (Associazione Pio Galli) ha ricordato alcune gesta del sindacalista a cui oggi è dedicata al Camera del lavoro di via Besonda: “Se conosciamo le azioni fatte in passato riusciamo a lavorare meglio ora. Oggi, più di ieri, c’è disuguaglianza sul luogo di lavoro”.

Al tavolo dei relatori anche Antonio Pizzinato, ex segretario generale della Cgil nazionale. “Nel 1969 ero nella segreteria provinciale della Cgil Milano. Non possiamo dimenticare che uno dei problemi che avevamo era il rifiuto di Confindustria di sedersi con noi al tavolo delle trattative. Ricordo bene la Strage di piazza Fontana: stavamo organizzando una manifestazione in piazza Duomo quando abbiamo saputo della bomba. Abbiamo quindi scioperato per rispondere a questo atto terroristico. Una percentuale di partecipazione altissima che non ho mai più visto”.

Giancarla Riva Pessina, memoria storica della Resistenza lecchese nella Seconda guerra mondiale ed ex delegata della File-Leuci, ricorda le conquiste sindacali. “Nel 1946 c’erano trattative, ma non così organizzate come oggi. La mia era una fabbrica con una grande manodopera femminile. Ci vollero diversi anni di lotte per avere un contratto con tutele anche per noi donne, grazie anche ad alcuni scioperi bianchi. Dobbiamo ringraziare anche l’Udi (Unione donne d’Italia) perché ha contribuito molto per i nostri diritti”.

Francesca Ceraudo, studentessa non ancora ventenne, parla delle sue esperienze nell’organizzazione dei movimenti studenteschi oggi. “Vedo una presa di coscienza dei problemi da parte dei giovani, come cinquant’anni fa. C’è speranza, questo è molto importante. Serve una collaborazione tra giovani e adulti per costruire un mondo migliore”.

“Abbiamo fatto bene a raccontare la storia del movimento sindacale del 1969, rileggendola con gli occhi di oggi – sottolinea Elena Lattuada, segretario generale della Cgil Lombardia, concludendo i lavori -. C’era una grande vivacità politica e capacità di ascolto, pur con tutte le contraddizioni e le discussioni feroci che c’erano. È fondamentale sentire le storie contrattuali di cinquant’anni fa per capire che i diritti che abbiamo oggi sono figli di quelle proteste. Però non dimentichiamo che è stata anche la stagione delle stragi. Dobbiamo essere capaci di leggere quello che accade ma anche trasformarlo in meglio. Dalla storia bisogna imparare, ma anche proseguire”.

Sabato, 07 Dicembre 2019 07:40

MAURO GUERRA RICORDA NILDE IOTTI

Scritto da in Cultura

“Nilde Iotti. La ragazza dalle spalle larghe”.
Ho avuto l’onore di essere chiamato a scrivere un ricordo personale di Nilde Iotti per il Libro Omaggio alla sua figura nel centenario della nascita. Con scritti di Luca Vecchi, Ileana Malavasi, Raffaella Curioni, Antonio Petrucci, Ugo Bellocchi, Marisa Malagoli Togliatti, Jone Bartoli, Marisa Rodano, Loretta Giaroni, Giorgio Napolitano, Livia Turco, Giorgio Frasca Polara, Vannino Chiti, Rocco Caccavari, Michele Giardiello, Piera Capitelli, Mauro Guerra, Anna Foglietta.
Per chi avesse tempo e voglia.

Alla Camera, dal 1992 al 1996, dai banchi vicini di Rifondazione Comunista, avevo guardato a Nilde Iotti come a un punto di riferimento istituzionale, di equilibrio politico, con qualche scambio di opinioni tra un settore e l’altro dell’emiciclo. Ricordo in particolare durante la fase più calda di Tangentopoli e poi, nel merito di diverse questioni, in occasione delle nuove norme elettorali nazionali, nella ricerca di un equilibrio tra maggioritario e proporzionale, e per i Comuni, con l’elezione diretta dei sindaci, il ruolo dei consigli. Rappresentanza e governabilità.

Poi venne il 1996. Iniziava, dopo la vittoria di Prodi e dell’Ulivo, la XIII legislatura. Avevo 39 anni, venivo da due legislature con Rifondazione Comunista, che avevo lasciato nel 1995 con i Comunisti Unitari (quelli che come nome, ci scherzava D’Alema, avevano scelto un ossimoro). Venni nominato Vice Presidente con funzioni d’Aula del gruppo della Sinistra Democratica – l’Ulivo.
Presi il mio posto in aula e si intensificò così il mio rapporto con Nilde Iotti. Per molto tempo quotidiano, sino al peggiorare delle sue condizioni di salute. Saluti, informazione sulla giornata di lavori che ci attendeva, richiesta di possibilità di assentarsi per suoi altri impegni politici, scambi di opinioni su quel che accadeva in aula e fuori di essa.

“Decidi tu. Ascolta pure tutti, ma se devi prendere in Aula una decisione procedurale in pochi istanti, rispetto alla quale ti arrivano posizioni diverse tra Segretario e Presidente del Partito, Ministri ed eventuali altri, decidi tu. La responsabilità del che fare in Aula, per decisioni che non consentono dilazioni, è tua. E io sarò comunque d’accordo con te. Tu vivi l’Aula più di tutti gli altri, ne hai studiato tutti i meccanismi, regolamentari e di fatto, tu senti l’aria che tira, puoi valutare meglio di altri cosa convenga e sia più utile fare in un certo passaggio. Si può anche sbagliare, ma tra tutti coloro che possono sbagliare è meglio che lo si lasci fare a chi, per ruolo, deve assumere certe decisioni.” Seguiva poi un sorriso che accompagnava la chiusa finale “Se poi uno sbaglia troppo gli si cambierà l’incarico”.

In un gruppo come quello della Sinistra Democratica – l’Ulivo dell’epoca, con 172 deputati, di gran lunga il principale gruppo di maggioranza, espressione di un partito con dirigenti autorevoli e figure storiche della sinistra italiana, con importanti esponenti di primo piano nei Governi succedutisi nella XIII legislatura, svolgere il ruolo di Vice Presidente del Gruppo con funzioni vicarie in Aula, provenendo dalla rottura in Rifondazione Comunista, non era semplice ne scontato. Occorreva farsi riconoscere fino in fondo come tale, occorreva esercitare il ruolo in ogni passaggio, occorreva saper ascoltare e imparare da molti ma anche prendersi tutte le proprie responsabilità.

Fu la prima delle grandi lezioni che ho appreso da Nilde Iotti. Non si limitò a predicarmela. Mi accompagnò nel farmela apprendere, sostenendomi sempre, con una battuta, una interlocuzione, uno sguardo, di volta in volta complice, di sostegno, o di avvertimento, di dissenso, di preoccupazione, anche solo con un cenno del capo. In aula, in quella legislatura, sedeva proprio due file alle mie spalle. Tra me e lei la fila con Fabio Mussi, Presidente del gruppo, Claudia Mancina, e poi, alternandosi, tra ruoli di Partito e di Governo, Massimo D’Alema, Walter Veltroni.
A presiedere la Camera Luciano Violante. Tutte figure che non si risparmiavano discussioni e confronti anche accesi, con opinioni non sempre convergenti anche su significativi passaggi d’aula.
Il confronto con Fabio Mussi e Luciano Violante, pur se su piani diversi, era per me costante, e io condividevo la gestione concreta dei lavori d’aula, e anche la fatica e la responsabilità delle scelte, con i segretari d’aula Vassili Campatelli e Salvatore Vozza. Nilde Jotti, con la sua autorevole e costante presenza, contribuì non poco a sostenere e confortare quel lavoro.
Ricordo, tra i tanti, due episodi emblematici, di una idea di rispetto del Parlamento, della sua centralità, anche nel rapporto con il Governo e nei passaggi più delicati della vita del Paese. Un’idea forte del valore del lavoro parlamentare e dei parlamentari e del rispetto rigoroso dei ruoli e delle funzioni che nel

Parlamento si esercitano. In evidente continuità con quanto affermato, perseguito e praticato, nel suo ruolo di Presidente della Camera dei Deputati.
Una mattina mi si presentò in aula un Giorgio Napolitano infuriato Ministro dell’Interno, perché avevo scelto, d’intesa con la Presidenza del Gruppo, nell’ordine dei lavori, di dare precedenza ad un punto diverso da quello che a lui, ma anche a me, premeva portare al voto in quel giorno. La scelta mirava a togliere prima di mezzo quello che, a mio parere e per lo stato dei rapporti d’aula, sarebbe stato un altro tema che, se lasciato insoluto, avrebbe determinato un cammino più difficoltoso anche per il provvedimento cui teneva il Ministro. Dopo un acceso scambio di opinioni vicino ai banchi del Governo, tornai al mio posto e tenni il punto, anche se con un grado di preoccupazione in più nel caso in cui le mie previsioni sull’andamento dei lavori d’aula si fossero poi dimostrate errate, creando problemi al provvedimento del Ministro. Nilde Iotti mi disse “Vai avanti, lui fa il Ministro e fa bene, ma questo è l’ordine dei lavori della Camera dei Deputati, che devi valutare tu”. Andò bene, entro sera avevamo chiuso anche il provvedimento che premeva al Ministro.

I ruoli, i rapporti tra le istituzioni, la centralità del Parlamento, tornavano sempre. Misurati e praticati anche in episodi minori, anche nel sostegno e nel conforto al lavoro di un allora giovane vicario d’aula.
In altra occasione ricordo una decisione su un passaggio procedurale che avrebbe potuto avere qualche significativa conseguenza politica. Sul che fare, alle mie spalle, si svolgeva una discussione tra Veltroni, D’Alema e Mussi. Una discussione che non riusciva trovare una sintesi. Al momento di decidere mi voltai di nuovo, la questione non era sciolta, e Nilde Iotti disse “Decidi tu”.

Nessuno obiettò.
Ricordo come una grande lezione anche il senso profondo del rispetto dei doveri, dei ruoli e delle funzioni, che fanno poi il rispetto della istituzione parlamentare e di tutte le istituzioni repubblicane. Il mettersi sempre a disposizione, non far mai venir meno il proprio contributo, il proprio voto, la propria presenza, all’iniziativa politica e parlamentare, anche forzando sulla propria condizione personale.
Nella seconda parte della legislatura le condizioni di salute di Nilde Iotti erano andate peggiorando, ma sempre, sia quando le si prospettava una qualche missione esterna così come una indisposizione fisica che avrebbero potuto tenerla lontana dall’aula, mi arrivava la telefonata sua o della sua segreteria per sapere se in quella giornata o in quei giorni ci fossero votazioni di particolare rilievo politico o con rischi per la maggioranza, così da organizzarsi comunque per garantire la sua presenza.
Altri e altre, magari toccava cercarli, rincorrerli e rintracciarli e faticare per ottenerne la presenza.

Nilde Iotti non bisognava cercarla, chiamava lei. La preoccupazione e la assunzione di responsabilità per l’andamento dei lavori d’aula, per non far mancare il proprio contributo in momenti e passaggi politicamente rilevanti non era solo mia, ma anche sua, condivisa.
In una certa fase quella telefonata era divenuta un appuntamento costante, con cui aprivo la giornata. Nilde Iotti era li, comunque, a disposizione, del gruppo e del partito.
Sempre puntuale, sempre attenta, sempre elegante, austera, con un senso straordinario delle istituzioni, ma anche pronta alla battuta ironica e al sorriso di condivisione.

Mauro Guerra (da Facebook)

“Vogliamo far rivivere il presente attraverso il passato”. Diego Riva, segretario generale della Cgil Lecco, presenta così la mostra intitolata #Autunnocaldo – Una nuova stagione di diritti e solidarietà che si terrà dal 9 al 21 dicembre nel cortile del Palazzo comunale di Lecco, in piazza Diaz, 1. Si tratta di un’esposizione con trenta pannelli fotografici raffiguranti manifestazioni e scioperi iniziati nell’autunno del 1969 in tutta la Lombardia. Tre pannelli, inoltre, saranno dedicati solamente ai movimenti lecchesi.  La mostra è realizzata da Cgil Lombardia, Cgil Milano e Archivio del Lavoro, in collaborazione con alcune camere del lavoro territoriali, tra cui la Cgil Lecco. L’esposizione invece è organizzata dalla Camera del lavoro lecchese, insieme all’Associazione Pio Galli e dal Comune di Lecco.

“Si tratta di un’iniziativa molto importante perché ricorda le conquiste di alcuni diritti che oggi sono l’ossatura portante del Paese – prosegue Riva –. Parliamo in particolar modo della Legge 300, ovvero lo Statuto dei lavoratori, la conquista principale. Ma non solo: pensiamo alla sanità per tutti, all’emancipazione femminile e alla riforma pensionistica. In questi ultimi anni la Cgil non è stata con le mani in mano e ha raccolto le firme per creare la Carta dei diritti universali del lavoro”.

Una ricorrenza importante da non dimenticare (presente nell’esposizione) è la Strage di piazza Fontana, avvenuta proprio il 12 dicembre di cinquant’anni fa. Verrà ricordato anche l’ottavo anniversario della morte di Pio Galli, l’11 dicembre.

La mostra è stata pensata per far rivivere una Lecco che non c’è più. “Vogliamo far riflettere su come è cambiata la città e il mondo del lavoro – sottolinea Riva –. Per questo avremo testimonianze importanti”. All’inaugurazione, il prossimo lunedì 9 dicembre, nella sala consiliare del municipio lecchese, a partire dalle 16, parleranno Riva, ma anche Giuseppe Voltolini, segretario generale della Cgil lecchese nel 1969, Giancarla Riva Pessina, delegata alla File-Leuci in quegli anni, di Antonio Pizzinato, ex segretario generale della Cgil nazionale negli anni ‘80, in prima linea anche alla fine degli anni ‘60, ma anche Francesca Ceraudo, studentessa che parlerà dei giovani e delle iniziative sui temi dell’ambiente. Interverranno Simona Piazza, assessore alla Cultura di Lecco che ha fortemente voluto la mostra, e Tino Magni dell’Associazione Pio Galli. Le conclusioni saranno di Elena Lattuada, segretario generale regionale.

Tino Magni spiega che “con l’Associazione Pio Galli divulghiamo la conoscenza del mondo del lavoro lecchese, perché conoscere permette di poter affrontare i cambiamenti. Il 1969 – prosegue –, è fondamentale e ha cambiato il mondo economico. Noi ricordiamo una persona come Galli che ha fatto battaglie importanti su diritti fondamentali. Gli è riconosciuta una grande capacità innovativa”.

L’esposizione sarà in municipio per coinvolgere più persone possibili. “Vogliamo raccontare, soprattutto ai ragazzi, che i diritti che oggi abbiamo sono diventati tali grazie all’azione di uomini e donne come noi – sottolinea Simona Piazza –. È arrivato il momento di far conoscere alle nuove generazioni come era Lecco una volta e come è diventato, ma anche le lotte che ci sono state e che hanno portato a una società più civile. L’auspicio è che ci siano ancora piazze piene e tanta voglia di manifestare per i propri diritti”.

Per le scuole interessate sarà possibile una visita guidata, contattando la Cgil Lecco.

Mercoledì, 04 Dicembre 2019 06:23

"In volo": al via la mostra alla Torre Viscontea

Scritto da in Cultura

Le opere pittoriche di artisti lecchesi e lo studio delle migrazioni al Parco Monte Barro

Si inaugura venerdì 13 dicembre alle 18 alla Torre Viscontea la mostra "In volo. Opere pittoriche di artisti lecchesi e studio delle migrazioni al Parco Monte Barro". L’iniziativa nasce dall’incontro tra alcuni artisti locali amanti della natura e il Parco Regionale del Monte Barro. Gli artisti sono stati animati e ispirati dal desiderio di trasmettere il loro rispetto e interesse per il patrimonio naturalistico del territorio lecchese. I dipinti sull’avifauna locale e il Parco Monte Barro sono stati pensati per promuovere la Stazione Ornitologica di Costa Perla, dove vengono realizzate campagne di cattura e inanellamento uccelli a scopo scientifico, in particolare per lo studio delle migrazioni.

Le opere pittoriche sono state realizzate dagli artisti Bianca Banfi, Silvano Bergamin, Stefania Berna, Raffaella Mastalli e Maria Teresa Bonacina. Queste creazioni mettono in evidenza i particolari sia anatomici che ecologici delle specie trattate, conferendo alla mostra una valenza sia artistica che naturalistica. I lavori saranno infatti accompagnati anche da una descrizione delle specie ornitologiche presentate.

L'allestimento ospiterà anche una serie di pannelli relativi alla Stazione Ornitologica del Barro, che ha sede in un vecchio roccolo riconvertito a centro di ricerca scientifica e di divulgazione didattica. Il visitatore potrà quindi non solo ammirare le opere degli artisti, ma anche osservare la particolare struttura di questo interessante esempio di architettura vegetale. Nell’antico roccolo è ospitata anche una sezione staccata del MEAB (Museo Etnografico dell’Alta Brianza), dedicata all’uccellagione e alla caccia tradizionale.

La mostra permetterà quindi di rivivere e riscoprire il lavoro degli uccellatori, prima che la legge vietasse questa attività. Inoltre verrà fatta luce sul lavoro che viene svolto attualmente dagli studiosi della Stazione Ornitologica, che in questi anni hanno inanellato più di 30.000 uccelli, appartenenti a 88 specie diverse. A corredo della mostra, verrà proiettato un documentario che testimonierà l’esperienza dell’ultimo roccolatore che ha operato a Costa Perla e divulgherà le attività svolte dagli ornitologi. In questo modo si stimolerà lo spettatore a visitare l’ex roccolo, che ogni anno permette a famiglie, appassionati e scolaresche, di conoscere, in un luogo particolarmente suggestivo, l’affascinante mondo della migrazione degli uccelli.

"Una rinnovata collaborazione con il Parco Regionale del Monte Barro ci consente di offrire una mostra in Torre Viscontea che, attraverso il linguaggio pittorico ci consente di conoscere la grande varietà faunistica locale  - sottolinea l'assessore alla cultura del Comune di Lecco Simona Piazza.

Attraverso le opere di alcuni artisti del territorio avremo modo anche di conoscere meglio e raccontare la Stazione Ornitologica di Costa Perla e l’importante lavoro che il Parco  svolge nella salvaguardia e nella tutela del nostro patrimonio faunistico".

La mostra sarà visitabile dal 14 dicembre al 5 gennaio 2020, il martedì e il mercoledì dalle 9,30 alle 14, da giovedì a domenica dalle 15 alle 18. Chiusa tutti i lunedì, Natale, S. Stefano e Capodanno. Ingresso libero.

Sabato, 30 Novembre 2019 07:42

APERTA FINO A GENNAIO LA MOSTRA SUI MACCHIAIOLI

Scritto da in Cultura

Una visita guidata con la curatrice Simona Bartolena e attività gratuite per famiglie
Sarà visitabile durante le festività e resterà allestita fino al 19 gennaio a Palazzo delle Paure, la mostra, prodotta e realizzata da ViDi - Visit Different in collaborazione con il Comune di Lecco, Sistema Museale Urbano Lecchese, interamente dedicata ai Macchiaioli.

80 le opere che ripercorrono la "storia di una rivoluzione d'arte", con le vicende del movimento artistico che ha rivoluzionato la pittura italiana dell’Ottocento, attraverso i suoi maggiori esponenti.

Per apprezzare ancora di più i temi e i contenuti della mostra venerdì 27 dicembre alle 15.30 è in programma una visita guidata che sarà condotta dalla curatrice della mostra Simona Bartolena.

Partendo dalle opere di Serafino de Tivoli e di Filippo Palizzi, precursori della rivoluzione macchiaiola, la visita si soffermerà sui lavori giovanili di Silvestro Lega, dallo stile ancora purista, per giungere alle espressioni più mature della Macchia, con Telemaco Signorini, Vincenzo Cabianca, Raffaello Sernesi, Odoardo Borrani, Cristiano Banti. Questi ultimi si allontanano definitivamente dalla tradizionale pittura di paesaggio italiana, ma anche dalla lezione della scuola francese di Barbizon, particolarmente incline a indugiare in tendenze formalmente raffinate e legate al romanticismo. Il loro approccio sarà quindi più asciutto e severo, volto a cogliere impressioni immediate dal vero. Non mancherà un momento di confronto sui dipinti a soggetto risorgimentale, con i soldati di Giovanni Fattori e sull'eredità della pittura dei Macchiaioli.

La partecipazione alla visita è su prenotazione (minimo 15 massimo 30 persone) al costo di 20 euro, le prenotazioni si chiuderanno venerdì 20 dicembre.

La mostra sul grande movimento artistico del XIX secolo coinvolgerà anche i più piccoli e le loro famiglie che, domenica 15 dicembre e domenica 12 gennaio dalle 11 alle 12, potranno partecipare a "Esplosioni di Macchie", le visite guidate ad hoc alla scoperta della pittura con laboratori didattici in cui i piccoli visitatori si divertiranno a rielaborare con la loro creatività alcuni dei paesaggi e delle marine esposti in mostra. Sulle riproduzioni di queste opere i bambini dovranno colorare utilizzando le macchie di colore proprio come facevano i Macchiaioli.

Sul tema dell'evoluzione e dell'eredità della pittura macchiaiola Simona Bartolena incentrerà anche l'ultima conferenza di approfondimento sulla Pittura di Macchia, che si terrà Giovedì 12 dicembre, alle ore 21.00, ad ingresso libero, a Palazzo delle Paure. In questa occasione interverrà anche Barbara Cattaneo, che presenterà l'opera "Soldati in attesa" (1890 circa) di Ruggero Panerai, allievo di Giovanni Fattori, recentemente donata al Sistema Museale Urbano lecchese ed esposta nella Galleria d'Arte Moderna a Villa Manzoni.

La partecipazione alla visita è su prenotazione (massimo 30 partecipanti) con il biglietto della mostra che include le attività didattiche gratuite, l'età consigliata è dai 5 agli 11 anni.

La mostra è visitabile dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 19, il sabato, la domenica e festivi dalle 10 alle 19, chiusa il lunedì. L'ingresso alla mostra costa 10 euro (intero), 8 euro (ridotto: ragazzi dai 14 anni ai 18 anni, over 65, gruppi precostituiti di adulti oltre le 15 persone) e 5 euro (ridotto speciale scuole e bambini dai 6 ai 13 anni). è gratuito per i visitatori disabili muniti di certificazione attestante una invalidità superiore al 74%, un accompagnatore visitatore disabile solo in caso di non autosufficienza, giornalisti con tessera in corso di validità, bambini fino ai 5 anni, accompagnatore scolaresche 2 per gruppo, accompagnatore gruppi adulti 1 per gruppo, possessori abbonamenti Musei Lombardia Milano. La biglietteria chiude un'ora prima.

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