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Cultura (47)

Venerdì, 08 Novembre 2019 06:59

INAUGURAZIONE TRITTICO A VARENNA SABATO 09/11

Scritto da in Cultura

La expo fotografica “ROMANO GUARDINI, CITTADINO DI VARENNA E DEL MONDO”, nella graziosa chiesetta di Santa Marta in piazza S.Giorgio, inaugura sabato 9 novembre 2019 alle ore 11 il III TRITTICO di Varenna sul Lario.
Questo titolo emblematico e suggestivo richiama l'attenzione generale su una straordinaria figura e sul bel borgo lariano, divenuto ormai fecondo epicentro di pregnanti attività culturali e non solo.

Il sottotitolo “VORREI AIUTARE GLI ALTRI A VEDERE CON OCCHI NUOVI” ci fa entrare nel vivo del sentire e del pensare di Romano Guardini che soggiorno ripetutamente nella materna villa varennese.

Che cosa comunica al mondo contemporaneo Romano Guardini? Perché la sua persona e le sue opere sono basilari per gli uomini e le donne e, soprattutto, per i giovani del terzo millennio? Perché Papa Francesco lo ha   citato nella sua ultima Enciclica ? A queste e altre domande cerca di rispondere la mostra fotografica, che vuole far incontrare l’“uomo” Guardini. Un uomo, il cui cuore inquieto e spalancato non ha mai smesso, durante tutta la  vita, di porre domande a se stesso, alla realtà nella sua continua inarrestabile evoluzione. Un uomo, che non ha mai smesso di porre domande ai suoi studenti, alle istituzioni, alla Chiesa, dando così mirabilmente voce alle domande di ogni uomo, donna o giovane. Mediante i luoghi e gli avvenimenti salienti della sua vita, documentati con fotografie, testi, disegni e oggetti personali, la sua figura emerge in tutta la sua semplice ma feconda apertura ai molti contesti del sapere, come anche agli aspetti più quotidiani della vita.

Perché dunque questa mostra su Romano Guardini nell’ambito del Trittico di Varenna?
Il teologo italo tedesco (Verona, 1885-Monaco 1968), caro a Benedetto XVI e a Francesco I, è stato uno degli ispiratori della Rosa Bianca, movimento di protesta anti-nazista. Proprio sul Lario e in particolare a Varenna, a metà del XX secolo, egli ebbe modo di meditare e strutturare alcuni capisaldi della sua filosofia teologica e sociale, con speciali approfondimenti sui temi eco-ambientali, intesi come segni -da amare e preservare- della Munificenza divina.
Il percorso speculativo di Guardini ha raggiunto altezze inesplorate e insuperate, mentre egli percorreva  -con i piedi ben aderenti al terreno della esperienza meditativa- i sentieri e le mulattiere di Varenna, catturato da infinite e suggestive immagini, da paesaggi che gli si imprimevano nella mente con vividi dettagli-

Negli anni intorno al 1930 egli scrisse infatti le famose "Lettere dal lago di Como", opera che il cardinale Martini fece ristampare per far conoscere il pensiero di uno scrittore da lui definito “uno dei primi veri ambientalisti”. Anche David Maria Turoldo, che trovò ispirazione e quiete a Varenna, ammirava le intuizioni e gli scritti di Romano Guardini.
In buona sostanza le opere di quest'ultimo, pur datate, per la loro raffinatezza e profondità sono ancor oggi attualissime come nelle riflessioni sull’Europa, parlando ancor oggi a tutte le generazioni, in virtù di una nitida osservazione e di una sincera penetrazione della realtà dell'ambiente e dell'umanità, il tutto in una dimensione di integrità e di beltà oltre ogni caducità terrena.
Ecco quindi che negli  approfondimenti del “III TRITTICO – Per navigare insieme nella storia, nell'etica e nell'arte” non poteva mancare una degna celebrazione di Romano Guardini.

Mercoledì, 06 Novembre 2019 09:40

A VARENNA SI RICORDA GIORGIO LA PIRA

Scritto da in Cultura

Con il patrocinio di
GIORGIO LA PIRA:
IERI, OGGI, DOMANI.
09 | 10 NOVEMBRE
A VARENNA 2019
David Maria Turoldo
Non perdere tempo a scrivere
tradirai di meno,
vai torna a vedere,
vai ad esempio sulla sera,
d’autunno da solo,
a Varenna,
sul molo, in silenzio
nell’ora della luce obliqua e velata:
alle spalle le case anch’esse in punta
di piedi dai ripidi vichi ferme a guardare.
Meglio se persona amica t’accompagna
- ma in silenzio - qualcuno che ti sia indiviso:
gioia lo esige onde farsi ancora più godibile:
è l’ora della pace.
Vai e vedi e guarda
e lascia che ti prenda la grazia
e tu ami perfino di essere quello che sei.
E meglio è se qualcuno potesse appena
affidare ai colori (ma quali? e come?) il prodigio:
con la passione di Van Gogh,
perché duri, e grazia ancora continui a sperare:
ma tu non dire nulla! …

IL VALORE DELLA CITTÀ
Giorgio La Pira
Amate la vostra città come parte integrante, per così
dire, della vostra personalità. Voi siete piantati in essa,
in essa saranno piantate le generazioni future che
avranno da voi radice: è un patrimonio prezioso che
voi siete tenuti a tramandare intatto, anzi migliorato ed
accresciuto, alle generazioni che verranno…. I bambini
saranno custoditi come la pupilla dei vostri occhi e come
la ricchezza suprema della città intera! E dove gli anziani
trovino conforto sereno e amoroso tramonto!
Design Mariangela Tentori
COMUNE DI
VARENNA
PENSIERI VARENNESI
Romano Guardini
Da ciò che è vero nasce quanto è giusto.
Coordinamento = APS Gianni BALLERIO
Giorgio La Pira, uno degli uomini nuovi auspicati da
Einstein, individuò Hiroshima come il momento di frattura
tra la vecchia cultura della competizione e la nuova
condivisione planetaria.
Originario della Sicilia, emigrato al nord, toscano di adozione,
fu professore di diritto romano, membro dell’Assemblea
Costituente, deputato, sottosegretario, sindaco
di Firenze, che con lui divenne un laboratorio di pacificazione
sociale e uno spazio di libere comparazioni per
ogni religioni e ideologia.
La passione per il dialogo lo portò a varcare le frontiere
erette dal contrasto ideologico fra il sistema comunista
dell’URSS e il neoliberismo delle Potenze Occidentali e
quelle insanguinate dai conflitti armati come il Medioriente
e il Vietnam, dove incontrò Ho Chi Minh.
Fu definito “visionario pragmatico’’ , ‘’folle molto sagace’’,
“indomito precursore’’, ‘’inarrestabile trascinatore di governi
e statisti’’. Con lui Firenze si gemellò con Filadelfia,
Kiev, Kyoto, Fez e Reims. Nominò cittadini onorari
U Thant, Léopold Senghor e Le Corbusier. Promosse il
Comitato internazionale per le ricerche spaziali, tavole
rotonde sul disarmo, iniziative volte a mettere in luce il
terzo mondo e gli stati africani emergenti. Lanciò l’idea
di un’università europea da istituire a Firenze. Nel 1952
organizzò il Primo Convegno internazionale per la pace
e la civiltà. Iniziò un’attività, unica in Occidente, tesa a
promuovere contatti vivi, profondi, sistematici tra i politici
di tutti i Paesi. A Palazzo Vecchio, nel 1955, i sindaci
delle capitali del mondo siglarono un patto di amicizia.
A partire dal 1958 organizzò i Colloqui mediterranei cui
partecipano anche arabi e israeliani. Ricevette la più alta
autorità di Pechino. Nel 1959 parlò al Soviet Supremo
di Mosca a favore della distensione e del disarmo, con
il benestare del Papa ma non del Ministro degli esteri
italiano. Nel 1967 fu eletto presidente della Federazione
Mondiale delle Città Unite. Il suo slogan era “Unire le città
per unire le nazioni’’. Dopo la guerra dei sei giorni visitò
Hebron, Gerusalemme, l’Egitto. Per sei anni, tramite la
Federazione, si adoperò attivando le istituzioni di tutto il
mondo per organizzare incontri al vertice in materia di
disarmo, pace e sicurezza.
La sua azione è stata definita ‘’l’arte della pace’’.
GIORGIO LA PIRA PROGRAMMA

SABATO 09 NOVEMBRE
11.00 Inaugurazione Expo “Romano Guardini
in Varenna e nel mondo”
12.00 BORGO STORICO Aiuola delle “Religioni Unite
per la Pace” (con giovani dei 5 continenti)
15.00 VILLA MONASTERO
• Cantico per l’unità e la fraternità dei popoli
• Lettura recitata del carme “A Varenna”
di David Maria Turoldo.
• Convegno “Libertà e Doveri nella Costituzione
della Repubblica Italiana”
• Conferimento speciali benemerenze
a Giuseppe Lazzati (in memoriam)
e Federigo Giordano (Comandante Gek)
21.00 CHIESA SAN GIORGIO Concerto

DOMENICA 10 NOVEMBRE
10.00 VILLA CIPRESSI
• Saluto delle Autorità e Prolusioni Ufficiali
• Adunanza dei Sindaci Fondatori della Rete Comuni
Lapiriani e Istituzione Ufficiale del relativo Comitato
• Testimonianze su Giorgio La Pira
A cura di Mario Primicerio, presidente Fondazione
La Pira e Paolo Grossi, Presidente emerito
della Corte Costituzionale
• Presentazione in anteprima della VI Conferenza 2020
“Spes contra Spem”, nella primavera 2020
13.00 Brunch
15.00 • Tavola rotonda “Il dialogo interreligioso oggi:
una sfida ineludibile”
Con la presenza di Religions for Peace Europe
e dei rappresentanti di varie confessioni
• Interludio “Seminatori di Fraternità e Pace”
con Mario Boni, Vittorio Zanetto e Italo Duranti
• Momenti artistici a sorpresa
19.00 Crepuscolo alpino-lacustre e saluti finali

IN ALLEGATO LA LOCANDINA DEL PROGRAMMA

Domenica, 03 Novembre 2019 08:37

IL MEAB A MATERA PER UNA MOSTRA SUL PANE

Scritto da in Cultura

Mostra "Esporre il pane. Musei e dialoghi espositivi"

14 ottobre - 17 novembre 2019

Nell’ipogeo che ospita una delle sedi della Fondazione Sassi, è in corso a Matera fino al 17 novembre la mostra “Esporre il pane. Musei e dialoghi espositivi" inaugurata il 14 ottobre, dopo il convegno "Il senso del pane. Sguardi di antropologia”. Ai due eventi è stato invitato il Museo Etnografico dell’Alta Brianza con sede a Galbiate, che dal 2003, anno della sua apertura al pubblico, rappresenta un’istituzione particolarmente attiva ed apprezzata del nostro territorio, anche tra i musei demoetnoantropologici a livello nazionale. Infatti a Matera per questo appuntemento di studio legato al pane sono stati invitati cinque musei di altrettante regioni italiane, tra cui il MEAB. Il museo con sede nel Parco Monte Barro, ente sovarcomunele che lo finanzia, ha avuto negli anni vari riconoscimenti e diversi premi per il valore delle sue ricerche, delle sue pubblicazioni e per la capacità di coinvolgimento sociale che esprime.

Il convegno materano ha visto gli interventi di vari docenti universitari e dei direttori dei musei invitati per la mostra, che hanno parlato del pane nelle diverse tradizioni regionali ma anche delle virtù alimentari e dei valori simbolici legati a questo alimento diffuso presso gran parte delle culture umane.

Oltre al Museo Etnografico dell’Alta Brianza hanno presentato le loro ricerche e un saggio dei loro patrimoni il Museo dei Monte Lepini di Roccagorga (Latina), il Museo Pasqualino di Palermo (Sicilia) (Museo Majorano di Taranto e il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (Pr).

Per l’occasione il Museo Etnografico dell’Alta Brianza ha realizzato nei mesi che hanno preceduto l’evento materano un documentario, realizzato con la regia di Massimo Pirovano, direttore del MEAB, e le riprese di Giosuè Bolis, intitolato Il cibo di tutti. Etnografie del pane in Lombardia. Il film è articolato in tre capitoli che rappresentano altrettanti punti di vista sule culture del pane, ieri ma soprattutto oggi, secondo la prospettiva dell’etnografia che si distingue da quella storica pur comprendendola. Per venire alle tre parti del documentario, Pani al museo presenta, attraverso le parole delle loro guide, due musei lombardi distanti tra di loro e diversi per il punto di vista che offrono al visitatore, parlando di cereali e di pani: il Museo del Pane di Sant’Angelo Lodigiano lo fa considerando la storia della ceralicolutura e della panificazione su una scala internazionale, dalla preistoria ai decenni scorsi, e nel caso del Museo Vallivo di Valfurva, parlando del posto che pane di segale occupava nel lavoro e nella vita tradizionale degli abitanti della valle.

In entrambi i casi oggetti, prodotti e attrezzature sono affiancati da filmati che illustrano le varie fasi produttive che dai lavori agricoli portano al consumo dei pani. Pani di famiglia costituisce invece un omaggio a tre famiglie brianzole che dall’ 800 o dal primo ‘900 portano avanti un lavoro che richiede sacrifici, passione e varietà di competenze, oltre che capacità di adeguarsi al mercato, a volte anche condizionandolo in senso positivo: si tratta dei panifici Ronchetti di Galbiate, Cattaneo di Sirone e Riva di Sala al Barro. Il documentario mostra come si svolge oggi il lavoro nei forni, evidenziando il rilievo che nella produzione continuano ad avere i pani tradizionali, anche festivi come i cavigión di mezza Quaresima, e i pani o i prodotti da forno che si sono aggiunti negli ultimi decenni. In questo capitolo del film si fa cenno anche all’iniziativa di solidarietà sociale del “Pane sospeso” promosso dai panificatori lecchesi negli ultimi anni. La terza parte del documentario intitolato Pani migranti è dedicato ad alcune donne e ad alcuni uomini arrivati in Italia da Paesi lontani con i loro costumi alimentari e quindi anche con i loro pani.

Per qualche prodotto si parte dalla ricetta affidata a un fornaio brianzolo o lecchese che l’ha poi realizzato, ma la maggior parte delle protagoniste e dei protagonisti parlano delle loro usanze facendo in prima persona i pani, lievitati o meno, cotti in forno o sul fuoco, frutto di tradizioni secolari nei Paesi di provenienza o influenzati da abitudini portate dai colonizzatori; pani consumati quotidianamente o realizzati per qualche occasione festiva. Il film si conclude con le immagini dei “Pani del Mediterraneo” che ogni anno, in una piazza di Lecco, permette ai passanti e in primo luogo ai lecchesi di assaggiare vari cibi che gli stranieri offrono loro, scoprendo sapori nuovi forse destinati ad entrare nella nostra dieta quotidiana, come è accaduto nei secoli e nei decenni passati per altri cibi, che consideriamo ormai per noi “normali”.

Nei prossimi msei il film verrà presentato al pubblico del Lecchese e della Brianza, a partire da una proiezione che avrà luogo al MEAB.

Il documentario Il cibo di tutti. Etnografie del pane in Lombardia ha goduto della collaborazione di diversi enti e associazioni, di cui l'allegato presenta i loghi.                                     

Massimo Pirovano, Direttore MEAB

A VILLA MONASTERO INAUGURATA LA MOSTRA SU ANTONIO GHISLANZONI: FINO AL 2 FEBBRAIO DOCUMENTI INEDITI E TESTIMONIANZE DEL LARIO DEL XIX SECOLO

Sabato 26 ottobre a Villa Monastero di Varenna è stata inaugurata la mostra Carte in…cantate dedicata alla figura di Antonio Ghislanzoni.

Fino al 2 febbraio 2020 sarà possibile ammirare una serie di lettere e documenti inediti che testimoniano i rapporti del poeta e librettista originario di Lecco con altri artisti di punta della scena culturale lombarda del XIX secolo.

L’apertura della mostra si è tenuta alla presenza della Consigliera provinciale delegata alla Cultura Irene Alfaroli e del Vice Sindaco di Varenna Nives Balbi.

Presente anche Anna Ranzi, conservatore della Casa Museo di Villa Monastero, che ha curato la realizzazione dell’evento e del catalogo della mostra insieme agli studiosi Carlo Tremolada, dal 1996 responsabile del Centro Studi Ghislanzoni e Francesco D’Alessio, dalle cui ricerche è nata l’idea dell’iniziativa. D’Alessio, autore di numerose pubblicazioni sul territorio lecchese, ha ricostruito fin nei più minuti dettagli la storia della famiglia Ghislanzoni e ha intrattenuto i presenti suonando una polka di Paolo Giorza (1832-1914) e un valzer di Graziano Tubi (1825-1904) al pianoforte nella sala musica della Casa Museo.

In mostra, oltre ai documenti autografi provenienti da collezioni private e conservati nell’Archivio della Casa Museo, compare anche una piccola serie di vedute delle dimore lariane e dei laghi briantei e altri dipinti inediti realizzati da artisti lombardi dell’Ottocento, una ricca collezione di quaranta pubblicazioni realizzate o curate da Ghislanzoni, libretti e altre composizioni musicali tra le più conosciute dell’autore, tra cui lo spartito dell’Aida di Giuseppe Verdi, provenienti dal Fondo Tubi-Calvi generosamente prestati per l’occasione e illustrati da Umberto Calvi.

La mostra rimarrà aperta al pubblico venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 novembre, tutte le domeniche fino al 2 febbraio, tutti i giorni nel periodo natalizio dal 26 dicembre al 6 gennaio nell’orario di apertura invernale della Villa. Il costo è compreso nel biglietto d’ingresso.

Per ulteriori informazioni: www.villamonastero.eu, Facebook e Instagram.

È stata inaugurata ieri, e sarà visitabile fino al prossimo 6 novembre, la mostra dal titolo "L'anatomia di Leonardo: un confronto tra arte, scienza e medicina" allestita nella Hall dell’Ospedale Mandic di Merate dalla delegazione FAI dell'Alta Brianza in stretta collaborazione con l’ASST di Lecco.

La particolare esposizione, che vede una serie di studi anatomici realizzati e messi a confronto con le moderne immagini radiologiche di alcuni organi studiati da Da Vinci e da lui raffigurati in disegni ora contenuti nel Codice Windsor, “porta a Merate il grande Genio di Leonardo nel 500esimo anniversario dalla sua morte – spiega Paolo Favini, Direttore Generale dell’ASST di Lecco –. Una mostra, questa, che congiunge la cultura artistica a quella medica, visto che nei disegni del Maestro è lampante l’interesse per l’esplorazione e la scoperta della Scienza e della Medicina”.

A presentare la mostra, e il più ampio progetto nel quale essa è inserita, Marcella Mattavelli, Presidentessa della Delegazione FAI dell'Alta Brianza, che ha promosso l’iniziativa e la collaborazione tra le diverse Istituzioni.
Ad illustrare nello specifico i segreti delle immagini esposte, Andrea Cozzi, Dottorando di Ricerca in Medicina Translazionale dell’Università degli Studi di Milano e tra i curatori della mostra.
“Siamo molto grati al Direttore Generale dell’ASST di Lecco e al Sindaco di Merate, Massimo Panzeri, per aver accolto questa iniziativa e a tutti i curatori per loro pronta accoglienza della nostra proposta di portare questa mostra al Mandic, nell’ambito del progetto FAI Lombardia Sulle Tracce di Leonardo con il FAI. Da Milano alla Valle dell’Adda e dintorni” dichiara Marcella Mattavelli.
“Con il Presidente del FAI Lombardia Andrea Rurale siamo molto felici che grazie alla lente delle celebrazioni leonardesche abbiamo potuto verificare ancora una volta quanto la bellezza genera rapporti e contatti che permettono di creare iniziative di valore alla portata di tutti, per la valorizzazione del patrimonio culturale dei nostri Territori” precisa Mattavelli.

Sabato inaugurazione del restauro del piano terra di Villa Manzoni e del nuovo allestimento del Museo Manzoniano in programma alle 18:30 a Villa Manzoni.

Lecco, 26 ottobre 2019 , ore 18 .30

Programma
Saluti
Virginio Brivio
Sindaco di Lecco
Simona Piazza
Assessore alla Cultura, Comune di Lecco

Interventi
Luca Rinaldi
Soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese
Mario Romano Negri
Fondazione Comunitaria del Lecchese ONLUS
già membro della Commissione Arte Cultura Fondazione Cariplo
Massimo Gatti
Dirigente Area Educativa e Culturale, Comune di Lecco

Tavola rotonda
Maria Mimmo
Funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese – Direttore dei lavori di restauro
Mauro Rossetto
Si.M.U.L - Direttore Scientifico del Museo Manzoniano
Barbara Cattaneo
Si.M.U.L - Direttore Scientifico delle Gallerie d’Arte
Massimo Negri
Diennepierre Architetti Associati, Architetto

Moderatrice dell’incontro: Katia Sala, giornalista
Performance di Videomapping a cura di Igor Imhoff
Visita libera del nuovo Museo
DJ Set a cura di DJ Mena

Apre le porte il nuovo Museo Manzoniano!
Una settimana di visite e visite guidate gratuite ai nuovi allestimenti


Da domenica 27 ottobre a domenica 3 novembre compresi Villa Manzoni e il nuovo Museo Manzoniano resteranno visitabili gratuitamente.

Durante tutta la settimana, che si colloca  all'interno della rassegna Lecco città dei Promessi Sposi, sono previste anche visite guidate gratuite su prenotazione.

Per partecipare occorre telefonare al numero 0341 481247 - 249 oppure scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Gli orari di apertura al pubblico di Villa Manzoni sono da martedì a venerdì dalle 9:30 alle 18,  sabato e domenica dalle 10 alle 18.



a giovedì prossimo alla Torre Viscontea in mostra "Arturo Bonanomi. Tra lago e monti"
Le opere dell'artista lecchese alla Torre Viscontea fino al 30 novembre

Giovedì 31 ottobre alle 18 presso la Torre Viscontea in piazza XX Settembre a Lecco inaugura la mostra "Arturo Bonanomi. Tra Lago e Monti": tema dominante dell'esposizione è il nostro territorio, restituito nelle pennellate sapienti di Bonanomi alla metà del secolo scorso; scorci paesaggistici di montagne, vallate, antichi borghi e vedute del lago.

È proprio la particolare attenzione dedicata al mondo agreste, alla sua immagine nostalgica ed al suo ricordo, che colloca la mostra all’interno della rassegna Lecco Città dei Promessi Sposi. Il festival infatti, nato con lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale della città manzoniana, sostiene la cura proprio di quel paesaggio naturale che Bonanomi amava dipingere e che Manzoni rese noto al mondo nel suo celebre "Addio monti".

Saranno esposte opere scelte del pittore, eseguite in gran parte negli anni ’70, periodo di maggiore maturazione dell'artista. I dipinti riportano alla memoria un tempo dove il paesaggio manteneva ancora un sapore ottocentesco; in cui rustici e casolari, inseriti in un mondo agreste, ricordano atmosfere d’arcadia dal sapore d’infanzia. Scorci di paesaggio o angoli nascosti che quasi non esistono più, trasformati dal progresso e dall’intensa espansione urbanistica. Bonanomi presenta il territorio com’era: un mondo fantastico, amato dagli scrittori romantici e raffigurato nelle stampe ottocentesche dei grandi viaggiatori, tradotte in pittura dall'artista per farcene memoria storica da tramandare ai nostri figli.

La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 30 novembre, il martedì e il mercoledì dalle 9.30 alle 14.00, da giovedì a domenica dalle 15 alle 18. Chiusa il lunedì.
Arturo Bonanomi

Arturo Bonanomi (Calolziocorte, 1920 - Lecco, 2010) muove i primi passi nel mondo dell’arte come decoratore e restauratore, per poi affermarsi in qualità di artista grazie anche alla frequentazione dei maestri del territorio, quali Frisia e Frigerio negli anni '30, Sora negli anni '50 e Vitali negli anni '60.  Negli anni '70 e '80 si afferma in Liguria, dove vince prestigiosi premi. Nella sua Lecco, nelle più disparate città d'Italia e all'estero, tiene decine di mostre personali, venendo ovunque riconosciuto e apprezzato.

Domenica, 20 Ottobre 2019 14:01

CARTE INCANTATE A VILLA MONASTERO

Scritto da in Cultura

Comunichiamo l'inaugurazione della mostra "CARTE IN...CANTATE. ANTONIO GHISLANZONI ATTRAVERSO LE LETTERE DELL’ARCHIVIO DI VILLA MONASTERO E ALTRI INEDITI DOCUMENTI E IMMAGINI", che si terrà SABATO 26 OTTOBRE alle 11:00 presso Villa Monastero a Varenna. La mostra è curata dalla dott.ssa Anna Ranzi, conservatore della splendida villa Monastero.
Ricordiamo che questa iniziativa è anche prima tappa del programma "Letteratura in scena" che abbiamo presentato lo scorso giugno: un percorso che raggruppa iniziative organizzate da diversi enti e associazioni e legate a tematiche inerenti la vicenda musicale dell'opera "I Promessi Sposi" di Errico Petrella, di cui ricorrono quest'anno i centocinquanta anni dalla prima rappresentazione. Il percorso proseguirà con la mostra dedicata a Manzoni nelle collezioni private lecchese (febbraio 2020) e con le Giornate FAI di Primavera, culminando in un importante convegno. Vi aggiorneremo ovviamente su queste iniziative.
Vi aspettiamo dunque numerosi all'inaugurazione della mostra "Carte in...cantate"!
Ecco di seguito il comunicato con i dettagli:
 
SABATO 26 OTTOBRE ALLE ORE 11:00 presso Villa Monastero di Varenna verrà inaugurata la mostra (che resterà aperta fino al 2 febbraio 2020) dedicata allo studio della figura del poeta lecchese Antonio Ghislanzoni attraverso le lettere, recentemente ordinate, conservate nell’archivio della Casa Museo.
 
L’iniziativa, curata dal conservatore Anna Ranzi, è frutto delle ricerche condotte da specialisti, come lo studioso Carlo Tremolada, dal 1996 responsabile del Centro Studi Ghislanzoni, e Francesco D’Alessio, che dal 2001 divulga le sue ricerche sulla rivista Archivi di Lecco e della Provincia e ha realizzato numerose pubblicazioni rivolte alla conoscenza del territorio lecchese.
 
Interessanti lettere e altri testi a carattere musicale, in maggioranza inediti e autografi, tutti provenienti da collezioni private, vengono esaminati dagli studiosi, permettendo una migliore conoscenza dei rapporti tra autori locali di fama nazionale, come il poeta lecchese Antonio Ghislanzoni (1824-1893) e altri artisti come il musicista cremonese Amilcare Ponchielli (1834-1886), i pittori Vespasiano Bignami (1841-1929) e Roberto Fontana (1844-1907), i compositori Antonio Carlos Gomes (1836-1896) e Gaetano Braga (1829-1907), che hanno fatto parte della sezione locale della Scapigliatura lombarda, movimento artistico e culturale che in Lombardia ebbe numerosi esponenti.
 
Alcuni di essi frequentavano il vivace clima culturale e artistico di Varenna nella seconda metà dell’Ottocento, illustrato nella mostra da una piccola ma significativa serie di dipinti realizzati nel corso del XIX secolo, mai esposti prima.
 
Tra questi spiccano interessanti vedute delle dimore lariane e dei laghi briantei, studiate da Elena Lissoni; due ritratti dei coniugi bergamaschi Teresa Mallegori e Pietro Sozzi, riferiti a Enrico Scuri (1805-1884) e dipinti tra il 1836 e il 1838. Per il loro figlio Luigi, musicista, Ghislanzoni scrisse ben tre libretti. Compare anche una bella veduta di Brivio, tratta da un dipinto di Giuseppe Canella, eseguita dalla Mallegori, pittrice dilettante e fervente patriota risorgimentale che espose all’Accademia Carrara e a Brera.
 
Completano l’esposizione un’inedita veduta del centro lago del lecchese Carlo Pizzi, maestro di pittura di Ghislanzoni, e una gentildonna raffigurata sul Lario, opera del lecchese Giovanni Battista Todeschini, insieme a due composizioni dello scenografo del Teatro alla Scala Luigi Bartezago, dedicate al Salvator Rosa di Gomes, sempre su libretto di Ghislanzoni.
 
A queste opere pittoriche si affianca una copiosa serie di circa quaranta pubblicazioni realizzate o curate da Ghislanzoni nell’arco di tutta la sua lunga esistenza, tutte provenienti da collezioni private, e un ricco numero di libretti e composizioni musicali, tra cui il bellissimo spartito dell’Aida scritto per Giuseppe Verdi, provenienti dall’interessante Fondo Tubi-Calvi, generosamente prestati per questa particolare occasione.
La mostra resterà aperta fino al 2 febbraio (ingresso compreso nel biglietto di accesso al giardino e alla villa)
 

CARTE IN...CANTATE. ANTONIO GHISLANZONI ATTRAVERSO LE LETTERE DELL’ARCHIVIO DI VILLA MONASTERO E ALTRI INEDITI DOCUMENTI E IMMAGINI

Dal 26 ottobre al 2 febbraio a Villa Monastero di Varenna si terrà una mostra dedicata allo studio della figura del poeta lecchese Antonio Ghislanzoni attraverso le lettere, recentemente ordinate, conservate nell’archivio della Casa Museo.

L’iniziativa, curata dal conservatore Anna Ranzi, è frutto delle ricerche condotte da specialisti, come lo studioso Carlo Tremolada, dal 1996 responsabile del Centro Studi Ghislanzoni, e Francesco D’Alessio, che dal 2001 divulga le sue ricerche sulla rivista Archivi di Lecco e della Provincia e ha realizzato numerose pubblicazioni rivolte alla conoscenza del territorio lecchese.

Interessanti lettere e altri testi a carattere musicale, in maggioranza inediti e autografi, tutti provenienti da collezioni private, vengono esaminati dagli studiosi, permettendo una migliore conoscenza dei rapporti tra autori locali di fama nazionale, come il poeta lecchese Antonio Ghislanzoni (1824-1893) e altri artisti come il musicista cremonese Amilcare Ponchielli (1834-1886), i pittori Vespasiano Bignami (1841-1929) e Roberto Fontana (1844-1907), i compositori Antonio Carlos Gomes (1836-1896) e Gaetano Braga (1829-1907), che hanno fatto parte della sezione locale della Scapigliatura lombarda, movimento artistico e culturale che in Lombardia ebbe numerosi esponenti.

Alcuni di essi frequentavano il vivace clima culturale e artistico di Varenna nella seconda metà dell’Ottocento, illustrato nella mostra da una piccola ma significativa serie di dipinti realizzati nel corso del XIX secolo, mai esposti prima.

Tra questi spiccano interessanti vedute delle dimore lariane e dei laghi briantei, studiate da Elena Lissoni; due ritratti dei coniugi bergamaschi Teresa Mallegori e Pietro Sozzi, riferiti a Enrico Scuri (1805-1884) e dipinti tra il 1836 e il 1838. Per il loro figlio Luigi, musicista, Ghislanzoni scrisse ben tre libretti. Compare anche una bella veduta di Brivio, tratta da un dipinto di Giuseppe Canella, eseguita dalla Mallegori, pittrice dilettante e fervente patriota risorgimentale che espose all’Accademia Carrara e a Brera.

Completano l’esposizione un’inedita veduta del centro lago del lecchese Carlo Pizzi, maestro di pittura di Ghislanzoni, e una gentildonna raffigurata sul Lario, opera del lecchese Giovanni Battista Todeschini, insieme a due composizioni dello scenografo del Teatro alla Scala Luigi Bartezago, dedicate al Salvator Rosa di Gomes, sempre su libretto di Ghislanzoni.

A queste opere pittoriche si affianca una copiosa serie di circa quaranta pubblicazioni realizzate o curate da Ghislanzoni nell’arco di tutta la sua lunga esistenza, tutte provenienti da collezioni private, e un ricco numero di libretti e composizioni musicali, tra cui il bellissimo spartito dell’Aida scritto per Giuseppe Verdi, provenienti dall’interessante Fondo Tubi-Calvi, generosamente prestati per questa particolare occasione.

La mostra, cui è dedicato il nuovo numero dei Quaderni di Villa Monastero, verrà inaugurata sabato 26 ottobre alle 11.00 e sarà visitabile nel consueto orario invernale di apertura della Villa; il costo è compreso nel biglietto di ingresso.

Per informazioni: www.villamonastero.eu, www.facebook.com/villamonasterolc e www.instagram.com/villamonastero.

Come ci ricorda Piefranco Mastalli, autore di una ricerca piuttosto interessante pubblicata alcuni anni fa sul partigiano Francio, nella vita Francesco Magni di Introbio, professore in Lettere che aderi' giovanissimo alla Resistenza, e morto in circostanze misteriose (probabilmente annegato) sul Lago di Mezzola nel 1947 , a Introbio si comincio' abbastanza presto a pensare di commemorare i partigiani uccisi nella rappresaglia nazi-fascista dell'Ottobre 1944.

Come ricordato anche da Gabriele Fontana, autore di "Anni difficili in Valsassina", la rappresaglia era dovuta anche all'attentato compiuto il 4 Settembre 1944 contro l'auto di un gerarca fascista,  Luigi Gatti, che soggiornava a Cremeno ma operava a Monza. Nell'attentato, diretto da Angelo Villa detto "Fiorita" (poi catturato e morto a Mathausen) compiuto a una curva tra Maggio e Balisio, rimasero uccisi l'autista di Gatti (che per sua fortuna era rimasto in albergo) la moglie del gerarca e una povera ragazza a cui era stato dato un passaggio , Teresa Scaccabarozzi.

La fucilazione fu compiuta davanti al cimitero di Introbio, e nel 1946, come dimostra la lettera di Francio (il quale era stato a sua volta catturato e torturato dai fascisti, ma poi venne rilasciato), lettera inviata all'Anpi, ci si adopero' sia per costruire una lapide alla memoria,su progetto dell'ing. Amigoni di Lecco, sia per dare una degna sepoltura alle vittime della rappresaglia.

Foto ricevute da Pierfranco Mastalli, per gentile concessione

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