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Un quarto rischia di non arrivare a settembre. Servono sostegni immediati”

“Le imprese del trasporto persone sono allo stremo. Servono rapidi e tangibili interventi a loro sostegno. Altrimenti entro settembre il comparto perderà almeno un quarto delle imprese”.

A lanciare l’allarme in una nota è CNA Fita, che rappresenta a livello nazionale oltre 9mila imprese tra tassisti, ncc auto e autobus su un totale di circa 38mila imprese, in larga parte artigiane, con 40mila addetti e 70mila veicoli.

“Questo settore – prosegue il comunicato - ha subito, sta subendo e rischia di subire ancora a lungo gli effetti negativi della pandemia. Eppure è scarsamente considerato benché nella fase di emergenza, e tuttora, abbia operato con obblighi di servizio, come nel caso dei taxi, e in totale rimessa e fatturato a zero nel caso di ncc e autobus.

Pur comprendendo il forte stato di disagio delle imprese, abbiamo deciso di non aderire a nessuna forma di protesta, almeno in questa fase. Attraverso l’interlocuzione a tutti i livelli con le istituzioni ci auguriamo che le nostre proposte vengano accolte nella fase di conversione e di emanazione dei prossimi provvedimenti.

E’ necessario trovare soluzioni capaci di contenere le principali voci di costo e al tempo stesso lavorare su interventi in grado di stimolare una nuova domanda di trasporto, con forme di integrazione al Trasporto pubblico locale, e di aprire nuovi segmenti di mercato, come i servizi dedicati nell’ambito socio-sanitario, stanziando risorse specifiche e rafforzando le misure di sostegno in termini di ristoro a fondo perduto.

Il dramma che si sta prefigurando per le imprese non può essere sottovalutato. Le poche risorse a disposizione – conclude CNA Fita - vanno indirizzate con oculatezza per sostenere concretamente il settore”.

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Giovedì, 28 Maggio 2020 07:19

“Covid-19 ha azzerato il turismo”

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Ripartire dal mercato di prossimità

Bonfiglio (Terranostra): “Dall’estero tanti clienti chiedono quando si potrà raggiungere il territorio”

Cibo “importante valore aggiunto” – Trezzi: “Bene appello a passare le vacanze in Italia”

COMO-LECCO – “Tre mesi che hanno azzerato il turismo in uno dei luoghi più belli del mondo, come il lago di Como”. Una larga fetta dei 10 milioni di presenze turistiche perse in Lombardia negli ultimi tre mesi a causa dell’emergenza coronavirus. “Una crisi che ha colpito l'intero comparto dell'incoming, compresi gli agriturismi: bene quindi l'invito rilanciato anche a livello governativo a passare le vacanze in Italia per aiutare il Paese a ripartire nella Fase 2” sottolinea il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi.

Una presenza, quella degli italiani, “ancor più strategica e necessaria nel comprensorio lariano, che si trova a fare a meno anche del tradizionale bacino di mercato internazionale: è infatti preponderante l'arrivo di stranieri da tutto il mondo sulle nostre riviere e nei nostri agriturismi, che possono contare su una reputazione altissima: i punteggi delle recensioni, lo scorso anno, sono state altissime e lusinghiere, con migliaia di turisti che, da tutto il mondo, hanno voluto scrivere il proprio “grazie” sulle bacheche delle principali piattaforme online”.

La decisione sul via libera allo sconfinamento tra regioni è quindi attesa per programmare le vacanze da 7 milioni di italiani che scelgono il mese di giugno per mettersi in viaggio, pur con l’incognita delle tempistiche per il territorio lombardo. Se la presenza straniera in Italia rappresenta comunque una pesante incognita, la speranza – sottolinea la Coldiretti – viene infatti riposta sul 40% di italiani che preferiva viaggi all’estero e che quest’anno potrebbe decidere di rimanere nel Belpaese secondo l’Enit.

Intanto sono molti i turisti stranieri che “vorrebbero tornare, ma ancora non sanno quando potranno farlo” commenta Emanuele Bonfiglio, presidente dell’associazione agrituristica Terranostra Como Lecco. “Sarà quindi una ripartenza graduale, e il primo invito a scoprire i nostri laghi e le nostre valli va fatto, appunto, ai nostri connazionali: si va verso un'estate “a filiera corta” anche negli spostamenti, ed è l'occasione di prendere coscienza delle impareggiabili bellezze che la nostra Lombardia e il comprensorio lariano sanno e vogliono offrire”.

Una ripresa utile anche a dare ossigeno alla grande rete agroalimentare del territorio, che si trova pagare un conto salato per l’azzeramento della spesa turistica: il cibo è il vero valore aggiunto delle vacanze nel comprensorio lariano, forte di autentici tesori della tavola che hanno saputo valicare i secoli: dai formaggi come la Semuda, come gli stracchini o i caprini, fino ai salumi di qualità, alle polente, al miele, alle confetture e a una miriade di ricette che oggi i nostri agriturismi tramandano al futuro.

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L’esclusione dal beneficio è una discriminazione incomprensibile”

Anche le imprese artigiane della ristorazione devono essere esonerate dal pagamento della Tosap, l’imposta per l’occupazione di suolo pubblico. La CNA sollecita Governo e Parlamento a modificare l’art. 181 del DL Rilancio che prevede il beneficio fiscale fino al prossimo 31 ottobre soltanto per le attività turistiche e i pubblici esercizi.

Nell’attuale formulazione le imprese artigiane come pizzerie a taglio, gelaterie, pasticcerie ecc. non sono ammesse all’esonero del pagamento della Tosap, con una evidente discriminazione nei confronti di decine di migliaia di attività che sono state fortemente penalizzate dalla crisi epidemiologica.

Inoltre le imprese artigiane alimentari che rientrano nel settore della ristorazione con il codice ateco 56 e che effettuano la vendita dei prodotti con consumo sul posto non possono chiedere l’utilizzo di spazi ulteriori, attigui o dislocati, così da garantire le distanze di sicurezza previste dai protocolli.

Una esclusione incomprensibile a giudizio della CNA e in contrasto con tutti i provvedimenti emanati dall’inizio della pandemia nei quali si è sempre fatto riferimento al settore della ristorazione senza alcuna distinzione tra pubblici esercizi e laboratori artigianali. La Confederazione pertanto auspica che nell’iter di conversione del decreto anche le attività artigiane della ristorazione che effettuano somministrazione non assistita di alimenti e bevande vengano inserite tra i beneficiari dell’esonero dal pagamento della Tosap e possano chiedere l’uso di spazi ulteriori.

Il comparto della ristorazione è tra i più colpiti dalla crisi con un impatto sul fatturato dell’ordine del 40-50%, parti a circa 2 punti di Pil con un terzo delle attività a rischio chiusura e la conseguente perdita di 250-300mila posti di lavoro.

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Fase 2 CNA: “Più tavoli all’aperto nelle città italiane
per far ripartire ristorazione e turismo”

“Più tavoli all’aperto nelle città italiane per far ripartire ristorazione e turismo”. A lanciare
l’appello la CNA. “Si tratta di una misura necessaria per far ripartire ristorazione e turismo
nelle piazze e nelle strade delle città, dei borghi e sui lungomare delle città rivierasche –
sottolinea il comunicato della Confederazione - Dare la possibilità di occupare superfici più
ampie significa dare la possibilità ai ristoratori di recuperare coperti, rispettando le misure
interpersonali e ampliando la sensazione di sicurezza per i clienti, allo scopo di far vivere
più serenamente momenti di svago evitando gli assembramenti. Per far vivere ai turisti un
momento di spensieratezza immersi nel cuore delle città, dei vicoli e delle botteghe
storiche, vicino ad un monumento. Oppure, seduti sui tavolini posizionati sugli incantevoli
lungomare delle città rivierasche, per assaporare un tramonto mozzafiato”.

“L’estate alle porte e la bella stagione – prosegue la nota - rappresentano un’occasione
irripetibile, per milioni di italiani, per vincere la paura, per uscire di casa, per viaggiare
sapendo di avere l’opportunità di esorcizzare il virus in sicurezza gustando un piatto
gourmet, un aperitivo, un caffe in grandi spazi all’aperto, nelle piazze, sui lungomare. Un
modo per rilanciare il commercio, la ristorazione e il turismo che, per quest’estate,
potranno contare quasi esclusivamente sulle presenze di turisti italiani, che a loro volta
difficilmente potranno recarsi all’estero.

E’ necessario un motivo in più per far muovere gli
italiani, per riconquistare la voglia di consumare serenamente una pizza, un gelato, un
buon piatto della tradizione culinaria italiana. Un aperitivo sotto il cielo stellato e seduti
nelle più belle piazze d’Italia rappresenta un elemento forte, un pensiero di attenzione
verso chi per mesi non ha potuto vedere amici e parenti. Verso chi è stato costretto –
conclude il comunicato della CNA - a tener chiusa la propria attività e ha bisogno di un
motivo in più per ripartire”.

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Le organizzazioni sindacali territoriali Cgil Cisl e Uil, con le relative categorie della funzione pubblica e dei pensionati, si sono incontrati in videoconferenza con il presidente del distretto di Lecco, il direttore generale dell’Ats Brianza, il direttore socio-sanitario dell’Ats Brianza, il direttore socio-sanitario dell’Asst Lecco, il presidente dell’associazione Uneba rappresentativo delle Rsa del territorio.

L’intervento delle organizzazioni sindacali è stato finalizzato a richiedere tavoli di confronto periodici sui temi dell’assetto sanitario del territorio in funzione dell’emergenza covid con l’Ats e con il distretto e gli ambiti per quanto attiene le complesse ricadute sociali sul territorio lecchese.
I sindacati hanno rappresentato la situazione grave e problematica della Rsa del territorio ad oggi non ancora sufficientemente affrontata in maniera risolutiva.

Bisogna mettere mano soluzioni organizzative nuove che prevedano oltre che ad una “rifondazione” delle strutture in maniera progettuale, anche nell’immediato la netta separazione nelle RSA tra ospiti covid – positivi e pazienti sani.
Si è ribadita la necessità di mettere a sistema la comunicazione anche con sistemi telematici tra gli ospiti Rsa e i parenti che sono all’ esterno. Un impegno in tal senso è stato richiesto dalle organizzazioni sindacali anche nel precedente incontro e condiviso da tutti.

Si è posto il tema pressante di come affrontare la presenza di pazienti covid nella domiciliarità. Le Usca (Unità speciali di continuità assistenziali) andavano istituite in una sede di continuità assistenziale nella misura di una per ogni 50mila abitanti. In tutta l’Ats della Brianza ne sono state costituite soltanto tre (Lecco, Monza e Vimercate) per un bacino di utenza di 1.205.000 abitanti e avrebbero dovuto funzionare 7 giorni su 7.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto l’adeguamento del numero delle Usca agli abitanti con un dotazione organica e professionale con protocolli d’intervento chiari, garantendo un intreccio reale con i medici di base.
Il sabato e la domenica sono rimasti prerogativa dei medici della continuità assistenziale (ex guardia medica). Sicuramente l’anello debole della catena, visto che sono stati lasciati privi di mezzi adeguati.

Le Usca sono a termine, a parte l’insufficienza in termini numerici e strutturali non è pensabile lasciare un vuoto sul piano dell’assistenza sul territorio, visto il permanere di malati covid e post covid nel proprio domicilio.
Cgil, Cisl e Uil chiedono che vengano costituiti dei nuclei di assistenza territoriale della sanità pubblica (almeno uno per ogni ambito territoriale) che prendano il posto, in modo stabile e continuativo, delle Usca (Unita Speciali di Continuità Assistenziale). Nuclei costituiti da infermieri e altre professionalità, adeguatamente formati e dotati di strumenti per supportare i medici di medicina territoriale e in rapporto con gli specialisti ospedalieri.
Solo in questo quadro si può pensare ad un ruolo diverso e una valorizzazione del ruolo e delle competenze degli stessi medici di famiglia. Tagli alla sanità e riduzione di personale e fondi hanno indotto a ridurre anche la medicina di base.

Non vi può essere alcuna fase due, riattivazione del sistema produttivo e dei servizi, se contestualmente non vi è una presa in carico delle nuove povertà e delle nuove fragilità che dietro l’angolo, sono prossime ad esplodere nella loro drammaticità. L’emergenza Covid ci pone difronte a nuove povertà ed a nuovi bisogni. Dobbiamo procedere a costruire una mappatura dei bisogni che riconosca le nuove pressanti fragilità, sia in termini numerici che di tipologia. Le organizzazioni sindacali chiedono pertanto tavoli di confronto che consentano di aggiornare tempestivamente la programmazione delle nuove necessità con distretto, ambiti, comuni.

Prendiamo atto delle risposte di Ats, Distretto, Rsa. L’Ats ha dichiarato un impegno a valorizzare le esperienze in un’ottica di miglioramento dei servizi. Non hanno mai inteso sottrarsi al confronto ma sono stati fortemente coinvolti in quello che è avvenuto.
Nelle Rsa sono stati attivati sopralluoghi di monitoraggio. La Regione sta lavorando ad un protocollo per gestire gli ingressi e le comunicazioni parentali. Tutte le strutture stanno riaprendo i rapporti parentali. Per quanto riguarda la carenza di test sierologici e tamponi si tratta di una criticità superata, a oggi sono stati fatti in un numero molto elevato.
L’Adi Covid sta funzionando, ha seguito circa settecentocinquanta cittadini sul nostro territorio. Sono state attivate degenze alberghiere per coloro che non hanno la possibilità di permanere nel proprio domicilio.

Tutti pazienti segnalati dai medici di medicina generale sono stati seguiti con il telemonitoraggio. Le Usca hanno svolto un ruolo di supporto ai medici di medicina generale gestendo a domicilio i pazienti per cui non era necessaria l’ospedalizzazione. Se dovesse esserci l’esigenza amplieremo il numero delle Usca e dei medici assegnati. Le Usca non hanno coperto il sabato e la domenica perché avremmo avuto un doppione. Sul territorio operano in maniera adeguata i medici della continuità assistenziale recandosi a domicilio del paziente.

Per quanto attiene la proposta dei nuclei di Assistenza, gli operatori sul territorio oggi già ci sono prima di costruirne altri vediamo quelli che ci sono già. Ne faremo comunque un’analisi successiva e se servirà ci attrezzeremo adeguatamente
Per quanto attiene l’emergenza sociale e le risorse da distribuire sul territorio attraverso una chiara lettura dei bisogni si esprime uno specifico impegno a far partire da subito tavoli di confronto con il sindacato, il distretto, gli ambiti ed i comuni.
È previsto il prosiego del confronto in ambito Ats Brianza nella videoconferenza già convocata per il 28 maggio.

 

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“In questa fase delicata del nostro Paese tante imprese dovranno riorganizzare le proprie attività. Alcune lo hanno già fatto. Serviranno nuove competenze: nel digitale, nei nuovi modelli organizzativi e di approccio al mercato, nella sicurezza. La formazione degli imprenditori, dei loro dipendenti, dei giovani che scommettono sul proprio futuro, è la chiave di volta nelle grandi trasformazioni come quella che stiamo vivendo in questa fase storica. Da parte delle imprese c’è rinnovata consapevolezza dell’importanza della formazione per costruire nuove competenze e adeguare quelle esistenti.

A fronte di tutto ciò, però, la formazione continua e l’aggiornamento dei lavoratori e degli imprenditori non sono stati ricompresi tra le attività riammesse al riavvio dal DPCM del 17 maggio.

Le attività formative sono consentite, infatti, esclusivamente nella modalità a distanza che solo in parte può sostituire la formazione in presenza.

Chiediamo quindi la Governo di consentire con urgenza la riapertura dell’attività di formazione, pur nel rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza, a beneficio delle imprese, dell’occupazione e del Paese”. Lo si legge in un comunicato della CNA.

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Di seguito la nota del sindaco di Lecco Virginio Brivio:

"Non nascondo perplessità legate alla nascita del gruppo autonomo consiliare AmbientalMente Lecco, venuto alla luce quasi al termine di una consiliatura, prorogata da un’emergenza sanitaria, per la quale è necessario favorire un lavoro di squadra più che mai coeso, anche a fronte dei molteplici livello di intervento, tanti inediti, che questa "fase 2" comporta.

Rispetto ovviamente questa decisione e sono certo che non mancherà la convergenza programmatica del nuovo gruppo sulle scelte di maggioranza di questo periodo, in tal senso vanno peraltro le dichiarazioni delle consigliere.

Voglio tuttavia precisare che queste dinamiche consiliari non avranno un diretto effetto politico sulle modalità di lavoro della Giunta comunale, che non vedrà espressa una rappresentanza di questo nuovo gruppo, bensì continuerà a basarsi sull’asse di riferimento PD-Appello per Lecco (che da 10 anni garantisce coesione politica e continuità amministrativa al governo della città), con il contributo di ulteriori figure assessorili, pur non appartenenti a questi due schieramenti, ma portatrici di competenze tecniche specifiche.

Questo è lo schema con il quale intendo continuare a lavorare e al quale sono certo che l’assessore Dossi, così come tutti gli altri membri della Giunta comunale, con i quali mi sono con franchezza confrontato, si atterranno, in virtù peraltro di un incarico e di un ruolo istituzionale, che quotidianamente chiama ciascuno di noi a decidere su questioni collegialmente individuate, pur in una situazione difficile".

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Il bilancio del sindaco sul periodo dell'emergenza tra dolore e gratitudine
Consonni: "Covid-19, quello che è stato fatto e chi l'ha reso possibile"

Archiviata la fase del "coprifuoco sanitario", mentre riconquistiamo gradualmente le nostre libertà, il sindaco fa il punto sulla tragedia del Covid-19, con un bilancio della situazione della pandemia a Ballabio e delle misure messe in atto, ringraziando chi si è adoperato con slancio generoso e i tanti che hanno collaborato con disciplina e responsabilità.

"Il primo pensiero - sottolinea Alessandra Consonni - va a chi ci ha lasciato il Coronavirus ha strappato a Ballabio almeno 6 stimati e benvoluti concittadini, dato ufficiale. Ai loro cari, rinnovo il più profondo sentimento di vicinanza e dolore dell'intero paese. Purtroppo ancora vi sono 10 ballabiesi che stanno combattendo con il Covid-19, confermiamo anche a loro piena disponibilità per ogni esigenza".

"Ringrazio - prosegue - il parroco don Benvenuto Riva che, in occasione della S. Pasqua, ha aderito alla richiesta di compiere quella visita ai cimiteri preclusa ai famigliari, impartendo una speciale benedizione ai defunti in comunione con il paese che lo ha seguito idealmente col pensiero o la preghiera. Ho, inoltre, ritenuto disporre che fosse il Comune a prendersi cura di tutte le tombe dei nostri cimiteri, garantendone pulizia e
decoro, provvedendo quindi a deporre su ciascuna di esse il ramoscello di ulivo pasquale: ringrazio, quindi, i nostri operatori, Giusy Adamoli e Giovanni Rapanà, per quel lavoro fatto con il cuore".

Un ringraziamento particolare a chi, in questa emergenza, si è distinto per una presenza e un impegno tali da mettere in secondo piano la propria vita familiare e professionale. "Penso - aggiunge Alessandra Consonni - al vicesindaco Giovanni Bruno Bussola, che si è occupato di situazioni critiche, ed ogni settimana ha raccolto personalmente le telefonate con la lista della spesa per gli anziani e le persone in quarantena, provvedendo poi alla consegna degli acquisti, assieme alla Protezione Civile o accompagnandomi in questo servizio. Ancora un grazie a Bussola per la premura con cui si è dedicato a promuovere attività finalizzate a informare come il WhatsApp comunale e misure volte ad alleviare i disagi dei ballabiesi, dalla raccolta straordinaria del verde al buono spesa, ottenendo, con fruttuosa trattativa, importanti sconti presso le attività commerciali che hanno aderito".

Doverosa e sentita la gratitudine del sindaco a chi ha agito in spirito di volontariato. "Voglio esprimere - sottolinea Consonni - a nome di tutto il paese assoluta riconoscenza al gruppo comunale di Protezione Civile Pino Pedrazzoli, per la quotidiana attività durante la fase più critica dell'emergenza. La nostra PC, guidata dal coordinatore Giuseppe Ruberto, ha svolto assidua opera di informazione e controllo della popolazione, collaborato alla consegna della spesa, raccolto le richieste ed eseguito consegna di mascherine. La nostra Protezione Civile, inoltre, è stata impegnata in servizi per la sicurezza degli utenti all'ospedale Manzoni di Lecco. E' stato poi possibile organizzare, sotto il presidio quotidiano della Protezione Civile e della Squad, la Squadra anti degrado del Comune, ai cui volontari va il mio ringraziamento, l'apertura straordinaria per 8 giorni, mattina e pomeriggio, del centro di raccolta differenziata".

"Un grazie - prosegue il sindaco - ai volontari della Croce Rossa per l'attività di ricambio degli indumenti dei ricoverati e di consegna farmaci a domicilio con la collaborazione dei medici e della farmacia. Doveroso, poi, il ringraziamento a tutte le forze di polizia, dello Stato e del Municipio, per l'elevata presenza e i controlli assidui sul territorio comunale, a tutte le associazioni e i privati che ci hanno aiutato e che avremo modo di ringranziare in altra circostanza, ai dipendenti del Comune, in primis a chi è rimasto a presidiare la prima linea e, in particolare, al nostro ufficio di assistenza sociale, che mi è stato di grande aiuto nell'affrontare tante situazioni dolorose e drammatiche di famiglie duramente provate dalla pandemia e dalle sue conseguenze".

Una mole considerevole di attività e iniziative ma, conclude Alessandra Consonni, "tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il senso di responsabilità e la disciplina dimostrati dai ballabiesi e il coraggioso civismo di cittadini e commercianti, della stragrande maggioranza dei concittadini che hanno rispettato regole e disposizioni e che ho sempre sentito accanto e al fianco delle istituzioni in questa battaglia per la vita: a tutti i ballabiesi un grande abbraccio di gratitudine".

 

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Coronavirus
STRANIERO (PD): “REGIONE RIMBORSA IL TAMPONE SOLO SE HA ESITO POSITIVO: È UN DISINCENTIVO. ESSERE GUARITI NON È UNA COLPA”


L’Istituto superiore di sanità ha stabilito che se un cittadino effettua un test sierologico e questo è positivo, deve sottoporsi anche al tampone naso-faringeo, per essere certi che non sia ancora contagioso. La notizia di ieri è che Regione Lombardia, nel recepire questa direttiva, ha stabilito che, nel caso in cui un cittadino effettui il test sierologico in regime privato e abbia esito positivo, rimborserà il costo dell’esame del tampone, ma solo in caso che anche quest’ultimo sia positivo. Questa indicazione è scritta nero su bianco nelle risposte alle domande più frequenti, sul sito della Regione (https://bit.ly/2AzJ3bB - sezione Faq): “In caso di positività del tampone naso-faringeo – si legge –, il costo del tampone viene restituito al cittadino nei limiti di cui alla Dgr n. 3132/2020 tramite le Ats”.

Per Raffaele Straniero, consigliere regionale del Pd, “questa è l’ennesima prova che Regione Lombardia non crede ai test diffusi e che persevera nella strategia sbagliata. È assurdo che un cittadino venga punito perché non è più infettivo, quando è proprio la Regione che, correttamente, chiede a chi ha un test positivo di sottoporsi anche al tampone. Il messaggio che la Regione dà ai cittadini che hanno avuto sintomi e che, pur chiamando i numeri verdi non sono stati visitati da nessuno, o quelli che devono tornare al lavoro a contatto con colleghi e con il pubblico, o, ancora, a quelli che sono stati a contatto con persone malate, è che se vogliono proprio fare il test devono sapere che se lo devono pagare, e se per caso nel frattempo sono guariti, si devono pagare anche il tampone. È un disincentivo bello e buono, che nasconde forse la volontà di non far emergere la dimensione reale del contagio in Lombardia e il numero delle persone che non sono mai state raggiunte dal sistema sanitario regionale”.

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 Miele: il clima condiziona la raccolta dell’acacia, nel Varesotto situazione fluida

Stagione parte sottotono in provincia: -20% sulla media secondo le prime stime, dopo un 2019 peggiore di sempre.

Domani la “Giornata delle Api”, “miele italiano è bene strategico e di qualità, importante riconoscerlo in etichetta”

VARESE – Sembra scongiurato il ripetersi di un altro “anno nero” per il miele della provincia di Varese, “ma non c’è affatto da festeggiare: le prime stime, infatti, indicano una flessione per la raccolta dell’acacia di almeno il 20% rispetto alla media, anche se è ancora presto per tracciare ogni bilancio. Stiamo smielando i primi alveari e, quindi, si tratta ancora di dati tendenziali”. E’ Maria Mineo Soldavini, apicoltrice del Varesotto, a tracciare le prime prospettive sulla stagione 2020 in occasione della Giornata delle Api che si festeggia domani (20 maggio) a livello planetario, dopo essere stata istituita dall’Onu nel 2018.

Ciò che emerge, per la provincia prealpina, è un quadro a macchia di leopardo e condizionata ancora una volta dal clima: le gelate tardive, laddove intervenute, hanno avuto ripercussioni negative, e così pure le piogge e i temporali della scorsa settimana hanno anticipato la fine delle fioriture. Va da sé che nei territori dove lo sviluppo vegetativo tende a essere più progressivo (come ad esempio le zone collinari che digradano verso i laghi) la situazione è sensibilmente migliore.

“Un altro anno con il segno meno è, purtroppo, un ulteriore colpo al cuore per un settore che ha pagato duramente l’esito disastroso della stagione 2019, che vide proprio la produzione d’acacia azzerate o ridotte del 90%: dove quest’anno si fanno 10/12 kg di raccolta, lo scorso anno non si superavano i due, e questo solo nei pochi casi più “fortunati” rispetto a un quadro nerissimo. Certo, siamo di fronte a tutt’altro scenario rispetto al 2019 ma non si tratta della svolta attesa, utile a compensare le gravissime perdite subite”.

Va ancora peggio in altre zone d’Italia, la produzione rischia di crollare fino all’80% rispetto alla media. Si tratta delle aree dove la siccità ha colpito più duramente, riducendo le fioriture e stressato le api.

Le difficoltà delle api – sottolinea la Coldiretti - sono un pericolo grave per la biodiversità considerato che sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori. In media una singola ape visita in genere circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. 3 colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni secondo la Fao.

Ora è allerta per quanto riguarda il pericolo di “invasione” di miele straniero: l’anno scorso ne furono importati quasi 25 milioni di chili, con il 40% di provenienza ungherese e oltre il 10% dalla Cina. In altre parole quasi 2 barattoli di miele su tre sono stranieri: “Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica” consiglia Coldiretti Varese attraverso il presidente Fernando Fiori.

Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

In Italia – spiega la Coldiretti – esistono più di 60 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia (che è tra i più diffusi, e con cui si produce anche il Miele Varesino Dop), al millefiori, da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino.

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