Venerdì, 13 Novembre 2020 08:52

CARENZA ESPONENZIALE DI MEDICI DI FAMIGLIA

LA CARENZA ESPONENZIALE DI MEDICI SUL TERRITORIO POTREBBE LASCIARE MOLTI LECCHESI SENZA IL MEDICO DI FAMIGLIA SI DEVE INTERVENIRE SUBITO !


Delirio leghista:
- nell’agosto 2019 al meeting di Comunione e Liberazione il numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti, suggeriva il superamento della figura dei medici di famiglia in quanto superflui, antiquati e quindi non più utili perché scrivono solo ricette.
- In questi giorni, come se i servizi sanitari fossero un saloon con porte girevoli, la Lega sta invocando a gran voce l’aiuto di personale medico per fronteggiare l’emergenza dovuta, come purtroppo ben sappiamo, anche al carico del coronavirus. Un grido di aiuto quello della Lega di questi giorni, accompagnato dalla disponibilità ad accettare personale proveniente dall’estero e perfino dalle tante odiate ONG, che fino ad ieri aveva considerate un nemico da contrastare in qualsiasi modo.

Se siamo in una drammatica esponenziale carenza di medici ciò è dovuto alle scellerate politiche di privatizzazione della sanità portate avanti per garantire ai privati di fare profitti con la malattia.
Noi siamo favorevolissimi alla quota 100, che ha permesso anche ai medici di andare in pensione prima, rispetto a quanto previsto dalla malsana, penalizzante e insostenibile riforma Fornero. Quello che è mancato, rispetto alla pesante carenza di personale medico, non è dovuto ai pensionamenti, ma esclusivamente alla mancanza di vedute e programmazione. La scarsità di programmazione e investimenti ci preoccupa molto, perché anche nella nostra ATS diversi medici cesseranno la loro attività entro i primi mesi del prossimo anno con l’alto rischio che molti cittadini lecchesi restino senza dottore.
Il rimedio che pare voler essere messo in campo alzando il numero già troppo alto dei pazienti per medico da 1500 a 1800, per assicurare la copertura agli assistiti, è più che insano. Già ora il carico burocratico e di lavoro non permette loro la gestione clinica a domicilio dei pazienti con influenza, con sintomi lievi di Covid, con le campagne vaccinali ecc; figurarsi con un aumento di lavoro aggiuntivo del 20% .

Serve subito il superamento del numero chiuso nelle Università per accedere alla facoltà di medicina; serve che i Comuni favoriscano l’aggregazione dei medici di base mettendo a disposizione gratuitamente degli ambulatori per rendere appetibile un servizio comunitario collegiale; serve dotare i medici di famiglia di tutti gli strumenti diagnostici di monitoraggio e terapeutici necessari per un lavoro di èquipe con gli infermieri; serve che la Regione faccia decollare subito le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) in quanto è inaccettabile che sulle 200 previste ne siano attive solo 46 (a Lecco una sola sulle sei dovute).
Le risorse economiche, senza aderire al MES, ci sono: basti pensare ad esempio a un drastico taglio delle spese militari – l’Italia ne spreca 64 milioni al giorno, sì al giorno – o una vera lotta all’evasione fiscale ampliando gli organici della Guardia di Finanza, dell’Intendenza di Finanza e dell’Ispettorato del Lavoro, oltre alla messa in campo di una vera patrimoniale che vada a colpire i detentori di grandi ricchezze ( in Italia il 5% detiene una ricchezza netta superiore all’80% di quella di tutti gli italiani) e fare come è stato fatto in questi giorni in Spagna, dove è stata stabilita una tassazione del 2% sui redditi da lavoro superiori ai 300 mila euro l’anno e alzato del 3% il prelievo sui redditi da capitale che superano i 200 mila euro.

Lecco, 13 novembre 2020 per coordinamento provinciale
Francesco Coniglione

Il 12 novembre iniziative negli ospedali del network Bollini Rosa
Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, organizza il 12 novembre l’(H)-Open Day Sclerosi Multipla coinvolgendo gli ospedali nel network Bollini Rosa del territorio nazionale e i Centri Sclerosi Multipla.

SITUAZIONE DOPO VIDEOCONFERENZA ASST DI LECCO
Ieri si è svolta la videoconferenza con la Direzione Generale le Segreterie Territoriali e la RSU
dopo ben 40 giorni.

Dispiace constatare, come le mancate risposte della Direzione non hanno soltanto allontanato la
RSU e le OO.SS., ma ha di fatto confermato un clima poco efficace e produttivo anche per tutto il
Personale, che si trova a lavorare quotidianamente in trincea per superare l’emergenza.
Non è bastata la fallimentare gestione della emergenza Covid 19, che ha provocato il contagio di
quasi 400 dipendenti e la malattia di altri 863 circa 50 dipendenti dimissionari ecc.
Infatti, i Lavoratori fanno presente giornalmente a chi scrive, le molte difficoltà che stanno vivendo
all’interno degli ospedali, purtroppo domande senza risposte, come quelle omesse oggi.

Apprendiamo che saranno istituite dei “consulenti infermieristici” a cui i lavoratori potranno
contattare giorno e notte per problematiche riguardo l’assistenza ai pazienti. Come ad esempio
nel reparto di semintensiva cardiologica, per effetto di una riorganizzazione interna, il personale
che assiste i pazienti cardiologici dovranno assistere senza formazione i pazienti neurologici. E se ci
dovessero essere delle criticità, gli stessi potranno avvalersi dei summenzionati “consulenti” ndr.
Abbiamo fatto presente la carenza del personale infermieristico, Tecnici di Radiologia, tecnici di
laboratorio, OSS ecc. ai quali viene negata la richiesta di congedo.

La risposta data dalla Direzione è che ieri Regione Lombardia ha bloccato le assunzioni per l’emergenza COVID-19 ( ieri ndr).
Sulla sicurezza ancora a tutt’oggi non vi è un DVR (Documento di Valutazione dei Rischi)
preventivo e successivi aggiornamenti/adeguamenti ai sensi del d.lgs 81/08, deliberato. La totale
mancanza del DUVRI (Documento Unico per la valutazione dei Rischi da Interferenze ) in base a
quanto prescritto dall. Art. 26 del D. Lgs. 81/2008. Atti necessari per la valutazione dei rischi che
possono causare danni alla salute o minacciare la sicurezza dei lavoratori e limitare la pandemia da
COVID-19.

Le bozze del documento sono infarciti di errori pacchiani: date sbagliate, numerazione dei documenti modificati, numeri di protocollo inesistenti.
Sulle zone grigie come addotto nella DGR 31/15, c’è una valutazione in atto, che francamente non si è capito in cosa consista. Da questo a Lecco dovrebbero essere costituite nr2 rianimazioni una pulita ( covid free), l’altra sporca.
Sul lavoro agile si impongono restrizioni unilaterali senza nessun tipo di confronto applicandole unilateralmente.
Sulle parte economica attendiamo ancora i pagamenti del saldo produttività 2019 i pagamenti dei 100 euro deliberati a marzo dal governo, siamo estremamente preoccupati delle 130.000 ore di straordinari residui al dicembre 2019 e dei 30.000 giorni di ferie da recuperare sempre residui al dicembre 2019. Siamo sempre in attesa dell’istituzione dei fondi contrattuali 2020 Infine attendiamo che Regione Lombardia per i riconoscimenti della gestione covid 19 e gli accordi relativi alla retribuzione da riconoscere.

Di fronte a questi dati Il quadro complessivo è da considerarsi estremamente preoccupante sia per i dipendenti sia per la nostra sanità pubblica ed è per questo che convocheremo un incontro straordinario e urgente tra le OO.SS e la RSU per decidere quali azioni prendere compreso la proclamazione dello stato di agitazione ed eventuale sciopero senza escludere una raccolta firme per chiedere il commissariamento di questa ASST.
Per quanto su espresso le segreterie territoriali e la RSU esprimono ancora una volta un giudizio negativo verso questa direzione generale e gli staff a loro affiliati.
Lecco, 19 maggio 2020
F.P. CGIL Lecco - CISL Monza Brianza-Lecco - UIL Fpl del Lario – RSU ASST Lecco
C. Tramparulo-N. Turdo - M. Coppia - E.Castelnovo

 

Fase 2, agriturismi: ecco protocollo salva vacanze

A Como-Lecco sono 245 le strutture attive

Bonfiglio: “Con il turismo di prossimità, le strutture agrituristiche sempre più centrali per l’accoglienza e l’ospitalità alla scoperta dei piccoli borghi e delle nostre campagne”

COMO-LECCO – Un protocollo per la sicurezza anti Covid-19 per gli agriturismi lombardi e delle province di Como-Lecco pronti alla riapertura, dopo il lungo periodo di lockdown in vista della prossima stagione estiva E’ quanto annuncia la Coldiretti regionale in riferimento all’iniziativa dell’associazione Terranostra di Coldiretti che, in vista della ripartenza, ha stilato un vademecum nazionale di comportamenti per vivere in tranquillità la sosta e il soggiorno nelle aziende agrituristiche.

Gli agriturismi – precisa la Coldiretti interprovinciale - situati in campagna, anche in zone isolate, in strutture familiari e lontano dagli affollamenti, con spazi adeguati per i posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche, e con l’arrivo della bella stagione sostenere il turismo in campagna significa evitare il pericoloso rischio di affollamenti.

“Al primo posto del vademecum c’è la valorizzazione e l’utilizzo degli ampi spazi all’aperto degli agriturismi in modo da garantire al meglio le misure di sicurezza con la massima distanza fra i tavoli” rimarca Emanuele Bonfiglio, presidente interprovinciale di Terranostra, l’associazione che riunisce gli agriturismi di Coldiretti. “Ma non basta: Il protocollo prevede diverse misure precauzionali per la tranquillità di ospiti e lavoratori: dall’uso di igienizzanti al mantenimento delle distanze fra gli ospiti e fra i lavoratori, dalla sanificazione delle camere a quella dei dispenser di acqua nelle aree comuni, dalla disinfezione di tavoli e sedie alla pulizia delle stoviglie a temperature mai inferiori ai 70 gradi, dall’organizzazione di momenti di didattica all’aperto per evitare assembramenti in luoghi chiusi, alla gestione dei pagamenti con servizi a distanza per ridurre al minimo qualsiasi contatto con il denaro fisico. Regole di sicurezza vengono poi indicate per l’agricampeggio, per il cibo da asporto e per la consegna di pasti a domicilio mentre alle aziende sono state fornite anche le grafiche per i cartelloni informativi da disporre all’ingresso, nelle sale comuni e nelle camere”.

In provincia di Como le strutture agrituristiche sono 166, mentre 79 quelle in provincia di Lecco. “Con il turismo di prossimità che ci si aspetta per la Fase 2 – continua Bonfiglio – l’agriturismo diventa centrale per l’accoglienza e l’ospitalità alla scoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, anche attraverso attività ricreative all'aperto, nel rispetto delle distanze sociali e per evitare affollamento”.

Ci sono tutte le condizioni per il rispetto delle misure di precauzione negli agriturismi – precisa Coldiretti Como-Lecco – dopo che la chiusura forzata ha fatto saltare sia il periodo pasquale sia i ponti del 25 aprile e del 1° maggio con perdite che a livello nazionale nel 2020 rischiano di avvicinarsi al miliardo senza una decisa inversione di tendenza. A pesare oltre al calo della domanda interna è il crollo del turismo internazionale senza dimenticare le cancellazioni forzate delle cerimonie religiose (cresime, battesimi, comunioni, matrimoni) che si svolgono tradizionalmente in questo periodo dell’anno.

In primavera si concentrano anche tutte le attività ricreative e di fattoria didattica che molti agriturismi svolgono per dare la possibilità ai ragazzi di stare all’aria aperta in collaborazione con le scuole, ora chiuse. L’Italia è leader mondiale nel turismo rurale con le strutture agrituristiche diffuse lungo tutta la Penisola in grado di offrire 253mila posti letto e quasi 442 mila posti a tavola per un totale di 14 milioni di presenze lo scorso anno, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.

 

Festa del 1 Maggio Festa dei lavoratori.

La RSU dell’ASST Lecco nella ricorrenza della festa del 1 maggio festa dei lavoratori. e delle lotte dei lavoratori., ricorda in questo particolare momento dell’emergenza pandemica le rivendicazioni legate alla situazione del personale di tutta ASST Lecco.
Sottolineiamo le nostre innumerevoli iniziative sciopero 4 Ottobre 2019 ,lettere incontri iniziative di protesta per rivendicare la difesa della sanità pubblica e dei suoi operatori che non vogliono eroismi o essere dimenticati per i prossimi anni.

Vogliono semplicemente lavorare in sicurezza, non vogliono ammalarsi, vogliono la valorizzazioni della loro professionalità vogliono uno stipendio adeguato alle loro professione. vogliono una sanità pubblica .
Vogliamo una sanità pubblica che ritorni ad essere centrale nelle politiche sanitarie regionali e nazionali per servire i cittadini e rispondere al loro bisogno di salute.

Questo 1 Maggio 2020 per i dipendenti della ASST Lecco ha un doppio valore abbiamo resistito in questi anni ai tagli sulla sanità pubblica e abbiamo subito le conseguenze di una gestione della emergenza Covid 19 con circa 370 dipendenti infetti, ora è il momento di dare sicurezza ai lavoratori e di reinvestire nella sanità pubblica per troppi anni devastata dalle politiche regionali e nazionali.
Vogliono che le istituzioni, i sindaci e i consigli comunali, i consiglieri regionali, gli onorevoli e i partiti e la società civile, i cittadini si ricordino della sanità pubblica non solo nelle emergenze straordinarie.

Vogliamo una sanità pubblica universale e solidale efficiente moderna e diciamo basta alle privatizzazioni, esternalizzazioni. ad una politica incapace..
Vogliamo un ritorno alla valorizzazione dei servizi territoriali decimati da anni di chiusure scellerate.
Continueremo a lottare per tutti i lavoratori che rappresentiamo come sempre contro una dirigenza che si è dimostrata non all’altezza dei propri compiti.
Ringraziamo i cittadini della loro solidarietà e invitiamo a rispettare le nuove direttive in modo responsabile.

Buon 1 Maggio a tutti i lavoratori.
RSU ASST Lecco. Lecco 1 Maggio 2020

ASST LECCO: PERCORSO DEL PAZIENTE AMBULATORIALE O DI RICOVERO NON PROCRASTINABILI PER LA PREVENZIONE DELLA DIFFUSIONE DEL COVID-19

Con riferimento alla nota di Regione Lombardia dell’ 08/04/2020 che ha come oggetto: “aggiornamento delle indicazioni per i pazienti che necessitano di prestazioni ambulatoriali o di ricovero non procrastinabili”, nella quale è indicato che “qualora si intercetti già all’ingresso un paziente sintomatico si raccomanda l’isolamento in una area di attesa dedicata in attesa di visita ed esecuzione del tampone”, che “i pazienti sospetti vanno visitati in un ambulatorio dedicato e devono indossare mascherina chirurgica, se tollerata” e che “se il paziente è paucisintomatico, anche solo con rialzo termico, viene data indicazione per l’autoisolamento a domicilio in attesa dell’esito del tampone  e della successiva decisione clinica”, sono individuati per gli utenti percorsi specifici per i Presidi Ospedalieri e per le sedi territoriali a partire dal 21/04/2020 dalle ore 7.oo alle ore 16.oo.

Agli utenti che accedono alle strutture dell’ASST verrà rilevata la temperatura corporea all’ ingresso da parte di personale dedicato.
I pazienti che hanno temperatura corporea < o uguale a 37,5° proseguono il loro percorso come di consueto.
I pazienti che hanno temperatura corporea > a 37,5° sono indirizzati all’AREA FILTRO AMBULATORIALE nei Presidi Ospedalieri o a specifico percorso nei presidi territoriali.
Nelle strutture sono state posizionate idonee segnaletiche per la gestione dei flussi, nonché opportuni cartelli informativi.

Per quanto riguarda la misurazione della temperatura al personale sanitario e tecnico -amministrativo si proseguirà con le modalità già in vigore.

Cgil, Cisl e Uil scrivono al direttore generale dell’Ats Brianza. Le segreterie territoriali dei tre sindacati confederali, insieme ai relativi sindacati di pensionati e funzione pubblica, chiedono chiarimenti all’Agenzia di tutela della salute sulla situazione dell’emergenza sanitaria.

Nella lettera emergono le preoccupazioni per tutta la cittadinanza. Vengono chiesti alla direzione dell’Ats dati certi sull’applicazione dei protocolli di protezione e sicurezza del personale operanti in tutti i presidi del sistema sanitario e socio sanitario locale, così come il numero di tamponi fatti agli operatori sanitari, i pazienti e la reale capacità di garantire lo screening a tutti e la tempistica.

Un occhio va anche al numero degli operatori contagiati, il numero di decessi registrati a tutt'oggi nelle diverse Rsa del territorio con tampone positivo e senza tampone in raffronto ai decessi dello scorso anno, quali strutture hanno messo in disponibilità posti letto e accettato pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali pubblici.

 

In considerazione delle evidenti difficoltà registrate a livello territoriale negli ambiti
sanitari, sociali e sociosanitari ed in conseguenza di quanto l’ente regione asserisce circa la
delega sulle scelte operative e sulla gestione dei provvedimenti attribuita alle direzioni
sanitarie territoriali, poniamo con la presente alcuni quesiti, finalizzati ad acquisire
informazioni dettagliate utili ad avere un quadro informativo quanto più possibile
compiuto in merito all’attuale situazione di emergenza sanitaria determinata dall’epidemia
di COVID19 nella Provincia di Lecco.

Gli elementi richiesti nel dettaglio sono indispensabili per esercitare le ns. funzioni
sindacali orientate alla tutela dei diritti di cittadinanza.
In particolare vorremmo conoscere:

- Dati certi sull’applicazione dei protocolli di protezione e sicurezza del personale
operanti in tutti i presidi del sistema sanitario e socio sanitario locale con particolare
riferimento alla dotazione dei dispositivi di protezione individuale e quale è la
situazione dell’approvvigionamento degli stessi.

- Il numero di tamponi fatti, per diagnosticare il COVID 19, agli operatori sanitari, agli
ospiti e la reale capacità di garantire lo screening a tutti e la tempistica.
- Il numero degli operatori ed altro personale non sanitario contagiati nelle diverse
strutture del territorio
- Numero personale in appalto presso le diverse strutture sanitarie e sociosanitarie risultato positivo al covid-19.
- Il numero di decessi registrati a tutt’oggi nelle diverse strutture del territorio con tampone positivo e senza tampone in raffronto ai decessi dello scorso anno

- Quali RSA ed altre strutture socio sanitarie del territorio hanno messo in disponibilità posti letto e accettato pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali pubblici.
- Quali strutture di ricovero private accreditate o non accreditate sono state coinvolte nell’accettazione e nella degenza di pazienti Covid positivi.
- Quali strutture di ricovero private accreditate o non accreditate sono coinvolte nell’accettazione e nella degenza di pazienti Covid a bassa intensità o no Covid in supporto alle strutture della sanità pubblica.
- Numero degli operatori del comparto e della dirigenza medica della sanità privata in supporto nelle diverse strutture della sanità pubblica.
- Presenza nel territorio di strutture ricettive per l’isolamento di operatori impegnati nella gestione dell’emergenza sanitaria e/o cittadini in quarantena fiduciaria che non hanno idonee condizioni di abitazione;

- Eventuale collaborazione ed entità del coinvolgimento delle strutture di ricovero private accreditate e non accreditate con richiesta dati di attività per accettazione e degenza di pazienti COVID positivi;
- tempi e modalità di attivazione dell’ADI-COVID e delle USCA effettivamente operanti e relativa dotazione organica.

Lecco 15 Aprile 2020

Cgil – Cisl – Uil Confederali- Funzione Pubblica – Pensionati
Cgil Lecco Cisl Monza Brianza Uil Lario
Ernesto Messere Mirko Scaccabarozzi Salvatore Monteduro

Venerdì, 17 Aprile 2020 07:37

IL PD LECCHESE RISPONDE A MAURO PIAZZA

Covid-19 – Prima di rivendicare autonomia per la Sanità, servono analisi sui risultati

Abbiamo vissuto una Pasqua del tutto inedita. Abbiamo avuto a che fare con la morte e la sofferenza e questo ha appesantito la ricorrenza per molti di noi.
Il dolore non deve però far dimenticare il dovere di rendere conto di quello che è accaduto e di prendersi la responsabilità di portare la nostra Regione fuori da questa emergenza che ne ha sfigurato il volto e l’identità.

Non si tratta di attribuire colpe - ci saranno tempi e giudici per quello - ma di capire fino in fondo quello che è accaduto per evitare che un’emergenza di questa portata si ripeta e che il sistema sanitario si faccia trovare impreparato, arroccato negli ospedali e lontano dai cittadini sul territorio.
Dispiace che il Consigliere regionale Mauro Piazza, proprio alla vigilia della Pasqua, abbia dedicato il suo tempo alla “propaganda” anziché contribuire alla riflessione volta ad individuare i limiti del sistema sanitario lombardo. Infatti ha comunicato che “durante l’emergenza in corso, nelle politiche di contrasto al virus Covid-19, i sistemi sanitari delle regioni Lombardia, Veneto e Emilia – Romagna, hanno dato prova di capacità di risposta e contrasto grazie all’applicazione del principio di sussidiarietà attraverso l’efficace declinazione sui propri territori della competenza, costituzionalmente riconosciuta, di tutela della salute”.

No, Consigliere Piazza. Non si può affermare che il sistema sanitario della Lombardia sia uguale a quello del Veneto e dell’Emilia-Romagna. E neppure si può affermare che i risultati nel contrasto al Covid-19 siano stati uguali per efficacia fra i diversi sistemi sanitari regionali. Dobbiamo capire perché in Lombardia ci siano stati tanti, troppi morti, e perché sia stato così difficile tracciare un’epidemia che qui si è manifestata in modo così virulento.

Noi pensiamo che anziché annunciare acriticamente le “capacità di Regione Lombardia di gestire e affrontare materie non di propria competenza sostituendosi alle carenze dello Stato centrale” (quali, come?) siano necessarie analisi serie, e soprattutto sia necessario aspettare le conclusioni delle diverse indagini attivate a seguito di rilievi sollevati anche dagli stessi operatori sanitari. E’ sbagliato non verificare se ci sono stati limiti ed errori e voler prendere tutti i meriti lasciando le colpe agli altri. Non dobbiamo aver paura della verità se vogliamo costruire la fiducia delle persone nelle Istituzioni e nelle autorità pubbliche.

p. Esecutivo PD cittadino
Alfredo Marelli

Mercoledì, 15 Aprile 2020 07:01

IL FALLIMENTO DELLA SANITA' LOMBARDA

 In questi giorni abbiamo assistito al totale fallimento del cosiddetto modello di eccellenza della Sanità Lombarda e al fallimento
delle politiche del cosiddetto Welfare, iniziate dal condannato Formigoni e continuate con i governi Maroni prima e, Fontana
ora.
La sanità Lombarda, come giustamente appuntato da Gino Strada di Emergency durante la recente trasmissione televisiva
Propaganda Live andata in onda su La7, ha lottizzato i suoi ospedali come neanche la camorra sarebbe stato in grado di fare.
La tanto voluta autonomia ha mostrato la sua vera faccia una volta per tutte: taglio drastico dei posti in ospedale e del
personale medico a favore delle cliniche private che, in questo momento di emergenza, hanno pensato di mettere in ferie
forzate o in cassa integrazione il loro personale, che sarebbe di notevole aiuto per tutte le strutture sanitarie pubbliche vicine al
collasso.

Si è dovuto ricorrere all’aiuto di personale medico proveniente dall’estero e i primi a muoversi e a dare aiuto sono stati
quegli stati che tutto il centro destra, la destra italiana e una parte del centro sinistra hanno da sempre attaccato e criticato.
Cinesi, Cubani, Vietnamiti sono stati i primi a muoversi e, se non fosse stato per l’intervento dell’ Associazione di amicizia Italia
Cuba che, con la sua Presidentessa, ha inviato una lettera al Console Cubano in Italia, forse i cubani non sarebbero mai
arrivati, viste le richieste folli dell’Assessore Gallera.

Stati “nemici” si dice, ma che invece a differenza di altri non esportano
bombe, ma solidarietà, quella vera. Vale la pena ricordare che, nonostante il blocco voluto dagli USA e inasprito da Trump nei
confronti dei cubani, i quali hanno difficoltà a reperire medicinali e macchinari per la lotta al COVID19, questi hanno mandato
per la prima volta nella storia della Repubblica Cubana aiuti a uno stato occidentale cosiddetto evoluto. Forse dovremmo
imparare da loro e non da chi dice di esportare democrazia con la guerra.

Le tanto odiate e criticate ONG si sono mosse senza fare annunci propagandistici e hanno fin da subito dato assistenza a chi
ne aveva bisogno a Bergamo, Cremona e Lodi, tanto per fare degli esempi. A Bergamo inoltre la regione ha dovuto chiedere
aiuto ad Emergency per gestire l’emergenza, perché nessuno aveva le competenze e le conoscenze, eccetto i tanto odiati
medici di Gino Strada. Si sono mossi fin da subito, senza aspettare le richieste di aiuto pervenute dalla Regione Lombardia che
nel passato recente ha detto di tutto contro le ONG e non ci pare che ad oggi si sia scusata per tutto quanto detto.

L’ospedale alla fiera di Milano, voluto dal Presidente della Regione e dall’Assessore al Welfare Gallera, con l’incarico affidato a
Guido Bertolaso per ora si sta dimostrando uno sperpero di soldi pubblici e non solo: dai 600 posti promessi si è passati a 200
e ad oggi ci sono solo 3 persone ricoverate, ma l’importante era farsi vedere belli e bravi nella tanto sponsorizzata e nutrita
conferenza stampa, in barba a tutti i divieti di assembramento emessi da Regione Lombardia e Governo: per Fontana era
un’occasione ghiotta per farsi pubblicità e per Gallera in un momento così triste e delicato per il Paese quella per dire che si
candida alla prossime elezioni comunali di Milano. Perché non convertire o potenziare le strutture già esistenti? Sarebbe
costato molto meno e probabilmente con risultati migliori di quanto ottenuto fino ad ora con l’ospedale allestito alla fiera di
Milano.

Le RSA sono state lasciate al loro triste destino con direttive assurde e in molti casi hanno anche cercato di nascondere quanto
stava succedendo all’interno delle stesse: il caso Trivulzio dice molto e, inutile che adesso in molti facciano i voltagabbana, in
Lombardia Lega e Forza Italia hanno piazzato i loro amici presso tutti i loro ponti di comando: che si prendano le loro
responsabilità! Non sono stati forniti i DPI ai lavoratori, scaricando su Roma le colpe, in parte vero, ma bisogna ricordare anche
che la stessa Regione Lombardia, per esempio, ha sbagliato l’acquisto di mascherine, mandando un ordine ad aziende che non
le fabbricano o non le importano più e si trattava di una fornitura di 4.000.000 di pezzi; per non parlare dei 500.000 tamponi
prodotti nel bresciano e mandati tramite aereo americano negli USA, invece che essere utilizzati qui in Lombardia che per
numero di ammalati e di decessi è la zona più colpita a livello mondiale. Chiamare eroi il personale medico, a nostro avviso, è
una presa in giro in molti casi sono carne da macello mandati al fronte senza avere gli strumenti giusti per “combattere”. Il dato
per esempio del personale medico infettato negli ospedali di Lecco e Merate dice molte cose che smentiscono quanto
sostenuto dai dirigenti e Regione Lombardia.

Sembrerebbe anche che il virus si diffonda più rapidamente e intacchi maggiormente nelle zone dove l’inquinamento è
maggiore: non sarebbe ora di pensare a delle vere politiche green che darebbero giovamento a tutti sotto tutti i punti di vista?
A differenza di quanto affermato da molti personaggi politici regionali la soluzione dal nostro punto di vista e, lo dimostrano i
fatti, è una sanità pubblica e non privata, una sanità che segua davvero i cittadini e non solo chi può permetterselo. Se le liste di
attesa per una visita o un esame nel privato sono di pochi giorni e nel pubblico sono invece di mesi c’è un motivo ben preciso e
chiaro: spingere tutti o meglio chi può permetterselo verso il privato. Basta menzogne da parte della Regione: il piano è ed era
chiaro e, l’emergenza del COVID19 ha evidenziato tutte le criticità e le falsità dette finora.

I soldi per una sanità pubblica in grado di rendere esigibili per tutti i servizi di prevenzione, cura e riabilitazione ci sono.
Risorse che, oltre a quanto ha proposto il PD con una tassa di solidarietà una tantum al di sopra degli 80.000 euro con una
qualche progressività, vanno recuperati, secondo noi, da una revisione del debito pubblico, dall’abbattimento di sprechi, ruberie
e malversazioni, dalla pressante lotta all’evasione fiscale e contributiva, dalla riduzione delle spese militari, da una revisione
delle aliquote verso l’alto per i più ricchi e dall’introduzione di una patrimoniale oltre i 2milioni.

Lecco, 14.04.2020 Il coordinamento provinciale di Sinistra Lavoro

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