Miele: il clima condiziona la raccolta dell’acacia, nel Varesotto situazione fluida

Stagione parte sottotono in provincia: -20% sulla media secondo le prime stime, dopo un 2019 peggiore di sempre.

Domani la “Giornata delle Api”, “miele italiano è bene strategico e di qualità, importante riconoscerlo in etichetta”

VARESE – Sembra scongiurato il ripetersi di un altro “anno nero” per il miele della provincia di Varese, “ma non c’è affatto da festeggiare: le prime stime, infatti, indicano una flessione per la raccolta dell’acacia di almeno il 20% rispetto alla media, anche se è ancora presto per tracciare ogni bilancio. Stiamo smielando i primi alveari e, quindi, si tratta ancora di dati tendenziali”. E’ Maria Mineo Soldavini, apicoltrice del Varesotto, a tracciare le prime prospettive sulla stagione 2020 in occasione della Giornata delle Api che si festeggia domani (20 maggio) a livello planetario, dopo essere stata istituita dall’Onu nel 2018.

Ciò che emerge, per la provincia prealpina, è un quadro a macchia di leopardo e condizionata ancora una volta dal clima: le gelate tardive, laddove intervenute, hanno avuto ripercussioni negative, e così pure le piogge e i temporali della scorsa settimana hanno anticipato la fine delle fioriture. Va da sé che nei territori dove lo sviluppo vegetativo tende a essere più progressivo (come ad esempio le zone collinari che digradano verso i laghi) la situazione è sensibilmente migliore.

“Un altro anno con il segno meno è, purtroppo, un ulteriore colpo al cuore per un settore che ha pagato duramente l’esito disastroso della stagione 2019, che vide proprio la produzione d’acacia azzerate o ridotte del 90%: dove quest’anno si fanno 10/12 kg di raccolta, lo scorso anno non si superavano i due, e questo solo nei pochi casi più “fortunati” rispetto a un quadro nerissimo. Certo, siamo di fronte a tutt’altro scenario rispetto al 2019 ma non si tratta della svolta attesa, utile a compensare le gravissime perdite subite”.

Va ancora peggio in altre zone d’Italia, la produzione rischia di crollare fino all’80% rispetto alla media. Si tratta delle aree dove la siccità ha colpito più duramente, riducendo le fioriture e stressato le api.

Le difficoltà delle api – sottolinea la Coldiretti - sono un pericolo grave per la biodiversità considerato che sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori. In media una singola ape visita in genere circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. 3 colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni secondo la Fao.

Ora è allerta per quanto riguarda il pericolo di “invasione” di miele straniero: l’anno scorso ne furono importati quasi 25 milioni di chili, con il 40% di provenienza ungherese e oltre il 10% dalla Cina. In altre parole quasi 2 barattoli di miele su tre sono stranieri: “Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica” consiglia Coldiretti Varese attraverso il presidente Fernando Fiori.

Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

In Italia – spiega la Coldiretti – esistono più di 60 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia (che è tra i più diffusi, e con cui si produce anche il Miele Varesino Dop), al millefiori, da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino.

Emergenza Coronavirus, “tutelare la “centralità” del suolo agricolo”

Trezzi alla Giornata Mondiale della Terra:Oltre ¼ della terra coltivata è stata vittima della cementificazione nell’ultimo quarto di secolo. Ma molti giovani oggi tornano all’agricoltura”

COMO-LECCO – L’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia di oltre ¼ della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione del cinquantesimo anniversario della Giornata mondiale della terra che ricorre oggi, 22 aprile con l’emergenza Coronavirus che ha fatto emergere la centralità dell’agricoltura per garantire le forniture alimentari alle popolazione.

Di contro, però, c’è un marcato ritorno dei giovani all’imprenditoria agricola: “Nelle province di Como e Lecco il peso delle aziende agricole giovani sul totale di quelle attive è tra i più alti della Lombardia. Infatti in provincia di Como le aziende agricole under 35 rappresentano quasi il 12 per cento del totale delle imprese agricole, in provincia di Lecco invece sono l’11 per cento del totale” afferma Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco. “E’ un dato molto importante. Se l’agricoltura riesce ad affrontare l’emergenza Coronavirus in queste settimane e a sfamare il Paese, lo deve anche ai “suoi” giovani che su di essa hanno investito e fatto una scelta di vita”.

“Sì, anche nelle nostre province, le nuove generazioni sono una realtà da primato nell’inventarsi il lavoro con giovani imprese condotte da under 35 che operano nei campi più diversi, dal contesto agrituristico alla vendita diretta” conferma Chiara Canclini delegato interprovinciale di Coldiretti Giovani Impresa. “Alcune con realtà assolutamente di nicchia, dall’allevamento dei gamberi di fiume alla coltivazione delle varietà rare di rabarbaro, al recupero di vigneti e coltivazioni storiche, alla stalla hi-tech. Anche grazie a queste esperienze, siamo ai vertici dell’Unione Europea in termini di numero di giovani imprenditori”.

La centralità della terra agricola “assume particolare evidenza in questi giorni” riprende Trezzi nel sottolineare come la pandemia da coronavirus stia “rivoluzionando le priorità dei mercati e dei consumatori con le produzioni agricole, dalle quali dipendono le forniture alimentari nei diversi Paesi, diventate più preziose e richieste del petrolio che, al contrario, è crollato con il fermo delle attività industriali. L’emergenza ha ribaltato la geografia del valore della terra con i giacimenti di idrocarburi del sottosuolo che hanno perso centralità economica rispetto ai raccolti che crescono sui campi di tutto il mondo e che vengono considerati ormai vere e proprie riserve strategiche da proteggere e accantonare”.

L’aumento del valore del grano, che è il prodotto più rappresentativo dell’alimentazione nei Paesi occidentali, è solo la punta dell’iceberg delle tensioni che si registrano a livello internazionale sul cibo. La Russia infatti ha deciso di limitare le esportazioni di grano, mentre il Kazakistan, uno dei maggiori venditori mondiali di questo cereale, le ha addirittura vietate. Si tratta di scelte che dimostrano come i governi si stiano concentrando sull’alimentazione delle proprie popolazioni mentre il virus interrompe le catene di approvvigionamento in tutto il mondo con timori di una crisi alimentare globale.

Nonostante una storica sottovalutazione dell’importanza del settore, l’Italia può ancora contare su una agricoltura che si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi, dal grano duro per la pasta, al vino, a molti prodotti ortofrutticoli ma anche per la leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi.

“In gioco c’è una filiera allargata che in Italia dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi con oltre 3,6 milioni di occupati con l’allarme globale provocato dal Coronavirus che ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” conclude il presidente Trezzi nel sottolineare che “l’emergenza Covid 19, ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con il piano Marshall proposto dalla Coldiretti per l’agroalimentare che ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità”.

E’ altresì necessaria una decisa inversione di tendenza per valorizzare il patrimonio agroalimentare nazionale e fermare il consumo di suolo per assicurare al paese la sovranità alimentare in un momento in cui si assiste ad una preoccupante frenata degli scambi internazionali e all’emergere di nuovi protezionismi e guerre commerciali. In un momento in cui la terra è diventata la nuova frontiera per le nuove generazioni come dimostra la campagna #miprendocuradite lanciata dai giovani della Coldiretti per i 50 anni della giornata della Terra.

Venerdì, 17 Aprile 2020 07:45

UN NUOVO PORTALE PER OFFRIRE LAVORO

AAA – Lavoro nei campi cercasi: via allo sportello online

Lavoro, con la banca dati “Jobincountry” si ricercano diverse professioni in agricoltura

“Iniziativa utile per combattere difficoltà occupazionali, garantire le forniture e stabilizzare i prezzi”

 COMO-LECCO – Per combattere le difficoltà occupazionali, garantire le forniture alimentari e stabilizzare i prezzi e l’inflazione con lo svolgimento regolare delle campagne di raccolta in agricoltura la Coldiretti ha varato la banca dati “Jobincountry” autorizzata dal Ministero del Lavoro con le aziende agricole che assumono.

L’iniziativa è estesa a tutta la Penisola dopo il successo della fase sperimentale realizzata in Veneto con l’arrivo nella prima settimana di ben 1500 offerte di lavoro di italiani con le più diverse esperienze – spiega Coldiretti Como-Lecco - dagli studenti universitari ai pensionati fino ai cassaintegrati, ma non mancano neppure operai, blogger, responsabili marketing, laureati in storia dell’arte e tanti addetti del settore turistico in crisi secondo Istat, desiderosi di dare una mano agli agricoltori in difficoltà e salvare i raccolti. Il 60% ha fra i 20 e i 30 anni di età, il 30% ha fra i 40 e i 60 anni e infine 1 su 10 (10%) ha più di 60 anni.

“Un’iniziativa che potrà portare ricadute positive anche sul territorio delle due province lariane” come rimarca il presidente della Coldiretti interprovinciale Fortunato Trezzi.

Il progetto è stato avviato in autonomia in attesa che dal Governo e dal Parlamento arrivi una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di studenti, cassaintegrati e pensionati lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri anche per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Polonia alla Bulgaria fino alla Romania, con i quali occorre peraltro trovare accordi per realizzare dei corridoi verdi privilegiati per i lavoratori agricoli.

“Con il blocco delle frontiere – rimarca Trezzi - è infatti a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero”.

Job in Country è la piattaforma di intermediazione della manodopera autorizzata dal Ministero del Lavoro della Coldiretti che offre a imprese e lavoratori un luogo di incontro, prima virtuale on line e poi sul campo. Si pone infatti l’obiettivo di mettere in contatto nei singoli territori i bisogni delle aziende agricole in cerca di manodopera con quelli dei cittadini che aspirino a nuove opportunità di inserimento lavorativo, in un quadro di assoluta trasparenza e legalità. Vanno infatti specificate – precisa la Coldiretti - mansioni, luogo e periodo di lavoro ma anche disponibilità e competenze specifiche in un settore dove è sempre più rilevante la richiesta di specifiche professionalità. L'attività è svolta direttamente nelle singole provincie attraverso le Società di servizi delle Federazioni provinciali ed interprovinciali della Coldiretti, secondo un modello di capillare distribuzione sul territorio.

Sul portale JobinCountry raggiungibile dal sito www.coldiretti.it è possibile:

• per le aziende, inserire offerte di lavoro, indicando le caratteristiche professionali richieste e le condizioni relative alle offerte (come mansioni e retribuzione);

• per chi è in cerca di occupazione, è possibile inserire il proprio curriculum e la propria disponibilità alla nuova occupazione, e mantenere sempre aggiornati i propri dati professionali.

“Di fronte alle incertezze e ai pesanti ritardi che rischiano di compromettere le campagne di raccolta e le forniture alimentari della popolazione siamo stati costretti ad assumere direttamente l’iniziativa” ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare “la necessità di introdurre al più presto i voucher semplificati in agricoltura limitatamente a determinate categorie e al periodo dell’emergenza, senza dimenticare la ricerca di accordi con le Ambasciate per favorire l’arrivo di lavoratori stranieri che nel tempo hanno acquisito spesso esperienze e professionalità alle quali ora è molto difficile rinunciare”.

L’esperienza della Coldiretti è già stata sperimentata in Francia con la a campagna “Braccia per riempire il tuo piatto” alla quale hanno risposto 207.000 candidati su sollecitazione del ministro dell'Agricoltura francese, Didier Guillaume che aveva lanciato un appello a chi era licenziato o in cassa integrazione ad unirsi "al grande esercito dell'agricoltura francese”. Se da un lato si è registrato una grande voglia di collaborazione dei cittadini nei confronti dell’agricoltura meno incoraggianti purtroppo sono stati i risultati dal punto di vista della professionalità e capacità di personale proveniente da esperienze completamente diverse secondo gli agricoltori francesi.

Sviluppo dell’agricoltura montana: oltre 250 mila euro dalla Regione

140.000 euro arriveranno nel Triangolo Lariano, Lario Intelvese, Valli del Lario e Ceresio.

Altri 100.000 nel Lecchese (Lario orientale - Valle San Martino, Valsassina, Valvarrone, Val d'Esino e Riviera)

COMO-LECCO – “È positivo lo stanziamento di quasi 250 mila euro da parte della Regione Lombardia a sostegno dell’agricoltura montana nelle province di Como e Lecco”. Lo rimarca il presidente della Coldiretti interprovinciale Fortunato Trezzi, a commento dell’annuncio di ripartizione dei contributi relativi a progetti legati all’agricoltura in area montana. Essi fanno parte di uno stanziamento regionale di due milioni: l’assessore regionale all’agricoltura Fabio Rolfi ha rimarcato che “il rilancio economico della Lombardia sarà garantito anche dalla qualità, dalla distintività e dalla sicurezza dei nostri prodotti agroalimentari” e, come rileva il presidente Trezzi, “il comparto agricolo montano ha, in questo, un ruolo determinante, proprio per la peculiarità di produzioni fortemente radicate nell’attività zootecnica e agrosilvopastorale. Bene anche il richiamo a nuove strategie turistico-promozionali, sia in vista delle olimpiadi invernali del 2026, sia per un immediato rilancio del territorio dopo le settimane di emergenza che stiamo vivendo”.

All’economia agricola montana, rimarca Trezzi servono infrastrutture e logistica, serve una traiettoria di prospettiva per i giovani imprenditori che scelgono di restare in montagna a “fare agricoltura” e “fare allevamento” garantendo sviluppo e presidio del territorio”.

Sulle montagne delle due province operano circa 1100 imprese (oltre 730 le realtà del Comasco, soprattutto nell’Alto Lago occidentale, 370 nel Lecchese). Le produzioni sono diverse, ovviamente è presente quella lattiero-casearia radicata ovunque: in Valsassina (Lecco) è ancora presente la tradizione degli stracchini, con diversi “cru” che prendono il nome dei diversi alpeggi. In provincia di Como, invece, è presenta la tradizione della Semuda, un formaggio di antichissima tradizione. Marcata anche la presenza dell’allevamento ovicaprino, tra cui si rintracciano razze in via di estinzione come la Verzaschese (diffusa nelle province di Como, Varese e nel limitrofo Canton Ticino svizzero) e la Capra di Livo (quest’ultima peculiare in provincia di Como). Presente anche la Pecora Brianzola nella zona del Triangolo Lariano e nel Lecchese.

I nuovi stanziamenti della Regione destinano in tutto, per la provincia di Como, in tutto, 146.911,44 euro, ripartiti tra Lario Intelvese (33.513,32 euro), Triangolo Lariano (44.139,78 euro), Valli del Lario e del Ceresio (69.328,34 euro), mentre in provincia di Lecco i fondi ammontano a 106.431,57 euro (46.130,01 nel Lario orientale - Valle San Martino e 60.301,56 in Valsassina, Valvarrone, Val d'Esino e Riviera).