Mercoledì, 18 Novembre 2020 06:59

INDENNITA' COVID ONNICOMPRENSIVA

C’è tempo fino al 30 novembre per richiedere l’indennità Covid omnicomprensiva. La misura di sostegno, introdotta dal decreto legge 104/2020, prevede l’erogazione di un bonus, pari a mille euro, per alcune categorie di lavoratori.
È pensato per gli stagionali, per i lavoratori in somministrazione (o a tempo determinato) dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, per i lavoratori intermittenti, gli autonomi occasionali, gli incaricati di vendita a domicilio, i lavoratori dello spettacolo con almeno sette contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 35.000 euro, ma anche quelli con almeno trenta contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 50.000 euro. Tutti coloro che pensano di averne i requisiti possono contattare gli uffici della Cgil Lecco per le categorie di riferimento, ovvero Filcams (per le lavoratrici e i lavoratori di commercio e turismo), Slc (per i dipendenti del settore comunicazione e sport) e Nidil (per gli autonomi e i somministrati).

"Anche in questo modo - afferma Diego Riva, segretario generale della Cgil Lecco - il sindacato confederale aiuta e sta vicino alle persone che ne hanno bisogno, colpite ed aggravate economicamente a causa dall’emergenza sanitaria. Oltre a tutto ciò, serve pensare a come dare risposte strutturali al lavoro e allargare quella sana economia circolare e sostenibile che potrebbe essere il giusto e necessario valore aggiunto di cui abbiamo bisogno. Solamente creando lavoro, tutti assieme, possiamo affrontare le difficoltà causate dal Covid 19 e rilanciare il Paese. Non ci sono alternative, il Governo deve trovare il modo di confrontarsi anche le forze intermedie. Si devono utilizzare tutte le intelligenze per evitare di perdere l’opportunità di migliorare il paese in senso lato, utilizzando anche le risorse derivanti dallo strumento Next Generation EU”.

Tornando nell’alveo dei servizi: le domande saranno poi trattate da operatrici e operatori del Patronato Inca. “Stiamo lavorando da mesi sulle pratiche di emergenza Covid disposte dai decreti Cura Italia e Rilancio – afferma il direttore del Patronato Inca lecchese Antonio Galli –. Si invitano tutti coloro che pensano di avere i requisiti a contattare le categorie sindacali Filcams, Slc e Nidil per redigere la pratica. A chi ha già richiesto l’indennità nei mesi scorsi arriverà anche questa in automatico, mentre chi si è dimenticato dopo il primo lockdown può chiamarci per presentare la domanda”.

Gli uffici dell’Inca della provincia di Lecco, fino al 31 ottobre scorso, oltre alla normale attività previdenziale assistenziale, hanno redatto ben 159 pratiche per nuove indennità Covid19, 169 per congedo parentale, 57 bonus babysitting (noto anche come “Bonus nonni”), 76 indennità per agricoli e 466 redditi di emergenza. “Anche per quest’ultima pratica si può ancora chiedere l’appuntamento” ricorda Galli.

Mercoledì, 18 Novembre 2020 06:55

OGGI SCIOPERO DEI LAVORATORI ENEL

Da ormai un mese Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno dichiarato uno stato di agitazione a livello nazionale di tutti i lavoratori di Enel Distribuzione, a seguito delle incomprensibili scelte che Enel sta operando in particolar modo nel settore della distribuzione dell'energia elettrica.

Dopo trenta giorni di blocco delle prestazioni straordinarie, l'iniziativa dei sindacati culminerà con lo sciopero di quattro ore, di tutti i dipendenti di Enel Distribuzione, indetto per giovedì 19 novembre.

Le ragioni che spingono allo sciopero sono causate dagli annosi problemi derivati dalla mancanza di organici adeguati che costringono i lavoratori a carichi diventati insostenibili, a cui si aggiunge la volontà ormai evidente di procedere a esternalizzare attività assolutamente cruciali per garantire la quaità, la continuità dell'erogazione di energia elettrica, oltre che al pronto intervento in caso di guasti.

La continuità nella gestione del servizio, assommata all'incrementarsi degli interventi per guasti imprevedibili, necessita invece non solo di ulteriori organici, ma anche di competenze adeguate e professionalità, già presenti in Enel Distribuzione, che andrebbero valorizzate, e che in questo modo l’azienda sta invece deprimendo.

A tutto ciò si aggiungono inevitabilmente conseguenti rischi alla sicurezza dei dipendenti, incremento degli infortuni e mancata garanzia di un adeguata copertura di un servizio essenziale per la comunità e i cittadini.

“Solo nella provincia di Lecco - raccontano Paolo Guicciardi (Filctem Cgil) e Igor Manzo (Flaei Cisl) – negli ultimi anni il processo di riorganizzazione e ridimensionamento degli organici ha portato dall’avere due unità operative prima presenti a Lecco e Cernusco Lombardone, a un totale attuale di sei unità operative che coprono le tre province di Lecco, Como e Sondrio di cui una sola nel Lecchese. Addirittura si è passati da dodici operatori contemporaneamente reperibili, di cui otto a Lecco e quattro a Cernusco, a un dimezzamento che porta oggi ad avere sei operatori reperibili su tutta l'unità operativa della provincia. Se poi entriamo nel numero degli addetti complessivi, la riduzione degli organici è stata superiore a un terzo, passando dagli oltre cinquanta addetti complessivi di pochi anni fa agli attuali 33, non dimenticando che unità operative del nostro territorio sono intervenute anche a soccorso di altre province e regioni in caso guasti dovuti a calamità naturali o eventi di forte maltempo, purtroppo sempre più frequenti”.

“A questa situazione i lavoratori di E-Distribuzione non ci stanno piu – sottolinea Guicciardi –, sono decisi a porre in campo tutte le iniziative necessarie per far cambiar rotta all’azienda e porre al centro dell'attenzione qualità e competenza nel servizio, accompagnate dalla valorizzazione delle professionalità e dalla garanzia di poter svolgere tali attività in sicurezza. Non come appare chiaramente oggi, il solo obiettivo di incrementare ulteriormente ricavi economici, già importanti a discapito del servizio”.

Manzo aggiunge che “è certo che l'adesione dei lavoratori allo sciopero sarà alta e che il limite di sopportabilità di tali condizioni è stato ampiamente superato, Lecco è sicuramente, per i dati sopra elencati, tra i territori più penalizzati, e anche la pur ampia e responsabile disponibilità in termini di ore di lavoro e interventi in ogni condizione, assicurata in questi anni, non ha prodotto nella dirigenza Enel, come ci si sarebbe aspettati, una concreta e positiva risposta alle richieste che da anni il sindacato porta al tavolo di trattativa”.

 

Le organizzazioni sindacali territoriali Cgil Cisl e Uil, con le relative categorie della funzione pubblica e dei pensionati, si sono incontrati in videoconferenza con il presidente del distretto di Lecco, il direttore generale dell’Ats Brianza, il direttore socio-sanitario dell’Ats Brianza, il direttore socio-sanitario dell’Asst Lecco, il presidente dell’associazione Uneba rappresentativo delle Rsa del territorio.

L’intervento delle organizzazioni sindacali è stato finalizzato a richiedere tavoli di confronto periodici sui temi dell’assetto sanitario del territorio in funzione dell’emergenza covid con l’Ats e con il distretto e gli ambiti per quanto attiene le complesse ricadute sociali sul territorio lecchese.
I sindacati hanno rappresentato la situazione grave e problematica della Rsa del territorio ad oggi non ancora sufficientemente affrontata in maniera risolutiva.

Bisogna mettere mano soluzioni organizzative nuove che prevedano oltre che ad una “rifondazione” delle strutture in maniera progettuale, anche nell’immediato la netta separazione nelle RSA tra ospiti covid – positivi e pazienti sani.
Si è ribadita la necessità di mettere a sistema la comunicazione anche con sistemi telematici tra gli ospiti Rsa e i parenti che sono all’ esterno. Un impegno in tal senso è stato richiesto dalle organizzazioni sindacali anche nel precedente incontro e condiviso da tutti.

Si è posto il tema pressante di come affrontare la presenza di pazienti covid nella domiciliarità. Le Usca (Unità speciali di continuità assistenziali) andavano istituite in una sede di continuità assistenziale nella misura di una per ogni 50mila abitanti. In tutta l’Ats della Brianza ne sono state costituite soltanto tre (Lecco, Monza e Vimercate) per un bacino di utenza di 1.205.000 abitanti e avrebbero dovuto funzionare 7 giorni su 7.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto l’adeguamento del numero delle Usca agli abitanti con un dotazione organica e professionale con protocolli d’intervento chiari, garantendo un intreccio reale con i medici di base.
Il sabato e la domenica sono rimasti prerogativa dei medici della continuità assistenziale (ex guardia medica). Sicuramente l’anello debole della catena, visto che sono stati lasciati privi di mezzi adeguati.

Le Usca sono a termine, a parte l’insufficienza in termini numerici e strutturali non è pensabile lasciare un vuoto sul piano dell’assistenza sul territorio, visto il permanere di malati covid e post covid nel proprio domicilio.
Cgil, Cisl e Uil chiedono che vengano costituiti dei nuclei di assistenza territoriale della sanità pubblica (almeno uno per ogni ambito territoriale) che prendano il posto, in modo stabile e continuativo, delle Usca (Unita Speciali di Continuità Assistenziale). Nuclei costituiti da infermieri e altre professionalità, adeguatamente formati e dotati di strumenti per supportare i medici di medicina territoriale e in rapporto con gli specialisti ospedalieri.
Solo in questo quadro si può pensare ad un ruolo diverso e una valorizzazione del ruolo e delle competenze degli stessi medici di famiglia. Tagli alla sanità e riduzione di personale e fondi hanno indotto a ridurre anche la medicina di base.

Non vi può essere alcuna fase due, riattivazione del sistema produttivo e dei servizi, se contestualmente non vi è una presa in carico delle nuove povertà e delle nuove fragilità che dietro l’angolo, sono prossime ad esplodere nella loro drammaticità. L’emergenza Covid ci pone difronte a nuove povertà ed a nuovi bisogni. Dobbiamo procedere a costruire una mappatura dei bisogni che riconosca le nuove pressanti fragilità, sia in termini numerici che di tipologia. Le organizzazioni sindacali chiedono pertanto tavoli di confronto che consentano di aggiornare tempestivamente la programmazione delle nuove necessità con distretto, ambiti, comuni.

Prendiamo atto delle risposte di Ats, Distretto, Rsa. L’Ats ha dichiarato un impegno a valorizzare le esperienze in un’ottica di miglioramento dei servizi. Non hanno mai inteso sottrarsi al confronto ma sono stati fortemente coinvolti in quello che è avvenuto.
Nelle Rsa sono stati attivati sopralluoghi di monitoraggio. La Regione sta lavorando ad un protocollo per gestire gli ingressi e le comunicazioni parentali. Tutte le strutture stanno riaprendo i rapporti parentali. Per quanto riguarda la carenza di test sierologici e tamponi si tratta di una criticità superata, a oggi sono stati fatti in un numero molto elevato.
L’Adi Covid sta funzionando, ha seguito circa settecentocinquanta cittadini sul nostro territorio. Sono state attivate degenze alberghiere per coloro che non hanno la possibilità di permanere nel proprio domicilio.

Tutti pazienti segnalati dai medici di medicina generale sono stati seguiti con il telemonitoraggio. Le Usca hanno svolto un ruolo di supporto ai medici di medicina generale gestendo a domicilio i pazienti per cui non era necessaria l’ospedalizzazione. Se dovesse esserci l’esigenza amplieremo il numero delle Usca e dei medici assegnati. Le Usca non hanno coperto il sabato e la domenica perché avremmo avuto un doppione. Sul territorio operano in maniera adeguata i medici della continuità assistenziale recandosi a domicilio del paziente.

Per quanto attiene la proposta dei nuclei di Assistenza, gli operatori sul territorio oggi già ci sono prima di costruirne altri vediamo quelli che ci sono già. Ne faremo comunque un’analisi successiva e se servirà ci attrezzeremo adeguatamente
Per quanto attiene l’emergenza sociale e le risorse da distribuire sul territorio attraverso una chiara lettura dei bisogni si esprime uno specifico impegno a far partire da subito tavoli di confronto con il sindacato, il distretto, gli ambiti ed i comuni.
È previsto il prosiego del confronto in ambito Ats Brianza nella videoconferenza già convocata per il 28 maggio.

 

Le organizzazioni sindacali territoriali Cgil Cisl e Uil, con le relative categorie della funzione pubblica e dei pensionati, si sono incontrati in videoconferenza con il presidente del distretto di Lecco, il direttore generale dell’Ats Brianza, il direttore socio-sanitario dell’Ats Brianza, il direttore socio-sanitario dell’Asst Lecco, il presidente dell’associazione Uneba rappresentativo delle Rsa del territorio.
L’intervento delle organizzazioni sindacali è stato finalizzato a richiedere tavoli di confronto periodici sui temi dell’assetto sanitario del territorio in funzione dell’emergenza covid con l’Ats e con il distretto e gli ambiti per quanto attiene le complesse ricadute sociali sul territorio lecchese.
I sindacati hanno rappresentato la situazione grave e problematica della Rsa del territorio ad oggi non ancora sufficientemente affrontata in maniera risolutiva.

Bisogna mettere mano soluzioni organizzative nuove che prevedano oltre che ad una “rifondazione” delle strutture in maniera progettuale, anche nell’immediato la netta separazione nelle RSA tra ospiti covid – positivi e pazienti sani.
Si è ribadita la necessità di mettere a sistema la comunicazione anche con sistemi telematici tra gli ospiti Rsa e i parenti che sono all’ esterno. Un impegno in tal senso è stato richiesto dalle organizzazioni sindacali anche nel precedente incontro e condiviso da tutti.

Si è posto il tema pressante di come affrontare la presenza di pazienti covid nella domiciliarità. Le Usca (Unità speciali di continuità assistenziali) andavano istituite in una sede di continuità assistenziale nella misura di una per ogni 50mila abitanti. In tutta l’Ats della Brianza ne sono state costituite soltanto tre (Lecco, Monza e Vimercate) per un bacino di utenza di 1.205.000 abitanti e avrebbero dovuto funzionare 7 giorni su 7.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto l’adeguamento del numero delle Usca agli abitanti con un dotazione organica e professionale con protocolli d’intervento chiari, garantendo un intreccio reale con i medici di base.
Il sabato e la domenica sono rimasti prerogativa dei medici della continuità assistenziale (ex guardia medica). Sicuramente l’anello debole della catena, visto che sono stati lasciati privi di mezzi adeguati.

Le Usca sono a termine, a parte l’insufficienza in termini numerici e strutturali non è pensabile lasciare un vuoto sul piano dell’assistenza sul territorio, visto il permanere di malati covid e post covid nel proprio domicilio.
Cgil, Cisl e Uil chiedono che vengano costituiti dei nuclei di assistenza territoriale della sanità pubblica (almeno uno per ogni ambito territoriale) che prendano il posto, in modo stabile e continuativo, delle Usca (Unita Speciali di Continuità Assistenziale). Nuclei costituiti da infermieri e altre professionalità, adeguatamente formati e dotati di strumenti per supportare i medici di medicina territoriale e in rapporto con gli specialisti ospedalieri.
Solo in questo quadro si può pensare ad un ruolo diverso e una valorizzazione del ruolo e delle competenze degli stessi medici di famiglia. Tagli alla sanità e riduzione di personale e fondi hanno indotto a ridurre anche la medicina di base.

Non vi può essere alcuna fase due, riattivazione del sistema produttivo e dei servizi, se contestualmente non vi è una presa in carico delle nuove povertà e delle nuove fragilità che dietro l’angolo, sono prossime ad esplodere nella loro drammaticità. L’emergenza Covid ci pone difronte a nuove povertà ed a nuovi bisogni. Dobbiamo procedere a costruire una mappatura dei bisogni che riconosca le nuove pressanti fragilità, sia in termini numerici che di tipologia. Le organizzazioni sindacali chiedono pertanto tavoli di confronto che consentano di aggiornare tempestivamente la programmazione delle nuove necessità con distretto, ambiti, comuni.

Prendiamo atto delle risposte di Ats, Distretto, Rsa. L’Ats ha dichiarato un impegno a valorizzare le esperienze in un’ottica di miglioramento dei servizi. Non hanno mai inteso sottrarsi al confronto ma sono stati fortemente coinvolti in quello che è avvenuto.
Nelle Rsa sono stati attivati sopralluoghi di monitoraggio. La Regione sta lavorando ad un protocollo per gestire gli ingressi e le comunicazioni parentali. Tutte le strutture stanno riaprendo i rapporti parentali. Per quanto riguarda la carenza di test sierologici e tamponi si tratta di una criticità superata, a oggi sono stati fatti in un numero molto elevato.

L’Adi Covid sta funzionando, ha seguito circa settecentocinquanta cittadini sul nostro territorio. Sono state attivate degenze alberghiere per coloro che non hanno la possibilità di permanere nel proprio domicilio.
Tutti pazienti segnalati dai medici di medicina generale sono stati seguiti con il telemonitoraggio. Le Usca hanno svolto un ruolo di supporto ai medici di medicina generale gestendo a domicilio i pazienti per cui non era necessaria l’ospedalizzazione. Se dovesse esserci l’esigenza amplieremo il numero delle Usca e dei medici assegnati. Le Usca non hanno coperto il sabato e la domenica perché avremmo avuto un doppione. Sul territorio operano in maniera adeguata i medici della continuità assistenziale recandosi a domicilio del paziente.
Per quanto attiene la proposta dei nuclei di Assistenza, gli operatori sul territorio oggi già ci sono prima di costruirne altri vediamo quelli che ci sono già. Ne faremo comunque un’analisi successiva e se servirà ci attrezzeremo adeguatamente

Per quanto attiene l’emergenza sociale e le risorse da distribuire sul territorio attraverso una chiara lettura dei bisogni si esprime uno specifico impegno a far partire da subito tavoli di confronto con il sindacato, il distretto, gli ambiti ed i comuni.
È previsto il prosiego del confronto in ambito Ats Brianza nella videoconferenza già convocata per il 28 maggio.

Non sarà il solito Primo maggio di festa, di ricordo e di riflessione. Ma anche quest’anno vogliamo celebrare la festa delle lavoratrici e dei lavoratori nel modo migliore possibile. Probabilmente, dal secondo dopoguerra a oggi, il tema del lavoro non è mai stato così importante: ripartire con la produzione significa un minimo ritorno alla normalità. E proprio per questo motivo dobbiamo guardare con maggiore attenzione alla sicurezza. Non a caso il tema scelto quest’anno a livello nazionale è “Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro”. Non solo per gli incidenti, che sono ancora troppo frequenti e che provocano infortuni di ogni gravità, numerosi casi di malattie professionali e, nel peggiore dei casi, morti. Quest’anno dobbiamo anche fare di tutto per prevenire il contagio. Il Coronavirus è un nemico invisibile da sconfiggere e dobbiamo dialogare insieme alle istituzioni, con gli imprenditori e con gli esperti sanitari per trovare strategie affinché il virus non si diffonda nei luoghi di lavoro.

In questo Primo maggio il pensiero va a medici, infermieri, operatori sanitari e a tutto il personale degli ospedali e delle residenze per anziani, che in queste settimane stanno lavorando senza sosta. Nel lavoro di cura c’è la vera Resistenza. Non vogliono essere chiamati eroi, ma a loro va comunque il nostro massimo sostegno perché combattono in prima linea una difficilissima battaglia.
Non bisogna assolutamente dimenticare tutte le lavoratrici e i lavoratori di tutti quei settori giudicati indispensabili che non si sono mai fermati in questo periodo di emergenza sanitaria, spesso mettendo a rischio la propria salute e quella dei familiari, per garantire un minimo di normalità. Pensiamo alle lavoratrici e ai lavoratori delle forze dell’ordine, della grande distribuzione, del settore alimentare, dei trasporti, delle imprese che producono beni essenziali, dell’informazione e di tutti i servizi alla persona. Grazie al loro impegno hanno permesso al Paese di andare avanti in questo periodo.
Occorre anche impegnarci severamente per garantire un futuro a tutte le persone in cerca di un'occupazione, alle lavoratrici e ai lavoratori precari, con contratti atipici e stagionali. Con l'emergenza sanitaria in corso le loro condizioni economiche sono destinate a peggiorare. Per questo bisogna lavorare per migliorare il loro presente e, quindi, il loro futuro.

E’ necessario provare a conquistare spazi nella sfera della conciliazione “vita e Lavoro”. Parlare di conciliazione dei tempi di vita privata e lavoro riporta spesso all’idea del lavoro femminile. In realtà non è così, questa necessità riguarda anche coloro che devono accudire un proprio familiare bisognoso di particolari cure. La nostra provincia ha visto nascere “nuove marginalità sociali”. La crisi economica e la trasformazione della rete familiare hanno generato un aumento della povertà e delle diseguaglianze, oltre ad una crescente difficoltà a conciliare lavoro e famiglia. Le tradizionali misure messe in campo dai servizi pubblici e sociali non sono in grado di intercettare questi nuovi disagi.

Non ci stancheremo mai di ricordare di come l’articolo 1 della nostra Costituzione sancisca che “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”. I rappresentanti dell’Assemblea costituente discussero molto sul primo articolo e alla fine hanno convenuto che il tema del lavoro deve essere alla base della nostra società. Per questo serve garantire un futuro migliore, con più tutele nella sfera della sicurezza nei posti di lavoro. Questo risultato sarà possibile ottenerlo solo se saremo capaci di azionare un’assidua interlocuzione con tutte le parti sociali e a maggiori investimenti su sicurezza e formazione da parte del governo e anche dell’Europa. Perché serve una visione sempre più comunitaria del lavoro e della sicurezza. Viva il 1 maggio…..

 

il Segretario Generale della Cgil Lecco
Diego Riva
la Segretaria Generale della Cisl Monza Brianza Lecco
Rita Pavan
il Segretario Generale della Uil del Lario
Salvatore Monteduro

Cgil, Cisl e Uil scrivono al direttore generale dell’Ats Brianza. Le segreterie territoriali dei tre sindacati confederali, insieme ai relativi sindacati di pensionati e funzione pubblica, chiedono chiarimenti all’Agenzia di tutela della salute sulla situazione dell’emergenza sanitaria.

Nella lettera emergono le preoccupazioni per tutta la cittadinanza. Vengono chiesti alla direzione dell’Ats dati certi sull’applicazione dei protocolli di protezione e sicurezza del personale operanti in tutti i presidi del sistema sanitario e socio sanitario locale, così come il numero di tamponi fatti agli operatori sanitari, i pazienti e la reale capacità di garantire lo screening a tutti e la tempistica.

Un occhio va anche al numero degli operatori contagiati, il numero di decessi registrati a tutt'oggi nelle diverse Rsa del territorio con tampone positivo e senza tampone in raffronto ai decessi dello scorso anno, quali strutture hanno messo in disponibilità posti letto e accettato pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali pubblici.

 

In considerazione delle evidenti difficoltà registrate a livello territoriale negli ambiti
sanitari, sociali e sociosanitari ed in conseguenza di quanto l’ente regione asserisce circa la
delega sulle scelte operative e sulla gestione dei provvedimenti attribuita alle direzioni
sanitarie territoriali, poniamo con la presente alcuni quesiti, finalizzati ad acquisire
informazioni dettagliate utili ad avere un quadro informativo quanto più possibile
compiuto in merito all’attuale situazione di emergenza sanitaria determinata dall’epidemia
di COVID19 nella Provincia di Lecco.

Gli elementi richiesti nel dettaglio sono indispensabili per esercitare le ns. funzioni
sindacali orientate alla tutela dei diritti di cittadinanza.
In particolare vorremmo conoscere:

- Dati certi sull’applicazione dei protocolli di protezione e sicurezza del personale
operanti in tutti i presidi del sistema sanitario e socio sanitario locale con particolare
riferimento alla dotazione dei dispositivi di protezione individuale e quale è la
situazione dell’approvvigionamento degli stessi.

- Il numero di tamponi fatti, per diagnosticare il COVID 19, agli operatori sanitari, agli
ospiti e la reale capacità di garantire lo screening a tutti e la tempistica.
- Il numero degli operatori ed altro personale non sanitario contagiati nelle diverse
strutture del territorio
- Numero personale in appalto presso le diverse strutture sanitarie e sociosanitarie risultato positivo al covid-19.
- Il numero di decessi registrati a tutt’oggi nelle diverse strutture del territorio con tampone positivo e senza tampone in raffronto ai decessi dello scorso anno

- Quali RSA ed altre strutture socio sanitarie del territorio hanno messo in disponibilità posti letto e accettato pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali pubblici.
- Quali strutture di ricovero private accreditate o non accreditate sono state coinvolte nell’accettazione e nella degenza di pazienti Covid positivi.
- Quali strutture di ricovero private accreditate o non accreditate sono coinvolte nell’accettazione e nella degenza di pazienti Covid a bassa intensità o no Covid in supporto alle strutture della sanità pubblica.
- Numero degli operatori del comparto e della dirigenza medica della sanità privata in supporto nelle diverse strutture della sanità pubblica.
- Presenza nel territorio di strutture ricettive per l’isolamento di operatori impegnati nella gestione dell’emergenza sanitaria e/o cittadini in quarantena fiduciaria che non hanno idonee condizioni di abitazione;

- Eventuale collaborazione ed entità del coinvolgimento delle strutture di ricovero private accreditate e non accreditate con richiesta dati di attività per accettazione e degenza di pazienti COVID positivi;
- tempi e modalità di attivazione dell’ADI-COVID e delle USCA effettivamente operanti e relativa dotazione organica.

Lecco 15 Aprile 2020

Cgil – Cisl – Uil Confederali- Funzione Pubblica – Pensionati
Cgil Lecco Cisl Monza Brianza Uil Lario
Ernesto Messere Mirko Scaccabarozzi Salvatore Monteduro

 REGIONE LOMBARDIA NON SI SOTTRAGGA AL PROPRIO RUOLO E AI PROPRI DOVERI: garantire la presa in cura di tutti i cittadini e la sorveglianza sanitaria rafforzando i servizi territoriali; tutelare il personale di tutti i servizi sanitari, sociosanitari e sociali

Il confronto (si fa per dire) con Regione Lombardia per fare il punto sulla gestione dell’emergenza epidemica e su quanto bisogna ancora fare per migliorare la risposta del sistema lombardo in termini di tutela della salute pubblica e tutela del personale impegnato nelle strutture sanitarie e nel territorio ci lascia del tutto insoddisfatti, stante l’ormai evidente inadeguatezza delle misure sino ad oggi adottate.

La quantità di contagi e purtroppo di decessi che si verificano quotidianamente nel territorio lombardo, la condizione degli ospiti nelle RSA e di decine di migliaia di cittadini e cittadine che nelle loro case vivono in solitudine il dubbio e, in molti casi, la certezza della malattia, dimostrano che sul fronte di questa crisi sanitaria Regione Lombardia deve cambiare approccio e strategia:

1) salvaguardare le figure mediche ovunque collocate, compresi i MMG e i MCA, e la salute di tutti gli operatori che operano nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e territoriali, compresi coloro che svolgono nelle strutture sanitarie e assistenziali attività di supporto o in appalto, quali i servizi di pulizia, ristorazione, e gli operatori delle ambulanze, applicando il Protocollo nazionale sottoscritto da CGIL CISL UIL con il Ministero della Salute, fornendo i DPI in qualità e quantità adeguate e assicurando, tramite un Comitato regionale di verifica (come stabilito nell’intesa sindacale con il Ministero), che tutte le strutture nel territorio attuino i protocolli di protezione e prevenzione previsti.

2) Nei presidi ospedalieri è necessario garantire percorsi in accettazione e degenza separati rispetto ai pazienti COVID+, per il contenimento del contagio e la protezione dei pazienti ricoverati. Difendere la salute dei cittadini e delle cittadine significa assumere come priorità la condizione dei ricoverati nelle strutture sanitarie così come quella degli anziani nelle case di riposo. La convivenza di anziani fragili con pazienti Covid+ è inaccettabile, così come lasciare alla libera scelta delle singole RSA ricevere o meno pazienti infetti come unica risposta alle oggettive difficoltà economiche delle strutture.

3) Consistenti risorse economiche e professionali devono essere destinate al rafforzamento dei servizi di medicina territoriale per la presa in cura e la sorveglianza attiva dei pazienti asintomatici e paucisintomatici al loro domicilio o nelle strutture ricettive di c.d. degenza di sorveglianza. Anche su questo punto non è sufficiente un atto di indirizzo regionale, e le responsabilità sui malfunzionamenti non ricadono esclusivamente sui livelli gestionali territoriali. Servono precise indicazioni di programma e una regia regionale in fase attuativa, con chiari obiettivi quantitativi sui servizi di continuità assistenziale da realizzare in ogni territorio e le dotazioni organiche da implementare.

 Per tutto questo noi non ci fermiamo e continueremo ogni giorno a chiedere ad ogni livello, dal Presidente di Regione Lombardia, ai Sindaci, ai responsabili delle strutture sanitarie e sociosanitarie il rispetto e la tutela delle persone. Non lasceremo perciò nulla di intentato, comprese segnalazioni e denunce, per contrastare la situazione di abbandono e di rischio continuo a cui gli operatori – già colpiti non solo dal sovraccarico di lavoro, ma anche dalla tensione e dai lutti tra i loro colleghi – sono lasciati a lavorare per salvare vite e curare malati. Nel continuare senza sosta a rivendicare un urgente e reale miglioramento delle loro condizioni, anche a difesa della salute pubblica, si sostanzia il nostro grazie per il loro impegno e la loro dedizione.

Comunicato stampa Cgil Cisl Uil Lombardia, categorie della funzione pubblica, dei pensionati, dei medici

 

Venerdì, 03 Aprile 2020 07:18

I SINDACATI: DARE RISORSE AGLI INDIGENTI

Oggetto: interventi di sostegno per acquisto di generi alimentari e di prima necessità
In relazione all’emanazione dell’Ordinanza della Protezione Civile n. 658 del 29 marzo 2020, che stanzia risorse per i Comuni destinate all’intervento sui bisogni alimentari e di generi di prima necessità delle famiglie più colpite dall’emergenza Covid 19, nello spirito che anima la contrattazione sociale e territoriale con le OO.SS,

proponiamo quanto segue:
- Si individuino modalità agili d’impiego delle risorse
- Nell’individuare la platea dei beneficiari si dia priorità a coloro che non sono già assegnatari di sostegni pubblici
- Si stipulino intese nei Comuni con i commercianti al dettaglio per definire una scontistica adeguata
- Si valorizzi il ruolo del volontariato attivando convenzioni con associazioni ed enti del territorio.

Cgil Lecco Cisl Monza Brianza Uil Lario
Ernesto Messere Mirco Scaccabarozzi Salvatore Monteduro
Cgil Spi Lecco Cisl Monza Brianza Uil P.
Giuseppina Cogliardi Giuseppe Saronni Giacomo Arrrigoni