Il Blog di Enrico Baroncelli

Ma il moralista si consolerà
molto tempo ancora
con l’inverosimiglianza
delle nostre speculazioni.

S. Freud

“Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi” (Luca, 13-30). I primi saranno gli ultimi. Nessuno può sfuggire agli dei. Nessuno può allontanarsi dal sé che li ospita. Anche se la coerenza coatta in tal senso è più dolorosa di ogni altra possibile pena. Siamo, insomma, chi più chi meno, prigionieri di noi stessi. O, almeno, dell’immagine che ne coltiviamo e che procede in noi da un altrove abissale. È questo il plinto, inamovibile che sorregge l’intero sviluppo narrativo del bel romanzo di Paolo Giordano, il giovane fisico delle particelle vincitore nel 2008 del Premio Strega con l’opera prima “La solitudine dei numeri primi”.
Opera, è bene ricordarlo subito, sostenuta da una scrittura essenziale ma capace di acutezza analitica sorprendente. Il processo narrativo che traccia i ritratti di Alice e Mattia, si snoda infatti con agilità all’interno di una trabeazione apparentemente esile ma che si scopre, col procedere della lettura, robusta e vitale, in grado di reggere bene alla sismicità di una storia sostenuta da un pattern di grande violenza esterna ed interna. Violenza che intaglia con precisione quasi scientifica lo sfondo sul quale si agita la vicenda dei protagonisti. Alice, che odiando il padre odia se stessa per proiezione inversa e respinge il gigantesco peso che la opprime praticando una rigorosa anoressia. Mattia che schiacciato da un devastante senso di colpa per la morte della sorellina, precipita nel dramma dell’autolesionismo.

Tutto il resto, ambienti, attori, famiglie, storie, è puro paesaggio, poco più di un pretesto, un’occasione per esprimere il dramma. Importante, certo, ma in qualche modo esterno alla narrazione principale che grava sul rapporto tra Alice e Mattia. Un rapporto che sottende sviluppi angosciosi e angoscianti.
Un romanzo di formazione. Lui, bambino, ragazzo, poi giovane matematico dotato di capacità rare nella comprensione dei numeri e delle loro relazioni, aggiunge alle stimmate di una genialità quasi autistica le ferite volontarie della carne. Prigioniero di una totale anaffettività, sceglie il vuoto della solitudine. L’apollineo rigore della matematica rappresenta confortevole rifugio. Rassicurante liquido amniotico il cui abbraccio placa i morsi feroci del ricordo dal quale tutto nasce e delle colpe, reali o presunte che siano. In realtà Mattia muore insieme a Michela la gemella psichicamente problematica che gli era stata sciaguratamente affidata da genitori, questi sì, colpevoli. La bimba scompare nella nebbia del parco. Con lei scompare anche il primo Mattia che risorge immediatamente con palingenesi mostruosa e definitiva, genio perverso in marcia verso l’autodistruzione. Ma non cerca il suicidio, scorciatoia banalmente pervia: lui deve soffrire per sempre, rievocando di tanto in tanto un fantasma spietato che appare nel suo “universo oscuro”:

“Tagliarsi non è un modo per cercare attenzione. Non è una manipolazione. É un meccanismo per affrontare i problemi, punitivo, gradevole, potenzialmente pericoloso, ma efficace. Mi aiuta a sopportare le forti emozioni che non so come gestire. Non ditemi che sono malato, non ditemi di smettere. Non cercate di farmi sentire in colpa, mi accade già. (Marilee Strong "Un urlo rosso sangue" Edizioni Frassinelli, 1999.) Quando si riapre l’antica ferita, ne spuntano di nuove che generano il sangue in un delirio autopunitivo invincibile e temporaneamente liberatorio. Qui Mattia trova un’impossibile pace. Anche Alice è in cerca di pace. Ma non la trova nei numeri. La vorrebbe estrarre dal cuore. Dal sentimento che prova per Mattia. Un sentimento vero e profondo nel quale la giovane anoressica vede un orizzonte di salvezza. Anche e forse soprattutto per Mattia. Questo appare chiaro da subito: se c’è una speranza per lui, risiede nell’amore di Alice, nel rapporto difficile ma salvifico che la ragazza cerca con disperata ostinazione di partorire. Anche perché il male che coltiva non le consente altre gravidanze. Né le vuole. E il suo matrimonio finisce in frantumi.

Alice inizia una faticosa risalita dall’abisso nel quale, ancora bambina, è stata spinta dal padre autoritario e competitivo fino all’estremo. Un percorso che la giovane pensava di poter seguire insieme a Mattia. Ma il vuoto è un male incurabile. Perché è intriso di nulla. Il nulla esploso con la morte (morte?) della gemella. Una parte di lui scompare improvvisamente insieme a Michela, quel pomeriggio, nella nebbia del parco, vicino al fiume. Dissolvenza. Evaporazione irrimediabile che scioglie la sua “vita di coppia” con la sorella, l’unica possibile per lui, dopo e per sempre, in un’inerzia dell’animo tenace e invincibile.
Alice, invece, urla fin dalle prime pagine la sua silenziosa protesta liberando nel gelo la vescica. Almeno questo le dona un po’ di quel calore che in famiglia le è negato da un padre ottusamente totemico. Alice respinge il mondo che la respinge e respinge se stessa vuotando i visceri. Liberandoli tentando di liberarsi. Il corpo fa ciò che la mente e il cuore non possono fare. Il gelo lattiginoso la opprime: metaforica appendice del clima rigido che impera fra le mura domestiche, opache come la nebbia che, anche qui come nel parco in cui scompare Michela, nasconde ogni riferimento, ogni punto fisso, ogni direzione. Inevitabile il naufragio. Alice, rifiutandosi, condanna il padre con perversa vendetta trasversale. E si agita nella vita, schiacciata dal “peso delle conseguenze” e da quello del genitore “incarnito nel cervello”.

Mattia, invece, intende punire solo se stesso. È affascinato dall’affilata semplicità della lama che non ammette dubbi, che incide la materia senza incertezze. Proprio come la matematica, algida e perfetta. Per questo l’ama e la capisce più di ogni altro. Nessuno al liceo e all’università sa fare meglio con i numeri. Nemmeno i professori che riconoscono la sua superiorità a suon di voti altissimi. Ma “C’è qualcosa di spaventoso in quei voti”. Mattia è un numero primo, raro e incomprensibile che si agita scompostamente in un paesaggio reimanniano indecifrabile e privo di orizzonte visibile. E ama tutti i numeri e la fisica che ne è sorretta e spiegata. E le sue leggi, la sua perfetta ineluttabilità, le ragioni di una materia che non ha dubbi. Fisica e matematica sanno sempre che cosa fare al di là di scelte etiche o morali. Molecole e atomi non conoscono Bene e Male. Lui, Mattia, lo conosce e lo ha fatto, il male. E continua a farne su di sé. Le gocce di pioggia sul parabrezza vanno dove devono andare e non lo sanno.

Proprio come i numeri fra i quali convulsamente ci agitiamo. Anche loro “non sanno quello che fanno” poiché condanna e perdono non sono di questo mondo. Mattia, metafora dolente di tutti noi, è stritolato dal libero arbitrio che, allegoria del nulla, ci costringe comunque a un’impossibile scelta. Per questo si pone un interrogativo cruciale per capire “… se è colpa delle gocce o colpa nostra”. Su di lui grava l’immagine di una goccia gemella. Ha deciso che è colpa sua se quella goccia ha imboccato un percorso senza ritorno verso la liquida fisicità del fiume, regno dell’indistinto fluire, di un nulla senza volto. Invisibile macigno, quella goccia “… passata dentro di lui” gli rimarrà per sempre addosso in un coagulo oscuro.

Almeno in questo Mattia non è solo. Anche Alice ha il suo grumo vessatorio che la spinge verso la dissoluzione. Pretesa autosacrificale condensata nel rito barbarico del tatuaggio, simbolo ambiguo di un’arcaica modernità. Lei non lo sa, loro non lo sanno, ma l’incisione della carne ripete il sacrificio identitario dal quale proveniamo. Anche Mattia, ospite sgradito di se stesso, ha i suoi cruenti tattoos. Vede, sente, vive, osserva da distanze astronomiche. La sua diversità è assoluta. Quando è sottoposto a stress le mani, invece di sudare, gli si fanno secche. Alice, pur oppressa da enormi problemi, ha reazioni “umane”. Giordano è bravo nell’indicare un significato con particolari insignificanti. La maniglia d’ottone che le scivola dalle dita sudaticce inserisce d’ufficio la giovane in una precaria ma sostanziale normalità. Per questo è sempre Alice ad agire “… al posto suo” all’interno del binomio. Per questo, come i numeri primi gemelli, vicinissimi perché separati da un solo ma infinito numero pari, non si incontreranno mai. In balìa di una risacca crudele che sempre li sospinge verso la riva e sempre torna a risucchiarli in mare; avanti e indietro, con invincibile compulsione, in un ciclo senza fine né speranza. Dove ogni batter d’animo è volo cieco e balzo verso la solitudine dell’ultimo numero primo. Chissà se i numeri primi hanno una fine.
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Riconfermata alla presidenza del Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese l’assessore alla cultura del Comune di Lecco Simona Piazza.

Nella riunione dell’Assemblea degli amministratori, organo di indirizzo politico del sistema, dello scorso 3 dicembre, i 42 rappresentanti di altrettanti comuni dei 65 associati al Sistema, hanno infatti rieletto all’unanimità il presidente uscente, Simona Piazza, assessore alla cultura del Comune di Lecco, ente capofila del Sistema dal 2016.

Il Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese mette in rete e favorisce la collaborazione e l'integrazione delle 65 biblioteche associate del territorio per offrire ai cittadini un servizio organico e qualificato e assicurare il raggiungimento di standard di servizio comuni e condivisi. Attraverso un’unica iscrizione, anche online sul sito lecco.biblioteche.it, è infatti possibile avere a disposizione, per il prestito e la consultazione, il patrimonio di libri, riviste e DVD di tutte le biblioteche del Sistema, utilizzando il servizio di prestito interbibliotecario, che garantisce la circolazione del materiale e lo scambio di documenti tra le biblioteche.

"Ringrazio per la stima e la fiducia che tutti gli amministratori mi hanno accordato con questa riconferma - commenta la presidente del Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese Simona Piazza - , un incarico che intendo portare avanti con l'impegno, la determinazione e il lavoro di rete costruito in questi anni con l'Ufficio di presidenza, l'Assemblea degli amministratori e il Tavolo tecnico dei bibliotecari. L'obiettivo è di proseguire nel solco di quanto avviato, anche sviluppando una serie di iniziative mirate alla sensibilizzazione nei confronti della lettura, parte fondamentale della mission del Sistema, lavorando su bandi specifici, per ottenere finanziamenti e sviluppare progetti per avvicinare sempre più persone a quello che è un elemento fondante della crescita e della formazione di ogni singolo cittadino".

Il Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese coordina e promuove infine diversi progetti di promozione della lettura per bambini e ragazzi, aderisce a Nati per Leggere, programma nazionale che promuove la lettura in età precoce (0-6 anni) e realizza Biblioestate, iniziativa che coinvolge tutti gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado del territorio con la proposta di una selezione di libri di qualità adatti per la fascia di età 6-14 anni.

In osservanza del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 26 aprile 2020 aprile, riguardante le misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (coronavirus), le biblioteche saranno chiuse fino al 17 maggio 2020.
La Biblioteca di Oggiono riaprirà quindi martedì 19 maggio 2020, salvo ulteriori successive disposizioni.

Le prenotazioni online sono sospese e le scadenze dei prestiti sono automaticamente prorogate.
Si ricorda che è sempre attivo il servizio di prestito e consultazione digitale in MediaLibraryOnLine

A marzo un incremento esponenziale del numero di utenti, accessi e download

In questo periodo di chiusura forzata di tutte le biblioteche, il Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese ha significativamente promosso e dato nuovo impulso alle risorse disponibili on-line, anche attraverso il raddoppio della possibilità di scaricare gratuitamente e-book dalla piattaforma MediaLibraryOnLine, passando dai 2 ai 4 download al mese per utente.

Il catalogo è stato inoltre notevolmente incrementato con l’acquisto di nuovi e-book che portano il totale dei titoli disponibili ad oltre 10.000, che si aggiungono agli oltre 190.000 e-book della collezione open.

Da sottolineare è come questo investimento sia stato ripagato dal gradimento dei lettori, che si evince dai numeri degli accessi alla biblioteca digitale nel marzo del 2020, se confrontati con i medesimi dati dello scorso anno. In provincia di Lecco infatti, territorio di riferimento del Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese, nel marzo del 2020 gli accessi alla piattaforma sono stati 22.870, a fronte degli 8.273 registrati nel marzo 2019, con un incremento esponenziale dei prestiti di e-book: 2.437 sono stati i download nel mese di marzo 2020, 612 nello stesso periodo dello scorso anno.

Il servizio registra inoltre un elevatissimo numero di nuovi utenti: +692 nel solo mese di marzo 2020, a fronte dei +106 di marzo 2019, segno del fatto che la disponibilità di risorse digitali sta rispondendo alle necessità di lettura dei cittadini, che in questo periodo non possono accedere agli ordinari servizi delle biblioteche, come spiega l'assessore alla cultura del Comune di Lecco, presidente del Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese, Simona Piazza: "Servizi online fortemente voluti e potenziati per offrire ai cittadini la possibilità di leggere stando a casa, un'attenzione che il Sistema Bibliotecario ha voluto riservare a questo servizio, per supportare la nostra comunità anche con la cultura, in un momento difficile come questo. L’auspicio è inoltre che, anche a emergenza finita, la lettura digitale diventi una consuetudine per molti abituali e nuovi lettori".