I Tedeschi a volte sono fantastici. Espressione di solidarietà degli abitanti di Bamberg che cantano "Bella Ciao" dalle finestre e balconi in segno di solidarietà con gli Italiani.

Posizionati su balconi e tetti, con in mano il foglio della canzone italiana piu' famosa della Resistenza. Sono un gruppo di cittadini di Bamberg, centro bavarese di 75mila abitanti, che hanno registrato un video in cui intonano Bella Ciao. Con dedica agli «amici italiani». Una melodia che molti nostri concittadini ieri hanno intonato dalle loro finestre. Ma sentire cantare Bella Ciao da un intero quartiere bavarese è certamente significativo. Sentirla cantare dal popolo tedesco, che 75 anni fa era dominato da un dittatore pazzo e sanguinario che li spinse a compiere degli indimenticabili crimini di guerra , fa ancora più effetto.
Anche questo ci fa sperare che l'idea di Europa forse non rimarrà un bel sogno irrealizzabile, ma piano piano e lentamente diventerà qualcosa di reale.

«In questo momento difficile per tutti, e per voi soprattutto, teniamo a farvi sapere che vi siamo molto vicini». Inizia così il breve discorso del «capo banda», munito di tastiera su un balcone. La telecamera sposta poi l’inquadratura verso tutto il circondario: su tetti e balconate, ecco altri cittadini di Bamberg che si uniscono al canto e alla musica con percussioni, chitarre e sonagli.

Domenica, 26 Aprile 2020 07:09

LA PROVINCIA DI LECCO SUL 25 APRILE

 25 APRILE 1945-2020: UNA NUOVA OCCASIONE DI RINASCITA

Mai avremmo immaginato di celebrare il 75° anniversario della liberazione in una maniera così insolita.

Quest’anno l’anniversario del 25 aprile cade infatti nel pieno della grave situazione di emergenza creatasi a causa del Coronavirus.

Perciò, adeguandoci alle disposizioni in vigore per il contenimento del contagio, evitando ogni forma di assembramento, la tradizionale cerimonia istituzionale è stata organizzata in forma ridotta, con un programma religioso e civile molto essenziale, avvalendosi anche delle tecnologie per raggiungere il più possibile la popolazione e gli amministratori di tutti i Comuni.

Il 25 aprile 1945 ha rappresentato per il nostro Paese la fine della tragica esperienza della Seconda Guerra mondiale, che ha comportato per gli italiani anni di tragedie e sofferenze.

Le conquiste civili e politiche, lo sviluppo economico e sociale negli anni del Dopoguerra discendono direttamente da quella liberazione, ottenuta grazie al decisivo apporto delle formazioni partigiane, dei soldati e dei militari, della popolazione civile, che ha permesso la riconquista dell’indipendenza, della libertà e della dignità: una preziosa eredità da difendere e tutelare a ogni costo.

L’Italia è risorta grazie al sacrificio di quanti hanno combattuto; da quel sacrifico è nata una nuova democrazia fondata sulla partecipazione dei cittadini, sul lavoro, sulla giustizia sociale, sul rispetto della persona umana e dei suoi diritti, sull’uguaglianza nei diritti e nei doveri.

A tutti coloro che il 25 aprile 1945 ci hanno restituito un Paese libero e democratico va dunque la nostra profonda riconoscenza, insieme alla solenne promessa che non dimenticheremo mai il loro nobile sacrificio.

Oggi purtroppo stiamo vivendo un’altra guerra, contro un nemico invisibile che ha lasciato sul campo molte vittime, che ci ha costretto a cambiare radicalmente le nostre abitudini e a limitare al minimo indispensabile i contatti sociali.

Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sanitaria, sociale ed economica, che lascerà un segno indelebile nella nostra quotidianità.

Dobbiamo innanzitutto rivolgere un pensiero particolare alle vittime di questa nuova guerra e ai loro familiari, addirittura privati della possibilità di salutare i loro cari e di dare loro degna sepoltura.

Poi dobbiamo esprimere alcuni doverosi ringraziamenti:
ai soccorritori, al personale medico, infermieristico e sanitario, da subito in prima linea per affrontare questa situazione di emergenza senza precedenti, sacrificando tempo, salute e affetti
ai Sindaci e gli amministratori del territorio, i generali che sono sempre sulla prima linea del fronte e che stanno svolgendo un enorme lavoro nei loro Comuni, dando prova di grande disponibilità e spirito di servizio
al sistema di Protezione civile e a tutti i volontari che quotidianamente si mettono a disposizione dei loro Sindaci e sono impegnati in diversi servizi a favore della collettività
a tutti i cittadini, che con grande senso di responsabilità si sono attenuti alle varie disposizioni governative e regionali, affrontando grandi sacrifici

Il 25 aprile è una storica giornata di riscatto nazionale, è la festa di tutti gli italiani, militari e civili, laici e religiosi, che amano un’Italia libera, democratica e solidale; valori profondi che hanno caratterizzato la nascita della nostra democrazia e ci hanno permesso di assicurare a tutti libertà, uguaglianza e solidarietà.

In un periodo di difficoltà, di incertezza e di crisi come quello che stiamo vivendo questa ricorrenza può rappresentare il primo passo verso una nuova rinascita.

Come amministratori pubblici abbiamo il dovere di essere protagonisti di questo nuovo inizio e di essere un punto di riferimento per tutti i nostri cittadini; solo così potremo onorare la memoria di chi in passato ha combattuto e ha sacrificato la vita per darci la libertà.

Claudio Usuelli
Presidente della
Provincia di Lecco

La mattina del 25 Aprile a Calolziocorte lo "Spazio Condiviso" ha esposto lungo il percorso antistante il monumento ai caduti,dove annualmente si tiene la celebrazione del 25 aprile oltre 200 foto di cittadini che avrebbero partecipato se non fosse in vigore il distanziamento sociale.Una cosa simile a quanto avvenuto al Pradello di Bologna.

Domenica, 26 Aprile 2020 06:55

DALLA FINESTRA SI CANTA "BELLA CIAO"

25 aprile – ore 15,00
Anche nella frazione di Rossino (Calolziocorte) riecheggia Bella Ciao.
Un amplificatore alla finestra di casa mia, il computer e così Bella Ciao, la
canzone popolare simbolo della libertà, l’ho fatta espandere nel quartiere.

Costretti, giustamente, al distanziamento fisico dovuto alla drammaticità
dell’emergenza sanitaria, che ci rende più soli, questo canto che l’ANPI ha
proposto a tutti i democratici di dar vita alle ore 15,00 dalle finestre e dai
balconi come atto di speranza e unità l’ho colto positivamente, perché,
come tanti altri penso che il nostro Paese possa rinascere oggi contro il
coronavirus come ieri contro il fascismo. Bisogna però che tutti, senza
distinzioni, alimentino questa speranza con quello spirito e quei valori che
hanno alimentato la Resistenza.

Anche perché “La speranza è la nostra dignità” come bene sosteneva il
pacifista padre Ernesto Balducci, di cui oggi, 25 aprile, ricorre il 28esimo
anniversario della sua morte.
G.Carlo Bandinelli

Composte, essenziale , meno "retoriche" del solito (per citare un argomento di discussione attuale) ma non per questo meno sentite, le due cerimonie a cui abbiamo assistito in Valsassina, la prima a Introbio davanti al Cimitero comunale dove e' posta la lapide a ricordo dei Partigiani, e la seconda sul Ponte della Vittoria a Cremeno, dove si è svolta una iniziativa unica per tutto l'altopiano, al posto della solita cerimonia" a tappe" da Moggio a Barzio, come si faceva negli anni scorsi.
Come da indicazioni del Prefetto, hanno presenziato i Sindaci, una piccola rappresentanza degli Alpini, a Cremeno un trombettista della Banda, un rappresentante dell'Anpi e un portabandiera.

A Introbio il Sindaco Adriano Airoldi ha manifestato il suo rammarico perchè, a differenza degli anni scorsi, alla cerimonia non erano presenti i bambini delle Elementari e Medie: questi ultimi però hanno mandato alcuni messaggi, letti dal consigliere Riccardo Benedetti, nei quali si dispiacevano soprattutto per la lontananza dai loro cari nonni.
Airoldi li ha invitati a leggere bene la Costituzione Italiana, e ha fatto un paragone di attualità tra quei tempi di 75 anni fa e ora:"La libertà all'epoca fu il frutto di una conquista, dopo anni tremendi dovuti alla guerra, oggi la restrizione delle nostre libertà è dovuta alla speranza di contribuire a fare il bene comune, di salvaguardare cioè la salute di tutti".
"La situazione attuale però ci sta insegnando ad apprezzare quello che abbiamo in casa, le nostre più strette relazioni famigliari".

A Cremeno, dopo aver letto i nomi dei caduti nella I e nella II Guerra Mondiale, compresi i Partigiani, i Sindaci hanno ricordato i valori trasmessici dalla Resistenza.
Il Parroco Don Lucio ha ricordato che "siamo tutti sulla stessa barca", richiamando ai valori della solidarietà, che deve coinvolgere tutti.
Il responsabile dell'Anpi Giuseppe Amanti ha ricordato i 150 deportati valsassinesi nei campi di concentramento tedeschi, argomento su cui da ormai diversi anni sta facendo delle ricerche specifiche, tra cui in particolare i 12 che fecero compagnia al martire Teresio Olivelli, di cui uno solo riuscì a tornare a casa.
"Nessuno di loro, con gravi rischi per la propria vita, aderì al richiamo della Repubblica di Salò, che avrebbe permesso loro di uscire dal lager con tutti gli onori".

Tra i partecipanti l'ultimo testimone diretto della guerra partigiana, il barziese Salvi di 95 anni, che fu testimone dell'ultimo scontro tra Partigiani e Fascisti ormai in rotta, avvenuto a Pescarenico in prossimità del ponte della ferrovia, che portò poi alla fucilazione di 12 sottufficiali repubblichini davanti allo Stadio di Lecco, il 27 Aprile del 1945.

Sabato, 25 Aprile 2020 08:21

25 APRILE, NON SONO MORTI INVANO !

 Non sono morti invano…..

25 aprileQuanti italiani sanno il perché dell’articolo 1° della nostra Costituzione dice che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”
La risposta stà nella volontà dei costituenti nel riconoscere il ruolo che i lavoratori ebbero nella sconfitta del fascismo in Italia, dalle lotte che iniziarono con gli scioperi del 1943 e 1944.
Precisamente dal 5 Marzo 1943 con gli scioperi alla Fiat e successivamente da Torino, Milano a Genova in tutte le più grandi aziende e non solo, del triangolo industriale d’Italia.

Pane, pace e libertà erano le richieste che iniziarono a suscitare tra i lavoratori italiani la forma più concreta ed autentica di opposizione alla dittatura fascista ed alla occupazione nazista, unico Paese sotto e durante l’occupazione nazi-fascista, dove vennero organizzati gli scioperi, a rischio e pericolo della propria vita o della deportazione nei campi di internamento in Germania, per sostenere le loro richieste contro la fame e la guerra.
Pochi ricordano che sempre i lavoratori impedirono con sabotaggi in molte importanti fabbriche, che il grosso degli impianti industriali fossero smantellati e trasferiti in Germania.

Ricordando la Resistenza nella giornata più simbolica del 25 Aprile 1945, non possiamo ricondurre il nostro pensiero ai tanti giovani, per la loro grande maggioranza non “politicizzati” che scelsero la via della Libertà, molti giovani militari che dopo l’armistizio del 8 Settembre 1943 “sbandati” si organizzarono in montagna nelle varie formazioni Partigiane, con l’intento comune di conquistare la Libertà dal nazi-fascismo.
Spietata fù la repressione che la Repubblica fascista di Salò ed il Comando Tedesco scatenò nelle Regioni del Nord Italia, divisa dalla linea gotica, presidiata dalle truppe alleate, che ritardarono inspiegabilmente la loro azione finale, consentendo la riorganizzazione dei nazi-fascisti, che iniziarono con rastrellamenti, bruciando case, interi paesi e comunità, fucilazioni arbitrarie e deportazioni di svariate miglia di vittime civili, lavoratori e partigiani.
Il Comitato di Liberazione Nazionale, composto da tutte le forze democratiche antifasciste, ebbe il compito di guidare la Resistenza e di condurre il Paese con le forze alleate sino alla vittoria del 25 Aprile 1945.

Cos’era quell’Italia dell’immediato dopoguerra? Era in ginocchio… divisa…. era tutta da ricostruire…
Sconfitto il fascismo che pure aveva goduto di ampie masse popolari a suo sostegno, l’apparato amministrativo i vari Ministeri e l’organizzazione statale nelle sue varie forme anche periferiche, rimaste pressoché intatte nei loro organici ovviamente compromessi con il Regime fascista, gli unici referenti che potessero avere una loro rappresentatività nel Paese, furono la Chiesa e le Camere del Lavoro la CGIL Unitaria guidata da Giuseppe Di Vittorio, che rinacque il 3 Giugno 1944 ancora durante la Guerra.
Si costituirono vari Governi con l’inclusione di tutte le forze politiche antifasciste che condussero il Paese a formare la Repubblica Italiana con il referendum, fu il primo voto universale del 2/3 Giugno 1946, venne sconfitta la Monarchia, la famiglia reale lasciò l’Italia, il 22 Dicembre 1947 venne promulgata la Costituzione Italiana fu operante dal 1 Gennaio 1948.

Il 22 Giugno 1946 venne promulgata l’amnistia contro i criminali di guerra, consentendo in tal modo, la liberazione di oltre 12.000 persone dichiaratamente fascisti impenitenti che si erano macchiate a vario titolo, di crimini efferati, senza che fossero giustamente processati, a differenza del processo di Norimberga dove furono chiamati a giudizio e condannati, molti gerarchi nazisti.
Il 1947 fu un anno decisivo e divisivo per l’Italia, in Gennaio Alcide De Gasperi, al rientro di un suo viaggio negli Stati Uniti, accolse le direttive ed accettò delle precondizioni richieste dal Governo U.S.A. per consentire l’attuazione del “piano Marshall” anche in Italia.
Rompere il “Patto di unità antifascista” dividere il mondo del lavoro, rompere la CGIL Unitaria.
Portella della Ginestra 1° Maggio 1947 strage di contadini, l’occupazione delle terre, il caso Sicilia, la mafia.
Il 31 Maggio 1947, il Partito Comunista Italiano ed il Partito Socialista Italiano vennero estromessi dal Governo, le elezioni del 18 Aprile del 1948 sancirono la loro sconfitta elettorale.

L’attentato a Palmiro Togliatti del 14 Luglio 1948 la proclamazione dello sciopero nazionale indetto, venne colto quale pretesto per rompere la CGIL Unitaria e porre le condizioni successive di fondare la UIL e la CISL 1950.
Dividi ed impera !! Il cerchio si realizzo!!
La Storia contemporanea, ha le sue radici in queste tappe fondamentali, quando il mondo del lavoro ritrovò la sua unità, le lotte sindacali i Contratti Nazionali di Lavoro, lo statuto dei Lavoratori, ripresero di nuovo le stragi di Stato, i Servizi deviati, i fascisti impuniti e ripescati nei gangli dello Stato, da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, il rapimento il massacro della scorta e l’uccisione di Aldo Moro, la strage alla Stazione di Bologna e le innumerevoli ed impunite stragi sui treni, gli assassinii di grandi personalità, rappresentano insieme un buco nero della nostra democrazia.
Quante volte le salme di quei giovani partigiani che hanno dato la loro vita per la nostra libertà si sono rivoltate nelle loro fosse? Francamente non possiamo dire con onestà che riposino in pace.
Ma insieme possiamo fermamente dire e gridare….

ORA E SEMPRE RESISTENZA !!!

25  Per la prima volta non possiamo celebrare il 25 aprile per strada e nelle piazze. Stiamo combattendo
un’altra difficile battaglia, fronteggiando la grave emergenza sanitaria con tanti sacrifici da parte di
tutti. Nondimeno è obbligo per noi fare memoria. Fare memoria significa battersi ancora una volta
per costruire una reale uguaglianza e una democrazia partecipativa, sul fondamento dei principi e
dei valori della Resistenza, delle tante battaglie condotte per l’attuazione della Costituzione.
Dobbiamo ricordare cosa rappresenta il 25 aprile per il nostro Paese e quest’anno ricorre il 75esimo
anniversario della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista.

Sarà impossibile sfilare seguendo la banda mentre cantiamo l’Inno di Mameli e Bella ciao per le vie
di Lecco, con orgoglio città Medaglia d’argento per la Lotta di Liberazione. Saremo chiusi in casa,
ma non per questo dovrà venir meno la consapevolezza che il sacrificio di moltissimi, giovani e
meno giovani, ha consentito al nostro Paese di raggiungere mete ardue e insperate.
Innanzitutto la fine della guerra. Una guerra terribile e sanguinosa, accompagnata dall’abominio
della Shoah.

Sono passati oltre settant'anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dalla Liberazione dal
nazifascismo e mai come oggi la pace, bene prezioso donatoci dalla Resistenza italiana ed europea,
è in serio pericolo. Occorre perciò riaffermare con maggiore forza il valore ideale e culturale
dell’articolo 11 della Costituzione che recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Non c’è una data che stabilisca quando la resistenza iniziò. Come scrisse Piero Calamandrei, “Era
giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da
uomini”.

La Costituzione è nata dalla Resistenza, fondamento etico e storico dello Stato nel quale viviamo,
della Repubblica, della democrazia in Italia.
Ricordiamo la resistenza armata sulle nostre montagne, ma anche gli scioperi, come quelli del 7
marzo 1944, che coinvolsero migliaia di operai nel lecchese come in tutto il Nord Italia. Ricordiamo
la figura di Pino Galbani, che, poco più che ragazzo, pagò con la deportazione il suo impegno
politico e civile. Ricordiamo che proprio dal mondo del lavoro partì la protesta che nel giro di un
anno portò alla fine dell’occupazione. Ricordiamo le conquiste di civiltà rese possibili dalla
Resistenza, quali ad esempio l’inclusione a pieno titolo delle donne nella vita politica e sociale del
Paese, manifestatasi già nell’Assemblea costituente.

Il 25 aprile è la festa di tutte le italiane e tutti gli italiani. Nessuno escluso. Troppo spesso sentiamo
dichiarazioni di propaganda politica che parlano della Festa di Liberazione come ricorrenza
divisiva. Non c’è nulla di più sbagliato. La Costituzione è nata dalla Resistenza, fondamento etico e
storico dello Stato nel quale viviamo, della Repubblica, della democrazia in Italia.
Il 25 aprile deve rinsaldare in ciascuno di noi gli ideali di democrazia e libertà, nonché un profondo
antifascismo, contro i sentimenti di odio, violenza, razzismo e intolleranza che per un ventennio
contaminarono l’Italia e che ora non solo riaffiorano ma si manifestano apertamente con protervia e
arroganza. Sentimenti anticostituzionali, divisivi, contro i quali lottiamo quotidianamente, perché
sia eliminato ogni rigurgito fascista.

Come disse Vittorio Foa, partigiano e padre fondatore della Repubblica Italiana, a un ex
repubblichino, che voleva stringergli la mano in aula, “Abbiamo vinto noi e tu sei potuto diventare
senatore. Se avessi vinto tu io sarei ancora in carcere”.
Il 25 aprile 1945 è tornata la libertà in Italia e oggi dobbiamo continuare a difenderla con ogni
mezzo. Anche rimanendo nelle nostre case.

il Segretario Generale della Cgil Lecco
Diego Riva
il Segretario della Cisl Monza Brianza Lecco
Mirco Scaccabarozzi
il Segretario Generale della Uil del Lario
Salvatore Monteduro
il Presidente di Anpi provinciale di Lecco
Enrico Avagnina

Sabato è il 75° anniversario della liberazione
Il programma della cerimonia istituzionale del 25 aprile

Sabato 25 aprile, in occasione del 75° anniversario della liberazione, la tradizionale cerimonia istituzionale si terrà nel rispetto delle restrizioni in vigore per il contenimento del contagio da nuovo coronavirus.

Il programma delle celebrazioni prevede alle 9:30 la Santa Messa officiata nella Basilica di San Nicolò dal Prevosto di Lecco monsignor Davide Milani, alla sola presenza del Sindaco di Lecco Virginio Brivio, del presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli, del sottosegretario di Regione Lombardia Antonio Rossi e del presidente di ANPI Lecco Enrico Avagnina.

Alle 10:30 si terrà la deposizione delle corone di Comune di Lecco/Provincia di Lecco, Regione Lombardia e ANPI Lecco (che depositerà cuscini floreali anche sulle tombe di partigiani). Qui verrà data lettura al Decreto di attribuzione alla città di Lecco della medaglia d'argento alla Resistenza.

Sarà possibile seguire in diretta le celebrazioni religiosa e civile su TeleUnica e su LeccoFM, mente sul sito internet istituzionale del Comune di Lecco saranno resi disponibili gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni.

I cittadini sono invitati a esporre il tricolore alle finestre delle loro abitazioni.