Il Blog di Enrico Baroncelli

Cultura

Cultura (103)

Giovedì, 28 Marzo 2019 09:02

IL 1 APRILE ANTEPRIMA DI PORTAVAMO IL SACCO

Scritto da in Cultura

Il documentario “Portavamo il sacco”, uscito nel Gennaio 2019, a cura di Riccardo Maffioli,  riguardante una storia di contrabbandieri tra il confine italiano e quello svizzero, ambientata negli anni '60 e oltre, è stato girato ispirandosi al libro “Lungo i sentieri del Contrabbando…” di Stefano Cassinelli e Pierfranco Mastalli.

Con piacere ti invito alla "PRIMA"  proiezione del documentario PORTAVAMO IL SACCO, nella sala cinema di MENAGGIO in data 1 APRILE alle ore 21,00.

Capitolato 1763

Nel 1726 gli Asburgo confermarono il capitolato di Milano e nel 1762 conclusero un nuovo capitolato con le Tre Leghe che, in cambio del passaggio attraverso i passi alpini per i collegamenti con il Tirolo, concedeva alle Leghe il lago di Mezzola e, con un articolo segreto, la possibilità di non espellere più i protestanti che si erano insediati nelle valli dell’Adda e della Mera. In Val Codera intanto la popolazione fruiva del periodo di pace: nel 1763 nella parrocchia di Codera risiedevano 477 anime, di cui 154 nel capoluogo, 73 a Cola, 56 a Montagnola, 40 a Mezzalpiano, 39 a Cii, 21 alla Motta dei Corvi, 15 ad Avedèe e 15 alla Foppa! Venne in quel tempo migliorata la viabilità locale, soprattutto alla Riva, dove l’osteria migliorò le sue prestazioni e al secolare compito della riscossione dei pedaggi aggiunse quello di un accogliente albergo, ove, fra gli altri, il 29 maggio 1788, pernottò anche Johann Wolfgang Goethe, sulla via del ritorno verso Weimar dopo un soggiorno in Italia durato due anni.Il 25 luglio 1793 lo strapotere dell’Austria in terra grigione, con la complicità di maggiorenti locali, aveva portato alla proditorio sequestro alla Locanda dell’Angelo di Novate, da parte di agenti della polizia austriaca, dei generali Semonville e Maret, ambasciatori francesi in viaggio verso la Turchia.


Dopo il passaggio all'Austria del ducato di Milano (1714), le Tre Leghe cercarono di modificare a loro favore (1726 e 1763) il capitolato di Milano del 1639. Tali revisioni apportarono pochi vantaggi in campo economico e rafforzarono soprattutto la posizione dell'influente fam. von Salis. Il ministro Ulysses von Salis e altri capi del partito aristocratico, che deteneva il potere nello Stato delle Tre Leghe, agivano ormai esclusivamente per conto dell'Austria. Il disappunto di Venezia fu tale, che nel 1764 denunciò l'alleanza del 1706: migliaia di imprenditori grigionesi, privati dei loro privilegi, furono così costretti a emigrare dai territori della Serenissima. I von Salis osteggiarono tutti i tentativi di dare una risposta alle riforme richieste dal popolo valtellinese. I sudditi si videro respingere sia i 15 punti di doglianze del 1786 sia il Progetto finale del 1792, che miravano soltanto a una parziale estensione dell'autonomia locale.

L'incapacità delle autorità grigionesi di riformare l'apparato statale e il partito dei von Salis indussero gli ab. della Valtellina a pronunciarsi per l'annessione alla Repubblica Cisalpina(marzo 1797). Napoleone concesse ai Grigionesi ancora due proroghe per trovare un accordo con i Valtellinesi su un piano di parità. I G. lasciarono decorrere i due termini senza arrivare ad alcuna conclusione: persero così definitivamente la Valtellina, una regione con una notevole importanza economica e politica (Confisca). (Martin Bundi)

La linea di confine venne concordata nel capitolato nel 1763 con un decreto dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria allora Duchessa di Milano ed è rappresentata con una retta che ha origine vicino  a Dascio (N.B il 31 LUGLIO 2014 grazie ad un anziano pescatore di Dascio, siamo riusciti ad identificare il segno confinario Milano-Grigioni ( croce e data 1763-vedi sopra Trattato) che sta inciso sulla rupe dell'Alzaschino o Sass de la Cruseta, poco oltre il Sasso Alzasco ( o Sasso Dagio-Dascio) e corre in direzione della vetta del Monte Legnone (cippo n.1 vicino a cascina Poncetta nella Riserva) passando per Pontaccio;

verso Nord  prosegue lungo la sponda ovest del Lago di Mezzola sino a San Fedelino, si spinge per due chilometri in Valchiavenna costeggiando la sponda destra del fiume Mera per poi risalire in vetta al Monte Berlinghera.
La demarcazione utile per il completamento del Catasto Teresiano (in tedesco Mailänder Kataster) non solo risolse il problema della delimitazione terrestre tra i due stati ma andò a sancire importanti diritti di pesca nel lago di Mezzola diviso anch'esso tra il Ducato di Milano passato sotto la corona Austriaca dopo la Guerra di successione spagnola e i Grigioni (dal 1706 al 1797).

 L'ufficialità di confine tra stati venne meno con l'annessione della Valtellina e del Valchiavennasco alla Repubblica Cisalpina, con l'arretramento sullo spartiacque Italo-Svizzero dei possedimenti dei Grigioni e con la formazione nello stesso anno della Repubblica Elvetica. Oggi la linea è ancora valida per la confinazione catastale del tratto delle Provincie di Como e Sondrio tra i comuni di Sorico, di Dubino e Samolaco ed anche per i confini fra Colico (Provincia di Lecco) e Piantedo (Provincia di Sondrio).

M A N I F E S T O
Il messaggio augurale del Presidente della Repubblica per il 2019 è stato centrato sul senso di comunità e amalgama nazionale; senso che deve essere riproposto ad ogni generazione di cittadini attraverso la conoscenza della nostra storia e di come in passato si sono superati i momenti più impegnativi anche grazie alla coesione identitaria mostrata da tutti gli strati della società nazionale.

Niente si regge se non sulla base di un sano orgoglio della propria identità. Il periodo in cui questo senso d’appartenenza e d’identità maturò affermandosi fu di certo il Risorgimento Nazionale che si concluse con la Prima Guerra Mondiale. E fu soprattutto negli anni e nelle terribili prove di quella guerra, l’ultima combattuta e vinta per l’unità di tutti gli Italiani, che i nostri Avi acquisirono la coscienza della loro coesione identitaria coniugando l’idea di nazione con quelle di libertà e di emancipazione sociale e maturando un senso civico e nazionale diffuso, rafforzato dall’enorme sacrificio collettivo pagato dalle famiglie di tutte le regioni d’Italia.

E’ dunque proprio quel momento storico ad essere fondante dell’orgoglio di essere e sentirsi Italiani. Ma come si può pensare di riproporre il senso di appartenenza alla nostra comunità nazionale se l’insegnamento di quella storia nelle scuole della Repubblica è quello che viene oggi impartito, basato su testi scolastici che si rifanno ad una storiografia vecchia di oltre mezzo secolo e che perpetuano leggende non tenendo conto di fatti storici accertati e descritti in non pochi volumi pubblicati soprattutto negli ultimi venti anni.

Testi e insegnamenti quindi che, essendo la risultante di un processo di destorificazione tuttora in atto, appena mitigato in questi ultimi anni di celebrazione del centenario, hanno progressivamente svuotato il Risorgimento, e in particolare appunto la Prima Guerra Mondiale, dei significati formativi dell’etica civile e della consapevolezza storica del percorso unitario e identitario compiuto dagli Italiani. Oltre al processo di destorificazione e di impoverimento culturale dei nostri giovani, cioè del principale “capitale umano” nazionale, si assiste di fatto ad uno sfilacciamento del sapere fondante dell’identità. Non si riesce più infatti a trovare nella nostra esperienza storica quei valori culturali ed etici che riescano a dare linfa per rinforzare il sentimento di comunità nazionale, in un mondo che cambia in modo drammatico. Ciò è anche dipeso dalla marginalizzazione della storia come insegnamento base per la costruzione di un sentimento di patria e del senso autentico del proprio divenire.

Venendo a mancare la conoscenza delle proprie radici e della propria storia, si affievolisce nei nostri giovani il senso di sé e vengono meno la difesa e la conservazione dei valori fondanti della nostra stessa civiltà , minacciati da ideologie e fondamentalismi aggressivi. Cicerone ebbe a dire che “ignorare ciò che è avvenuto prima che tu nascessi, è come non vivere”, nel senso che solo i bambini ignorano ciò che è accaduto prima di loro, e non si può fondare una rinascita italiana senza la piena coscienza storica propria di una cultura da adulti e non da un popolo bambino, senza memoria e senza identità.

Niente libri o libri senza fatti né verità storiche, niente storia. Niente storia, niente coscienza storica. Niente coscienza storica niente consapevolezza di sé. Niente consapevolezza niente religione civile su cui fondare l’identità italiana integrando quella spirituale cristiana. In conclusione, l’insegnamento della storia e in particolare di quella italiana degli ultimi 200 anni dovrebbe tornare ad essere l’insegnamento più importante per formare cittadini consapevoli e partecipi dei mutamenti epocali che stiamo vivendo. Il capitale umano e sociale che l’Italia ha non può andare distrutto perché manca un forte impegno culturale diffuso e basato sull’insegnamento della storia. Al contrario, e ripetiamo, tale insegnamento va aggiornato nei testi e nell’impostazione e reso decisamente centrale nella formazione del cittadino. E’ proprio la nostra storia in fondo il legame che lega tutti noi alle nostre radici, che ci accomuna l’un l’altro quali membri della nostra comunità nazionale alimentando l’orgoglio di essere Italiani e che lega la nostra comunità al resto del mondo che ancora ci ammira.

Manifesto propugnato da Gaspari Editore Udine
sottoscrivibile via web

Domenica, 24 Marzo 2019 08:11

UNA PROPOSTA PER UN ECOMUSEO A BELLANO

Scritto da in Cultura

Nell’ascoltare presso la C.M. Valsassina l’interessante intervento sull’Ecomuseo delle Acqua del  Gemonese, mi è tornata alla mente la mia proposta di un “Ecomuseo dei monti sorgenti dal Lario” presentata al sindaco di Bellano tramite Legambiente del Circolo di Bellano che ha condiviso l’idea, alcuni anni fa.
Per un ecomuseo dei monti sorgenti dal Lario a partire da Bellano..

La presenza dell’ex Cotonificio Cantoni_e dell’Orrido a Bellano (LC).
Il  dibattito apertosi prima circa il riuso di questo importante edificio di archeologia industriale e ora circa la conservazione e valorizzazione dell’Orrido riprende di fatto le indicazioni che erano contenute nella scheda n. 2 del PTCP 1998 della Provincia di Lecco, con puntuali proposte al fine di sviluppare un Piano Territoriale d’area (PTA) evidenziandone le finalità,i risultati attesi,i soggetti coinvolti,il ruolo della Provincia e il raccordo con il Progetto strategico n. 12 del PTS.

Mercoledì, 20 Marzo 2019 06:51

LE MOSTRE DI LEGGERMENTE 2019

Scritto da in Cultura

Nella hall della sala conferenze "Tanti modi di giocare, ieri e oggi" (Museo Etnografico dell'Alta Brianza); e in sala sul palco l'opera "Lettori" di Nando Crippa

Sono due le proposte espositive - oltre alla mostra "Nel segno della montagna", realizzata dal Comune di Lecco con la collaborazione di Assocultura Confcommercio Lecco, ospitata dal mese di febbraio a Palazzo delle Paure e visitabile fino ad aprile - che accompagnano in questi giorni i partecipanti alla decima edizione di Leggermente (e fino a domenica 24 marzo, giorno di chiusura della rassegna 2019).

Pagina 8 di 8