Venerdì, 15 Gennaio 2021 06:13

LA CGIL SUI VACCINI

Sui vaccini è importante fare presto e bene. Serve massima capillarità e trasparenza una campagna vaccinale che veda il coinvolgimento consapevole delle cittadine e dei cittadini, attraverso un'informazione adeguata e diffusa che renda omogeneo su tutto il territorio nazionale il diritto alla corretta informazione e alla tutela della salute.

La Cgil, così come ha fatto in tutte le fasi dell’emergenza sanitaria sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, si è impegnata ai vari livelli a svolgere una campagna capillare di sensibilizzazione affinché tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori siano adeguatamente informati e consapevoli della necessità di vaccinarsi per la salute propria e di tutta la collettività.

Nella giornata di mercoledì 13 gennaio abbiamo incontrato in videoconferenza, insieme a Cisl e Uil, l’Ats e le Asst di Lecco e della Brianza per conoscere e confrontarsi sul piano vaccinale che si intende mettere in atto per fronteggiare l’emergenza Covid 19.

Allo stato risulta già ampiamento coinvolto il personale e gli operatori delle Rsa con modalità e disponibilità diverse il personale ospedaliero delle diverse Asst, così come il personale delle Croci.

La partenza reale è avvenuta il 4 gennaio, circa 300 vaccini al giorno su Lecco e Merate, fino ad arrivare a somministrare 825 vaccini al giorno.

Altre categorie che saranno interessate nell’immediato gli ultraottantenni, i soggetti con patologie croniche, i cittadini tra i 70 e 79 anni.

Nella seconda fase entreranno in gioco i medici di Medicina generale, che hanno già dato ampia disponibilità attraverso le associazioni di categoria utilizzando semmai, così come è avvenuto per la vaccinazione antinfluenzale, spazi messi a disposizione dalle Amministrazioni comunali.

Ad oggi alcune aree sono rimaste fuori, in particolare la restante parte del mondo sanitario, gli ospiti delle Rsa, comunità psichiche, comunità per le dipendenze, le strutture penitenziarie, il personale della scuola.

La vaccinazione è un atto di responsabilità del singolo nei confronti della propria salute e di quella dei propri cari. Ed è un atto di responsabilità di ciascuno nei confronti della collettività.

Abbiamo ribadito che è necessario che nel minor tempo possibile venga sottoposto a vaccinazione il maggior numero possibile di cittadine e cittadini, senza escludere nessuno.

L’incontro si è concluso con l’impegno da parte della Direzione Generale dell’Ats, coadiuvata dai direttori generali delle Asst della Brianza e del Lecchese di riconvocarsi per aggiornarsi in maniera adeguata sullo sviluppo del piano vaccinale in maniera capillare e mirata anche in funzione della progressiva disponibilità dei vaccini.

 

Ernesto Messere

Dipartimento Welfare Cgil Lecco

 

Sabato, 26 Dicembre 2020 07:54

"TELEFONO AIUTO" ALL`OSPEDALE DI LECCO

Il progetto “Telefono Aiuto” nasce nel 2019 da un’idea di tredici associazioni di volontariato che da anni collaborano attivamente con l’Unità di Oncologia della ASST di Lecco (AVO, AICIT, AIL, ACMT, AILAR, CRI, LILT, ANDOS,GRUPPO AIUTO MESOTELIOMA, CANCRO PRIMO AIUTO,INPRIMALINEA, FARESALUTE, ASS. FABIO SASSI) per dare una risposta rapida e competente ai tanti bisogni che affliggono quotidianamente il paziente oncologico.

Abbiamo pensato di riservare una linea telefonica e di attivare una mail dedicata unicamente ai pazienti oncologici in cura presso l’Ospedale A. Manzoni di Lecco e tramite bando pubblico, è stata selezionata alla fine del 2019 una persona idonea a dare risposte competenti che potesse fare da tramite con i medici per richieste più specifiche derivanti dall’essere in cura.

L’iniziativa è stata valutata da subito molto utile. Il bisogno è poi cresciuto con l’arrivo dell’epidemia Covid-19; la linea telefonica dedicata ai nostri pazienti oncologici si è rivelata indispensabile per poter avere un contatto con i medici, spedire esami senza il bisogno di recarsi direttamente in ospedale, evitando coì il congestionamento e i rischi di un possibile contagio.


In media abbiamo ricevuto quindici telefonate al giorno e una ventina di e-mail a cui si è data pronta risposta.

Il progetto “telefono aiuto”, partito nel 2020 con una raccolta fondi da parte delle associazioni di volontariato del Dipartimento Oncologico potrà proseguire l’anno prossimo con le stesse modalità grazie alla generosità del Fondo “Aiutiamoci” attivato dalla Fondazione Comunitaria Lecchese che ha donato cinquemila euro per il proseguo dell’attività.

Ci auguriamo davvero che questo servizio possa essere implementato, anche attraverso contributori del territorio, con nuovo personale in modo da far fronte alle molteplici necessità del paziente oncologico, ultimo e non da ultimo il bisogno di ascolto di una persona specificamente formata e facilmente raggiungibile.

 

Monica Colombo

Volontaria CRI Lecco

Referente delle Associazioni di volontariato del Dipartimentooncologico.

 

Antonio Ardizzoia

Direttore Dipartimento Oncologico Asst Lecco

Venerdì, 25 Dicembre 2020 17:46

Jerusalema: dai Sanitari di Merano

in VIDEO

E' sicuramente il tormentone musicale dell'anno. Da mesi sui social media di tutto il mondo si canta e si balla al ritmo di Jerusalema, il brano del produttore sudafricano Master KG, diventato oggetto di una challenge - ovvero di una sfida di danza sul web. Che è stata raccolta anche dal personale del distretto sanitario di Merano, per fare gli auguri di Natale.

Mercoledì, 23 Dicembre 2020 07:20

L’INFARTO AL TEMPO DEL COVID-19

Conferenza internazionale coordinata dalla Cardiologia dell’Ospedale A. Manzoni della Asst di Lecco

Nel corso dell’attuale pandemia, COVID-19 ha finora provocato a livello mondiale 1.650.000 morti ma ha anche rallentato e fatto apparire meno importanti le cure per altre malattie con impatto globale predominante: non bisogna dimenticare che 18 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie cardiovascolari e 10 milioni per cancro.

L’argomento è stato discusso nel corso di una conferenza internazionale organizzata dalla prestigiosa British Cardiovascular Society, tenutasi via web il 17 Dicembre, coordinata al mattino dal Dr Stefano Savonitto, primario della Cardiologia dell’Ospedale Manzoni di Lecco e nel pomeriggio dal Dr Gregg Stone della Columbia University di New York. Alla conferenza hanno partecipato ricercatori e clinici di numerose università europee (Londra, Glasgow, Edimburgo, Leicester, Barcellona, Lille e Varsavia, tra le altre), americane (Columbia University e Mount Sinai Hospital di New York, Mayo Clinic di Rochester, Università di San Paolo del Brasile e Città del Messico), nonché da Russia, Iran, Egitto e altri paesi che hanno discusso gli aspetti clinici e organizzativi di questo problema troppo spesso passato sotto silenzio durante l’emergenza virale tuttora in corso.

Secondo i partecipanti, che hanno presentato dati di numerose ricerche contemporanee cui ha pure contribuito la Cardiologia dell’Ospedale Manzoni, la drammatica polarizzazione dell’attenzione mediatica e politico-sanitaria sull’infezione ha, di fatto, indotto pazienti con i sintomi dell’infarto a ritardare la richiesta di soccorso, con il conseguente aumento del numero di arresti cardiaci sul territorio (+50% rilevato in Lombardia e in altre aree pandemiche). I dati di tutti gli studi, come quelli condotti in Regione Lombardia, hanno mostrato come “l’aumento della mortalità per infarto durante l’attuale pandemia sia da attribuire principalmente al ritardo nell’accesso ai servizi di assistenza (la chiamata al 112), mentre le fasi successive della cura dell’infarto hanno mantenuto l’efficienza collaudata nei tempi di effettuazione dell’angioplastica salvavita. L’accesso tardivo alle cure ha comportato una maggiore gravità della presentazione clinica, con raddoppio dei casi di shock cardiogeno e quindi di mortalità.”

Durante la pandemia, l’Ospedale Manzoni è stato uno dei Centri deputati da Regione Lombardia alla cura tempestiva dell’infarto anche per territori più estesi rispetto a quelli di stretta competenza dell’ASST. A tal proposito, la Cardiologia di Lecco ha sviluppato percorsi di cura dedicati e protetti e ha collaborato e rilevazioni di ricerca nazionali e internazionali i cui risultati sono stati presentati nella e-conference del 17 Dicembre.

Si è tenuto il 22 dicembre, presso l’Ospedale A. Manzoni della Asst di Lecco, un corso teorico-pratico di “Ecografia polmonare” eseguito in stretta collaborazione con i colleghi del reparto di medicina d'urgenza dell'ospedale Niguarda di Milano e mirato alla formazione dei medici ospedalieri e dei Medici di Medicina Generale del nostro territorio, con i quali vige da sempre un’importante e proficua collaborazione.

Finalità del corso è, fra le altre, limitare l'afflusso ospedaliero dei pazienti e quando possibile trattarli a domicilio; rendere l'accesso in PS tempestivo quando viceversa si colgono i segni di una polmonite virale moderata-severa.

L'ecografia polmonare è emersa negli ultimi anni come una tecnica di imaging superiore alla radiografia tradizionale, ed in parecchie situazioni cliniche paragonabile alla TAC in quanto a sensibilità diagnostica, con il grosso vantaggio di essere completamente non invasiva e di poter essere effettuata al letto del paziente.

Vista la grande quantità di esami richiesti al reparto di radiologia ed il rischio di propagazione del virus durante gli spostamenti dei pazienti, queste caratteristiche rendono l’ecografia polmonare ottimale per i pazienti con malattia da SARS-COV2 accertata o sospetta. Risulta utile anche per il triage dei pazienti in PS e potenzialmente per seguire il decorso clinico a domicilio.
Il corso vede l’importante sostegno della Fondazione Veronesi.

“Ancora una volta la Asst di Lecco opera in stretta collaborazione con i Medici di Medicina Generale a sostegno della salute del territorio. Il corso tenuto oggi dal Dott. Andrea Farina, cardiologo dell’Unità di Cardiologia del presidio ospedaliero lecchese è testimonianza della capacità dell’Ente di porsi anche come punto di riferimento lombardo nella trasmissione delle proprio capacità ed esperienze”.
Dichiara Paolo Favini, Direttore Generale della Asst di Lecco.

“Ho colto un vivo interesse nei medici di medicina generale che hanno seguito il corso e con i quali continueremo a rimanere in contatto per capire i bisogni diagnostici del paziente cardiopatico”.
Aggiunge Andrea Farina, Cardiologo dell’Unita di Cardiologia dell’Ospedale A. Manzoni di Lecco.

« AMIANTO: ANCHE QUEST’ANNO ARRIVA IL BANDO PER LA RIMOZIONE CHE CHIEDIAMO DA ANNI NELL’ATS DELLA BRIANZA MANCANO 55 MEDICI DI FAMIGLIA. CHIEDIAMO PIU’ BORSE DI STUDIO E SPAZI PER NUOVI AMBULATORI » CAOS VACCINI ANTINFLUENZALI: NEL LECCHESE EVASE NEANCHE IL 50% DELLE RICHIESTE PRENOTATE. E SE NE RIPARLA A METÀ DICEMBRE. Non fosse bastata la pessima gestione dell’emergenza Covid19, Regione Lombardia si è distinta negli errori e nei ritardi sulla vaccinazione antinfluenzale, come ho già avuto modo di documentare nella newsletter di ottobre. I medici di medicina generale non hanno potuto prenotare ulteriori dosi di vaccino prima del 18 novembre e non le hanno avute a disposizione se non dopo il 20. La precedente scadenza del 10 novembre è stata spostata di otto giorni, disattendendo ulteriormente il piano presentato in conferenza stampa più di un mese fa, che pure non teneva conto dell’indicazione del Ministero della Salute che, vista la pandemia, invitava le Regioni a far partire la campagna vaccinale in anticipo, ai primi di ottobre. Allora fu presentato un piano in cui Regione Lombardia indicava come fabbisogno minimo 2,8 milioni di dosi, mentre la dotazione disponibile al momento è di soli 2,5 milioni. Non solo, ma in provincia di Lecco i vaccini antinfluenzali vengono consegnati con il contagocce: non siamo nemmeno al 50% delle richieste prenotate. In una comunicazione dell’Ats della Brianza si legge che, per la vaccinazione per gli ultra65enni, relativamente alla quota di circa 200mila dosi richieste per la copertura del 75% degli assistiti a novembre sono state distribuite 136.326 dosi delle quali 53.775 già somministrate. Ma la Direzione generale Welfare lamenta difficoltà e ritardi nelle consegne dei vaccini che ritarderanno la consegna dell’ultima tranche dei vaccini di Fluad Trivalente che avverrà solo attorno alla metà di dicembre. E la distribuzione sarà molto contenuta e in proporzione al carico degli assistiti, per cui chi ne ha più di 300 riceverà 40 dosi, da 200 a 299 avrà 30 dosi, da 100 a 199 solo 20 dosi e chi ha meno di 100 assistiti 10 dosi. A questo punto, i medici di medicina generale si sono già resi conto che, se si mantengono i livelli di consegna attuali, arriveranno ancora pochi vaccini con il rischio concreto di non soddisfare tutte le richieste. E’ evidente ed è gravissimo il fatto che non basteranno per tutti i pazienti indicati dalla Regione e dal Ministero della Salute come ‘soggetti da vaccinare’. Ed è altrettanto evidente che di questa situazione qualcuno dovrà rendere conto.
Martedì, 01 Dicembre 2020 06:58

GESTIONE INTEGRATA DEI PAZIENTI COVID

GESTIONE INTEGRATA OSPEDALE TERRITORIO DEL PAZIENTE COVID-19: IL MODELLO LECCO

L’integrazione tra i poli ospedaliero e territoriale delle ASST, è uno dei capisaldi della l.r. 23/2015.
Partendo da questa premessa un modello di  gestione “integrata” tra ospedale e territorio dell’attuale recrudescenza pandemica ha lo scopo di favorire un bilanciamento dell’assistenza tra territorio (MMG, USCA, ADI COVID etc..) e strutture ospedaliere anche per evitare un eccessivo sovraccarico delle stesse causato dal ricovero di pazienti che, dopo stratificazione del livello di rischio, potrebbero essere monitorati e/o Presi in Carico in un percorso domiciliare, permettendo all’ospedale di occuparsi delle forme cliniche più gravi che necessitano  ricovero in degenza ordinaria o  addirittura in aree subintensive/intensive.

Nella nostra ASST, il Dipartimento della Fragilità (DIFRA) gestisce la continuità di cura nella filiera ospedale territorio attraverso le proprie articolazioni organizzative, quali l‘ADI geriatrico/riabilitativa, l’UCP Dom, le Cure Subacute e i servizi di Dimissione Protetta nei presidi per acuti di Lecco e Merate che operano assicurando ai pazienti in dimissione un’appropriata continuità clinico assistenziale dai reparti ospedalieri ai servizi territoriali e al MMG.
Tale attività, che richiede competenza e capacità di lettura del bisogno assistenziale del paziente che verrà preso in carico sul territorio, viene sistematicamente effettuata per mezzo di strumenti di Valutazione Multidimensionale di terza generazione che permettono di stimare con precisione sia il grado di fragilità del paziente che il bisogno assistenziale domiciliare.
In particolare, per quanto riguarda il paziente Covid, l’offerta assistenziale da parte della nostra ASST prevede percorsi di “presa in carico” successivi a:

1) dimissione protetta da reparti di degenza per acuti verso il reparto di Cure sub-acute;
2) dimissione protetta da reparto di degenza per acuti o dal reparto di Cure sub-acute verso il domicilio con attivazione di un ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) Covid di natura assistenziale in integrazione con il MMG (referente clinico) o con attivazione del solo monitoraggio telefonico (previa dotazione di saturimetro al momento della dimissione da reparto) da parte della nostra centrale operativa con possibilità di parere medico DIFRA se necessario;
3) monitoraggio telefonico domiciliare (previa dotazione di saturimetro), dopo dimissione da PS, per i pz che non necessitano di ricovero ospedaliero.

Il monitoraggio telefonico domiciliare, effettuato in centrale operativa da personale infermieristico dedicato, con possibilità di parere medico se necessario, permette di registrare per mezzo di due contatti telefonici giornalieri 7/7 gg., importanti parametri quali la saturimetria, l’eventuale presenza/persistenza/evoluzione di febbre, dispnea e di eventuali altri sintomi/problematiche riferiti dal paziente. Nel caso di deterioramento delle condizioni cliniche, in presenza di alterazione dei parametri oltre una soglia di allarme si attiva invio in Pronto Soccorso. Solitamente questa tipologia di monitoraggio è molto gradita dai pazienti che si sentono tutelati e seguiti nel percorso di malattia fino alla guarigione clinica, con certezza di intervento appropriato nel caso di peggioramenti meritevoli di controlli più approfonditi specialistici o di PS.

Silvano Casazza, Direttore Generale ATS Brianza
“Integrare l’ospedale con il territorio significa dare continuità alle cure del paziente, senza alcuna interruzione. Il progetto riguarda il percorso terapeutico per gli assistiti Covid in dimissione dall’ospedale, sfruttando e rinforzando le collaborazioni tra ASST e MMG in atto. Questo richiama la necessità di un sempre maggiore sviluppo di queste collaborazioni, anche per altre patologie, arrivando ad un modello globale di integrazione a vantaggio degli assistiti”.

 

Paolo Favini, Direttore Generale della ASST di Lecco
“Posso affermare con orgoglio che il territorio lecchese rappresenta a pieno titolo un modello di riferimento per l’assistenza integrata dei pazienti sul territorio. Modello che corrisponde alle esigenze di cura che la pandemia ha messo in evidenza. Ringrazio la Cooperativa Cosma, i Medici di Medicina Generale che ancora una volta sono al fianco dei nostri Ospedali nel seguire i pazienti Covid 19 con dimissione protetta. Solo attraverso un percorso integrato fra i vari soggetti erogatori di cura e assistenza possiamo rispondere efficacemente ai loro bisogni”.

Gianlorenzo Scaccabarozzi, Direttore DIFRA ASST Lecco
“Questa modalità di assistenza ha finora permesso di prendere in carico fino ad oggi oltre 150 assistiti COVID sul territorio lecchese in un percorso di monitoraggio telefonico e/o di assistenza in Cure Subacute o al domicilio”.

Umberto Motta e Marco Magri, Presidente e Consigliere Delegato Cooperativa COSMA
“Punto di forza del Modello Lecco è la capacità di fare rete tra i diversi attori. Ormai da alcuni anni la collaborazione attiva e continua tra la Cooperativa COSMA, braccio operativo dei Medici di Famiglia, e l’ASST di Lecco ha prodotto soluzioni innovative, diventando un riferimento anche a livello regionale (basti pensare al Centro servizi condiviso) nel rapporto tra Ospedale e Territorio. Il telemonitoraggio domiciliare dei pazienti COVID è un ulteriore tassello, in cui due strutture COSMA e Dipartimento Fragilità dell’ASST, cercano di raggiungere i medesimi obiettivi, facendo della diversità degli approcci e delle metodologie una ricchezza ed un vantaggio per tutti i pazienti”.

Venerdì, 13 Novembre 2020 08:52

CARENZA ESPONENZIALE DI MEDICI DI FAMIGLIA

LA CARENZA ESPONENZIALE DI MEDICI SUL TERRITORIO POTREBBE LASCIARE MOLTI LECCHESI SENZA IL MEDICO DI FAMIGLIA SI DEVE INTERVENIRE SUBITO !


Delirio leghista:
- nell’agosto 2019 al meeting di Comunione e Liberazione il numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti, suggeriva il superamento della figura dei medici di famiglia in quanto superflui, antiquati e quindi non più utili perché scrivono solo ricette.
- In questi giorni, come se i servizi sanitari fossero un saloon con porte girevoli, la Lega sta invocando a gran voce l’aiuto di personale medico per fronteggiare l’emergenza dovuta, come purtroppo ben sappiamo, anche al carico del coronavirus. Un grido di aiuto quello della Lega di questi giorni, accompagnato dalla disponibilità ad accettare personale proveniente dall’estero e perfino dalle tante odiate ONG, che fino ad ieri aveva considerate un nemico da contrastare in qualsiasi modo.

Se siamo in una drammatica esponenziale carenza di medici ciò è dovuto alle scellerate politiche di privatizzazione della sanità portate avanti per garantire ai privati di fare profitti con la malattia.
Noi siamo favorevolissimi alla quota 100, che ha permesso anche ai medici di andare in pensione prima, rispetto a quanto previsto dalla malsana, penalizzante e insostenibile riforma Fornero. Quello che è mancato, rispetto alla pesante carenza di personale medico, non è dovuto ai pensionamenti, ma esclusivamente alla mancanza di vedute e programmazione. La scarsità di programmazione e investimenti ci preoccupa molto, perché anche nella nostra ATS diversi medici cesseranno la loro attività entro i primi mesi del prossimo anno con l’alto rischio che molti cittadini lecchesi restino senza dottore.
Il rimedio che pare voler essere messo in campo alzando il numero già troppo alto dei pazienti per medico da 1500 a 1800, per assicurare la copertura agli assistiti, è più che insano. Già ora il carico burocratico e di lavoro non permette loro la gestione clinica a domicilio dei pazienti con influenza, con sintomi lievi di Covid, con le campagne vaccinali ecc; figurarsi con un aumento di lavoro aggiuntivo del 20% .

Serve subito il superamento del numero chiuso nelle Università per accedere alla facoltà di medicina; serve che i Comuni favoriscano l’aggregazione dei medici di base mettendo a disposizione gratuitamente degli ambulatori per rendere appetibile un servizio comunitario collegiale; serve dotare i medici di famiglia di tutti gli strumenti diagnostici di monitoraggio e terapeutici necessari per un lavoro di èquipe con gli infermieri; serve che la Regione faccia decollare subito le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) in quanto è inaccettabile che sulle 200 previste ne siano attive solo 46 (a Lecco una sola sulle sei dovute).
Le risorse economiche, senza aderire al MES, ci sono: basti pensare ad esempio a un drastico taglio delle spese militari – l’Italia ne spreca 64 milioni al giorno, sì al giorno – o una vera lotta all’evasione fiscale ampliando gli organici della Guardia di Finanza, dell’Intendenza di Finanza e dell’Ispettorato del Lavoro, oltre alla messa in campo di una vera patrimoniale che vada a colpire i detentori di grandi ricchezze ( in Italia il 5% detiene una ricchezza netta superiore all’80% di quella di tutti gli italiani) e fare come è stato fatto in questi giorni in Spagna, dove è stata stabilita una tassazione del 2% sui redditi da lavoro superiori ai 300 mila euro l’anno e alzato del 3% il prelievo sui redditi da capitale che superano i 200 mila euro.

Lecco, 13 novembre 2020 per coordinamento provinciale
Francesco Coniglione

Il 12 novembre iniziative negli ospedali del network Bollini Rosa
Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, organizza il 12 novembre l’(H)-Open Day Sclerosi Multipla coinvolgendo gli ospedali nel network Bollini Rosa del territorio nazionale e i Centri Sclerosi Multipla.

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