Gli infermieri lecchesi raccontano la professione e il loro vissuto all’interno di un video diffuso in occasione della giornata a loro dedicata

Il 12 maggio è la Giornata Internazionale dell’Infermiere. Duecento anni fa nasceva Florence Nightingale, la madre dell’infermieristica moderna e in occasione di questa ricorrenza il 2020 era stato decretato dall’OMS come “l’anno degli infermieri”. Non si poteva immaginare che qualche mese dopo questi professionisti sarebbero finiti sotto i riflettori per i motivi che ben conosciamo.

“Oggi più che mai il nostro operato e il nostro impegno sono sotto gli occhi di tutti. Le immagini provenienti dai reparti CoViD ci hanno però mostrato sempre a volto coperto e la definizione di eroi, sebbene voglia rappresentare un riconoscimento per il nostro lavoro, rischia di far dimenticare che sotto quelle mascherine ci sono persone con emozioni, sentimenti e un vissuto da raccontare.”- commenta il Presidente OPI Lecco, Fabio Fedeli- “Pertanto nelle ultime settimane abbiamo raccolto fotografie e testi scritti dagli infermieri lecchesi, che operano negli ospedali, nelle strutture socio-sanitarie e sul territorio, con l’intento di mostrare tutto quello che si trova sotto la maschera”

Con il materiale pervenuto all’Ordine è stato realizzato un video, dal titolo “Giù la maschera: il volto della cura”, diffuso tramite i canali social e web dell’OPI nella giornata di oggi alle ore 12, mentre i contributi integrali sono pubblicati sul sito www.opilecco.it

L'appello della RSU interna degli operatori sanitari dell'ASST lecchese, non essendo certamente il momento di indire uno sciopero, era quello di farsi fotografare, con in mano il volantino della RSU, per ricordare le proposte inevase che gli Infermieri avevano fatto nelle scorse settimane.

"Avevamo chiesto una costante e puntuale informazione - si scrive nel volantino - l'applicazione di linee guda e protocolli, disposizioni precise per i lavoratori che operano nelle aree piu' a rischio, con adeguate misure di protezione individuale per il rischio coronavirus, e interventi periodici di sanificazione delle zone covid e anche non covid.
Inoltre la possibilità, nei settori amministrativi e tecnici, di lavorare in smart working, e tamponi per tutti i dipendenti in servizio.
A momento il risultato è che 390 dipendenti si sono ammalati di coronavirus, le circolari Miisteriali e Regionali vengono applicate solo in parte, e la situazione è abbastanza confusa (l'Ospedale di Bellano e' ancora in attesa dei previsti ricoverati in via di guarigione dal Covid 19)"

La foto era da inviare ai dirigenti dell'ASST lecchese, pubblichiamo alcune di quelle che ci sono state inviate.

I lavoratori della ASST Lecco nella giornata del 24 Aprile faranno una foto con in mano il seguente volantino prima dell’ inizio del turno che invieremo alla Direzione ASST Lecco e alle autorità come forma di protesta per le seguenti motivazioni.
Avevamo fatto le seguenti richieste:

una puntuale e costante informazione delle ordinanze Statali, Regionali e aziendali ai lavoratori sul rischio coronavirus;
l’applicazione di linee guida e protocolli sui comportamenti di prevenzione per tutti i dipendenti a contatto con l’utenza e non, l’applicazione della sorveglianza a tutti i lavoratori attraverso la somministrazione delle opportune azioni sanitarie.

disposizione precise per tutti lavoratori che intervengono nelle aree più a rischio e non della ASST, aggiornate tempestivamente con verifica della loro diffusione.
dotare tutti lavoratori di adeguati dispositivi di protezione individuale al rischio coronavirus-covid-19;
l’obbligo di lasciare tutti i lavoratori dei settori amministrativi e tecnici in Smart Working..
Tamponi per tutti i dipendenti in servizio per verificare quanto si sia diffuso il virus e prendere i relativi provvedimenti.
Interventi urgenti di sanificazione e isolamento dei pazienti con zona covid e no covid

Oggi la situazione è la seguente:

370 dipendenti infetti da Covid 19 Assenza grave di dispositivi di protezione.
Incapacità di gestione del personale senza una formazione adeguata. Nessun piano di sicurezza pandemico. Incapacità di applicare correttamente la rilevazione degli stati febbrili dei dipendenti, Gravi carenze nel applicazione di circolari Ministeriali e Regionali.
Nessuna risposta alle richieste poste dagli RLS/RSU. 30 posti letto vuoti nel presidio di Bellano x 20 giorni mentre in Lombardia si creano posti letto in tende o strutture fieristiche.

Per la difesa del diritto alla salute dei dipendenti ASST Lecco ora diciamo BASTA vogliamo risposte e sicurezza, altro che eroi siamo lavoratori.
Le mail a cui inviare le foto con volantino sono le seguenti::

ASST Lecco Direttore generale.
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Prefetto di lecco:
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Presidente Regione Lombardia: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Sindaco di Lecco
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Sindaco di Merate
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Sindaco di Bellano
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Presidente della Provincia
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AGGIORNAMENTO EMERGENZA COVID 19 AL 16/04/2020

L’ASST di Lecco comunica che alla data del 16 aprile 2020 sono ricoverati 398 pazienti in netta riduzione rispetto al periodo precedente e in particolare al picco raggiunto il 28.03 di 541 ricoverati in Azienda.

Nello specifico presso l’Ospedale A. Manzoni sono presenti 244 degenti, 144 al San L. Mandic di Merate e 10 al Presidio di Bellano. 

Per quanto riguarda la Rianimazione dell’Ospedale “Alessandro Manzoni” vi sono attualmente 20 posti letto occupati. Non sono più presenti pazienti intubati in sala operatoria. sono 5 i pazienti in Recovery Room con ventilazione assistita non invasiva (C-PAP) e 7 pazienti in sub-intensiva cardiologica.

Sempre a Lecco i pazienti ricoverati in altri reparti Covid con ventilazione assistita non invasiva (C-PAP) sono passati da 61 a 9.

All’Ospedale “San Leopoldo Mandic” di Merate sono 8 i pazienti in Rianimazione.  Nessun paziente intubato in Sub Intensiva nel Reparto di Pneumologia, dove sono presenti 3 pazienti con C-Pap. Nella Unità Coronarica non sono più ricoverati pazienti intubati o con ventilazione assistita non invasiva.

Il Presidio di Bellano ritornerà a breve alla sua funzione di centro riabilitativo vista la continua diminuzione di nuovi accessi Covid, dei ricoveri e della ridotta necessità intervenuta di posti post-acuti pre-dimissioni.

Purtroppo anche il personale della ASST di Lecco è stato interessato dalla epidemia.
Il numero di dipendenti risultato positivo al test è di 327 pari al 9,7 per cento. Di questi 177 sono ancora in quarantena, mentre i guariti stanno riprendendo servizio.
L’azienda ribadisce che sin dall’esordio dell’emergenza il personale sanitario ha operato utilizzando tutti i dispositivi di protezione individuale prescritti ed è stato informato e formato sul loro corretto utilizzo.

“I numeri testé comunicati danno evidenza del positivo andamento dell’infezione, anche grazie all’impegno costante e allo straordinario sforzo di tutto il personale aziendale.
Un sentito ringraziamento ai medici e agli infermieri provenienti dalla Romania per l’importante e positivo apporto fornito ai colleghi della ASST.
Ringraziamo inoltre tutta la comunità che ci è stata costantemente al fianco anche tangibilmente con cospicue donazioni, contribuito fondamentale in questo difficile momento.
Ricordiamo comunque a tutti di non abbassare la guardia e di continuare ad osservare le norme di salvaguardia prescritte”. Dichiara Paolo Favini, Direttore Generale dell’ASST di Lecco.

Una vasta rappresentanza di forze dell'ordine si è schierata, domenica 12 Aprile, il giorno di Pasqua, davanti all'ingresso dell'Ospedale Manzoni di Lecco, per rendere omaggio all'impegno profuso dai Medici e dagli Infermieri nella loro lotta al Coronavirus, i veri "eroi" del nostro tempo.

Hanno partecipato camionette in rappresentanza della Polizia, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, dei Vigili Urbani, dei Vigili del Fuoco, e persino della Polizia Penitenziaria, impegnate in questi giorni a controllare efficacemente il passaggio delle auto lungo le direttrici stradali, locali e provinciali.

In assenza del dott. Paolo Favini, Direttore generale della Azienda Sanitaria di Lecco, è intervenuto il dott. Fontana, direttore del Reparto di Rianimazione, dell'Ospedale di Lecco, il quale ha sollecitato a non abbassare la Guardia, e soprattutto a non credere che la lotta contro il virus sia già stata vinta, anche se c'e' qualche segnale di diminuzione dell'intensità della diffusione del contagio.
"Ci vogliono ancora degli sforzi, bisogna stare a casa il più possibile perchè per adesso l'unico sistema che possiamo usare è mantenere le regole e osservare un distanziamento sociale, solo in questo modo potranno essere aiutati gli operatori sanitari" ha detto Fontana.

Parole di encomio e di vicinanza ai Medici e infermieri sono invece state pronunciate dal Dirigente della Squadra Mobile lecchese Danilo Di Laura, che ha ricordato il vasto impegno delle forze dell'ordine perchè vengano rispettati i Decreti promossi dal Governo dalla Regione Lombardia e dai Comuni per controllare qualsiasi movimento non autorizzato sulel strade ( che in effetti oggi perano ancora più vuote del solito).

La breve cerimonia si e' conclusa con il suono delle sirene delle camionette e auto posizionate davanti all'Ospedale (di cui potete vedere il video qui accanto) cosa che ha suscitato la curiosità e l'interesse di molti infermieri e medici che si sono affacciati alle finestre del nosocomio.

All’Asst di Lecco è allarme: 370 dipendenti sono risultati positivi al coronavirus. Sindacati e Rsu hanno indetto una protesta per il 24 aprile. Lo hanno annunciato i rappresentati di Cgil Lecco, Cisl Monza Brianza Lecco, Uil del Lario e Rsu con una lettera che è stata inviata sia ai dirigenti della Asst di Lecco che al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Gentilissimi,
siamo consapevoli dell’immenso sforzo richiesto a tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie in questo momento critico per la gestione dell’emergenza Covid-19 ma sentire da voi che tutto va bene ci preoccupa. Ci preoccupa e ci indigna dato che sappiamo delle innumerevoli segnalazioni che vi sono pervenute a denunciare la carenza di presidi a tutela della salute degli operatori sanitari tutti o a segnalare che quelli in dotazione non erano idonei o insufficienti o peggio riutilizzati quando la certificazione di legge li prescrive come monouso e con tempi di utilizzo ben definiti. Ci indigna leggere che tutto va bene quando i numeri dei contagi tra gli operatori sanitari, oss, infermieri, tecnici, medici e personale di tutte le categorie che opera nelle vostre strutture sono in percentuali doppie rispetto alla tragedia che mediamente ha colpito il Paese.

Ci rammarichiamo per l’inerzia organizzativa e il continuo utilizzo di disposizioni verbali a fronte di scelte organizzative ed operative rilevanti anche dopo che la fase iniziale della crisi poteva e doveva essere gestita e non lasciata all’improvvisazione e alla buona volontà del personale fidando nella loro buona fede ed abnegazione e per questo non è accettabile che Lei, Direttore, ritenga che non siete responsabili per le eventuali inadempienze organizzative ed operative e per l’uso non corretto di presidi ed istruzioni che puntualmente avete messo a disposizione. Le responsabilità sono solo vostre e non dei lavoratori.

Non abbiamo parole e solo il silenzio ci permette di rimanere civili nei toni quando sentiamo che tutto è sotto controllo e va bene, quando dei lavoratori decidono di mettere fine alle loro paure con un gesto estremo: il licenziamento senza preavviso.
Forse non prevedibile ma sicuramente non può essere rubricato come normale in un sistema in cui tutto va bene.

La nostra preoccupazione, indignazione rammarico e dolore, purtroppo, trova conferma in quello che i lavoratori lamentano giornalmente.

Per tornare a citare i DPI (le mascherine) ci viene riportato che sono insufficienti, a permettere ai dipendenti di effettuare almeno una pausa durante il faticoso turno di lavoro.
Al personale amministrativo viene indicato dai propri responsabili di non utilizzare la mascherina se si opera in struttura vetrata e, se si tratta di personale part-time, la mascherina va utilizzata più volte fino al raggiungimento delle ore di un turno a tempo pieno.

Le ultime indicazioni del 28 marzo dell’ISS affermano che se c’è il vetro non serve la mascherina eppure non si può nemmeno accedere al supermercato senza mascherina.

A fronte della clausura imposta a tutto il paese, ancora ci si nasconde dietro a prescrizioni anacronistiche per risparmiare qualche euro, foss’anche solo, per mitigare la legittima e condivisibile paura dei lavoratori che comunque operano in un ambiente ad alto rischio di contagio.

Va tutto bene ma i percorsi pulito/contaminato sono ancora confusi e non definiti da idonea cartellonistica che ne permetta un’immediata identificazione e tantomeno da un piano aziendale formale ben definito e portato a conoscenza di tutti gli operatori.

I dipendenti dell’Asst vogliono continuare a dare un’assistenza qualificata ma sono comprensibilmente preoccupati e hanno bisogno di sapere che le loro preoccupazioni, paure e difficoltà non siano considerati quale ordinari e vezzosi ma valutati per l’effettiva gravità che hanno.

Hanno bisogno di sapere che, con la scusa degli eroi, non sono considerati sacrificabili a scelte discutibili che anche nei fatti si sono dimostrate poco efficaci.

Hanno bisogno di sapere che i loro sintomi non siano considerati meno degni di attenzione di quelli, per esempio, di politici o di altre personalità.

Hanno diritto, anche loro, a curarsi prima che sia troppo tardi e a salvaguardare i loro cari quando tornano a casa.

Certo non è questo che si percepisce quando ancora oggi l’obbligo di rilevazione della temperatura corporea viene demandato a lavoratori ai quali non viene spiegata l’importanza del compito e che spesso viene rilevata con strumenti imprecisi o magari guasti.

Sia chiaro che, anche in questo caso, la responsabilità non è dei lavoratori a cui viene chiesto di rilevare la temperatura e nemmeno dei lavoratori che si recano al lavoro, è vostra, solo vostra.

Chiediamo e pretendiamo che gli Rls siano coinvolti nella valutazione di tutte le questioni attinenti la sicurezza dei lavoratori.
Come organizzazioni sindacali in totale accordo con la Rsu abbiamo cercato e cerchiamo di supportare i lavoratori per quello che è nelle nostre competenze e possibilità, abbiamo accettato seppure con sofferenza di non intralciare la vostra azione nella fase emergenziale.

Purtroppo, con la scusa dell’emergenza che a distanza di quasi un mese non può più essere considerata tale, avete continuato a gestire il personale con scelte organizzative che potevano essere accettate nella fase iniziale della crisi.

Oggi queste scelte risultano alquanto discutibili laddove non coinvolgono nemmeno con la sola informativa le organizzazioni sindacali, la Rsu e gli Rls.

Della gestione interna e conseguente spostamento di personale da una funzione all’altra, da un posto all’altro va tenuta traccia con appositi e doverosi o.d.s. che puntualmente definiscano chi e cosa fa.

L’emergenza non è più una scusa plausibile e tantomeno accettabile.
Le organizzazioni sindacali, la Rsu e gli Rls vanno coinvolti nel rispetto delle loro prerogative; in caso contrario ci vedremo costretti a adire tutte le vie necessarie al riconoscimento del nostro ruolo di tutela dei diritti e della sicurezza dei lavoratori.

In accordo con la Rsu proclameremo una iniziativa di protesta il 24 aprile per ricordare alle autorità e alla cittadinanza il diritto alla salute e che non siamo eroi ma persone e lavoratori che hanno il diritto alla salute.

Chiediamo inoltre l’applicazione dei tamponi per tutti i dipendenti o altre modalità diagnostiche, in corso di validazione, al fine di fermare il contagio tra i lavoratori un incremento dell’attività diagnostica relativa ai tamponi.

Chiediamo la sanificazione degli ambienti e l’istituzione per tutte le persone dipendenti e utenti di percorsi no covid – covid.

Esprimiamo la nostra contrarietà alla istituzione dell’area a pagamento visto l’assenza di circa 370 dipendenti infetti più le assenze x malattia e dimissioni di colleghi e l’evidente carenza di reperimento del personale sanitario per non gravare i dipendenti rimasti ulteriormente visto lo sforzo immane al quale sono già sottoposti da 2 mesi.

Non ritenendo esaustive le informazioni pervenute si rinnova la richiesta di periodiche convocazioni in videoconferenza del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e la Rsu.

Nella speranza che tutto si risolva nel più breve tempo possibile, porgiamo cordiali saluti.

Fp Cgil Lecco C. Tramparulo
Cisl Fp Mbl N. Turdo
Uil Fpl Lario M. Coppia
Rsu Asst Lecco E. Castelnovo

 

SOSTENIAMO CON CONVINZIONE LO SCIOPERO
UNITARIAMENTE INDETTO PER IL 24 APRILE
DAL PERSONALE SANITARIO LECCHESE

Le richieste inascoltate avanzate dai lavoratori ospedalieri lecchesi, che hanno subito contagi numericamente doppi rispetto ad altre strutture, possono essere brevemente così riassunte in:

- superamento di ogni inidoneità e carenza dei presidi a tutela della salute
- adeguamento organizzativo in funzione dello straordinario attacco del Covid-19
- messa a punto degli attuali caotici e mal segnalati percorsi per quanto riguarda il “pulito/contaminato”

- effettuazione di tamponi e altre modalità diagnostiche per tutto il personale sanitario
- sanificazione diffusa
- maggior coinvolgimento delle rappresentanze sindacali ospedaliere su tutte le
questioni che riguardano la sicurezza sul posto di lavoro.
Problematiche queste che trovano la nostra piena condivisione e il nostro sostegno; per questo invitiamo tutte e tutti ad inviare, visto l’obbligo di distanziamento sociale a causa del coronavirus che non ci permette una mobilitazione, la sottoriportata mail alla Direzione dell’ASST di Lecco.

Indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
fac-simile testo : facciamo appello perché vengano ascoltate con conseguenti concrete
risposte positive tutte le richieste avanzate dalle RSU aziendali.

Domenica, 05 Aprile 2020 07:26

LA CHIRURGIA DELLA ASST LECCO CONTINUA

 

LA CHIRURGIA DELLA ASST LECCO CONTINUA: STORIE DI PAZIENTI CHIRURGICI NEI GIORNI DELLA TEMPESTA COVID 19

 “Nonostante i presidi di Lecco e Merate siano ormai prevalentemente dedicati al trattamento dei pazienti con sospetta infezione da Coronavirus, all’ASST di Lecco non si ferma l’attività chirurgica per quei pazienti che hanno patologie urgenti o malattie, spesso tumori, la cui prognosi sarebbe stata gravemente compromessa da un ritardo nel trattamento. Anche in questo caso, l’attività è resa possibile da una straordinaria sinergia fra le équipe medico-chirurgiche, infermieristiche, sulla base di un solido supporto organizzativo” dichiara Paolo Favini, Direttore Generale dell’ASST di Lecco.

Sin dall’esordio dell’epidemia, i medici dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione, diretta da Mario Tavola, e il pool infermieristico dei blocchi operatori, coordinati da Nadia Dell’Oro, hanno garantito non soltanto i percorsi per le urgenze, ma anche uno spazio quotidiano per le patologie oncologiche che, sulla base della loro gravità, richiedevano un intervento tempestivo. Tutti gli altri pazienti oncologici sono stati invece riferiti alla Direzione Welfare di Regione Lombardia, come da delibera regionale, per essere indirizzati ai Centri temporaneamente identificati come Hub (di riferimento) per la patologia chirurgica oncologica. Inoltre, i pazienti neurochirurgici e cardiovascolari sono stati assegnati ad Hub per indirizzare la patologia il cui trattamento non può attendere a lungo.

Nel contempo il Presidio di Lecco, A. Manzoni, è Hub per la patologia dello stoke e la terapia emodinamica e la chirurgia interventistica.

Nelle ultime quattro settimane, presso i nostri Ospedali di Lecco e Merate, è stato tuttavia possibile eseguire alcuni interventi di chirurgia senologica, chirurgia robotica per tumori della vescica e della prostata, nefrectomie per neoplasie renali, chirurgia robotica e laparoscopica per tumori del colon e del retto, interventi per neoplasie dell’ovaio e dell’utero. Non sono mancati interventi complessi multidisciplinari, come nel caso di un paziente con neoplasia renale avanzata, che ha richiesto la collaborazione al tavolo operatorio di urologi, chirurghi vascolari e cardiochirurghi, o di una paziente con tumore dell’ovaio operata in combinata da ginecologi e chirurghi generali. L’équipe dei nostri cardiochirurghi è stata ospitata per due delicati interventi nello Hub di Legnano in pazienti del territorio lecchese che si erano presentati per patologie il cui trattamento era urgente.

Senza dimenticare, naturalmente, le urgenze chirurgiche e ortopediche provenienti dai Pronto Soccorso, che, fortunatamente, hanno segnato una lieve riduzione, ma per le quali si aggiunge ora la necessità fondamentale di riconoscere precocemente la presenza di una concomitante infezione da Coronavirus.

A questo proposito, per assicurare la massima protezione dei pazienti e soprattutto del personale sanitario coinvolto (anestesisti, infermieri sia di reparto sia di sala operatoria e chirurghi), è stato predisposto un protocollo di comportamento rigoroso, sia per quanto riguarda la valutazione pre e post operatoria dei pazienti, che per il percorso separato e la disponibilità delle adeguate protezioni individuali del personale sanitario. Per gli interventi in laparoscopia, ad esempio, è prevista la filtrazione del gas in uscita dalla cavità addominale, che è così privo di carica virale. Al Manzoni di Lecco è stata identificata una sala operatoria dedicata ai pazienti con infezione COVID 19 accertata o sospetta.

Anche il numero delle persone che hanno accesso alla sala operatoria è contingentato e ridotto all’essenziale, per ridurre al minimo le persone potenzialmente esposte. Un esempio paradigmatico, sia per la modalità di esecuzione della procedura che per la composizione dell’équipe, è quello che ha visto coinvolto il gruppo dei chirurghi vascolari, guidati da Giovanni Rossi.
Vista la difficoltà a trasferire in altro centro una paziente COVID 19 positiva, con rottura spontanea tamponata dell’aorta toracica, il team da 3 chirurghi ha eseguito un delicato intervento di posizionamento endovascolare di una protesi aortica in anestesia locale, con tecnica interventistica, in sala di emodinamica. Un solo infermiere di sala ha collaborato con i chirurghi durante l’intervento, mentre un anestesista ha assistito, in “stand by”, alla procedura, pronto ad intervenire se ve ne fosse stata la necessità, ma senza in realtà entrare in contatto con la paziente.

L’attività chirurgica della ASST di Lecco continua, pertanto, anche nei pazienti COVID positivi, al fine di garantire loro trattamenti non procrastinabili o urgenti.
Fondamentale è, a questo proposito, la valutazione collegiale con il team di Malattie Infettive guidata da Stefania Piconi ai fini di valutare rischi/benefici del trattamento chirurgico e di definire il decorso perioperatorio più sicuro per i pazienti e gli operatori sanitari.