Fase 2 CNA: “Più tavoli all’aperto nelle città italiane
per far ripartire ristorazione e turismo”

“Più tavoli all’aperto nelle città italiane per far ripartire ristorazione e turismo”. A lanciare
l’appello la CNA. “Si tratta di una misura necessaria per far ripartire ristorazione e turismo
nelle piazze e nelle strade delle città, dei borghi e sui lungomare delle città rivierasche –
sottolinea il comunicato della Confederazione - Dare la possibilità di occupare superfici più
ampie significa dare la possibilità ai ristoratori di recuperare coperti, rispettando le misure
interpersonali e ampliando la sensazione di sicurezza per i clienti, allo scopo di far vivere
più serenamente momenti di svago evitando gli assembramenti. Per far vivere ai turisti un
momento di spensieratezza immersi nel cuore delle città, dei vicoli e delle botteghe
storiche, vicino ad un monumento. Oppure, seduti sui tavolini posizionati sugli incantevoli
lungomare delle città rivierasche, per assaporare un tramonto mozzafiato”.

“L’estate alle porte e la bella stagione – prosegue la nota - rappresentano un’occasione
irripetibile, per milioni di italiani, per vincere la paura, per uscire di casa, per viaggiare
sapendo di avere l’opportunità di esorcizzare il virus in sicurezza gustando un piatto
gourmet, un aperitivo, un caffe in grandi spazi all’aperto, nelle piazze, sui lungomare. Un
modo per rilanciare il commercio, la ristorazione e il turismo che, per quest’estate,
potranno contare quasi esclusivamente sulle presenze di turisti italiani, che a loro volta
difficilmente potranno recarsi all’estero.

E’ necessario un motivo in più per far muovere gli
italiani, per riconquistare la voglia di consumare serenamente una pizza, un gelato, un
buon piatto della tradizione culinaria italiana. Un aperitivo sotto il cielo stellato e seduti
nelle più belle piazze d’Italia rappresenta un elemento forte, un pensiero di attenzione
verso chi per mesi non ha potuto vedere amici e parenti. Verso chi è stato costretto –
conclude il comunicato della CNA - a tener chiusa la propria attività e ha bisogno di un
motivo in più per ripartire”.

Le organizzazioni sindacali territoriali Cgil Cisl e Uil, con le relative categorie della funzione pubblica e dei pensionati, si sono incontrati in videoconferenza con il presidente del distretto di Lecco, il direttore generale dell’Ats Brianza, il direttore socio-sanitario dell’Ats Brianza, il direttore socio-sanitario dell’Asst Lecco, il presidente dell’associazione Uneba rappresentativo delle Rsa del territorio.

L’intervento delle organizzazioni sindacali è stato finalizzato a richiedere tavoli di confronto periodici sui temi dell’assetto sanitario del territorio in funzione dell’emergenza covid con l’Ats e con il distretto e gli ambiti per quanto attiene le complesse ricadute sociali sul territorio lecchese.
I sindacati hanno rappresentato la situazione grave e problematica della Rsa del territorio ad oggi non ancora sufficientemente affrontata in maniera risolutiva.

Bisogna mettere mano soluzioni organizzative nuove che prevedano oltre che ad una “rifondazione” delle strutture in maniera progettuale, anche nell’immediato la netta separazione nelle RSA tra ospiti covid – positivi e pazienti sani.
Si è ribadita la necessità di mettere a sistema la comunicazione anche con sistemi telematici tra gli ospiti Rsa e i parenti che sono all’ esterno. Un impegno in tal senso è stato richiesto dalle organizzazioni sindacali anche nel precedente incontro e condiviso da tutti.

Si è posto il tema pressante di come affrontare la presenza di pazienti covid nella domiciliarità. Le Usca (Unità speciali di continuità assistenziali) andavano istituite in una sede di continuità assistenziale nella misura di una per ogni 50mila abitanti. In tutta l’Ats della Brianza ne sono state costituite soltanto tre (Lecco, Monza e Vimercate) per un bacino di utenza di 1.205.000 abitanti e avrebbero dovuto funzionare 7 giorni su 7.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto l’adeguamento del numero delle Usca agli abitanti con un dotazione organica e professionale con protocolli d’intervento chiari, garantendo un intreccio reale con i medici di base.
Il sabato e la domenica sono rimasti prerogativa dei medici della continuità assistenziale (ex guardia medica). Sicuramente l’anello debole della catena, visto che sono stati lasciati privi di mezzi adeguati.

Le Usca sono a termine, a parte l’insufficienza in termini numerici e strutturali non è pensabile lasciare un vuoto sul piano dell’assistenza sul territorio, visto il permanere di malati covid e post covid nel proprio domicilio.
Cgil, Cisl e Uil chiedono che vengano costituiti dei nuclei di assistenza territoriale della sanità pubblica (almeno uno per ogni ambito territoriale) che prendano il posto, in modo stabile e continuativo, delle Usca (Unita Speciali di Continuità Assistenziale). Nuclei costituiti da infermieri e altre professionalità, adeguatamente formati e dotati di strumenti per supportare i medici di medicina territoriale e in rapporto con gli specialisti ospedalieri.
Solo in questo quadro si può pensare ad un ruolo diverso e una valorizzazione del ruolo e delle competenze degli stessi medici di famiglia. Tagli alla sanità e riduzione di personale e fondi hanno indotto a ridurre anche la medicina di base.

Non vi può essere alcuna fase due, riattivazione del sistema produttivo e dei servizi, se contestualmente non vi è una presa in carico delle nuove povertà e delle nuove fragilità che dietro l’angolo, sono prossime ad esplodere nella loro drammaticità. L’emergenza Covid ci pone difronte a nuove povertà ed a nuovi bisogni. Dobbiamo procedere a costruire una mappatura dei bisogni che riconosca le nuove pressanti fragilità, sia in termini numerici che di tipologia. Le organizzazioni sindacali chiedono pertanto tavoli di confronto che consentano di aggiornare tempestivamente la programmazione delle nuove necessità con distretto, ambiti, comuni.

Prendiamo atto delle risposte di Ats, Distretto, Rsa. L’Ats ha dichiarato un impegno a valorizzare le esperienze in un’ottica di miglioramento dei servizi. Non hanno mai inteso sottrarsi al confronto ma sono stati fortemente coinvolti in quello che è avvenuto.
Nelle Rsa sono stati attivati sopralluoghi di monitoraggio. La Regione sta lavorando ad un protocollo per gestire gli ingressi e le comunicazioni parentali. Tutte le strutture stanno riaprendo i rapporti parentali. Per quanto riguarda la carenza di test sierologici e tamponi si tratta di una criticità superata, a oggi sono stati fatti in un numero molto elevato.
L’Adi Covid sta funzionando, ha seguito circa settecentocinquanta cittadini sul nostro territorio. Sono state attivate degenze alberghiere per coloro che non hanno la possibilità di permanere nel proprio domicilio.

Tutti pazienti segnalati dai medici di medicina generale sono stati seguiti con il telemonitoraggio. Le Usca hanno svolto un ruolo di supporto ai medici di medicina generale gestendo a domicilio i pazienti per cui non era necessaria l’ospedalizzazione. Se dovesse esserci l’esigenza amplieremo il numero delle Usca e dei medici assegnati. Le Usca non hanno coperto il sabato e la domenica perché avremmo avuto un doppione. Sul territorio operano in maniera adeguata i medici della continuità assistenziale recandosi a domicilio del paziente.

Per quanto attiene la proposta dei nuclei di Assistenza, gli operatori sul territorio oggi già ci sono prima di costruirne altri vediamo quelli che ci sono già. Ne faremo comunque un’analisi successiva e se servirà ci attrezzeremo adeguatamente
Per quanto attiene l’emergenza sociale e le risorse da distribuire sul territorio attraverso una chiara lettura dei bisogni si esprime uno specifico impegno a far partire da subito tavoli di confronto con il sindacato, il distretto, gli ambiti ed i comuni.
È previsto il prosiego del confronto in ambito Ats Brianza nella videoconferenza già convocata per il 28 maggio.

 

Mercoledì, 20 Maggio 2020 06:49

PROPOSTE DA APPELLO PER IL POST-CORONAVIRUS

Una strada condivisa per Lecco
In questi momenti dei primi e timidi passi verso una vita normale dopo la fase acuta dolorosissima della pandemia da COVID-19 dobbiamo riflettere su quanto è successo e dobbiamo progettare il nostro futuro mettendo a frutto la dura lezione di questo periodo. Dobbiamo essere assolutamente essere ottimisti - il successo è in buona parte nelle nostre mani e nel rispetto delle regole - ed al contempo timorosi.

A ben pensarci il timore di una ricaduta che induce prudenza è l’arma migliore dell’ottimismo.
Se pensiamo per un attimo che la provincia di Lecco ha avuto un incremento della mortalità di oltre il 170% (rispetto alla media dei 5 anni precedenti) in questo periodo e se immaginiamo il danno economico di questo periodo facilmente si è assaliti dallo sconforto. La storia di Lecco è, però una testimonianza continua di carattere, voglia di fare, cultura del lavoro, apertura all’innovazione, rispetto della natura che ci circonda e di solidarietà. Questi sono gli elementi che alimentano l’ottimismo per il nostro futuro.

Futuro di ognuno di che che non può prescindere dal futuro della nostra Regione, del nostro Paese e della nostra Europa. “Nostra” collegata ad Europa può suonare strano ma quanta Europa c’è nei commerci, nella capacità imprenditoriale e nella reale vita di Lecco e dell’intero Paese? Evidentemente la risposta ad una domanda retorica.
Ma quali obiettivi porsi per dare concretezza all’ottimismo?
Propongo per un confronto con la comunità una serie di obiettivi, sui quali all'interno di Appello si discute da tempo , con l’ipotesi di partire subito.

Patto tra le generazioni. Penso prima di tutto che sarà necessario coniugare la soluzione dei problemi di oggi con il benessere e lo sviluppo -non solo economico - delle generazioni future, quanta attività imprenditoriale del nostro territorio è stata mossa negli anni post bellici da questa forte volontà ?

Lotta alla povertà e al rischio delle famiglie di cadere in situazioni di povertà. Questo obiettivo è oggi quanto mai attuale, non a caso lo metto al primo posto, ma purtroppo ci vede agli ultimi posti in Europa da molto tempo.
Povertà e rischio di povertà oltre alla sofferenza delle persone significa anche meno possibilità di accesso allo studio e quindi meno forza per l’intera Comunità e per l’intero Paese.

Scuola più attenta ai bisogni e alle difficoltà, scuola che riveda profondamente i propri modelli didattici, purtroppo nelle valutazione sulle reali conoscenze ed abilità siamo frequentemente agli ultimi posti in Europa. Diamo spazi moderni e sicuri ai nostri ragazzi per poter studiare e stare insieme in sicurezza, pensiamo come trasportarli verso plessi scolastici che li attraggano per i servizi che sono in grado di erogare.

Scuola e lavoro elementi di base per dare speranza ai giovani
Più lavoro, questo obiettivo è alla base ed elemento essenziale per qualsiasi discorso si voglia sostenere. In questo periodo e ne siamo resi conto tutti, molti in modo anche personale. Bisogna ripartire, non c’è dubbio. Sono necessarie, oltre all’impegno di ognuno anche contributi da parte delle Istituzioni, il Comune ha spazi di manovra come le opere pubbliche, alcune già iniziate altre andranno programmate.
Certamente i giochi Olimpici Invernali previsti per il 2026 rappresentano una grossa opportunità visto che Lecco è tra i poli (Milano e Bormio) in cui si svolgeranno.

Come conciliare la necessità della ripartenza delle attività lavorative con la sicurezza?
Obbligatorio il richiamo forte alla coscienza di ognuno di noi e una riconferma che mai come ora l’attenzione alla salute della singola persona ė straordinario investimento per la salute collettiva senza la quale non c’è lavoro. Sicurezza nei posti di lavoro sicurezza nei comportamenti personali.
Scuola e lavoro e ricerca, una combinazione di grande valore da coordinare. Lecco da questo punto di vista è fortunata, area industriale e Politecnico.

Energie che vanno unite e ben indirizzate
Parità di genere. Difficile immaginare che una comunità cresca e si sviluppi, specialmente in momenti difficili, se i suoi membri hanno possibilità di partecipazione diverse. Diversità nell’accesso al lavoro, diversità di crescita nel lavoro, diversità di salario, diversità nelle incombenze domestiche. Su questo obiettivo, su cui non siamo certo ai primi posti in Europa, ognuno può fare molto, dalle dinamiche famigliari ai modelli organizzativi sul posto dì lavoro ai regolamenti comunali.

Meno burocrazia e rapporto diretto delle Istituzioni con i Cittadini, proprio questo momento hanno dimostrato, caso mai c’è ne fosse bisogno, come tra una decisione assunta centralmente e l’azione concreta periferica possa passare molto tempo, il tempo che passa inutilmente è dannoso. Un punto in cui le istituzioni locali possono fare molto è la riduzione della burocrazia che passa attraverso una assunzione di responsabilità di chi deve decidere.
Ambiente ed energia ed rinnovabile. Non esiste patto tra le generazioni e attenzione al potenziale spazio per la crescita di quelle future se l’attenzione all’ambiente non comincia da subito. La verosimile forte relazione tra gravità della pandemia da COVID-19 e inquinamento atmosferico è un elemento che dovrebbe far scattare la molla dell’interesse a questo tema da subito. È proprio scriteriato non prendersi cura di noi stessi ora e qui. Attenzione a questi temi localmente per il contributo ad un problema che ha valenza mondiale e che passa attraverso le singole quotidiane azioni di ogni singola persona. Se vogliamo che gli ingenti investimenti sul nostro futuro di oggi non diventino inutili in breve tempo per danni ambientali irreparabili puntiamo su energie rinnovabili, sono uno straordinario moltiplicatore di valore degli investimenti di oggi.

Lecco luogo salubre, attrattivo che considera la distanza da Milano una risorsa, lavoriamo per migliorare le comunicazioni con il Capoluogo regionale- non solo perché I lecchesi vadano a Milano, ma perché i milanesi vengano a Lecco, per turismo, per abitarci e per lavorare.

Riuscire a sviluppare questi punti nei prossimi anni significa anche partecipare e contribuire ad importanti obiettivi europei previsti per il 2030.
Una occasione per legare insieme la ripartenza, la crescita della nostra città a spazi e visioni più ampie che diventano, a loro volta, altre occasioni di crescita per tutti.
Un mutuo e concreto interesse.
Appello per Lecco proseguirà nelle prossime settimane sullo sviluppo e declinazione locale di questi punti tramite un continuo confronto con i Cittadini, con le Associazioni professionali, con le Organizzazioni datoriali per continuare a sviluppare
e affinare, con elementi specifici, la propria proposta progettuale per il governo della Città con il proprio candidato sindaco Corrado Valsecchi.

Rinaldo Zanini
Presidente di Appello per Lecco

 

SERVIZIO DI ASSISTENZA E SUPPORTO AGLI UTENTI DEL TRASPORTO FERROVIARIO

Da lunedì 4 maggio la Provincia di Lecco, come indicato da Regione Lombardia, si è attivata per garantire un servizio di assistenza e supporto agli utenti del trasporto ferroviario in transito nella stazione di Lecco.

Il servizio è assicurato ogni mattina dalle 6.15 alle 12.00 dal sistema di Protezione civile provinciale, in collaborazione con il Comitato di coordinamento delle organizzazioni di volontariato di Protezione civile, e coinvolge diverse organizzazioni, in particolare il gruppo di Protezione civile dell’Associazione nazionale Carabinieri. Il tutto in sinergia e supporto al personale ferroviario e agli agenti della Polfer presenti nella stazione di Lecco.

Questa mattina la Consigliera provinciale delegata al Trasporto pubblico locale Agnese Massaro, il responsabile del servizio Protezione civile Fabio Valsecchi e la comandante della Polizia provinciale Raffaella Forni hanno incontrato i volontari per un primo bilancio del servizio.

“Per ora il numero di utenti del servizio ferroviario è ancora limitato – spiega la Consigliera provinciale Massaro – e il servizio di assistenza e supporto si sta svolgendo senza particolari criticità. Gli utenti sono particolarmente responsabili nell’utilizzare i mezzi di trasporto solo nei casi previsti dalla normativa, mantengono rigorosamente le distanze e sono forniti dei dispositivi necessari. I volontari sono comunque attrezzati per la distribuzione di mascherine a eventuali viaggiatori sprovvisti. Un ringraziamento particolare ai volontari di Protezione civile che si sono resi disponibili anche per questo servizio legato al trasporto pubblico, che continuerà anche nei prossimi giorni in cui si prevede un aumento progressivo dell’utenza”.

I Sindaci della Provincia di Lecco ritengono opportuno precisare che non si sta consumando uno scontro istituzionale o, per dirla semplicisticamente, un tutti contro tutti.

Sono ormai due mesi che Sindaci, Prefettura, ATS, Provincia e tutte le Istituzioni locali a vario titolo coinvolte in questa grave emergenza come sempre lavorano fianco a fianco, in stretto contatto e in sintonia, per garantire la salute di tutti i cittadini, così come costituzionalmente previsto.

Dopo aver analizzato minuziosamente l’ultimo DPCM è chiaro, almeno a noi Sindaci lecchesi, che i motivi per cui è ammesso lo spostamento sono tassativi e sono elencati nell’articolo 1 lettera A e precisamente:
1. NECESSITA’
Lo stato di necessità è normato dal codice penale e civile: “Lo stato di necessità, contemplato dall'articolo 54 codice penale e dall'articolo 2045 codice civile come causa di esclusione dell'antigiuridicità della condotta, sussiste quando la persona si trovi di fronte alla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona”
2. SALUTE
3. LAVORO
4. VISITA AI CONGIUNTI

Il medesimo DPCM alla successiva lettera F consente l’attività motoria non limitandone più lo svolgimento nei pressi della propria abitazione.

Leggendo in modo coordinato i due paragrafi dell’articolo 1 lo spostamento, inteso in auto o con altro mezzo equivalente, per raggiungere un altro luogo per svolgere attività motoria non è ricompreso.

I Sindaci della Provincia di Lecco

 Fase2, confermata la possibilità di andare a curare gli orti lariani per l’autoconsumo

Gli “orti di emergenza” sono sempre più diffusi anche nelle due province di Como e Lecco: “Come in guerra, le famiglie convertono appezzamenti e giardini per integrare la disponibilità di ortofrutta”

COMO-LECCO – Via libera agli “orti di emergenza” in tempi di Coronavirus. Mentre si apre la fase due, giungono importanti chiarimenti sulla possibilità di spostarsi dalla propria abitazione per la necessità di curare gli appezzamenti produttivi per l’autoconsumo di frutta e verdura: sempre più numerosi nelle due province di Como e Lecco, richiamano la memoria lontana degli “orti di guerra” diffusi in Italia e in Europa durante la seconda guerra mondiale.

Il chiarimento è nella risposta a una FAQ pubblicata sul sito del Governo sulle novità del DPCM del 26 aprile in vigore dal 4 maggio, sul quale permangono incertezze e differenze a livello regionale su come trascorrere il tempo libero, dal mare ai parchi.

Al capitolo agricoltura allevamento e pesca si precisa espressamente che – sottolinea Coldiretti Como Lecco – la coltivazione del terreno per uso agricolo o forestale e l’attività diretta alla produzione per autoconsumo rientrano nei codici ATECO “0.1.” e “02” e sono quindi consentite, a condizione che il soggetto interessato attesti, con autodichiarazione completa di tutte le necessarie indicazioni per la relativa verifica, il possesso di tale superficie agricola o forestale produttiva e che essa sia effettivamente adibita ai predetti fini, con indicazione del percorso più breve per il raggiungimento del sito.

“Ciò risponde alle sollecitazioni per garantire lo svolgimento di una attività gratificante ma anche utile a garantire le forniture alimentari in un momento in cui un numero crescente di italiani si trova in difficoltà economica, con circa 4 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto per mangiare” commenta il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi.

Sul tema si è espressa, nei giorni scorsi, anche la Regione Lombardia attraverso l’assessore Fabio Rolfi, il quale aveva precisato che “è consentito lo spostamento per andare a coltivare orti e piccoli appezzamenti, anche se non si è agricoltori professionisti e anche se il fondo di proprietà non si trova nei pressi dell'abitazione”.

La crisi economica provocata dall’emergenza Coronavirus – rileva la Coldiretti lariana – fa dunque rivalutare la funzione degli orti di “guerra” quando nelle città italiane, europee e degli Stati Uniti si diffondevano gli coltivazioni per garantire approvvigionamenti alimentari. Sono famosi i “victory gardens” degli Stati Uniti e del Regno Unito dove nel 1945 venivano coltivati 1.5 milioni di allotments sopperendo al 10% della richiesta di cibo. Ma sono celebri anche gli orti di guerra italiani nati al centro delle grandi città per far sì che, nell’osservanza dell’imperativo del regime, “non (ci fosse) un lembo di terreno incolto”.

Una attività che è tornata ad essere incentivata in molte città con 174 milioni di metri quadrati di orti urbani presenti nei capoluoghi di provincia lungo tutta la Penisola, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat. Ora i tempi sono cambiati ed ai motivi economici si sommano quelli di volersi garantire cibo sano da offrire a se stessi e agli altri od anche la voglia di voler trascorrere piu’ tempo all’aperto a contatto con la natura dopo mesi di chiusura forzata in casa. Una tendenza che - continua la Coldiretti – si accompagna anche da un diverso uso anche del verde privato con i giardini e i balconi delle abitazioni che sempre più spesso lasciano spazio ad orti per la produzione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all’occorrenza. Coldiretti Como Lecco stima “in circa 250 euro” la spesa necessaria “per avviare la coltivazione di un piccolo orto di circa 20 mq nel giardino di casa, compreso l’acquisto di sementi e materiali”.

Accanto a chi esprime la propria passione in orti e giardini ci sono anche molti italiani che non si accontentano e hanno a disposizione almeno un ettaro di terreno a uso familiare. Si tratta in larga maggioranza di famiglie che hanno ereditato aziende o pezzi di terreno da genitori e parenti dei quali hanno voluto mantenere la proprietà per esercitarsi nel ruolo di coltivatori e allevatori, piuttosto che venderli come accadeva spesso nel passato. Ma ci sono anche tanti che hanno acquistato terreni o piccole aziende agricole anche in aree svantaggiate per ristrutturarle e avviare piccole attività produttive, dall’olio al vino, dall’allevamento delle galline a quello dei cavalli.

Scuola: indicazioni del Ministero per l’avvio della Fase 2

La nota 622 del 1° maggio 2020 del Ministero dell’Istruzione ribadisce che l’avvio della Fase 2 previsto dal DPCM 26 aprile 2020 non prevede alcuna modifica delle disposizioni previste dall’articolo 87 della legge 24/20 di conversione del DL 18/20 e conferma l’adozione del lavoro agile quale modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni, ivi comprese le istituzioni scolastiche.

Pertanto dal 4 maggio e fino al 17 maggio, salvo nuove disposizioni, continua la collocazione in modalità lavoro agile del personale amministrativo e tecnico mentre il lavoro in presenza sarà assicurato solo per le prestazioni indifferibili. Dunque, a scuola fino a nuove disposizioni, il personale ATA sarà presente nelle sedi, come è avvenuto finora, esclusivamente per motivi indifferibili.

Una nota utile e tempestiva emanata su nostra sollecitazione al fine di mettere in chiaro gli esatti termini della questione nei confronti di quelle scuole che avevano programmato da lunedì 4 maggio il rientro di tutte le unità di personale ATA.

Risolto questo problema contingente, rimane l’urgenza di redigere un protocollo specifico sulla sicurezza nelle scuole. Il Ministero dell’Istruzione dopo le sollecitazioni del sindacato ha convocato un tavolo di confronto per mercoledì 7 maggio, nel corso del quale si discuterà in particolare della gestione degli esami di Stato.

Da Lunedi 4 Maggio 2020, come noto, saranno riaperti i mercati locali e rionali all'aperto ma solo per le bancarelle alimentari. La Regione Lombardia ha però dato le seguenti disposizioni limitative, che toccherà ai Comuni far rispettare:

1) Obbligo di portare le mascherine a tutti gli avventori e naturalmente ai commercianti, a copertura di naso e bocca nonché di guanti

2) Un solo componente per famiglia potrà accedere al Mercato

3) All'ingresso sarà rilevata la temperatura corporea di tutti quelli che accedono al Mercato (non deve superare la temperatura di 37,5 gradi)

4) Per accedere e per uscire saranno organizzati percorsi diversi di Entrata e di Ingresso

5) Il Comune deve individuare in "Covid Manager" che si occuperà dell'organizzazione logistica del Mercato, in collaborazione con la Protezione Civile e i volontari

6) limitazione del perimetro esterno dell’area di mercato con transenne, nastro bicolore o altri strumenti idonei in modo che vi sia un unico varco
di accesso separato da quello di uscita dall’area stessa;

7) rispetto, sia all’interno dell’area di mercato sia per i clienti in attesa di accesso all’area, del distanziamento interpersonale di almeno un metro
e del divieto di assembramenti;

8) distanziamento di almeno due metri e mezzo tra le attrezzature di vendita dei singoli operatori di mercato;

9. presenza di non più di due operatori per ogni posteggio;

 

Restano sospesi:
● le attività di vendita dei prodotti non alimentari nei mercati scoperti;
● le sagre.

1.3 Altre attività economiche

A) è consentita la prosecuzione dell’attività per gli alloggi per studenti e
lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero (codice ATECO 55.90.20);

B) è consentita l’attività da parte degli esercizi di toelettatura degli animali di
compagnia, purché il servizio venga svolto per appuntamento, senza il
contatto diretto tra le persone, e comunque in totale sicurezza nella
modalità “consegna animale – toelettatura - ritiro animale”, utilizzando i
mezzi di protezione personale e garantendo il distanziamento sociale;

C) è fatto obbligo ai concessionari di slot machines di provvedere al blocco
delle medesime ed agli esercenti di provvedere alla disattivazione di
monitor e televisori di giochi che prevedono puntate accompagnate dalla
visione dell’evento anche in forma virtuale, al fine di impedire la
permanenza degli avventori per motivi di gioco all’interno dei locali, a
prescindere dalla tipologia di esercizio in cui tali apparecchi sono presenti.

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