Coronavirus
STRANIERO (PD): “REGIONE RIMBORSA IL TAMPONE SOLO SE HA ESITO POSITIVO: È UN DISINCENTIVO. ESSERE GUARITI NON È UNA COLPA”


L’Istituto superiore di sanità ha stabilito che se un cittadino effettua un test sierologico e questo è positivo, deve sottoporsi anche al tampone naso-faringeo, per essere certi che non sia ancora contagioso. La notizia di ieri è che Regione Lombardia, nel recepire questa direttiva, ha stabilito che, nel caso in cui un cittadino effettui il test sierologico in regime privato e abbia esito positivo, rimborserà il costo dell’esame del tampone, ma solo in caso che anche quest’ultimo sia positivo. Questa indicazione è scritta nero su bianco nelle risposte alle domande più frequenti, sul sito della Regione (https://bit.ly/2AzJ3bB - sezione Faq): “In caso di positività del tampone naso-faringeo – si legge –, il costo del tampone viene restituito al cittadino nei limiti di cui alla Dgr n. 3132/2020 tramite le Ats”.

Per Raffaele Straniero, consigliere regionale del Pd, “questa è l’ennesima prova che Regione Lombardia non crede ai test diffusi e che persevera nella strategia sbagliata. È assurdo che un cittadino venga punito perché non è più infettivo, quando è proprio la Regione che, correttamente, chiede a chi ha un test positivo di sottoporsi anche al tampone. Il messaggio che la Regione dà ai cittadini che hanno avuto sintomi e che, pur chiamando i numeri verdi non sono stati visitati da nessuno, o quelli che devono tornare al lavoro a contatto con colleghi e con il pubblico, o, ancora, a quelli che sono stati a contatto con persone malate, è che se vogliono proprio fare il test devono sapere che se lo devono pagare, e se per caso nel frattempo sono guariti, si devono pagare anche il tampone. È un disincentivo bello e buono, che nasconde forse la volontà di non far emergere la dimensione reale del contagio in Lombardia e il numero delle persone che non sono mai state raggiunte dal sistema sanitario regionale”.

Facendo seguito all’emanazione del DPCM in data 27.04.2020, all’Ordinanza Regionale in data 03.05.2020 ed alle FAQ apparse sul sito del Governo in merito a cosa è consentito fare o meno a partire da oggi lunedi 4 maggio 2020 tutti i Sindaci della Provincia di Lecco sono concordi nel dare un’interpretazione assolutamente restrittiva dell’art. 1, lett. A) del DPCM sopra indicato, ove recita che:

“sono consentiti SOLO gli spostamenti MOTIVATI da comprovate esigenze LAVORATIVE o situazioni di NECESSITA’ ovvero per MOTIVI di SALUTE”.
In considerazione del fatto che nella Provincia di Lecco dopo un breve periodo di discesa del numero delle persone risultate positive al COVID19 nella giornata di ieri il numero dei cittadini risultati positivi è aumentato in modo considerevole, 54 persone, che ci riporta indietro di un mese e quindi ad una situazione assolutamente preoccupante i Sindaci della Provincia di Lecco, nessuno escluso, esprimono la loro posizione in merito alla possibilità di svolgere attività motoria.

La stessa è assolutamente consentita ma solo ed esclusivamente uscendo dalla propria abitazione a piedi, in bicicletta, in pattini, monopattini ecc..
In tutti i Comuni della Provincia di Lecco è assolutamente vietato spostarsi in macchina verso un luogo diverso per svolgere attività sportiva.
Per meglio esplicitare un cittadino residente in un Comune non potrà recarsi con la propria autovettura, motocicletta, treno, autobus o altro mezzo di trasporto equipollente in un altro Comune per svolgere attività motoria.
L’attività motoria la si pratica partendo direttamente dal proprio domicilio e/o residenza.

In altre parole un cittadino residente nel Comune di Lecco potrà spostarsi per svolgere attività fisica partendo direttamente a piedi, in bicicletta, in pattini, monopattini ecc. dalla propria abitazione. NON potrà prendere la propria autovettura, motocicletta, bus, treno ecc. e recarsi a Malgrate per poi passeggiare sul lungolago o recarsi in Valsassina per passeggiare o in altro Comune che non sia il suo di residenza.
Lo stesso dicasi anche per i Cittadini provenienti da una Provincia diversa da quella di Lecco.

Per quanto concerne le seconde case, i camper, le roulottes, i bungalows, gli appezzamenti di terreno, da ora citati per brevità quali “seconda casa” gli stessi potranno essere raggiunti solo per comprovati stati di necessità.
In altre parole si potrà raggiungere la cosiddetta “seconda casa” solo ed esclusivamente nel caso in cui si debba evitare un danno grave, imminente ed irreparabile.
A mero titolo esemplificativo e non esaustivo: pericolo di rovina o di crollo, problemi statici, perdite idriche, pericolo per la pubblica incolumità (persiane che possono staccarsi e cadere sulla pubblica via, tetti pericolanti, infiltrazioni di acqua, caduta di alberi, argini e/o appezzamenti di terreno che rischiano di franare e/o in grave dissesto idrogeologico).

Tali problematiche dovranno poi essere puntualmente documentate mediante dichiarazioni, perizie, documenti fiscali che comprovino lo svolgimento delle attività sopra dette nonché la loro indifferibilità ed urgenza.
Tali prescrizioni verranno trasfuse in ordinanze contingibili ed urgenti da parte di tutti i Sindaci della Provincia di Lecco.
Si precisa altresì che ciascun Sindaco, al netto delle prescrizioni sopra indicate che saranno identiche per ciascun Comune, adotterà ulteriori misure più puntuali, specifiche e restrittive che meglio si attagliano alle caratteristiche e/o esigenze del proprio territorio.

I Sindaci della Provincia di Lecco

Si dice, forse a ragione o forse per consolarsi, che dopo una grande crisi c'e' un momento di grande rinascita. E' stato così dopo la Peste del 1348, in seguito alla quale è nato il Rinascimento , così dopo le distruzioni della II Guerra Mondiale, seguite dalla "Ricostruzione" che ha portato l'Italia a diventare la quinta potenza industriale nel mondo.

La crisi causata dalla pandemia del coronavirus è sicuramente una crisi storica, abbattutasi come una frusta su un paese che lentamente e faticosamente stava per risollevarsi dalla crisi economica del 2008, ma ci ha insegnato alcune cose che vorrei qui ricordare.

1) Il fallimento della sanità basata su criteri privatistici, in sostanza il fallimento del tanto celebrato "Modello Lombardo". Di "eccellenza", termine tanto abusato dall'ex Governatore Roberto Formigoni, e ancora oggi sempre più ridicolmente utilizzato dai suo tristi epigoni ("vengono dalle altre Regioni a curarsi in Lombardia", ripete con uno stanco mantra Salvini ), di "eccellenza" c'erano solo le tangenti e i favori che il "Celeste" ( e non solo lui) si prendeva da Maugeri e che gli sono costati in secondo grado una condanna a sette anni e sei mesi di galera (poi naturalmente ridotti).

Il "modello lombardo" è scoppiato come un palloncino gonfiato alla prima prova veramente seria: le "prestigiose" cliniche private, tanto attive quando c'era da incassare soldi, si sono improvvisamente defilate, lasciando il carico da cento sulla Sanità pubblica (questa sì che sarebbe da potenziare, altro che chiudere gli Ospedali periferici come quello di Bellano !) e diventando improvvisamente avare di posti-letto, deviando i degenti infettivi nelle RSA, dove sono diventati una bomba esplosiva contro i poveri vecchietti, mandati al Creatore prima del tempo !

La Sanità deve tornare a essere prevalentemente pubblica, punto e basta : questo ci ha insegnato la crisi del coronavirus.

2) La Scuola. Anche qui una contrapposizione tra pubblico e privato su cui ci sarebbe da discutere: mi riferisco al fatto, secondo me abbastanza scandaloso, per cui molte scuole private (quelle aderenti alla FISM, soprattutto le materne) hanno chiesto a genitori già provati da disoccupazione, cassa integrazione (che non arriva), problemi economici di ogni tipo, e che in più si devono gestire i figli a casa, hanno chiesto di pagare lo stesso le rette, o almeno il 35% di queste, per servizi che non erogano, come se i bambini fossero ancora a scuola !

Ma a parte questo , su cui dovrebbero riflettere molti Comuni che non si sono ancora dotati di Scuole Materne pubbliche, come ad esempio quello dove abito io, la domanda è:  come ha reagito il mondo della Scuola a questo ciclone che le è capitato addosso, dopo il 23 Febbraio 2020, giorno della chiusura almeno in Lombardia ?

In modo vario, frastagliato, con Decreti provvisori che rimandavano sempre di più la riapertura, sottovalutando il pericolo: prima si doveva tornare a scuola il 5 Marzo, poi il 27, poi in Aprile dopo Pasqua, poi il 4 Maggio, adesso arriveremo al 1 Settembre. La didattica online ha completamente sostituito quella in presenza, con i problemi relativi, ma non possiamo qui dilungarci, l'obiettivo, tutto politico ma non pedagogico, era quello di non far perdere l'anno agli alunni, nonostante un quadrimestre completamente saltato, e il secondo obiettivo era quello di non avere ricorsi legali : perciò tutti promossi in anticipo, anche con voti gravemente insufficienti, e ci rivediamo a Settembre.

Valutazioni politiche hanno sostituito valutazioni pedagogiche, Azzolina non voleva assolutamente farsi ricordare come "il Ministro che ha bocciato tutti", come sarebbe stato logico aspettarsi, data la scarsa validità di un anno scolastico così particolare, molti insegnanti si sono volenterosamente prestati all'occasione, inventandosi "lezioni online" di ogni genere e con risultati variabili : dopo i primi entusiasmi da neofiti cominciano adesso ad arrivare le critiche, come quelle di alcuni insegnanti fiorentini che hanno fortemente criticato questa didattica che non puo' assolutamente essere sostitutiva, ormai l'abbiamo capito tutti, chi prima o chi dopo, di quella in presenza.

Comunque in generale la Scuola a mio parere ha reagito bene, dimostrandosi un asse portante di questa società, speriamo che qualcuno se lo ricordi in futuro.

3) L'unica cosa certa è che la società che verrà fuori dal coronavirus non potrà essere più uguale a quella di prima: ceti medi andati in forte crisi, soprattutto quelli legati al Turismo, albergatori, ristoratori, baristi ecc., una mancata redistribuzione della ricchezza e una nuova povertà molto preoccupante, in particolare per i giovani e per le donne, i ceti tradizionalmente più deboli, una Economia che in Italia perderà almeno il 9-10% del suo PIL e uno Stato che l'anno prossimo avrà molti meno fondi da gestire, con un disavanzo sempre più da brividi, pensate solo ai mancati introiti in questi mesi da benzina, tasse, biglietti ferroviari e autostradali.
Chi pagherà l'anno prossimo pensioni e stipendi ai funzionari pubblici ? Ci aspetta una "cura" come la Grecia nel 2015, aldilà del MES o non MES, una grande discussione per "solo" 35 miliardi di euro, quando qui ce ne vorranno diverse centinaia per recuperare il tutto ?

La mobilità dovrà essere cambiata, sui bus, treni, metropolitane dovranno salire se va bene il 15% dei trasportati attuali, gli altri dovranno essere molto scaglionati con lunghe attese o con mezzi pubblici molto più numerosi (ma chi paga se non ci sono più soldi ?). Si pensa di favorire la mobilità su due ruote, bici elettriche e motociclette o scooter, sono d'accordissimo, poichè non è pensabile di saturare ancora di più il traffico metropolitano, quando ci sarà la ripresa, con le automobili private, vorrebbe dire bloccare definitivamente le strade urbane e non solo.

Insomma, nulla potrà essere più come prima. Nel frattempo le beghe dei nostri politicanti che ogni giorno minacciano crisi o colpi di mano, diventano misera cosa a paragone di questi problemi: occorrerebbe una visione da statista, da veri statisti, per risolvere problemi sempre più giganteschi, che avranno seri riflessi sulle prossime generazioni.

 

COVID: PIZZUL E PELUFFO (PD), “GESTIONE DISASTROSA, FONTANA COMPIA UN ATTO DI DISCONTINUITÀ E CAMBI L’ASSETTO POLITICO E TECNICO DELL’ASSESSORATO ALLA SANITÀ”

Il gruppo regionale del Pd chiede che il presidente Fontana cambi la linea di comando, politica e tecnica, della sanità in Lombardia, per poter meglio gestire la fase 2. Troppi gli errori commessi durante la gestione dell’emergenza perché la Regione Lombardia possa continuare come se niente fosse. Per questo il Pd ha presentato una mozione che sarà discussa in Consiglio regionale lunedì 4 maggio, con cui chiede che le forze politiche di maggioranze e opposizione impegnino il presidente Fontana “a rivedere radicalmente l’assetto, politico e tecnico, dell’Assessorato al Welfare e dei vertici della sua Direzione Generale, poiché è venuta meno la fiducia necessaria, indispensabile per affrontare con determinazione la fase della ripresa e garantire la progressiva normalizzazione del sistema sanitario e sociosanitario in una situazione di pandemia che ancora non può essere considerata sotto controllo”.

Così spiega il capogruppo del Pd in Regione Lombardia Fabio Pizzul: “È una mozione di sfiducia a Gallera? Tecnicamente no, politicamente sì, ma non bastano le dimissioni dell’assessore a cambiare rotta. Vogliamo che il Consiglio regionale si esprima con un voto sulla gestione della Fase 1 in Regione Lombardia, perché fino ad ora non l’ha potuto fare. La nostra Regione si è trovata a piangere 14mila vittime e un numero imprecisato di contagiati e ora guarda con apprensione alla ripartenza. Occorre prendere atto dei numeri e dei problemi che ancora sono irrisolti, dalla vicenda della medicina territoriale a quella delle RSA fino a quella dei tamponi, che sono ancora troppo pochi per dare un quadro preciso dell’epidemia. La mozione impegna Fontana a rivedere tutto l’assetto politico e tecnico dell’assessorato al Welfare, perché è su di esso che si è concentrata la gestione della pandemia. O si cambia passo o la gestione sanitaria della fase 2 sarà particolarmente problematica. Serve un gesto di discontinuità che è atteso da gran parte dei lombardi.”

Vinicio Peluffo, segretario regionale del Partito Democratico, dichiara: Il gruppo regionale del PD ha chiesto sin dall’inizio e a più riprese che “il Consiglio regionale diventasse il luogo della discussione e del confronto sulla gestione della crisi sanitaria. Abbiamo in queste settimane sempre messo in evidenza gli errori che sono stati commessi avanzando delle proposte. È giunto il momento che tutto il Consiglio regionale prenda atto della gestione disastrosa dell’emergenza sanitaria. Come fanno i consiglieri di maggioranza a negare l’evidenza che anche loro hanno sotto gli occhi? Per questo il Consiglio regionale deve fare una discussione aperta e franca rispetto alla realtà e noi siamo certi che occorra discontinuità. Anche ieri l’assessore Gallera (nella foto) ha detto che lui rifarebbe tutto: non è andato tutto bene e non si possono rifare gli stessi errori, per questo serve discontinuità. Dimissioni di Gallera? Mi stupisco che non le abbia ancora date.”

 

Qui il video della Conferenza stampa: https://www.facebook.com/gruppopdlombardia/videos/2810490265845772/

 

Milano, 29 aprile 2020

IN ALLEGATO LA MOZIONE PRESENTATA AL CONSIGLIO REGIONALE

Mercoledì, 29 Aprile 2020 07:24

PSICOLOGI MOBILITATI CONTRO IL CORONAVIRUS

Psicologia dell’emergenza ed EMDR al tempo del Coronavirus
“La Asst di Lecco all’avanguardia nel supporto dei traumi psicologici da Covid 19 a livello internazionale”
 
Nello scorso settimana, in streaming, si è svolto un importante seminario mondiale organizzato da EMDR Italia e rivolto ai colleghi di Europa, Asia, America, Australia, dedicato alla Psicologia dell’Emergenza ed EMDR (Eye Movement Desensitization Reprocessing) ai tempi del coronavirus.

La pandemia covid 19 è la prima grande maxi emergenza sanitaria mondiale e coinvolge in prima battuta anche la salute mentale. Il modello di trattamento psicologico EMDR, nato per la cura delle diverse forme traumatiche, è stato poi efficacemente utilizzato anche nelle maxi-emergenze al punto di diventare un metodo di cura psicologico Evidence-Based.

In questi mesi di grande emergenza sanitaria, la struttura di Psicologia dell’ASST di Lecco è stata chiamata in campo per quanto riguarda l’area clinica di competenza e con l’appoggio e la collaborazione attiva di EMDR Italia ha costituito uno specifico progetto di unità di crisi psicologica.

Durante il seminario di sabato, per quanto riguarda l’esperienza italiana è stato portato come modello di eccellenza “l’intervento multilivello dell’unità di crisi psicologica dell’ASST di Lecco”. Nel corso dei lavori i docenti di EMDR hanno messo in evidenza i diversi livelli di intervento con cui sono stati affrontati gli aspetti psicologici nell’emergenza covid19: dal sostegno agli operatori coinvolti in prima linea e a quelli colpiti da covid19, al supporto ai famigliari dei pazienti e ai pazienti stessi che si sono trovati ad affrontare pesanti traumi psichici.

La psicoterapia EMDR è nata per la cura del trauma e si adatta flessibilmente nelle sue declinazioni durante le maxi-emergenze già dalla fase peri-traumatica. La pandemia COVID-19 è una sfida nuova anche per i professionisti della salute mentale. Nella storia recente non ci sono altre esperienze simili per durata ed estensione del fenomeno. Alcuni studi iniziano a descrivere gli effetti psicologici della quarantena oggi e ipotizzare le conseguenze a medio-lungo termine, le reazioni delle famiglie con membri COVID positivi, le caratteristiche del lutto da Coronavirus, le reazioni psicologiche degli operatori sanitari e delle forze di polizia impiegate in prima linea nella gestione della pandemia. Molte sono le sfide che come psicoterapeuti EMDR stiamo affrontando: come condurre on line le sedute durante la quarantena, quali protocolli specifici utilizzare, come accompagnare adulti e bambini ad affrontare i decessi Covid, come supportare gli operatori sanitari e infine come proteggere e proteggerci dalla traumatizzazione vicaria.

Cgil, Cisl e Uil scrivono al direttore generale dell’Ats Brianza. Le segreterie territoriali dei tre sindacati confederali, insieme ai relativi sindacati di pensionati e funzione pubblica, chiedono chiarimenti all’Agenzia di tutela della salute sulla situazione dell’emergenza sanitaria.

Nella lettera emergono le preoccupazioni per tutta la cittadinanza. Vengono chiesti alla direzione dell’Ats dati certi sull’applicazione dei protocolli di protezione e sicurezza del personale operanti in tutti i presidi del sistema sanitario e socio sanitario locale, così come il numero di tamponi fatti agli operatori sanitari, i pazienti e la reale capacità di garantire lo screening a tutti e la tempistica.

Un occhio va anche al numero degli operatori contagiati, il numero di decessi registrati a tutt'oggi nelle diverse Rsa del territorio con tampone positivo e senza tampone in raffronto ai decessi dello scorso anno, quali strutture hanno messo in disponibilità posti letto e accettato pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali pubblici.

 

In considerazione delle evidenti difficoltà registrate a livello territoriale negli ambiti
sanitari, sociali e sociosanitari ed in conseguenza di quanto l’ente regione asserisce circa la
delega sulle scelte operative e sulla gestione dei provvedimenti attribuita alle direzioni
sanitarie territoriali, poniamo con la presente alcuni quesiti, finalizzati ad acquisire
informazioni dettagliate utili ad avere un quadro informativo quanto più possibile
compiuto in merito all’attuale situazione di emergenza sanitaria determinata dall’epidemia
di COVID19 nella Provincia di Lecco.

Gli elementi richiesti nel dettaglio sono indispensabili per esercitare le ns. funzioni
sindacali orientate alla tutela dei diritti di cittadinanza.
In particolare vorremmo conoscere:

- Dati certi sull’applicazione dei protocolli di protezione e sicurezza del personale
operanti in tutti i presidi del sistema sanitario e socio sanitario locale con particolare
riferimento alla dotazione dei dispositivi di protezione individuale e quale è la
situazione dell’approvvigionamento degli stessi.

- Il numero di tamponi fatti, per diagnosticare il COVID 19, agli operatori sanitari, agli
ospiti e la reale capacità di garantire lo screening a tutti e la tempistica.
- Il numero degli operatori ed altro personale non sanitario contagiati nelle diverse
strutture del territorio
- Numero personale in appalto presso le diverse strutture sanitarie e sociosanitarie risultato positivo al covid-19.
- Il numero di decessi registrati a tutt’oggi nelle diverse strutture del territorio con tampone positivo e senza tampone in raffronto ai decessi dello scorso anno

- Quali RSA ed altre strutture socio sanitarie del territorio hanno messo in disponibilità posti letto e accettato pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali pubblici.
- Quali strutture di ricovero private accreditate o non accreditate sono state coinvolte nell’accettazione e nella degenza di pazienti Covid positivi.
- Quali strutture di ricovero private accreditate o non accreditate sono coinvolte nell’accettazione e nella degenza di pazienti Covid a bassa intensità o no Covid in supporto alle strutture della sanità pubblica.
- Numero degli operatori del comparto e della dirigenza medica della sanità privata in supporto nelle diverse strutture della sanità pubblica.
- Presenza nel territorio di strutture ricettive per l’isolamento di operatori impegnati nella gestione dell’emergenza sanitaria e/o cittadini in quarantena fiduciaria che non hanno idonee condizioni di abitazione;

- Eventuale collaborazione ed entità del coinvolgimento delle strutture di ricovero private accreditate e non accreditate con richiesta dati di attività per accettazione e degenza di pazienti COVID positivi;
- tempi e modalità di attivazione dell’ADI-COVID e delle USCA effettivamente operanti e relativa dotazione organica.

Lecco 15 Aprile 2020

Cgil – Cisl – Uil Confederali- Funzione Pubblica – Pensionati
Cgil Lecco Cisl Monza Brianza Uil Lario
Ernesto Messere Mirko Scaccabarozzi Salvatore Monteduro

AGGIORNAMENTO EMERGENZA COVID 19 AL 16/04/2020

L’ASST di Lecco comunica che alla data del 16 aprile 2020 sono ricoverati 398 pazienti in netta riduzione rispetto al periodo precedente e in particolare al picco raggiunto il 28.03 di 541 ricoverati in Azienda.

Nello specifico presso l’Ospedale A. Manzoni sono presenti 244 degenti, 144 al San L. Mandic di Merate e 10 al Presidio di Bellano. 

Per quanto riguarda la Rianimazione dell’Ospedale “Alessandro Manzoni” vi sono attualmente 20 posti letto occupati. Non sono più presenti pazienti intubati in sala operatoria. sono 5 i pazienti in Recovery Room con ventilazione assistita non invasiva (C-PAP) e 7 pazienti in sub-intensiva cardiologica.

Sempre a Lecco i pazienti ricoverati in altri reparti Covid con ventilazione assistita non invasiva (C-PAP) sono passati da 61 a 9.

All’Ospedale “San Leopoldo Mandic” di Merate sono 8 i pazienti in Rianimazione.  Nessun paziente intubato in Sub Intensiva nel Reparto di Pneumologia, dove sono presenti 3 pazienti con C-Pap. Nella Unità Coronarica non sono più ricoverati pazienti intubati o con ventilazione assistita non invasiva.

Il Presidio di Bellano ritornerà a breve alla sua funzione di centro riabilitativo vista la continua diminuzione di nuovi accessi Covid, dei ricoveri e della ridotta necessità intervenuta di posti post-acuti pre-dimissioni.

Purtroppo anche il personale della ASST di Lecco è stato interessato dalla epidemia.
Il numero di dipendenti risultato positivo al test è di 327 pari al 9,7 per cento. Di questi 177 sono ancora in quarantena, mentre i guariti stanno riprendendo servizio.
L’azienda ribadisce che sin dall’esordio dell’emergenza il personale sanitario ha operato utilizzando tutti i dispositivi di protezione individuale prescritti ed è stato informato e formato sul loro corretto utilizzo.

“I numeri testé comunicati danno evidenza del positivo andamento dell’infezione, anche grazie all’impegno costante e allo straordinario sforzo di tutto il personale aziendale.
Un sentito ringraziamento ai medici e agli infermieri provenienti dalla Romania per l’importante e positivo apporto fornito ai colleghi della ASST.
Ringraziamo inoltre tutta la comunità che ci è stata costantemente al fianco anche tangibilmente con cospicue donazioni, contribuito fondamentale in questo difficile momento.
Ricordiamo comunque a tutti di non abbassare la guardia e di continuare ad osservare le norme di salvaguardia prescritte”. Dichiara Paolo Favini, Direttore Generale dell’ASST di Lecco.

Cittadino onorario di Lecco dall'ottobre del 2015, è scomparso giovedi 16 Aprile Luis Sepúlveda

Correva il mese di ottobre del 2015 quando, nell'ambito della consegna del Premio internazionale Alessandro Manzoni alla Carriera organizzato da 50&più Confcommercio Lecco, il Consiglio comunale di Lecco, in seduta straordinaria, si riuniva presso il Teatro della Società e conferiva allo scrittore cileno Luis Sepúlveda la cittadinanza onoraria di Lecco.

"L'amministrazione comunale di Lecco - commenta il Sindaco di Lecco Virginio Brivio - esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Luis Sepúlveda, amato cittadino onorario della nostra città, cantore di quella Patagonia tanto cara all'alpinismo lecchese, ma soprattutto uomo ispirato da un ideale di letteratura, intesa quale missione in difesa dei deboli e dei dimenticati, caratteristiche che lo hanno reso l'autore eccezionale del quale oggi piangiamo la scomparsa".

"Al cordoglio dell'amministrazione - sottolinea il presidente del Consiglio comunale Giorgio Gualzetti - si unisce quello dell'intero Consiglio comunale, che non più tardi di alcuni anni fa conferì allo scrittore la cittadinanza onoraria di Lecco".

Alla moglie di Luis Sepúlveda e tutta la sua famiglia vanno le condoglianze del Comune di Lecco.

Nella foto: il Sindaco Brivio mentre concede la cittadinaza onoraria di Lecco a Sepulveda, Ottobre 2015

STRANIERO E MALDINI (PD): “COME OPPOSIZIONI ABBIAMO AVVIATO L’ITER PER L’ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE CONSILIARE DI INCHIESTA”

I consiglieri delle forze di opposizione in consiglio regionale della Lombardia – Partito democratico, Movimento 5 stelle, Lombardi civici europeisti, Più Europa/Radicali, Italia viva – hanno depositato giovedì 16 aprile 2020, le firme necessarie per l’istituzione di una Commissione consiliare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19 in Regione Lombardia.

“Secondo le previsioni dello Statuto regionale della Lombardia, articolo 19, la Commissione di inchiesta ha il potere di indagare su questioni di spettanza del consiglio regionale e può essere istituita su richiesta motivata sottoscritta da almeno un terzo dei consiglieri regionali, quindi almeno 27. I gruppi di opposizione hanno i numeri necessari per chiederne l’istituzione, a cui deve dare seguito l’Ufficio di presidenza del consiglio entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta”, spiega Raffaele Straniero, consigliere regionale del Pd, che annuncia l’importante novità assieme a Marinella Maldini, segretaria provinciale dem.

Il sistema sanitario lombardo non ha risposto adeguatamente alla sfida e la legge regionale di riforma della sanità va rivista alla luce di quanto è successo in queste settimane – dicono Straniero e Maldini –. La Commissione d’inchiesta non è un tribunale fittizio, ma un luogo dove fare chiarezza, dove capire perché in Lombardia ci siano stati tanti, troppi morti, e perché sia stato così difficile tracciare un’epidemia che qui si è manifestata in modo così virulento. È, prima di tutto, un atto di chiarezza nell’interesse dei cittadini lombardi”.

Un luogo, dunque, dove poter fare delle domande a ragion veduta: “Perché tanti morti? Perché non sono stati protetti operatori sanitari e Rsa? Quali sono le cause dell’ampia diffusione del virus? Si accertino gli errori perché non vengano ripetuti, anche in vista di un’apertura graduale di una fase 2 o di una nuova esplosione dell’epidemia in autunno. Dovremo trovarci pronti, con le scelte corrette”, aggiungono i due esponenti Pd.

Dunque, per Straniero e Maldini “va fatta chiarezza sulle cause, vanno valutati eventuali errori di programmazione, difetti organizzativi legati al sistema sanitario lombardo, problemi e carenze nella catena di comando anche legati alla legislazione regionale in vigore. Le verifiche saranno assolutamente scrupolose a partire dalla distribuzione a singhiozzo dei dispositivi di protezione individuale, al limitato ricorso ai tamponi nella popolazione, fino all’orrore nelle case di riposo e ai numeri reali della pandemia. Tutto deve essere analizzato per capire le carenze e gli errori che hanno determinato questa ecatombe di dimensioni eccezionali. I lombardi hanno pagato a caro prezzo questa pandemia, e la Commissione, a partire da una documentazione solida, sarà la sede opportuna per programmare una sanità regionale che sappia affrontare coerentemente le emergenze”.

Mercoledì, 15 Aprile 2020 07:01

IL FALLIMENTO DELLA SANITA' LOMBARDA

 In questi giorni abbiamo assistito al totale fallimento del cosiddetto modello di eccellenza della Sanità Lombarda e al fallimento
delle politiche del cosiddetto Welfare, iniziate dal condannato Formigoni e continuate con i governi Maroni prima e, Fontana
ora.
La sanità Lombarda, come giustamente appuntato da Gino Strada di Emergency durante la recente trasmissione televisiva
Propaganda Live andata in onda su La7, ha lottizzato i suoi ospedali come neanche la camorra sarebbe stato in grado di fare.
La tanto voluta autonomia ha mostrato la sua vera faccia una volta per tutte: taglio drastico dei posti in ospedale e del
personale medico a favore delle cliniche private che, in questo momento di emergenza, hanno pensato di mettere in ferie
forzate o in cassa integrazione il loro personale, che sarebbe di notevole aiuto per tutte le strutture sanitarie pubbliche vicine al
collasso.

Si è dovuto ricorrere all’aiuto di personale medico proveniente dall’estero e i primi a muoversi e a dare aiuto sono stati
quegli stati che tutto il centro destra, la destra italiana e una parte del centro sinistra hanno da sempre attaccato e criticato.
Cinesi, Cubani, Vietnamiti sono stati i primi a muoversi e, se non fosse stato per l’intervento dell’ Associazione di amicizia Italia
Cuba che, con la sua Presidentessa, ha inviato una lettera al Console Cubano in Italia, forse i cubani non sarebbero mai
arrivati, viste le richieste folli dell’Assessore Gallera.

Stati “nemici” si dice, ma che invece a differenza di altri non esportano
bombe, ma solidarietà, quella vera. Vale la pena ricordare che, nonostante il blocco voluto dagli USA e inasprito da Trump nei
confronti dei cubani, i quali hanno difficoltà a reperire medicinali e macchinari per la lotta al COVID19, questi hanno mandato
per la prima volta nella storia della Repubblica Cubana aiuti a uno stato occidentale cosiddetto evoluto. Forse dovremmo
imparare da loro e non da chi dice di esportare democrazia con la guerra.

Le tanto odiate e criticate ONG si sono mosse senza fare annunci propagandistici e hanno fin da subito dato assistenza a chi
ne aveva bisogno a Bergamo, Cremona e Lodi, tanto per fare degli esempi. A Bergamo inoltre la regione ha dovuto chiedere
aiuto ad Emergency per gestire l’emergenza, perché nessuno aveva le competenze e le conoscenze, eccetto i tanto odiati
medici di Gino Strada. Si sono mossi fin da subito, senza aspettare le richieste di aiuto pervenute dalla Regione Lombardia che
nel passato recente ha detto di tutto contro le ONG e non ci pare che ad oggi si sia scusata per tutto quanto detto.

L’ospedale alla fiera di Milano, voluto dal Presidente della Regione e dall’Assessore al Welfare Gallera, con l’incarico affidato a
Guido Bertolaso per ora si sta dimostrando uno sperpero di soldi pubblici e non solo: dai 600 posti promessi si è passati a 200
e ad oggi ci sono solo 3 persone ricoverate, ma l’importante era farsi vedere belli e bravi nella tanto sponsorizzata e nutrita
conferenza stampa, in barba a tutti i divieti di assembramento emessi da Regione Lombardia e Governo: per Fontana era
un’occasione ghiotta per farsi pubblicità e per Gallera in un momento così triste e delicato per il Paese quella per dire che si
candida alla prossime elezioni comunali di Milano. Perché non convertire o potenziare le strutture già esistenti? Sarebbe
costato molto meno e probabilmente con risultati migliori di quanto ottenuto fino ad ora con l’ospedale allestito alla fiera di
Milano.

Le RSA sono state lasciate al loro triste destino con direttive assurde e in molti casi hanno anche cercato di nascondere quanto
stava succedendo all’interno delle stesse: il caso Trivulzio dice molto e, inutile che adesso in molti facciano i voltagabbana, in
Lombardia Lega e Forza Italia hanno piazzato i loro amici presso tutti i loro ponti di comando: che si prendano le loro
responsabilità! Non sono stati forniti i DPI ai lavoratori, scaricando su Roma le colpe, in parte vero, ma bisogna ricordare anche
che la stessa Regione Lombardia, per esempio, ha sbagliato l’acquisto di mascherine, mandando un ordine ad aziende che non
le fabbricano o non le importano più e si trattava di una fornitura di 4.000.000 di pezzi; per non parlare dei 500.000 tamponi
prodotti nel bresciano e mandati tramite aereo americano negli USA, invece che essere utilizzati qui in Lombardia che per
numero di ammalati e di decessi è la zona più colpita a livello mondiale. Chiamare eroi il personale medico, a nostro avviso, è
una presa in giro in molti casi sono carne da macello mandati al fronte senza avere gli strumenti giusti per “combattere”. Il dato
per esempio del personale medico infettato negli ospedali di Lecco e Merate dice molte cose che smentiscono quanto
sostenuto dai dirigenti e Regione Lombardia.

Sembrerebbe anche che il virus si diffonda più rapidamente e intacchi maggiormente nelle zone dove l’inquinamento è
maggiore: non sarebbe ora di pensare a delle vere politiche green che darebbero giovamento a tutti sotto tutti i punti di vista?
A differenza di quanto affermato da molti personaggi politici regionali la soluzione dal nostro punto di vista e, lo dimostrano i
fatti, è una sanità pubblica e non privata, una sanità che segua davvero i cittadini e non solo chi può permetterselo. Se le liste di
attesa per una visita o un esame nel privato sono di pochi giorni e nel pubblico sono invece di mesi c’è un motivo ben preciso e
chiaro: spingere tutti o meglio chi può permetterselo verso il privato. Basta menzogne da parte della Regione: il piano è ed era
chiaro e, l’emergenza del COVID19 ha evidenziato tutte le criticità e le falsità dette finora.

I soldi per una sanità pubblica in grado di rendere esigibili per tutti i servizi di prevenzione, cura e riabilitazione ci sono.
Risorse che, oltre a quanto ha proposto il PD con una tassa di solidarietà una tantum al di sopra degli 80.000 euro con una
qualche progressività, vanno recuperati, secondo noi, da una revisione del debito pubblico, dall’abbattimento di sprechi, ruberie
e malversazioni, dalla pressante lotta all’evasione fiscale e contributiva, dalla riduzione delle spese militari, da una revisione
delle aliquote verso l’alto per i più ricchi e dall’introduzione di una patrimoniale oltre i 2milioni.

Lecco, 14.04.2020 Il coordinamento provinciale di Sinistra Lavoro

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