Condividiamo quanto detto dal Consigliere Regionale Raffaele Straniero sulla risposta di Trenord nella "Fase 2".

Quello che ci chiediamo, come giovani da tempo attivi per un diritto al trasporto ferroviario dignitoso, è come Regione Lombardia possa rispondere in questo modo alla riapertura di tante attività. Prima dell'emergenza i problemi erano molti, spesso anche di sovraffollamento dei treni: con la razionalizzazione dei posti a sedere e le relative distanze da tenere, Trenord e Regione Lombardia avrebbero dovuto pensare a un'aggiunta di corse per mantenere le distanze richieste. La preoccupazione è che tante lavoratrici e lavoratori che dovranno utilizzare il servizio offerto da Trenord non si troveranno nelle condizioni di poter viaggiare in sicurezza, con rischi anche per la propria famiglia.

Nonostante la strenua difesa d'ufficio di esponenti locali della maggioranza in Regione, è evidente che manchi una riorganizzazione, passaggio ancor più fondamentale. Le Istituzioni devono cogliere quest'occasione, nella negatività del momento, per potenziare un servizio non all'altezza della nostra regione e indecoroso per i suoi cittadini. Innanzitutto per salvaguardare la salute di chi lo utilizzerà ma anche per poter permette un accesso sempre maggiore a un servizio che sarà sempre più essenziale per molti.

Giovani Democratici provincia di Lecco

COVID: PIZZUL E PELUFFO (PD), “GESTIONE DISASTROSA, FONTANA COMPIA UN ATTO DI DISCONTINUITÀ E CAMBI L’ASSETTO POLITICO E TECNICO DELL’ASSESSORATO ALLA SANITÀ”

Il gruppo regionale del Pd chiede che il presidente Fontana cambi la linea di comando, politica e tecnica, della sanità in Lombardia, per poter meglio gestire la fase 2. Troppi gli errori commessi durante la gestione dell’emergenza perché la Regione Lombardia possa continuare come se niente fosse. Per questo il Pd ha presentato una mozione che sarà discussa in Consiglio regionale lunedì 4 maggio, con cui chiede che le forze politiche di maggioranze e opposizione impegnino il presidente Fontana “a rivedere radicalmente l’assetto, politico e tecnico, dell’Assessorato al Welfare e dei vertici della sua Direzione Generale, poiché è venuta meno la fiducia necessaria, indispensabile per affrontare con determinazione la fase della ripresa e garantire la progressiva normalizzazione del sistema sanitario e sociosanitario in una situazione di pandemia che ancora non può essere considerata sotto controllo”.

Così spiega il capogruppo del Pd in Regione Lombardia Fabio Pizzul: “È una mozione di sfiducia a Gallera? Tecnicamente no, politicamente sì, ma non bastano le dimissioni dell’assessore a cambiare rotta. Vogliamo che il Consiglio regionale si esprima con un voto sulla gestione della Fase 1 in Regione Lombardia, perché fino ad ora non l’ha potuto fare. La nostra Regione si è trovata a piangere 14mila vittime e un numero imprecisato di contagiati e ora guarda con apprensione alla ripartenza. Occorre prendere atto dei numeri e dei problemi che ancora sono irrisolti, dalla vicenda della medicina territoriale a quella delle RSA fino a quella dei tamponi, che sono ancora troppo pochi per dare un quadro preciso dell’epidemia. La mozione impegna Fontana a rivedere tutto l’assetto politico e tecnico dell’assessorato al Welfare, perché è su di esso che si è concentrata la gestione della pandemia. O si cambia passo o la gestione sanitaria della fase 2 sarà particolarmente problematica. Serve un gesto di discontinuità che è atteso da gran parte dei lombardi.”

Vinicio Peluffo, segretario regionale del Partito Democratico, dichiara: Il gruppo regionale del PD ha chiesto sin dall’inizio e a più riprese che “il Consiglio regionale diventasse il luogo della discussione e del confronto sulla gestione della crisi sanitaria. Abbiamo in queste settimane sempre messo in evidenza gli errori che sono stati commessi avanzando delle proposte. È giunto il momento che tutto il Consiglio regionale prenda atto della gestione disastrosa dell’emergenza sanitaria. Come fanno i consiglieri di maggioranza a negare l’evidenza che anche loro hanno sotto gli occhi? Per questo il Consiglio regionale deve fare una discussione aperta e franca rispetto alla realtà e noi siamo certi che occorra discontinuità. Anche ieri l’assessore Gallera (nella foto) ha detto che lui rifarebbe tutto: non è andato tutto bene e non si possono rifare gli stessi errori, per questo serve discontinuità. Dimissioni di Gallera? Mi stupisco che non le abbia ancora date.”

 

Qui il video della Conferenza stampa: https://www.facebook.com/gruppopdlombardia/videos/2810490265845772/

 

Milano, 29 aprile 2020

IN ALLEGATO LA MOZIONE PRESENTATA AL CONSIGLIO REGIONALE

Come avevamo chiesto con l'interpellanza presenta poche settimane fa, il Governo si è mosso nei confronti di Regione Lombardia con l'istituzione di una apposita Task Force ).
Il livello di mortalità delle Rsa in Lombardia non è comparabile con nessuna delle altre situazioni italiane. E questo è chiaramente il frutto delle scelte politiche di Regione Lombardia, delle scelte fatte e soprattutto di quelle non fatte. Ha impiegato troppo tempo prima di decidere di chiudere le visite dall’esterno alle Rsa, nonostante in altre regioni avessero già iniziato a farlo. Non solo, l’8 marzo la giunta Fontana chiedeva alle Rsa di ampliare l’accoglienza per liberare posti negli ospedali. Fontana e Gallera hanno poi aggiunta una retta, pagata dalla regione, per aumentare l’accoglienza e di fatto aumentare il contagio. La regione ha una responsabilità di sorveglianza, controllo e sanzione che troppe volte è venuta meno.

Fontana ha disposto il trasferimento dei casi di covid-19 nelle Rsa, ha mandato i malati contagiosi nei luoghi dove più si doveva evitare il contagio. Chi doveva gestire l’emergenza ha peggiorato il contagio. Questa è una responsabilità politica enorme da parte di Fontana e di Gallera. Noi andremo fino in fondo, lo dobbiamo alle vittime, ai familiari, ai lavoratori e a tutti quei lombardi che guardano con sgomento alle incapacità della giunta Fontana.

Dati agghiaccianti. Non ci sono altre parole per descrivere il dramma delle Rsa in Lombardia. La conferma di ciò che purtroppo tutti noi temevamo è arrivata in questi giorni da parte della sottosegretaria Zampa che, alla Camera, ha condiviso i dati forniti da uno studio dell’Istituto superiore della sanità. Il 15% dei pazienti delle Rsa del campione sono morti. Sono dati parziali, che derivano appunto da un campione, e sono quindi destinati purtroppo a crescere.

E’ la fotografia di un disastro, frutto di scelte politiche che chiamano direttamente in causa il presidente Fontana e la sua giunta. Sorprende la totale mancanza di responsabilità di Fontana e Gallera che cercano ora di scaricare tutto sulle Rsa, e di nascondersi dietro un dito. La magistratura farà il suo corso, ma le responsabilità politiche vanno accertate il prima possibile, e siamo sicuri che già con la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Coronavirus sarà chiaro a tutti che chi doveva gestire l’emergenza ha invece aiutato il virus a diffondersi e a colpire come in nessun altra parte in Italia. Noi, come parlamentari lombardi, come cittadini lombardi, certamente non staremo a guardare. L’incapacità di Fontana è sconcertante. E purtroppo a pagare il prezzo più alto sono state le persone affidate alle cure delle Rsa, i loro familiari, e tutta la comunità. Questo scempio non passerà sotto silenzio.

Venerdì, 17 Aprile 2020 07:37

IL PD LECCHESE RISPONDE A MAURO PIAZZA

Covid-19 – Prima di rivendicare autonomia per la Sanità, servono analisi sui risultati

Abbiamo vissuto una Pasqua del tutto inedita. Abbiamo avuto a che fare con la morte e la sofferenza e questo ha appesantito la ricorrenza per molti di noi.
Il dolore non deve però far dimenticare il dovere di rendere conto di quello che è accaduto e di prendersi la responsabilità di portare la nostra Regione fuori da questa emergenza che ne ha sfigurato il volto e l’identità.

Non si tratta di attribuire colpe - ci saranno tempi e giudici per quello - ma di capire fino in fondo quello che è accaduto per evitare che un’emergenza di questa portata si ripeta e che il sistema sanitario si faccia trovare impreparato, arroccato negli ospedali e lontano dai cittadini sul territorio.
Dispiace che il Consigliere regionale Mauro Piazza, proprio alla vigilia della Pasqua, abbia dedicato il suo tempo alla “propaganda” anziché contribuire alla riflessione volta ad individuare i limiti del sistema sanitario lombardo. Infatti ha comunicato che “durante l’emergenza in corso, nelle politiche di contrasto al virus Covid-19, i sistemi sanitari delle regioni Lombardia, Veneto e Emilia – Romagna, hanno dato prova di capacità di risposta e contrasto grazie all’applicazione del principio di sussidiarietà attraverso l’efficace declinazione sui propri territori della competenza, costituzionalmente riconosciuta, di tutela della salute”.

No, Consigliere Piazza. Non si può affermare che il sistema sanitario della Lombardia sia uguale a quello del Veneto e dell’Emilia-Romagna. E neppure si può affermare che i risultati nel contrasto al Covid-19 siano stati uguali per efficacia fra i diversi sistemi sanitari regionali. Dobbiamo capire perché in Lombardia ci siano stati tanti, troppi morti, e perché sia stato così difficile tracciare un’epidemia che qui si è manifestata in modo così virulento.

Noi pensiamo che anziché annunciare acriticamente le “capacità di Regione Lombardia di gestire e affrontare materie non di propria competenza sostituendosi alle carenze dello Stato centrale” (quali, come?) siano necessarie analisi serie, e soprattutto sia necessario aspettare le conclusioni delle diverse indagini attivate a seguito di rilievi sollevati anche dagli stessi operatori sanitari. E’ sbagliato non verificare se ci sono stati limiti ed errori e voler prendere tutti i meriti lasciando le colpe agli altri. Non dobbiamo aver paura della verità se vogliamo costruire la fiducia delle persone nelle Istituzioni e nelle autorità pubbliche.

p. Esecutivo PD cittadino
Alfredo Marelli

STRANIERO E MALDINI (PD): “COME OPPOSIZIONI ABBIAMO AVVIATO L’ITER PER L’ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE CONSILIARE DI INCHIESTA”

I consiglieri delle forze di opposizione in consiglio regionale della Lombardia – Partito democratico, Movimento 5 stelle, Lombardi civici europeisti, Più Europa/Radicali, Italia viva – hanno depositato giovedì 16 aprile 2020, le firme necessarie per l’istituzione di una Commissione consiliare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19 in Regione Lombardia.

“Secondo le previsioni dello Statuto regionale della Lombardia, articolo 19, la Commissione di inchiesta ha il potere di indagare su questioni di spettanza del consiglio regionale e può essere istituita su richiesta motivata sottoscritta da almeno un terzo dei consiglieri regionali, quindi almeno 27. I gruppi di opposizione hanno i numeri necessari per chiederne l’istituzione, a cui deve dare seguito l’Ufficio di presidenza del consiglio entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta”, spiega Raffaele Straniero, consigliere regionale del Pd, che annuncia l’importante novità assieme a Marinella Maldini, segretaria provinciale dem.

Il sistema sanitario lombardo non ha risposto adeguatamente alla sfida e la legge regionale di riforma della sanità va rivista alla luce di quanto è successo in queste settimane – dicono Straniero e Maldini –. La Commissione d’inchiesta non è un tribunale fittizio, ma un luogo dove fare chiarezza, dove capire perché in Lombardia ci siano stati tanti, troppi morti, e perché sia stato così difficile tracciare un’epidemia che qui si è manifestata in modo così virulento. È, prima di tutto, un atto di chiarezza nell’interesse dei cittadini lombardi”.

Un luogo, dunque, dove poter fare delle domande a ragion veduta: “Perché tanti morti? Perché non sono stati protetti operatori sanitari e Rsa? Quali sono le cause dell’ampia diffusione del virus? Si accertino gli errori perché non vengano ripetuti, anche in vista di un’apertura graduale di una fase 2 o di una nuova esplosione dell’epidemia in autunno. Dovremo trovarci pronti, con le scelte corrette”, aggiungono i due esponenti Pd.

Dunque, per Straniero e Maldini “va fatta chiarezza sulle cause, vanno valutati eventuali errori di programmazione, difetti organizzativi legati al sistema sanitario lombardo, problemi e carenze nella catena di comando anche legati alla legislazione regionale in vigore. Le verifiche saranno assolutamente scrupolose a partire dalla distribuzione a singhiozzo dei dispositivi di protezione individuale, al limitato ricorso ai tamponi nella popolazione, fino all’orrore nelle case di riposo e ai numeri reali della pandemia. Tutto deve essere analizzato per capire le carenze e gli errori che hanno determinato questa ecatombe di dimensioni eccezionali. I lombardi hanno pagato a caro prezzo questa pandemia, e la Commissione, a partire da una documentazione solida, sarà la sede opportuna per programmare una sanità regionale che sappia affrontare coerentemente le emergenze”.

Mercoledì, 15 Aprile 2020 07:01

IL FALLIMENTO DELLA SANITA' LOMBARDA

 In questi giorni abbiamo assistito al totale fallimento del cosiddetto modello di eccellenza della Sanità Lombarda e al fallimento
delle politiche del cosiddetto Welfare, iniziate dal condannato Formigoni e continuate con i governi Maroni prima e, Fontana
ora.
La sanità Lombarda, come giustamente appuntato da Gino Strada di Emergency durante la recente trasmissione televisiva
Propaganda Live andata in onda su La7, ha lottizzato i suoi ospedali come neanche la camorra sarebbe stato in grado di fare.
La tanto voluta autonomia ha mostrato la sua vera faccia una volta per tutte: taglio drastico dei posti in ospedale e del
personale medico a favore delle cliniche private che, in questo momento di emergenza, hanno pensato di mettere in ferie
forzate o in cassa integrazione il loro personale, che sarebbe di notevole aiuto per tutte le strutture sanitarie pubbliche vicine al
collasso.

Si è dovuto ricorrere all’aiuto di personale medico proveniente dall’estero e i primi a muoversi e a dare aiuto sono stati
quegli stati che tutto il centro destra, la destra italiana e una parte del centro sinistra hanno da sempre attaccato e criticato.
Cinesi, Cubani, Vietnamiti sono stati i primi a muoversi e, se non fosse stato per l’intervento dell’ Associazione di amicizia Italia
Cuba che, con la sua Presidentessa, ha inviato una lettera al Console Cubano in Italia, forse i cubani non sarebbero mai
arrivati, viste le richieste folli dell’Assessore Gallera.

Stati “nemici” si dice, ma che invece a differenza di altri non esportano
bombe, ma solidarietà, quella vera. Vale la pena ricordare che, nonostante il blocco voluto dagli USA e inasprito da Trump nei
confronti dei cubani, i quali hanno difficoltà a reperire medicinali e macchinari per la lotta al COVID19, questi hanno mandato
per la prima volta nella storia della Repubblica Cubana aiuti a uno stato occidentale cosiddetto evoluto. Forse dovremmo
imparare da loro e non da chi dice di esportare democrazia con la guerra.

Le tanto odiate e criticate ONG si sono mosse senza fare annunci propagandistici e hanno fin da subito dato assistenza a chi
ne aveva bisogno a Bergamo, Cremona e Lodi, tanto per fare degli esempi. A Bergamo inoltre la regione ha dovuto chiedere
aiuto ad Emergency per gestire l’emergenza, perché nessuno aveva le competenze e le conoscenze, eccetto i tanto odiati
medici di Gino Strada. Si sono mossi fin da subito, senza aspettare le richieste di aiuto pervenute dalla Regione Lombardia che
nel passato recente ha detto di tutto contro le ONG e non ci pare che ad oggi si sia scusata per tutto quanto detto.

L’ospedale alla fiera di Milano, voluto dal Presidente della Regione e dall’Assessore al Welfare Gallera, con l’incarico affidato a
Guido Bertolaso per ora si sta dimostrando uno sperpero di soldi pubblici e non solo: dai 600 posti promessi si è passati a 200
e ad oggi ci sono solo 3 persone ricoverate, ma l’importante era farsi vedere belli e bravi nella tanto sponsorizzata e nutrita
conferenza stampa, in barba a tutti i divieti di assembramento emessi da Regione Lombardia e Governo: per Fontana era
un’occasione ghiotta per farsi pubblicità e per Gallera in un momento così triste e delicato per il Paese quella per dire che si
candida alla prossime elezioni comunali di Milano. Perché non convertire o potenziare le strutture già esistenti? Sarebbe
costato molto meno e probabilmente con risultati migliori di quanto ottenuto fino ad ora con l’ospedale allestito alla fiera di
Milano.

Le RSA sono state lasciate al loro triste destino con direttive assurde e in molti casi hanno anche cercato di nascondere quanto
stava succedendo all’interno delle stesse: il caso Trivulzio dice molto e, inutile che adesso in molti facciano i voltagabbana, in
Lombardia Lega e Forza Italia hanno piazzato i loro amici presso tutti i loro ponti di comando: che si prendano le loro
responsabilità! Non sono stati forniti i DPI ai lavoratori, scaricando su Roma le colpe, in parte vero, ma bisogna ricordare anche
che la stessa Regione Lombardia, per esempio, ha sbagliato l’acquisto di mascherine, mandando un ordine ad aziende che non
le fabbricano o non le importano più e si trattava di una fornitura di 4.000.000 di pezzi; per non parlare dei 500.000 tamponi
prodotti nel bresciano e mandati tramite aereo americano negli USA, invece che essere utilizzati qui in Lombardia che per
numero di ammalati e di decessi è la zona più colpita a livello mondiale. Chiamare eroi il personale medico, a nostro avviso, è
una presa in giro in molti casi sono carne da macello mandati al fronte senza avere gli strumenti giusti per “combattere”. Il dato
per esempio del personale medico infettato negli ospedali di Lecco e Merate dice molte cose che smentiscono quanto
sostenuto dai dirigenti e Regione Lombardia.

Sembrerebbe anche che il virus si diffonda più rapidamente e intacchi maggiormente nelle zone dove l’inquinamento è
maggiore: non sarebbe ora di pensare a delle vere politiche green che darebbero giovamento a tutti sotto tutti i punti di vista?
A differenza di quanto affermato da molti personaggi politici regionali la soluzione dal nostro punto di vista e, lo dimostrano i
fatti, è una sanità pubblica e non privata, una sanità che segua davvero i cittadini e non solo chi può permetterselo. Se le liste di
attesa per una visita o un esame nel privato sono di pochi giorni e nel pubblico sono invece di mesi c’è un motivo ben preciso e
chiaro: spingere tutti o meglio chi può permetterselo verso il privato. Basta menzogne da parte della Regione: il piano è ed era
chiaro e, l’emergenza del COVID19 ha evidenziato tutte le criticità e le falsità dette finora.

I soldi per una sanità pubblica in grado di rendere esigibili per tutti i servizi di prevenzione, cura e riabilitazione ci sono.
Risorse che, oltre a quanto ha proposto il PD con una tassa di solidarietà una tantum al di sopra degli 80.000 euro con una
qualche progressività, vanno recuperati, secondo noi, da una revisione del debito pubblico, dall’abbattimento di sprechi, ruberie
e malversazioni, dalla pressante lotta all’evasione fiscale e contributiva, dalla riduzione delle spese militari, da una revisione
delle aliquote verso l’alto per i più ricchi e dall’introduzione di una patrimoniale oltre i 2milioni.

Lecco, 14.04.2020 Il coordinamento provinciale di Sinistra Lavoro

Coronavirus
STRANIERO (PD): “TEST SUL SANGUE E PIÙ TAMPONI PER USCIRE DALL’EMERGENZA. PERCHÉ LA LOMBARDIA NON GIOCA D’ANTICIPO?”

L’introduzione di test veloci tramite analisi del sangue e l’estensione dei tamponi diagnostici a una più ampia fetta di popolazione potrebbero rappresentare un vero punto di svolta per uscire gradualmente dallo stato di isolamento. “Non possiamo concentrarci solo sull’emergenza e trascurare di fare oggi ciò che potrà consentirci quest’uscita. Gli esperti sottolineano come serva una doppia indagine: diagnostica ed epidemiologica”, dice Raffaele Straniero, consigliere regionale del Pd.

“Ben venga il pronunciamento dei tecnici sull’efficacia dei test sierologici, ma tocca alla politica decidere in che direzione andare – prosegue Straniero –. Da un lato, occorrerebbe estendere il test dei tamponi per nuclei specifici, al fine di individuare i soggetti asintomatici positivi, ovvero quelli che non hanno ancora sviluppato i sintomi, ma che sono ugualmente contagiosi, al fine da predisporne l’isolamento. Dall’altro si potrebbe procedere con un’indagine epidemiologica a tappeto sulla popolazione di una regione che, attraverso un veloce test del sangue, possa rivelare la presenza di anticorpi e attestare una conquistata immunità al virus. Abbiamo ormai capito che il fattore tempo è fondamentale per contrastare la diffusione di Covid-19 e meno ne perdiamo, meglio è”.

Perciò, aggiunge l’esponente Pd, “in attesa di direttive univoche a livello nazionale, perché Regione Lombardia, che può contare su strutture leader nazionali nel campo della ricerca e della diagnostica, non gioca d’anticipo? Operazioni di cui si parla molto come i nuovi ospedali da campo da sole non rappresenteranno mai una svolta. Solo se accompagnate da una strategia epidemiologica attenta ai territori e a tutti gli strumenti a disposizione, potranno essere davvero decisive”.