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COLDIRETTI INSISTE SUL PROBLEMA DEI CINGHIALI

Venerdì, 08 Novembre 2019 06:55 Scritto da 

Il tema selvatici arriva nella capitale: le imprese agricole del territorio oggi a Roma                                                         

Cinghiali: a Como-Lecco campi devastati ogni giorno, ed è allarme incidenti sulle strade

Si è conclusa la più grande manifestazione mai realizzata in piazza Montecitorio contro l’invasione

degli animali selvatici, a cui hanno partecipato anche gli agricoltori e gli allevatori delle due province lariane

COMO-LECCO – Nelle province di Como e Lecco, le devastazioni di cinghiali e selvatici nei campi sono quotidiane, con un bollettino-danni che di giorno in giorno assume dimensioni sempre più preoccupanti. Un problema che si trasferisce anche sulle nostre strade, dove il rischio di incidenti provocati da questi animali è elevato, con rischi evidenti per gli automobilisti. È quanto evidenzia la Coldiretti lariana in occasione della più grande manifestazione mai realizzata prima in piazza Montecitorio a Roma contro l’invasione degli animali selvatici, a cui hanno partecipato anche gli agricoltori e gli allevatori della Lombardia insieme a rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Binago Alberto Pagani, che è allo stesso tempo imprenditore agricolo.

“Un’emergenza territoriale e nazionale – evidenzia il presidente Fortunato Trezzi - che non coinvolge più solo le aree rurali ma è un problema anche per i centri urbani, dove capita sempre più spesso di incontrare i cinghiali che attraversano le strade mettendo a rischio la sicurezza delle persone. In Lombardia, ad esempio solo nel 2018 si sono verificati 180 schianti a causa di questi animali. Non stupisce quindi che, secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, 3 italiani su 4 considerano la fauna selvatica un pericolo per la circolazione. I danni alle imprese sono ingentissimi, pari a 350 mila euro già lo scorso anno a Como-Lecco. E quest’anno temo saranno ancora maggiori”.
                                                                                                                           

In prima linea contro l’invasione dei cinghiali ci sono gli agricoltori che ogni giorno subiscono danni alle coltivazioni per somme ingentissime. Come Angelo Crispi, che a Piano Porlezza vive il dramma di incursioni quotidiane, con cinghiali e selvatici che ormai entrano nei campi indisturbati, addirittura a pochi metri dalle vacche che tentano di pascolare: “Il risultato? Fieno inservibile e danni che per la nostra impresa superano, ogni anno, i ventimila euro. Quest’anno è un disastro, il bilancio sarà ancora più grave. E, con l’arrivo dell’autunno, siamo entrati in una fase di riacutizzazione del problema ancora più marcata”.

Il problema della fauna selvatica ha assunto dimensioni preoccupanti nel giro di poco tempo anche nel paese retto dal sindaco Pagani, Binago. E il primo cittadino è ragionevolmente preoccupato: “In particolare negli ultimi tre anni le invasioni si sono moltiplicate, così come gli incidenti stradali. E così pure nei territori dei comuni vicini. Si tratta di un problema estremamente grave su più fronti: quello dei danni economici alle imprese, quello della sicurezza pubblica che va assicurata ai cittadini e, non ultimo, quello sanitario, spesso sottovalutato. Ma cosa succederebbe, ad esempio, se la peste suina che già ha colpito il Belgio si diffondesse nelle nostre zone, propagata da questi animali ormai fuori controllo?”

A livello imprenditoriale, invece, i danni diretti dell’ultimo biennio subiti dall’azienda agricola di Pagani ammontano almeno a 30 mila euro per mancati raccolti: “Produco mais, patate e soia. Tutto rovinato. Ho perso già lo scorso anno oltre 150 quintali di patate che i cinghiali hanno rivoltato, rendendole inutilizzabili e non commercializzabili. Le perdite di raccolto per quanto riguarda il mais hanno subito una crescita esponenziale negli ultimi anni e, senza un adeguato intervento, sarà sempre peggio: anche i prati diventano cambi di battaglia, con invasioni non più circoscritte o localizzabili, ma con vere e proprie azioni di rivoltamento massiccio e diffuso. Stiamo parlando di prati stabili e campi di mais: la base per ogni impresa che alleva e deve alimentare i propri animali, in un comprensorio dove la zootecnia è motore economico dell’agricoltura”.

Un bollettino di guerra, insomma, che si rincorre dalla Bassa alle Alpi, dalla Brianza all’Alto Lago passando per le riviere dei due rami del Lario: la gamma delle colture sotto attacco dei selvatici è amplissima, dal mais ai vigneti, ai piccoli frutti, fino alla devastazione dei muretti a secco secolari, come sta purtroppo avvenendo, ad esempio, nella zona di Moltrasio.

Negli ultimi dieci anni i cinghiali hanno raggiunto i due milioni di esemplari in Italia, con una proliferazione incontrollata e senza freni che nel nostro territorio è particolarmente evidente e sta mettendo a rischio anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali, distruggendo nidi di uccelli e tane degli altri animali, senza contare i rischi legati alla tenuta dei terreni danneggiati.

“Come ha evidenziato il presidente regionale Paolo Voltini, fronte di questa grave situazione come Coldiretti abbiamo presentato un piano per ridurre i danni provocati dalla fauna selvatica” conclude Trezzi. “Occorre innanzitutto semplificare la normativa attuale responsabilizzando gli enti locali, per realizzare interventi finalizzati al contenimento del numero dei cinghiali che abbiano anche un impatto positivo sull’ambiente. Dalla carne degli animali abbattuti, inoltre, potrebbe nascere una filiera Made in Italy tracciata che costituirebbe anche un’occasione di sviluppo e occupazione”.

Ultima modifica il Venerdì, 08 Novembre 2019 06:57
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